Avella, i tuoi paesaggi sono fatti di tutti i sogni di solitudine nel valli fiorite; gli amanti li popolano; come raggio, in una nebbia d’aurora, la forma incorporea dei loro desideri soddisfatti si perde fra le tue zolle gloriose; essi sono ciò che non è più, ma sole e sfolgora.

[…]

Tutto questo ricordatelo, si; ma non dimenticate che a nulla vale ereditare memorie illustri; a nulla vale scaldarsi le membra al fuoco delle glorie degli avi, se non aggiungiamo qualcosa di proprio ai fasti della nostra domestica grandezza, intrecciando di nuovo argantei fili la trama della vita, che lo spettacolo del passato fa più attraente e serena.

Avanti! La natura non disereda i suoi figli.

(Avella, Francesco Guerriero, 1888)

Una delle citazioni più abusate di sempre.

volpina


In quel momento apparve la volpe.

Buongiorno – disse la volpe.
Buongiorno – rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
Sono qui, – disse la voce – sotto il melo…
Chi sei? – domandò il piccolo principe. – Sei molto carino…
Sono una volpe – disse la volpe.
Vieni a giocare con me – le propose il piccolo principe – sono cosi’ triste…
Non posso giocare con te – disse la volpe – non sono addomesticata.
Ah! Scusa – fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
Che cosa vuol dire “addomesticare”?
Non sei di queste parti, tu – disse la volpe – che cosa cerchi?
Cerco gli uomini – disse il piccolo principe.Che cosa vuol dire “addomesticare”?
Gli uomini – disse la volpe – hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?
No – disse il piccolo principe. – Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare”?
E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…
Creare dei legami?
Certo – disse la volpe. – Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.
Comincio a capire – disse il piccolo principe. – C’è un fiore… Credo che mi abbia addomesticato…
E’ possibile, disse la volpe. – Capita di tutto sulla Terra.
Oh! Non è sulla Terra – disse il piccolo principe.
La volpe sembro’ perplessa:
Su un altro pianeta?
Si.
– Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?
– No.
– Questo mi interessa! E delle galline?
– No.
– Non c’è niente di perfetto – sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
– La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio, perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sottoterra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano.

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
– Per favore, addomesticami – disse.