Linus

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Dopo molti giorni di assenza, ritorno con diverse novità. Sono stati e sono ancora giorni molto caldi, che mi riportano alla mente l’estate del 2011 in cui stoicamente giravo per Ravenna determinata a visitare ogni monumento, cattedrale o mausoleo, anche se intorno a me c’erano 40 gradi calati da un cielo tremendamente azzurro dal sole splendente. Ecco, l’atmosfera adesso è più o meno quella: non si sa dove andare, non si sa cosa fare, si è irrequieti e dall’interno il mondo sembra così vivo da volerlo esplorare tutto. L’interno è ovviamente è il vostro luogo dotato di un condizionatore. Stamattina ad esempio, sono andata alla ricerca di un’interessante ristampa proposta da Repubblica: Linus, me ne ritorno con il numero 3, due cornetti in busta ed un caffè da portare via. E’ una fotografia del giugno 1965, la copertina rossa, Snoopy recante in bocca una mazza da baseball. 300 lire. I miei ricordi di Linus sono legati alle estati degli anni ’90, e ai viaggi in treno agli inizi del 2000. E’ un giornale, quello del 1965, piuttosto diverso da come è diventato poi. L’ho solamente sfogliato, ma è schietto, sincero, non pretenzioso, forse solo successivamente s’è giunti all’equazione “fumettisti = di sinistra”. Anche il tabaccaio sembrava emozionato. “Questo è speciale.” Eh, lo so, ho i brividi addosso. Pensando alle bancarelle nel paese del mare sul Gargano, negli anni ’90, al tramonto, la spiaggia era una striscia di sabbia fine lontana qualche decina di metri al di là di uno steccato di legno, sulla quale si appoggiava una striscia di mare e poi il sole rosso del tramonto, le collanine e i braccialetti. C’era un enorme discrezione in queste serate al mare. Non come oggi che mi appare tutto così rumoroso e volgare. C’era una dignità che nelle vacanze al mare non ho più ritrovato. C’erano i fuochi sul mare, le gonne bianche e i vestiti estivi, le biciclette, il caldo che non impediva niente. I pareo. Su queste bancarelle c’erano anche dei vecchi numeri di Linus, in copertina c’era quasi sempre Snoopy. Li leggevo la sera a casa, mentre dal soffitto mi guardavano i gechi. Fuori l’erba continuava ad essere verde anche di notte e le lumache arrivavano a centinaia dopo i giorni di pioggia, e con mio cugino le mettevano tutte in dei secchielli e poi dopo le liberavamo. Ma su Linus non c’erano solo i Peanuts, ma anche molti altri fumetti che non conoscevo: alcuni li leggevo quando non ero vista da nessuno, con la non totale comprensione di una bambina di 6 anni, ma da qui discende il mio grande amore per il fumetto erotico. Su Linus c’era Valentina di Crepax. Questa ragazza che portava il mio nome, che era quasi sempre nuda, (ricordo la scena in una doccia), con il suo pelo pubico fitto e nero, di quelle pagine caotiche in cui apparivano mani, seni, dialoghi onirici, non pretendevo di comprenderne a pieno il senso, ma io leggevo tutto quel giornale, dall’inizio alla fine. Valentina era una fotografa, aveva il mio stesso taglio di capelli, ma era grande, e io non ero ancora grande. Poi sono passati dieci anni.

Nei viaggi in treno, specialmente quelli lunghi, ho sempre comprato Linus. Per il semplice motivo che nelle edicole delle stazioni Linus si trova sempre, al contrario delle sfornite edicole di paese. Nel 2005 costa circa 5€, è mensile, è fortemente politicizzato. Lo leggevo andando e tornando da Roma, ma anche in altre occasioni. Non lo compravo sempre, mi ricordavo di comprarlo nelle stazioni. Mi piaceva, ma assumeva maggiore valore soltanto se ero in viaggio, non avrebbe avuto lo stesso fascino, temo, se l’avessi preso nell’edicola davanti casa e poi letto nella mia stanza. Linus riusciva a farmi compagnia anche per molte ore. Alternavo la lettura con gli sguardi dal finestrino, ricordo ogni dettaglio, ogni campo verde del tragitto Napoli-Firenze, ma anche moltissimo di ciò che si vede continuando fino a Milano, ricordo le strisce, gli articoli, i miei pensieri su un taccuino.
Devo averlo detto qui sicuramente almeno una volta, ma io amo e ho sempre amato i treni.

Dopo aver molto divagato su Linus, vi accenno a un’altra uscita. Comprare qualcosa in edicola è come un fidanzamento per qualche tempo. Appuntamenti settimanali per qualche mese, poi qualcuno tronca la relazione. Mi è capitato di nuovo prima di Natale, per l’appunto (dopo Manara a colori l’anno prima), c’era l’edizione di Crepax di Mondadori Comics, ancora in uscita, ora è arrivata al 30° volume. E’ l’opera integrale ed è un’edizione davvero fatta molto bene e allo stesso tempo economica. Le ristampe di opere come Justine, o Venere in Pelliccia, che in libreria o in fumetteria costerebbero un bel po’ di quattrini (sui 30€), Mondadori le propone a 9.90€, e si trovano facilmente adesso anche in libreria.
Non era la prima volta che compravo dei volumi interamente dedicati Valentina, girano qui, a pochi soldi (sempre le famose bancarelle), dei volumi che uscivano abbinati con qualche giornale in edicola.

crepax

Cambiando totalmente argomento, non ho avuto in questi ultimi dieci giorni occasione di vedere molti film di quelli che mi ero prefissata di vedere. Ma diversi in televisione. La televisione è per me qualcosa di mistico, affascinante e che non conosco, mi capita di vederla così raramente che ogni volta che la accendo me ne stupisco.

E poi sarà l’estate, sarà il fascino dei tardi anni ’80, ma la parte finale di “I Cammelli” (1988) mi ha emozionato: un giovane di Carpi (Paolo Rossi), nel viaggio di ritorno verso Milano, incontra una ragazza, Anna, che gli chiede di fingere di avere una relazione segreta davanti al fidanzato e ai genitori, determinata ad annullare il vicinissimo matrimonio. E come dicevo prima, il fascino dei treni. Dei dialoghi pazzeschi. Alla fine, anche un inaspettato Abatantuono. E io che mi chiedo: dov’ero, quand’ero a casa, perché mi ostino a voler vedere Jurassic Park 4 al cinema per noia, quando esistono cose così.

Ma la sera prima avevo già avuto occasione di vedere un’altra pellicola interessante: Labbra di lurido blu (il cui titolo non può che portarmi alla mente la canzone dei Diaframma), 1975, genere erotico, regia di Giulio Petroni, con Lisa Gastoni e Corrado Pani. La ninfomania di Elli e l’omosessualità di Marco li porta ad un punto di incontro, nel quale hanno la speranza, con il matrimonio, di mitigare i loro caratteri. Anche questo film è una fotografia dell’epoca, delle storie comuni degli anni ’70 (Marco ed i suoi compagni vengono iniziati al sesso da una laida vecchia), di ciò che era erotico: anche solo le gambe nude e le gonne corte delle ragazze della banda alla festa del paese. Musiche di Ennio Morricone.

Terzo film pescato a caso: Il sommergibile più pazzo del mondo, 1982, qui si ritorna alla commedia in un film decisamente imbarazzante, si ritorna al gioco degli equivoci che il cinema italiano non ha mai smesso di utilizzare per fare film da vendere, con Annamaria Rizzoli, Enzo Cannavale, BOMBOLO. Non c’è bisogno di aggiungere molto.

Quarto film pescato a caso: Dove vai tutta nuda? – 1969, produzione Mario Cecchi Gori, con Vittorio Gassman, Tomas Milian, Maria Grazia Buccella, Angela Luce.

Potrei parlare ancora, ma forse è meglio dare un’occhiata al mondo fuori, che purtroppo è alla temperatura di almeno 37 gradi. Buona estate a tutti.

i cammelli

I Cammelli

labbra di lurido blu

– Si passano insieme dei mesi, degli anni, poi succede. Si perde un appuntamento, si cambia casa, e uno che vedevi tutti i giorni non sai nemmeno più chi sia.
Cate mi disse ch’era colpa della guerra.
– C’è sempre stata questa guerra, – le dissi. – Tutti un bel giorno siamo soli. Non è poi così brutto – Le mi guardò di sotto in su. – Ogni tanto si ritrova qualcuno.
– E che cosa t’importa? Tu non vuoi far niente e vuoi star solo.
– Sì, – le dissi, – mi piace stare solo.

(Cesare Pavese, La casa in collina)

Into The Woods

Into_the_Woods
BELLO. Certamente i motivi per evitare questo film ci sono tutti: 1 – è un intreccio di favole, 2 – c’è Johnny Depp in una parte minore, 3 – è un musical. E’ un film per il quale bisogna sentirsi ispirati. Ma se l’ispirazione viene a mancare, la perdita è grave, perché si tratta dell’unico film ispirato alle fiabe che valga la pena di vedere, in particolare modo se confrontato con i vari Biancaneve/Alice/Maleficent/Cappuccetto usciti negli ultimi anni. Il film è targato Disney ma non c’è da preoccuparsi al riguardo, oramai Disney ha assorbito Marvel, Star Wars e mille altre cose “per grandi” e poi a colmare il desiderio di buonismo Disney questa primavera ci avrà già pensato la Cenerentola di Kenneth Branagh (penso, almeno, dato che non l’ho visto). Di certo la Cenerentola di Into The Woods (che non è la protagonista, ma solo uno dei molti personaggi del film) pone l’attenzione su aspetti psicologici che nella fiaba classica sono normalmente sottovalutati, come il problema della scelta, riducendosi a un mero racconto fantastico.
Ma da dove spunta fuori Into The Woods?
Into The Woods è tratto dall’omonimo musical di Broadway e per l’appunto, nonostante metta in scena fiabe, non nasconde alcuni loro tratti un po’ cruenti – i piedi tagliati delle sorelle di Cenerentola, il mantello di Cappuccetto fatto con la pelle del lupo (un lupo umano, Johnny Depp) – e introduce svariati intrecci amorosi che alla fine del musical ribaltano i cliché del genere “e vissero tutti felici e contenti”.
I personaggi di Into The Woods sono cupi, indecisi, insicuri e i brani cantati approfondiscono con arguzia la loro psicologia, con quell’ironia tipica dei musical. Cenerentola è incapace di scegliere: la sua scelta è la non-scelta, e lascia che il principe scelga per lei; il principe di Cenerentola potrebbe essere un moderno latin lover (Chris Pine) che rincorre una donna finché non può averla; il principe di Raperonzolo condivide con il principe di Cenerentola la stessa agonia, quella della lontananza ed entrambi fremono dal desiderio; Cappuccetto Rosso non è altro che una bambina egoista e amante del cibo, ma la vera star del film è Meryl Streep, la cui interpretazione spicca tra le altre.
Le storie che s’intrecciano “Nel Bosco” sono: Cappuccetto Rosso, Raperonzolo, Jack e la pianta di fagioli magici, Cenerentola. L’anello di congiunzione fra tutte è la strega interpretata da Meryl Streep: un fornaio e sua moglie, per rompere la maledizione che la strega ha lanciato sulla loro famiglia, devono procurarsi un mantello rosso come il sangue (di Cappuccetto), dei capelli biondi come il grano (di Raperonzolo), una mucca bianco latte (quella di Jack e la pianta di fagioli magici) e una scarpetta come l’oro (di Cenerentola).

Una sola fiaba non ci sarebbe bastata, ma cinque insieme, vi assicuro, iniziano ad avere spessore.

anna kendrick cinderella into the woods