– Si passano insieme dei mesi, degli anni, poi succede. Si perde un appuntamento, si cambia casa, e uno che vedevi tutti i giorni non sai nemmeno più chi sia.
Cate mi disse ch’era colpa della guerra.
– C’è sempre stata questa guerra, – le dissi. – Tutti un bel giorno siamo soli. Non è poi così brutto – Le mi guardò di sotto in su. – Ogni tanto si ritrova qualcuno.
– E che cosa t’importa? Tu non vuoi far niente e vuoi star solo.
– Sì, – le dissi, – mi piace stare solo.

(Cesare Pavese, La casa in collina)

Into The Woods

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BELLO. Certamente i motivi per evitare questo film ci sono tutti: 1 – è un intreccio di favole, 2 – c’è Johnny Depp in una parte minore, 3 – è un musical. E’ un film per il quale bisogna sentirsi ispirati. Ma se l’ispirazione viene a mancare, la perdita è grave, perché si tratta dell’unico film ispirato alle fiabe che valga la pena di vedere, in particolare modo se confrontato con i vari Biancaneve/Alice/Maleficent/Cappuccetto usciti negli ultimi anni. Il film è targato Disney ma non c’è da preoccuparsi al riguardo, oramai Disney ha assorbito Marvel, Star Wars e mille altre cose “per grandi” e poi a colmare il desiderio di buonismo Disney questa primavera ci avrà già pensato la Cenerentola di Kenneth Branagh (penso, almeno, dato che non l’ho visto). Di certo la Cenerentola di Into The Woods (che non è la protagonista, ma solo uno dei molti personaggi del film) pone l’attenzione su aspetti psicologici che nella fiaba classica sono normalmente sottovalutati, come il problema della scelta, riducendosi a un mero racconto fantastico.
Ma da dove spunta fuori Into The Woods?
Into The Woods è tratto dall’omonimo musical di Broadway e per l’appunto, nonostante metta in scena fiabe, non nasconde alcuni loro tratti un po’ cruenti – i piedi tagliati delle sorelle di Cenerentola, il mantello di Cappuccetto fatto con la pelle del lupo (un lupo umano, Johnny Depp) – e introduce svariati intrecci amorosi che alla fine del musical ribaltano i cliché del genere “e vissero tutti felici e contenti”.
I personaggi di Into The Woods sono cupi, indecisi, insicuri e i brani cantati approfondiscono con arguzia la loro psicologia, con quell’ironia tipica dei musical. Cenerentola è incapace di scegliere: la sua scelta è la non-scelta, e lascia che il principe scelga per lei; il principe di Cenerentola potrebbe essere un moderno latin lover (Chris Pine) che rincorre una donna finché non può averla; il principe di Raperonzolo condivide con il principe di Cenerentola la stessa agonia, quella della lontananza ed entrambi fremono dal desiderio; Cappuccetto Rosso non è altro che una bambina egoista e amante del cibo, ma la vera star del film è Meryl Streep, la cui interpretazione spicca tra le altre.
Le storie che s’intrecciano “Nel Bosco” sono: Cappuccetto Rosso, Raperonzolo, Jack e la pianta di fagioli magici, Cenerentola. L’anello di congiunzione fra tutte è la strega interpretata da Meryl Streep: un fornaio e sua moglie, per rompere la maledizione che la strega ha lanciato sulla loro famiglia, devono procurarsi un mantello rosso come il sangue (di Cappuccetto), dei capelli biondi come il grano (di Raperonzolo), una mucca bianco latte (quella di Jack e la pianta di fagioli magici) e una scarpetta come l’oro (di Cenerentola).

Una sola fiaba non ci sarebbe bastata, ma cinque insieme, vi assicuro, iniziano ad avere spessore.

anna kendrick cinderella into the woods

Consigli per gli acquisti.

mia-madre-nanni moretti

Chi mi segue sa che Nanni Moretti è uno dei registi che più stimo ed apprezzo, per averci regalato film dalle scene surreali e indelebili come quelle di Bianca o Ecce Bombo. Dopo anni di assenza (2011, Habemus Papam) e più di un film profetico (le dimissioni del papa, o la folla che assale i giudici al termine de Il Caimano), prendo “Mia madre” a scatola chiusa. Trama di quelle ricorrenti nei film di Moretti e nel cinema di un certo tipo: la protagonista è una regista intento alla realizzazione di un film (Margherita, interpretata da Margherita Buy) e nel frattempo succede qualcosa, andando a comporre il film fuori dal film. In Mia madre non succede niente: la vita prende il sopravvento, i problemi reali, le disgrazie, “mia madre”, gli ospedali. Tra le difficoltà di realizzare un film impegnato, la regista Margherita è occupata a gestire la malattia respiratoria della madre. Non c’è più spazio per niente, la madre occupa i suoi pensieri quasi a tempo pieno. Situazioni, purtroppo, ricorrenti nella vita di tutti, che fanno di questo un film da evitare, cupo, angoscioso, e con poco da dire che la vita non ci abbia già detto. Mia madre è uno spaccato di vita, raccontato bene, ma non memorabile. Porta un fardello del quale noi tutti vorremmo disfarci. Quasi a sua discolpa, le parole di Margherita in un’intervista nel film, il sunto è pressappoco questo: “da noi registi ci si aspetta di dire qualcosa, di fornire un’idea, di fare dei film profetici, ma la verità è che stavolta non abbiamo niente da dire.” Nanni in disparte, di poche parole, fratello di Margherita, figlio della madre, ma sembra lui a parlare, fuori dal film. E il film nel film (quello di Margherita, sul lavoro e sui sindacalisti, e su un’azienda in chiusura), non è da meno di Mia madre, in termini di bruttezza. Per quello, situazioni oramai scontate, fuori luogo, niente da aggiungere. John Turturro, sgradevole e fuori luogo. Mia madre si conclude con il piacere di averlo visto, un impegno morale per i seguaci di Nanni Moretti, ed un impegno morale da parte di Moretti di dire la sua dopo anni di assenza, con un film che in sintesi si può riassumere con: “Non ho proprio niente da dire.”

Portato al Festival di Cannes, Mia madre è uno dei tre film italiani presenti in concorso. Gli altri due sono Il racconto dei racconti, di Matteo Garrone, e Youth – La giovinezza, di Paolo Sorrentino, anche lui all’opera con i movimenti ed i pensieri di un vecchio regista all’interno del proprio film, pellicole evidentemente autobiografiche ma che noi mortali non sempre riusciamo a vivere come se fossero nostre per la diversità di occupazioni. Youth è in uscita il 21 Maggio 2015.

Note: il biglietto di questo film l’ho pagato 2€ perché mi piace il Kinder Bueno. E dire che questi buoni del Kinder Bueno li ho fatti scadere tutti.