Vizio di Forma

Vizio di forma Motivi per vedere questo film: indubbiamente l’attraente locandina e l’atmosfera anni ’70. Motivi per non vedere questo film: ve lo dico con il cuore in mano, se non siete dei tossici, ma dei tossici veri, non fatelo. E se siete dei tossici, assicuratevi di entrare in sala strafatti: è solo questo il modo di capire a pieno l’essenza del film, se siete dei comuni fruitori dei cinema. Sì, perché l’obiettivo del regista Paul Thomas Anderson è quello di confondere le idee, ma questo non per una crudeltà nei confronti degli spettatori bensì utilizzando lo smarrimento come strumento di narrazione. Questo è perlomeno ciò che ho appreso analizzando in un secondo momento il film, e realizzando che non era solo colpa mia se non avevo capito niente. In realtà, a capire si capisce, ma la domanda costante è: perché? dove sta andando questo film? dove sarà la risoluzione finale? QUANDO FINISCE? E le cose che accadono sono misteriose – lontane dalla vostra realtà – questi anni ’70 non vi sono mai sembrati così distanti e la California così lontana, voi che l’avete vista in continuazione nei film e un po’ poco sul serio. L’intero film è intriso di un fascino e di una confusione che avvalorano il vostro senso di colpa per essere scesi a vedere mattoni dopo le 22. Pensate ancora: ma dove ho sbagliato? Erano invitanti locandina, trailer, cast, regista, tutto. In Vizio di Forma confrontarsi rincuora, perché con il passare delle ore capite che non è colpa vostra. E inizia anche a piacervi, con il passare dei giorni, poiché apprezzare una pellicola del genere vi conferisce un certo fascino intellettuale e masochista . Pragmatico ancora di più Cosmopolitan (la nota rivista femminile, ovviamente), che affianco ai consigli per il cinema di questo mese, presenta un vibratore arcobaleno, per loro intonato all’estetica anni ’70 del film di Paul Thomas Anderson. Che dire, anche loro hanno capito davvero tutto. In effetti in Vizio di Forma una scena di sesso c’è, e anche piuttosto spinta: un footjob più del sesso discretamente violento, accompagnati da dialoghi piuttosto tintobrassiani, dato che l’ex fidanzata del protagonista Doc Sportello, prima di unirsi carnalmente a lui, descrive con attenzione il suo vissuto con un altro uomo, lo scomparso palazzinaro Wolfmann che l’aveva presa come amante. La scena non risulta erotica bensì gratuita, eppure interessante: inserita in un altro contesto, forse all’inizio del film, credo che in molti l’avremmo apprezzata tantissimo, ma Vizio di Forma stordisce con tutti questi dettagli, cavilli, personaggi, le molteplici situazioni che dall’esterno appaiono decisamente insensate, da non farci avere neanche più voglia di sesso. Consigliato? No. Bello? Forse. Attendo di leggere il romanzo di Thomas Pynchon per fare luce nella nebbia che invade Inherent Vice. Ma non è detto. Vedremo. Regia: Paul Thomas Anderson (The Master, Il Petroliere, Ubriaco d’amore, Magnolia) Cast: Joaquin Phoenix (Her, The Master, Two Lovers, Walk the line), Josh Brolin, Owen Wilson, Benicio del Toro, Katherine Waterstone, la musicista californiana Joanna Newsom come narratrice (per chi non la conoscesse, andate subito ad ascoltarvi Ys o qualcos’altro a caso), un po’ di donne di cui metterò le immagini più sotto. Interessante anche la colonna sonora, curata da Jonny Greenwood (Radiohead): Can, Neil Young, The Marketts, lo stesso Jonny Greenwood, e un po’ di altre cose.

Inherent Vice

Katherine Waterstone nel suo vestito “borghese”.

Per chi vuole vederla un po’ nuda, cliccare qui: qui. cdn.indiewire.com

INHERENT VICE

Jena Malone, dolce madre con i denti bucati dall’eroina.

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Sasha Pieterse – Japonica – una ragazza con qualche problemino anche lei.

OST
1 – Shasta – Jonny Greenwood
2 – Vitamin C – Can
3 – Meeting Crocker Fenway – Jonny Greenwood
4 – Here Comes the Ho-Dads – The Marketts
5 – Spooks – Jonny Greenwood, Gaz Coombes e Danny Goffey con Joanna Newsom
6 – Shasta Fay – Jonny Greenwood
7 – Les Fleur – Minnie Ripperton
8 – The Chryskylodon Institute – Jonny Greenwood
9 – Sukiyaki – Kyu Sakamoto
10 – Adrian Prussia – Jonny Greenwood
11 – Journey Through the Past – Neil Young
12 – Simba – Les Baxter
13 – Under the Paving-Stones, the Beach! – Jonny Greenwood
14 – The Golden Fang – Jonny Greenwood
15 – Amethyst – Jonny Greenwood
16 – Shasta Fay Hepworth – Jonny Greenwood
17 – Any Day Now – Chuck Jackson

Due giorni a Parigi

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Festival di Berlino, film del 2007 passato decisamente inosservato rispetto ad altri, dell’attrice/regista Julie Delpy, che con questo film dimostra di aver appreso e dato parte di sé in Before SunriseBefore SunsetBefore Midnight di Linklater, una parte di sé che ritroviamo quii. Julie Delpy e Linklater dimostrano, così come i loro personaggi dimostravano un feeling inusuale nel corso degli anni e dei decenni, di incastrarsi davvero bene nel lavorare insieme, ampliandosi e migliorandosi e condizionandosi tra loro. In 2 Giorni a Parigi Julie Delpy costruisce un film simile a Before Sunrise, anche questo è un film dove i dialoghi e i rapporti fra una coppia sono la colonna portante della storia, ma qui non sono soli: le situazioni surreali ricordano Woody Allen, e il risultato è un film di intrattenimento con molto, molto da dire. Un film che non si comprende fino a che punto sia leggero o profondo, un film che ironizzando e prendendosi in giro insegna che non sempre è il caso di prendere così sul serio le cose che ci accadono.

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Mortdecai

Mortdecai

Tra la possibilità di vedere un film che ha vinto 4 oscar ed innumerevoli nomination ed il solito film scadente di Johnny Depp, ovviamente quale ha la meglio? Si ricorda quanto segue:

– Basta Tim Burton
– Basta Johnny Depp
– BASTA JOHNNY DEPP E TIM BURTON INSIEME

Frasi dette e ripetute con fermezza dopo Dark Shadows o ancora peggio, dopo Trashendence, tanto per citarne un paio.

Ma in fondo, a noi ci piacciono questi film brutti.
Possiamo non avere pretese, essere quello che siamo veramente e non doverci applicare alla comprensione del film. Possiamo sentirci persone migliori finché al mondo ci sono film come Trashendence o Merdecai.
Che poi Merdecai non è nemmeno così brutto, anzi. E’ leggero, con dello humour inglese scadente ma ricercato, ed è un film pieno di quadri brutti e di baffi.
Una miriade, una moltitudine di barbe e baffi in ascensore.

Johnny Depp non dà il peggio di sé in Merdecai, Gwyneth Paltrow è adorabile, non solo quando è fidanzata con Iron Man, ma anche con Mortdecai. E poi non ci sono loro due; ottimo Ewan McGregor, tenero Paul Bettany. Merdecai ha dei bei colori ed è un film perfetto nella sua categoria di film da valore zero.

Credo che sarà necessaria un’inversione di tendenza: rifiutare questi film è come rifiutare se stessi, e tanto sempre ugualmente finiremo a vederli. Quindi, perché opporsi al proprio destino?

Altre note (in)utili: La regia è di David Koepp (sceneggiatore di Jurassic Park!!!), alla sua seconda volta con Johnny Depp, con il quale aveva girato già il dimenticabile Secret Window. Mortdecai è tratto dalla serie di romanzi inglesi pubblicati tra il 1972 e il 1985.

Olivia Munn in un cosplay di Leia Organa al San Diego Comic-con del 2007. Nel film interpreta Georgina, figlioletta ninfomane di un riccone.

Olivia Munn in un cosplay di Leia Organa al San Diego Comic-Con del 2007. Nel film interpreta Georgina, figlioletta ninfomane di un riccone.

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Come mai a te piacciono sempre persone così?” disse Naoko.

“Abbiamo tutti qualcosa di squilibrato, qualcosa che non funziona, tutte persone che non sanno nuotare bene e che vanno sempre più a fondo. Siamo tutti così, in un modo o nell’altro: io, Kizuki, Reiko. Come mai non ti piacciono persone più normali?”

“Io non penso che sia così “, dissi dopo aver riflettuto un momento.

“Per me non avete proprio niente di squilibrato, né tu, né Kizuki né Reiko. Le persone che sembrano squilibrate per me sono tutte quelle che vanno in giro per il mondo senza nessun problema.”