Ricetta per creare dei topi

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Lascia una camicia sporca o degli stracci in un contenitore, come una pentola o un barile, aperto contenente alcuni chicchi di grano o mangime e in 21 giorni appariranno dei topi. Vi saranno esemplari maschi e femmine adulti e in grado di accoppiarsi e riprodurre altri topi.

(Sull’origine della vita, Jean Baptiste van Helmond, XVII secolo)

Melaena Cadiz, folksinger di Los Angeles al Godot di Avellino

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E’ una sera d’ottobre ma l’aria fredda ad Avellino ricorda già dicembre, un dicembre più puro, spogliato dalle decorazioni di fine anno. Al Godot di via Mazas domenica 23 ottobre alle 22-22.30 c’è il concerto di Melaena Cadiz. Alle mie spalle, giovedì sera, nello stesso posto, un’alta pila bianca di carta sembra il profilo di un libro. “Sono i concerti da quando abbiamo aperto fino ad oggi.”, dice Luca. Sono locandine.
Il prossimo è quello di Melaena Cadiz, cantautrice americana residente a Los Angeles, California. Melaena ha vissuto molto a New York, ma anche a Seattle, Parigi, Michigan e Singapore da bambina, così decidiamo che è il caso di provare davvero un concerto del Godot. Quando arriviamo non c’è ancora nessuno, così parlo un po’ con Melaena prima del concerto. E’ felicissima, vivace, gli occhi sono quelli di chi non potrebbe desiderare nient’altro. A terra, sta giocando una piccola bambina, dai capelli sottilissimi e biondi, piccola ed elegante, come una cantautrice indie bonsai. Si chiama Mila ed è sotto lo sguardo vigile di Mikael Kennedy, marito di Melaena, fotografo, che più volte incrociamo con la bimba in braccio come un padre esemplare. Sono in tour in Italia tutti e 3, tour iniziato a Pescara il 20 Ottobre e Melaena mi parla di come sia stato emozionante guidare per la discesa in Campania, tra le montagne, nel verde ed il cielo azzurro che si stagliava sugli alberi (le prime date: 20 e 21 ottobre a Pescara ed Ascoli Piceno), di come le era piaciuto il paesaggio anche lungo la strada da Vitulazio, dove erano il giorno prima, ad Avellino. Melaena è straordinariamente entusiasta di essere in Italia, non fa mistero di essere un’amante dei viaggi “on the road”, di poter essere in tanti posti che diversamente non potrebbe scoprire, motel compresi. Ed infatti il giorno successivo sono saliti a Milano in auto, per essere in serata in concerto al Gattò, uno di quei locali un po’ indie della vita milanese, dove si ascolta ottima musica.

Melaena Cadiz, folksinger di Los Angeles al Godot di Avellino

I suoi punti di riferimento sono cantautrici come Joanna Newsom, ma anche artisti classici, come Joni Mitchell o Bruce Springsteen, di cui infila con oculatezza un brano nel live. Le chiedo se le piace Tori Amos, e mi risponde sempre con i suoi occhi entusiasti che la ascoltava moltissimo alle high school. Le origini di Melaena sono filippine e inglesi (la madre è un’americana di origini inglesi, il padre filippino), origini tradite da una moltitudine di lentiggini che le ricoprono il volto, occhi orientali, capelli lisci e neri che ricordano un’indiana d’america, e allo stesso tempo un corpo longilineo e affusolato. Da lontano mi colpiscono le sue ciglia corte e affilate come quelle di bambola, l’eleganza di una donna adulta e madre accostata alla sua stessa vivacità di bambina. La voce Melaena è straordinaria, il suo genere cantautorale ricorda fin da subito proprio Joanna Newsom, quella semplicità strumentale e stilistica di canzoni come “Peach, plum, pear”, ma la voce di Melaena non è infantile, né graffiante né acerba ma femminile come quella delle cantanti che solitamente amo e che, spesso mi viene fatto notare con ironia, hanno tutte i capelli rossi.

Melaena ci propone le canzoni dai suoi tre album: l’ultimo, Sunfair, uscito a marzo per Misra Records, composto ispirandosi al Joshua Tree National Park della California, si apre con la monumentale At The Symphony, saltano all’occhio anche The Shape of Things e The Fight, ma tutte le canzoni dell’album sono intense e tremule, di una bellezza così nitida da fare un po’ male, ricche di un atmosfera che viene da lontano, dai deserti d’America. Dal vivo queste canzoni ci fanno rendere conto di essere di fronte ad una fuoriclasse che inseguendo un sogno on the road è finita ora per caso ad Avellino, con un pubblico di una cinquantina di persone che alla fine del concerto sono tutte in fila a comprare i suoi dischi. Oltre a Sunfair, gli altri due suoi lavori sono il primo “Rattle the Windows” (2010) e “Deep Below Heaven” (2014). Questi tre dischi sono un unico lungo continuum, da poter ascoltare per tre o quattro volte di seguito senza mai smettere. Lo stile di Melaena è dolce, i suoi vocalizzi a volte sembrano ironici, mai inappropriati o boriosamente eccessivi, l’intero concerto è lei da sola con una chitarra, senza una sbavatura, tra le luci soffuse, le teiere e un gatto di pezza al palco. Al di là dei dischi, che le incisioni non è detto che vogliano dire per forza tutto, è dal vivo che ci rendiamo conto di come a tratti sia strano che una cantante come Melaena sia ancora inosservata, di come si infili in piccoli locali senza fare rumore e con la stessa delicatezza si allontani, come quando scompaiono piccoli astri luminosissimi all’alba. Melaena è capace di riempire così lo spazio in una stanza, solo con se stessa, con la sua singolarissima persona, con la rappresentazione di un sogno lontano, di un sogno americano, desertico e sconfinato, vistoso, patinato, serigrafato con assoluta precisione, ma ancora autentico, ancora aderente alla realtà.

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Café Society, l’ultimo film di Woody Allen


Ultimo film di Woody Allen, che avevamo lasciato un anno fa con il buon Irrational Man incentrato sulla relazione tra un professore di filosofia ed una sua studentessa, in Cafè Society Allen ritorna ancora una volta ad indagare sulle relazioni sbilanciate, tra un uomo molto più grande e di successo ed una ragazza giovane, interpretata questa volta da Kristen Stewart (la Bella di Twilight). A 81 anni, Woody Allen continua a realizzare storie con il ritmo costante di un film all’anno, ritmo più che sostenibile data la leggerezza delle pellicole, sempre nello stesso stile, inconfondibile e raffinato, ma quasi esattamente lo stesso di quei suoi film degli anni ’70-’80 che l’hanno reso celebre. Il lavoro di Allen è sempre quello di mescolare le carte, le stesse carte, le stesse suggestioni. Stesse suggestioni che se vogliamo muoverci a ritroso, si ripetono in Magic in the Moonlight, Blue Jasmine, To Rome With Love, Midnight in Paris, You will meet a tall dark stranger, Basta che funzioni, che sono i i suoi ultimi lavori. Possiamo citare invece Io e Annie o Manhattan, se vogliamo andare davvero molto indietro, fino alle storie che meglio rappresentano Woody e che da allora di poco sono cambiate. Passando per alti e bassi, per titoli vistosi, come Match Point, ed altri più leggeri e trascurabili che sono finiti presto nel dimenticatoio come To Rome With Love, ed altri ancora straordinariamente arguti, come Basta che funzioni / Whatever Works.

Café Society è un buon film. Non sarò di certo io a stroncarlo: nel suo essere una riproposta di storie già viste, rappresenta però una descrizione intelligente dei rapporti interpersonali, dell’amore, di come funzionano i rapporti umani. Ognuno ci veda pure quello che vuole, ecco cosa ci ho visto io:


Vonnie – Kristen Stewart

Tutto il film ruota fondamentalmente intorno al personaggio di Vonnie, una ragazza che sembra come tutte le altre, ma che è in realtà dotata di un fascino magnetico, forse dato dalla giovinezza, o dal suo essere ingenua e spietata al tempo stesso. Vonnie viene presentata come un angelo, ma è in realtà una donna che intrattiene una relazione con uomo molto più grande di lei, sposato, delle cui conseguenze in un primo momento non si preoccupa affatto. E’ strano vedere Kristen Stewart in un ruolo diverso da quello di Bella nella saga di Twilight, ma vi assicuro che le facce che fa sono assolutamente le stesse, specialmente nelle scene d’amore: le stesse facce che abbiamo visto mille volte nei video di Acuto (per chi non le conoscesse, se le vada a cercare, non mi assumo responsabilità per l’indignazione). Kristen Stewart mostra una predisposizione ad indossare abiti anni ’40 e a mostrarli in pose stoiche come una modella dell’epoca. Bobby (Jesse Eisenberg), un giovane ragazzo non molto sveglio che è giunto a Hollywood sperando di trovare un buon lavoro con l’aiuto di suo zio Phil, si innamora subito di lei. Ma Vonnie è già l’amante proprio di Phil, sposato e molto più grande di lei. Vonnie intensifica la frequentazione con Bobby nel momento in cui viene lasciata, e com’è più naturale che sia, l’amore tra Bobby e Vonnie, che sono coetanei, sboccia e i due stanno per sposarsi. Solo che il ritorno di Phil che ha lasciato la moglie e vuole sposare Vonnie, mette la ragazza di fronte a una scelta, la quale ovviamente sceglie, com’è tipico dell’animo umano, l’opzione in cui ci sono più soldi e sicurezza economica. Rimane colpita quando anni dopo reincontra Bobby che gestisce un locale di successo, il Cafè Society, e che aveva fatto soldi anche lui grazie ad un fratello mafioso.


Bobby – Jesse Eisenberg

Jesse Eisenberg ha già lavorato con Allen nel 2012, in To Rome With Love. Bobby non sembra molto intelligente. Insieme a Vonnie, formano una coppia perfetta, nel loro apparire giovani, puri. Nei film di Woody Allen ricorrono queste situazioni, in cui un uomo più grande viene sostituito da un ragazzo giovane. Potere, fascino, cultura, soldi, richiamano l’attenzione dei suoi personaggi femminili e ne influenzano le scelte, Allen sembra non fare altro che sottolineare come poi queste situazioni scivolino verso unioni più naturali, un po’ come facevano i personaggi di Goethe nelle sue Affinità Elettive, in cui aveva paragonato le relazioni umane ai legami tra gli elementi chimici, che naturalmente evolvono verso la sostanza più stabile, quella formata dagli elementi che presentano maggiori affinità.


Veronika – Blake Lively

Terzo personaggio che è il caso di citare, quello di un’altra Veronika (Vonnie è il diminutivo di Veronika), interpretata da Blake Lively (attrice resa famosa dalla serie tv Gossip Girl) il cui ruolo è in realtà marginale. Dopo la rottura con Vonnie, Bobby conosce Veronika nel suo Cafè Society. Veronika ha già divorziato una volta, il marito la tradiva infatti con la sua migliore amica, perché “più brava a letto”.  Veronika aveva scoperto dopo che le sarebbe bastato drogarsi per essere anche lei “brava a letto”. Fisicamente, Veronika è notevolmente più vistosa di Vonnie, e sembra non avere nulla che non va (così come non aveva nulla che non andava la moglie di Phil, tradita con Vonnie), eppure i pensieri di suo marito Bobby, quando reincontra la sua ex, finiscono sempre altrove, e sono anche ricambiati.

Café Society, che non sarebbe in teoria condensabile solo in questo banale triangolo, e che non manca mai di mettere in evidenza le contraddizioni degli esseri umani, il loro opportunismo, l’interessato rapporto con la religione, e di come la morale sia in fondo qualcosa sulla quale fare finta di niente (con ingenuità o con malafede, a scelta), si chiude in apparenza come un innocente film romantico, sul quale invece c’è molto da riflettere ed in particolare sul fatto che non sempre l’essere umano è fatto per pensare, per ragionare, per comportarsi correttamente e per non seguire ciò che prova, e sul fatto che la vita umana in fondo è sempre un ibrido tra il desiderio di controllo, il calcolo, l’obiettività e il sogno.

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“E’ tutto così schifoso.”
“Non è possibile proseguire.”

– Stai di nuovo buttando via tutto.

– Quando avrai buttato ogni cosa, avrai risolto? Quando sarai andata lontano, avrai risolto?

Forse buttare tutto è un modo per non lasciare niente dietro di sé.
E’ un modo per morire senza ansie.

La nonna, ci aspettava seduta sul muretto della sua casa con una valigia.
“Ho venduto la casa, ora non so dove andare”.
Aveva buttato via anche la casa.

Il suo gelsomino e la magnolia fioriscono nel nostro giardino. Erano le piante che non aveva buttato: le aveva date a noi.

Ma come farò a buttare il nostro giardino, le piastrelle del bagno decorate da un disegnatore famoso, le erbacce alte più alte del mio cane che sta morendo, più alte di me, che crescono ad un ritmo serrato, come una metafora della vita, dell’affannarsi in una corsa che non si vince. Non faccio in tempo a toglierle, che ricrescono.

E’ tutto così schifoso, è vero, quando ci rendiamo conto di non poter vincere contro il tempo, quando nell’intera città tutti sembrano avere lo stesso umore, lo stesso sguardo storto, nauseato, da quest’aria così schifosa che cala sulla città. Il traffico, automobilisti che si picchiano, il caldo, la pioggia al buio, il fumo nelle campagne.

Non è così sempre, no. A volte il sole irradia ogni cosa e sembra non esserci motivo per essere più felici. Ma non oggi.
Oggi è tutto così schifoso, e allora me ne torno a casa, la casa che non ho buttato.

No no no! Tu non capisci! Dobbiamo annullare gli interventi – io (non) sono un chirurgo

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Consigli per gli ascolti: Strange Angels – Laurie Anderson (1989)

Fino al 30 Settembre nella chiesa di Santa Caterina a Formiello, di fianco il Lanificio, zona Porta Capuana, è possibile visitare l’installazione dell’artista newyorchese Laurie Anderson, un’artista a 360°, scrittrice, musicista e donna di Lou Reed, con cui si era sposata nel 2008. Se si pensa al fatto che Lou Reed, ai tempi dei Velvet Underground, frequentava i party di Andy Warhol, non ci può risultare così poco familiare il fatto che musica e arte moderna s’intreccino, che Laurie Anderson sia un’artista di fama internazionale e che la sua installazione nel chiostro di Santa Caterina a Formiello sia un vanto per la città di Napoli.

Il titolo è The Withness of Body, un insieme di immagini oniriche, che prendono spunto dai sogni o forse da alcuni incubi in bianco e nero, ricorrenti sono le figure dei cani, ai quali Laurie Anderson è profondamente affezionata. Laurie in quest’opera immagina di partorire il suo cane in una serie di dipinti accompagnati da descrizioni che sono anch’esse parte integrante dell’opera.

Il chiostro, recuperato dalla Fondazione Tramontano anche attraverso delle operazioni di crowfounding, versava prima del 2011 in stato di abbandono, danneggiato ed utilizzato abusivamente. Ma questa di Laurie Anderson non è l’unica iniziativa di respiro internazionale per Santa Caterina e il Lanificio: nel chiostro di Santa Caterina, la modella e cantante statunitense Chrysta Bell ha girato il video di All The Things, canzone scritta a quattro mani con David Lynch. Un videoclip le cui atmosfere sono molto vicine a quelle dei film del regista statunitense, come Inland Empire o Mulhulland Drive. Come le “case”, le ambientazioni di Lynch, fanno da rappresentazione del mondo interiore dei suoi personaggi, così nel videoclip di Chrysta Bell e nell’installazione di Laurie Anderson il chiostro di Santa Caterina a Formiello diventa un luogo in cui sogni ed incubi riescono a sbalzare all’interno e all’esterno della nostra realtà visibile.

Questa mostra temporanea è un esempio di un progetto di riqualifica che mira a portare diverse attività e iniziative in una zona da sempre intrisa di grande energia, storicamente sede di botteghe d’artigianato storico napoletano come il corniciaio Fiorentino lì presente dal 1936, e che ora ospita laboratori di nuovi artisti, concerti e con relativa frequenza ospiti di calibro internazionale.

Chrysta Bell – All The Things

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Volumi unici

Il cane che guarda le stelle di Takashi Murakami

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Un’edizione molto bella per un’opera di pregio. Il cane che guarda le stelle, vi avverto, è triste all’incirca quanto Una tomba per le lucciole. La qualità si paga: il prezzo da pagare, per leggere un manga che si alzi un po’ dal livello medio, appunto è proprio quello di dover sopportare una storia irrimediabilmente triste. L’ho paragonato a Una tomba per le lucciole anche se Una tomba è un capolavoro indiscusso, mentre Il cane che guarda le stelle è un’opera molto triste e basta, in ogni caso difficilmente ci si imbatte in cose così gratuitamente tristi che però riescono nel loro intento: comunicare qualcosa al lettore. Consigliato a chi è alla ricerca di tristezze e voglia di spararsi o di bei volumi unici da collezione.
Riassunto della storia: un uomo, abbandonato dalla moglie e dai figli, muore da solo insieme al suo cane dopo aver perso tutto e aver cercato di aiutare un bambino orfano che lo deruba degli ultimi soldi.

 

Il giardino delle parole di Makoto Shinkai, disegni di Midori Motohashi

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Makoto Shinkai è diventato uno dei miei registi preferiti così ogni manga collegato ad esso diventa subito mio appena viene reso disponibile in Italia. Il film è uno di quelli che meno ho preferito: immagini curatissime, ma nella parte finale vi è una risoluzione troppo rapida della storia.
In ogni caso, un bel volume unico da collezionare, con sovracopertina, Star Comics.

I bambini che inseguono le stelle – Viaggio verso Agharta di Makoto Shinkai.

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Nella mia breve incursione al Comicon di Napoli di quest’anno (breve, ma ricchissima: in meno di 2 ore ho visto Milo Manara, Tanino Liberatore, Don Rosa, Silvia Ziche e molti altri, oltre ad un paio di concerti fortuiti di Corde Oblique e un paio di giapponesine) ho portato a casa poche cose, ma mirate: una di queste è Viaggio verso Agharta, 3 volumi di Makoto Shinkai, disegni di Tomoko Mitani. Anche questa è una edizione molto bella, con sovracoperta e pagine a colori. Si tratta della versione manga di un altro dei film di Makoto Shinkai, anche questo purtroppo non dei miei preferiti: non ho particolare attrazione per il fantasy, questo è un dato di fatto. Nel film i fondali sono come sempre meravigliosi e curatissimi, ma la storia non è coinvolgente. Questo manga ha un tratto molto bello, che ricorda quello degli anni ’80-’90, e la disegnatrice/adattatrice Tomoko Mitani che se n’è occupata ha ricevuto i complimenti da Makoto Shinkai per aver superato in alcuni punti il film (a mio parere, non ci voleva molto). Molto bello e da collezione

5 Cm per Second – Makoto Shinkai

Ok, mi sto tradendo: non mi allontano molto da ciò che amo. 5 Cm per Second è il film perfetto per definizione. Anche di 5 Cm per Second è stato pubblicato il manga. E non potevo non possederlo. 2 volumi, Star Comics.

Purtroppo non è stato ancora pubblicato il manga di un altro film di Shinkai che trovo sia uno dei più belli (dopo 5 Cm per Second, ovviamente): Beyond the Clouds.

Davvero stupendo invece il manga di Voices of Distant Star, che riveste con le sue pagine tutti gli errori del film aumentandone la comprensione, fondendosi ad esso, in un’opera unica, composta da due parti, film e manga.

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Anime e manga collegati:

Una tomba per le lucciole

Il giardino delle parole (film)

Voices of a Distant Star di Makoto Shinkai

5 cm per second (film)

Altre visioni

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Spaventoso. Un film d’animazione del 2010, grottesco, inquietante, confuso. Disturbante. Immaginate Eraserhead di Lynch unito alla Città Incantata di Miyazaki. E’ un bel prodotto, ma non so fino a che punto consigliarlo, è per cultori del genere. E’ sicuramente molto interessante, ma non mi ha trasmesso così tante emozioni, in ogni caso, si tratta di un prodotto fuori dal comune e già per questo merita attenzione. Di Keita Kurosaka.

Erased

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Uno dei migliori prodotti degli ultimi anni. Forse, proprio il migliore. Solo 12 episodi, ma equilibrati, una storia ben sviluppata, originale, splendide animazioni, fondali perfetti, personaggi caratterizzati correttamente. La storia è bilanciata sotto ogni aspetto: sentimenti, horror, indagini, paranormale. Mi ha ricordato, nel finale, il film Confessions di Tetsuya Nakashima. Erased è davvero stupendo. Lo consiglio molto.

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Ascension

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Solo 6 episodi per Ascension, un telefilm sci-fi che ad un primo impatto non sembra neanche sci-fi. Ascension è morbido e curato in ogni dettaglio, intriso d’un fascino onirico, pieno di gnocche alla maniera di Twin Peaks. Ha tutti gli elementi che a me interessano, se non fosse che taglia corto negli ultimi 2 episodi rovinando una serie pilota di per sé breve, sarebbe di estremo valore.

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Ancora non conosciamo il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno

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Ano Hana – 11 episodi. E’ un anime molto noto del 2011, di cui avevo spesso sentito parlare e che avevo da tempo annotato. Doppiaggio Dynit, attualmente disponibile su VVVVD. Ano Hana non ha difetti, 11 episodi sono il numero giusto per realizzare questo tipo di storia, i personaggi sono ben caratterizzati, è coinvolgente, ha profondità, dà attenzione ai dettagli. L’unica cosa che posso criticare è questo suo “andare a colpo sicuro” con una storia fin troppo triste mandata avanti per 11 episodi. In inglese lo definiremmo un tearjerker, e in effetti è così. 11 episodi per parlare con il fantasma di Menma del più e del meno, una bambina morta molti anni prima annegata in un fiume e dal cui lutto nessuno si è ancora ripreso. I suoi amici dei tempi, che erano con lei il giorno della sua morte e che si sentono tutti in qualche modo responsabili, iniziano a rivedersi per accontentare il desiderio di Menma.

Nel suo essere terribilmente triste, ma anche di ottima fattura, decisamente di pregio, non posso che notare l’ennesima operazione commerciale. E’ un anime molto bello creato appositamente per far piangere tantissimi otaku con la barba e ragazze sedicenni in cosplay che infilano collane in fimo da vendere sugli stand del Comicon. Perciò, per quanto bello, Ano Hana non mi avrà, con la sua bellezza scontata, con la sua tristezza facile, con la sua delicatezza estiva. No, Ano Hana, non mi avrai, io amo cose come Parasyte.

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Jintan. E’ il personaggio migliore. E’ un hikikomori, da diversi mesi non va più a scuola. E’ timido e insicuro, e neanche dopo anni dalla sua morte ammette quanto Menma gli piacesse, sentimento, tra l’altro, da sempre ricambiato. E’ l’unico che riesce a vedere il fantasma di Menma, destando le invidie degli altri.

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Anjou. E’ un personaggio molto interessante e molto ben caratterizzato, anche se rappresenta ciò che una ragazza non dovrebbe essere. Anjou è innamorata di Jintan, adora e detesta Menma allo stesso tempo. E’ invidiosa di Menma, vorrebbe essere come lei. E’ una ragazza timida, che si lascia influenzare dagli altri. Crescendo, inizia a vestire in modo succinto e a trovarsi in delle situazioni che non fanno parte della sua natura, facendosi avvistare nei pressi di alcuni hotel a ore, destando confusione in chi non la conosce bene. E’ spesso scortese e aggressiva, specialmente con Jintan. E’ bello seguire l’evoluzione del suo personaggio. In effetti Anjou è tanto dolce quanto pessima.

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Tsuruku. La noia fatta donna. E’ la prima della classe. Non si mangia un’emozione. E’ molto legata a Yukiatsu, che però è profondamente innamorato di Menma. Non lo lascia trasparire, ma anche lei invidia Menma. Pur di stare con Yukiatsu accetterebbe di essere un ripiego. Sembra non sbagliare mai nulla, ma spesso tratta le persone dall’alto in basso. Di nascosto indossa la mollettina che Yukiatsu voleva regalare a Menma.

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Yukiatsu. E’ innamorato di Menma che però non l’ha mai neanche lontanamente considerato, perché a Menma è sempre piaciuto Jintan. Yukiatsu non sopporta il fatto che sia solo Jintan a poter vedere il fantasma di Menma. Trascorre molto tempo con Tsuruku, ma è attratto da Anjou: vede in lei delle similitudini e prova più volte ad invitarla a uscire. Con lei è molto dolce. Anche lui ha dei risultati eccellenti nello studio.

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Menma. E’ una bambina stupenda, è sempre allegra e piena di buoni sentimenti, al punto da essere invidiata da tutti. Ha occhi solo per Jintan. Fin dal primo episodio si ostina nel dire di voler riunire “I Super Busters della Pace” (così chiamavano il loro gruppetto da bambini), eppure tra lei e Jintan c’è un rapporto esclusivo, diverso da quello con gli altri del gruppo. Annega nel fiume in un incidente dopo che Jintan non è riuscito ad ammettere che le piace. Jintan è l’unico che riesce a vedere il fantasma di Mema.

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Poppo. Un personaggio inutilissimo. E’ buono, non è innamorato di nessuno e non invidia né odia nessuno. E’ il classico compagno di avventure, divertente, ma che nella storia non serve a granché se non a spezzare la tensione e fare da mediatore tra tutti.

Insomma sono una massa di perdenti, a parte Jintan e Menma. Colpisce il fatto di come, sulla carta, Jintan fosse l’unico perdente (non va più a scuola da tempo, è un hikikomori), eppure è il più fortunato di tutti ed è invidiato dagli altri perché riesce a vedere Menma. Non solo: Anjou è innamorata di lui, mentre Yukiatsu non riceve le attenzioni né di Menma né di Anjou, pur essendo il primo della classe. Jintan è buono e ha un buon carattere, fin da piccolo era il capo dei Super Busters della Pace.

In effetti questo è ciò che lo accomuna a Menma: entrambi sono profondamente buoni, mentre gli altri bambini del gruppo fin da piccoli non sono puri come loro.

Shoujo e dintorni

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Sakamichi no Apollon – Kids on the Slope

Vorrei parlarvi di questo anime prima che finisca nel dimenticatoio per sempre.
Sakamichi no apollon – Kids On The Slope è una serie di 12 episodi, leggera, ambientata nel Giappone degli anni ’60, che potrà far felici i cultori del jazz. Ciò che non ho apprezzato, nonostante il tentativo di dare alla storia particolare profondità, è la banalità della trama e i risvolti implicitamente gay che nel finale mettono al primo posto l’amicizia uomo-uomo in senso romantico. Come in molti sappiamo, nei manga e negli anime si ama spessissimo giocare su queste cose in modo più o meno nascosto e in Sakamichi no Apollon a mio parere se ne ritrova un classico esempio.

Gradevole la OST, ed in particolare la versione di My favourite things.

La serie, del 2012, è tratta dall’omonimo manga del 2007 in 10 volumi edito da Panini Comics. Il tutto è sconsigliato a meno che non siate gay o filogay.

My Favourite Things – Sakamichi no Apollon

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Shigatsu wa kimi no uso – La tua menzogna nel mese di Aprile

Un altro anime dedicato agli amanti della musica. La serie ruota intorno alla musica classica. In realtà, chi studia musica per davvero non apprezzerà questa serie a causa della superficialità di cui è intrisa, sia per quanto riguarda le questioni tecniche che per quanto riguarda la storia. La trama è incentrata su di un protagonista represso e obbligato fin da piccolo a suonare il piano da una madre severa, solito cliché di quando si parla di danza o di pianoforte. La protagonista femminile vale la serie, che risulta relativamente coinvolgente e che troverei comunque nel complesso adatta a ragazze under 15. La cosa veramente bella è il titolo, che tradotto vuol dire “La tua menzogna nel mese di aprile”. E’ costituita da 22 episodi tratti dal’omonimo manga di 11 volumi ancora inedito in Italia. Non lo consiglio, tant’è che nemmeno io ho retto fino alla fine della serie.

Fushigi Yuugi – Il gioco misterioso – Serie OAV

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Questo invece non è affatto un prodotto nuovo, ma del 1996, si tratta di alcuni OAV che si collocano dopo la prima serie tv di Fushigi Yugi (di 52 episodi)
Quando mi approcciai ai manga, ero ansiosa di comprare altri manga oltre a quei 2-3 che già leggevo (Inuyasha, Ranma e qualche serie breve) e alcune ragazze mi consigliarono Fushigi Yuugi. Fin da subito il manga mi colpì per i bei disegni e per l’innumerevole quantità di uomini che si contendevano solo un paio di ragazze, tant’è che su Animeclick è classificato come un reverse harem. Fushigi Yuugi è uno di quegli shoujo squisitamente destinati ad un pubblico solo femminile, fatto di ragazze indecise fra molti cavalieri tutti equivalentemente belli e devoti a loro. Mi annoiò presto al punto da abbandonarlo, e completai il manga solo molti anni dopo, riconoscendo a Fushigi Yuugi di essere comunque un’opera lunga e complessa, superiore a molti altri shoujo in circolazione sia per la storia che per i disegni e che sicuramente, trasformato in anime, non sarebbe stato poi così diverso da altri anime che avevo amato da bambina. Mi ricordava per certi versi le storie fantasy delle Clamp, come Rayearth, o altri loro manga. Tutto perfetto, disegni, storia, intreccio, eppure, nessun coinvolgimento: Fushigi Yuugi è piatto.
Ritrovando oggi su VVVVD questi OAV di Fushigi Yuugi, li vedo con piacere, eppure non ne consiglio a nessuno la visione senza aver letto il manga o visto i 52 episodi precedenti visto che si collocano a valle di tutti gli eventi.
La nota positiva è il fascino anni ’90 della serie, adatta ai nostalgici, a chi è alla ricerca di qualcosa di leggero, vintage ma non troppo. Sconsigliato.
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Toradora!

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Premetto: non è il mio genere. Eppure, merita attenzione e la notorietà che ha. I personaggi sono originali, ben caratterizzati, e la storia, pur rimescolando le solite carte (non c’è nessun elemento fantastico all’interno, è un semplice shoujo/shounen scolastico), si differenzia da quella degli altri anime del suo genere. 2008, 26 episodi.
Davvero consigliato. Ryuuji e Taiga sono fantastici.