Morire è un’arte, io lo faccio in modo eccezionale.

In evidenza

L’ho rifatto.
Un anno ogni dieci ci riesco –

Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
splendente come un paralume nazi, un fermacarte il mio

piede destro, la mia faccia un anonimo, perfetto
lino ebraico

Via il drappo, o mio nemico!
Faccio forse paura? –

Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato puzzolente in un giorno svanirà.

Presto, ben presto la carne
che il sepolcro ha mangiato
si sarà abituata a me

e io sarò una donna che sorride.

Non ho che trent’anni e come il gatto ho nove vite da morire.

Questa è la Numero Tre.

Quale ciarpame da far fuori a ogni decennio.

Che miriade di filamenti.

La folla sgranocchiante noccioline si accalca per vederecche mi sbendano mano e piede – il grande spogliarello.

Signore e signori, ecco qui le mie mani, i miei ginocchi.
Sarò anche pelle e ossa, ma sono pure la stessa, identica donna.
La prima volta che successe avevo dieci anni. Fu un incidente.

Ma la seconda volta ero decisa a insistere, a non recedere assolutamente.
Mi dondolavo chiusa come conchiglia. Dovettero chiamare e chiamare e staccarmi via i vermi come perle appiccicose.

Morire è un arte, come ogni altra cosa.

Io lo faccio in un modo eccezionale.

Io lo faccio che sembra come inferno.
Io lo faccio che sembra reale.

Ammetterete che ho la vocazione.

E’ facile abbastanza da farlo in una cella.
E’ facile abbastanza da farlo e starsene lì.

E’ il teatrale ritorno in pieno giorno a un posto uguale, uguale viso, uguale urlo divertito e animale: <<Miracolo!>>

E’ questo che mi ammazza. C’è un prezzo da pagare per spiare le mie cicatrici, per ascoltare il mio cuore – eh sì, batte.

E c’è un prezzo, un prezzo molto caro, per una toccatina, una parola, o un po’ del mio sangue o di capelli o un filo dei miei vestiti.

Eh sì, Herr Doktor.
Eh sì, Herr Nemico.

Sono il vostro opus magnum.
Sono il vostro gioiello, creatura d’oro puro che a uno strillo si liquefà.
Io mi rigiro e brucio.
Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.
Cenere, cenere – voi attizzate e frugate.
Carne, ossa non ne trovate – un pezzo di sapone, una fede nuziale, una protesi dentale.
Herr Dio, Herr Lucifero,
attento,
attento.

Dalla cenere io rinvengo con le mie rosse chiome e mangio uomini come aria di vento.

(Lady Lazarus, Sylvia Plath)

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In evidenza

Tutto oggi mi fa venire la nausea. Ed essendo martedì the new lunedì, vediamo un po’ di fare spazio ed il punto della situazione. Sono circondata ovunque da film e libri disturbati, e ciò non è molto sano. Tra l’altro sto passando ogni sera a vedere film di Cronenberg e questo forse un po’ alimenta il mio disgusto e malessere. Ma un regista interessante come Cronenberg era da tempo che non lo trovavo.

Vediamo un po’ cosa ho letto e cosa mi resta da leggere:

Shooting Star Lens

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Ho fatto, dopo anni, la tessera in fumetteria, la quale permette (oltre ad un certo sconto sugli acquisti) di aggiudicarti un fantastico fumetto in omaggio a scelta fra 4-5 tra i più brutti e invenduti di sempre. Non so se lo leggerò mai. Questa ragazzina mi guarda con occhi sbrilluccicosi e vorrei darle un po’ di attenzione, però poi ci ripenso sempre e Shooting Star Lens non verrà letto mai. Ciao. 10 volumi, 2010-2014

La città della luce – Inio Asano

la città della luce

Entro in fumetteria per cercare questo, lo trovo, mi tessero per avere il 10% di sconto e poi lo leggo sul pullman. Scopro che è uno dei fumetti più deprimenti del mondo e parla solo di persone che vogliono suicidarsi. E dire che volevo leggere un fumetto per svagarmi un po’. Volume unico.

il poeta e il tempo

Marina Cvetaeva – Il poeta e il tempo

Adelphi. Comprato durante le feste di Natale a scatola chiusa in una libreria a Piazza S.Domenico per 5€. Un saggio sulla poesia russa. Uno di quei libri che posso leggere giusto io e altre 2-3 persone che dopo vanno a spararsi.

Appennino Meridionale / Attività CAI 2018 / cartina dei Monti Lattari

Ok questi non sono libri. Me li han dati mentre andavo a rinnovare l’iscrizione del CAI. Ma ora che me ne faccio, dove li metto? Ho troppe cose da fare.

La nausea – Sartre

Perché ritorni sempre giù dall’ultimo piano della libreria, dannato figlio di puttana?

David Foster Wallace – La ragazza dai capelli strani

Anche tu che subdolamente strisci dalla seconda fila in avanti, perché tanta confidenza?

J.G.Ballard – Un gioco da bambini
H.G.Wells – La macchina del tempo 

Beh voi siete anche brevi, un giorno vi leggo.

Aggiornamento: letto Un gioco da bambini dopo cena. Non era male ma vivevo anche senza. Un po’ cupo anche questo. Un mondo perfetto che rende mostri le persone.

Le mimose di Montemarano: no questo non è un libro, sono fiori di 20 giorni fa secchi là sopra che mi dimentico di buttare.

Emily Dickinson – Poesie: amo le scrittrici con malattie mentali, però adesso per un po’ basta.

cabaret-mistico-jodorowsky

Alejandro Jodorowsky – Cabaret mistico: barzellette reinterpretate in chiave filosofica. Mentre lo leggerete, penserete di aver trovato davvero il senso della vita, un sollievo, la soluzione e una direzione. Non preoccupatevi: questa sensazione di benessere poi scompare.

educazione delle donne laclos

Choderlos de Laclos – L’educazione delle donne: per 2€ a piazza Dante. Mi piace molto Laclos, e Le relazioni pericolose è uno dei miei libri preferiti. Questo libricino è arguto e interessante.

dacia maraini l'età del malessere

L’età del malessere – Dacia Maraini. Un libro che fa venire il malessere. Molto bello. A Enrica muore la mamma, non ha soldi, si fa scopare da uno che non la ama che sposerà un’altra, la dà per noia a un compagno di classe sfigato e si prostituisce con un vecchio. La cosa migliore che le capita è essere assunta come segretaria da una tardona che va con i ragazzini. Viene molestata dal maggiordomo e dal padre del suo fidanzato. Suo padre invece è alcolizzato e viene sfrattato. Rimane anche incinta e deve andare ad abortire. Allegro. Davvero. Consigliato.

Fiore e semi di magnolia: la devo smettere di collezionare la munnezza.

Wu Magazine, Sorrisi e Canzoni, Silhouette: la coerenza. Cantautori indie, Sanremo e dieta post feste di Natale. Speranza di interessarmi sul serio a qualcuna delle tre cose: nessuna. Passato il santo, passata la festa.

QuiNapoli: volantino di eventi brutti per gente che non ha niente da fare.

Pennelli a serbatoio Pentel: regalo di un fidanzato che ha deciso di spendere 20€ per 3 pennelli in plastica confidando nelle mie capacità artistiche. Ovvio che lui non sa neanche disegnare un omino con le mazzarelle per poter credere in me.

Basilico morto: hey basilico, lo sai anche tu che la solitudine è una brutta bestia.

Collane da metallara: volevo metterle ma poi sono diventata yuppie.

Occhi: eh boh a che servono degli occhi adesivi?

Scatolino del profumo di KATY PERRY e interno del cestino dell’immondizia con immondizia che non viene mai buttata da mesi e recuperata sempre: è ora. Ciao calzini Disney bucati.

La solitudine fa schifo se non è condivisa. 

Dove ho sentito questa frase?

Dopo aver buttato carte per due ore:

Ma è davvero così importante il passato? Crogiolarsi in mondi che non esistono?

Io voglio andare a lavorare in fabbrica e mangiare un panino del Mc Donald’s. Ne ho le palle piene di ‘sta roba.

(Elenco scritto qualche settimana fa nella speranza di riordinare.)

Da quel libro della Cvetaeva:

Amare – ma chi? Per un poco non vale la fatica, ed è impossibile amare in eterno…
(Lermontov, E noia, e tristezza)

Gli ultimi due film di Alejandro Jodorowsky – E’ possibile vivere come poetas en acciòn

In evidenza

In quella realtà in cui mi sentivo straniero, tutto si intrecciava con tutto, in una trama di sofferenza e piacere. (La Danza della Realtà)

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Correva l’anno 2008 quando, dopo aver visto El Topo, Fando y Lis, La Montagna Sacra, Santa Sangre e addirittura l’evitabile Ladro dell’Arcobaleno cercavo in ogni modo di procurarmi l’ultimo suo film che mi mancava alla lista, Tusk, una pellicola del 1980 reperibile solo in francese e qualità video da vhs scassata, e che non sembrava neanche un granché in quanto a significato e sceneggiatura.

Quando poi, un bel giorno scopro, mentre mi ero distratta un attimo presa da altre cose, che dei vari progetti annunciati da Jodo negli ultimi anni non ce n’era neanche l’ombra, ma in compenso erano usciti nel 2013 e nel 2016 i primi due episodi tratti da La danza della realtà, la sua autobiografia del 2006 e che ovviamente avevo letto. La danza della realtà era un libro davvero buono, cosa piuttosto rara da verificare e poi ammettere quando si acquista un libro di un autore che non sia ancora morto. Inoltre nela trasposizione da vita vera a libro e successivamente da libro a film non si incorre nei soliti problemi che hanno i film tratti dai libri: qui autore del libro e regista del film coincidono e così anche le visioni contenute in entrambi.

Questi due film-autobiografia, dai titoli “La danza della realtà” e “Poesia senza fine” sono uno il seguito dell’altro, ma affrontano due periodi slegati dell’autore risultando così completamente indipendenti e diversi nei temi. E non coprendo affatto l’intero libro, ma solo le prime due parti, lasciano presagire che ne seguiranno altri. Per quanto visionari, essi sono anche intimi, religiosi, meno aspri e ribelli delle pellicole giovanili come El Topo e La montagna sacra. Nel bene e nel male, sono anche meno epocali e sembra che Alejandro voglia mettere la sua vita nelle nostre mani per poi tirare con noi le somme. Non sto dicendo che questi due film siano convenzionali o facili da digerire, sia chiaro: sono pieni delle bizzarrie del poeta-scrittore-psicomago cileno, ma si tratta di stranezze più malleabili, come quelle di Santa Sangre, per intenderci. Non mancano scene capaci di lasciare perplesso lo spettatore bigotto di turno, ma nel complesso i due film risultano più che comprensibili. E anche se non cambieranno la storia del cinema, sono eccellenti, al punto che dopo aver visto questi potrebbe anche passarvi la voglia di vedere dell’altro per sei mesi.

Il primo dei due, La danza della realtà (che è il titolo sia del libro che del primo film), è stato presentato al Festival di Cannes nel 2013 e copre tutta la parte dell’infanzia dell’autore. E’ immaginifico, mostra come gli occhi di un bambino possano confondere realtà e sogno, al punto da vivere, costantemente, in un mondo ibrido delle due cose. Questo è possibile e non è un escamotage letterario o cinematografico, ed è vero quanto è vero Jodorowsky. La sua città di origine, Tocopilla, è di una bruttezza che fa male, e al tempo stesso il suo malessere diventa una causa di bellezza. E’ dalla bruttezza che nascono i sogni, le aspirazioni, il tormento creativo. Quando in un cumulo di macerie, sbagliate, si riesce a vedere qualcosa di più, è lì che parte il processo della creazione.

Il secondo, Poesia senza fine (Poesia sin fin, Endless Poetry), anche questo presentato al festival di Cannes (nel 2016) è imbevuto di un’atmosfera diversa, quella cupa della notte e delle prime relazioni sentimentali di Alejandro. L’incontro con Stella, e al contempo con la poesia (Stella Dìaz Varìn è una poetessa cilena realmente esistita) è l’elemento portante della prima parte del film. Poesia sin fin suggerisce, nella sua bellezza e nella miriade di frasi degne di nota nei dialoghi, lo spunto per avvicinarsi anche ad altri due poeti cileni, Nicanor Parra e Enrique Lihn, con cui Jodorowsky strinse amicizia. Era proprio la sua Stella che aveva ispirato il famoso poema “La Vipera” di Nicanor Parra, e inizialmente Jodorowsky rimase molto colpito dal fatto di poter conoscere dal vivo Nicanor, che considerava una personalità irraggiungibile.

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La poetessa cilena Stella Dìaz Varìn (1926-2006)

Nicanor Parra era della generazione precedente rispetto a Jodorowsky. Nato nel ’14 (Jodorowsky è del ’29) ed esponente dell’antipoesia, si contrapponeva alla poesia classica cilena che in quel periodo era rappresentata da Neruda. Jodorowsky, avvicinatosi all’ambiente creativo di Tocopilla tramite il cugino, conosce così il suo mito, Nicanor Parra, e la sua prima fidanzata, Stella (la quale gli dirà: “Tu sei vergine. Tu sei puro, come un pierrot romantico.”)
Nicanor, docente universitario di matematica e fisica, compare anche in una parte cruciale alla fine del film. Interpellato da Jodorowsky che lo cerca per chiedergli che cosa fare della propria vita, Nicanor gli darà un consiglio che Alejandro non ascolterà affatto. Nicanor Parra sosteneva infatti che Alejandro dovesse trovarsi un lavoro normale, come lui stesso aveva fatto: un lavoro come quello di professore che gli avrebbe permesso di sopravvivere e solo parallelamente dedicarsi alla poesia. Poesia senza fine si conclude con il rifiuto categorico di questo consiglio e con Alejandro che finalmente lascia l’oppressiva città di Tocopilla per recarsi in Europa, dove poi sappiamo che troverà numerose strade, e così la sua fortuna.

L’altro poeta cileno realmente esistito che appare in Poesia senza fine è Enrique Lihn, che diventa amico di Alejandro nella seconda parte del film, dopo la conclusione della storia con Stella. Alejandro stima moltissimo la poesia di Lihn e decide per questo di entrare in contatto con lui. Nasce una splendida amicizia dovuta ad una chiara sintonia fra i due, che ravvivano la città di Tocopilla con il loro modo di vivere e di intendere la vita: essi sono poeti, poeti in azione (“poetas en acciòn). Il loro modo estroso di agire è quello di un surrealismo che entra a far parte della quotidianità, molto simile tra l’altro a certe azioni futuriste di quel periodo. Hanno una lite solo nel momento in cui Lihn e la sua ragazza rompono. Jodorowsky, dopo averla salvata da un momento di grave sconforto, consuma un rapporto con lei. “Il sangue è sacro”, dirà, constatando che la ragazza ha le mestruazioni. Una ragazza che è affetta anche da nanosomia: la deformità è un’altra costante dei film di Jodorowsky.

Sia di Nicanor Parra che di Lihn, tradotto in italiano non è reperibile quasi nulla. Sembra che la poesia cilena in Italia non vada molto oltre Neruda, a meno che non ci si voglia dedicare in autonomia alle traduzioni dallo spagnolo. Neanche di Stella Diaz Varìn non è facilmente reperibile niente.

L’unico libro disponibile attualmente in commercio nelle librerie convenzionali è un volume di Medusa Edizioni di Nicanor Parra, “Le Montagne Russe“.

“Io ti perdono, padre, tu mi hai dato la forza di sopportare questo mondo dove non esiste la poesia.”

Forse Jodorowsky aveva ragione, dobbiamo sopportare un mondo dove non esiste la poesia, accettare esso e le sue mancanze, così come la mancanza della poesia cilena nelle librerie. La poesia non esiste, è fittizia. Ma se la realtà imposta è priva di poesia, non per questo è necessario vivere in essa. Non è necessario abbandonare il nostro mondo, quello che ci è più congeniale, che abbiamo creato, al quale sentiamo di appartenere. E’ un mondo che anche se non esiste davvero, come la poesia, straborda all’esterno. Anche se si trattasse solo di un sogno, di un limbo tra la realtà e l’immaginario, questo mondo alla fine va a contaminare in maniera tangibile il reale.

Siamo poetas en acciòn. Basta sceglierlo. La realtà è quella che creiamo, quella che vogliamo.

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Vi lascio con alcune frasi ed immagini tratte dai due film:

La danza della realtà

Un guerriero si disfa delle sue illusioni.

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« Per te, io non esisto ancora. Per me, tu non esisti più. Alla fine del tempo, quando la materia prende il cammino del ritorno al punto di origine, tu e io saremo stati solo ricordi, mai realtà. Qualcosa ci sta sognando. Abbraccia l’illusione! Vivi! »

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 el porvenir


Poesia sin fin – Endless Poetry

Tutto sembrava magico, senza esserlo.

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“Tu sei vergine. Tu sei puro, come un pierrot romantico.” (Stella ad Alejandro)

“Non ho bisogno di deglutirti: tu sei la mia anima.”

Sono diventato uno specchio che riflette solo la tua immagine, non voglio vivere nel caos che crei. (Alejandro a Stella)

Perchè sei invisibile, io ti disprezzo, diamante perfetto.

The death I am running, runs without running at my side.


stella poesia sin fin

Dialogo tra Alejandro ed Enrique:

Alejandro: Tutto questo bellissimo lavoro verrà perso.

Enrique: Tutto verrà perso! Le nostre anime verranno perse. Non importa. Anche i sogni si perdono, e noi stessi, poco a poco, ci dissolviamo. La poesia, come un’ombra di un’aquila in volo, non lascia traccia sulla terra. Un poema raggiunge la perfezione solo quando è consumato.
Alejandro: Non posso vedere un bel lavoro consumato.

– Ho paura di contrariare gli altri.
– Non sei colpevole di vivere come sei. Potresti essere colpevole di vivere come gli altri vogliono che tu viva.
– Qual è il significato della vita?
– La vita!
– Il cervello fa domande, il cuore dà risposte.
– La vita non ha nessun significato, devi solo viverla. Fottila!

La vita è un gioco
Possiamo ridere anche delle cose peggiori
Soffrire è inutile
Non sono un pagliaccio
Sono un poeta.
Non dandomi niente, mi hai dato tutto.
Mi hai insegnato la necessità dell’amore
Negandomi dio, mi hai insegnato il valore della vita.
Io ti perdono, padre, tu mi hai dato la forza di sopportare questo mondo dove non esiste la poesia.
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Save me the last waltz

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Solitamente non scrivo di libri perché ne ho moltissimi e ne compro ancora, ma di questi pochi li leggo fino alla fine. Mi sono perciò imposta, da qualche tempo, di riscoprire il piacere di finire un libro. Da un po’ di anni li lasciavo sempre a metà. Con questa pratica, ho iniziato l’autunno scorso Norwegian Wood, e ho scoperto che un libro diventa più bello se lo leggi fino alla fine, anche se basta già leggere i primi capitoli per capire se ti piacerà o meno, e anche se è meglio leggere a metà 10 o 20 libri piuttosto che non leggerne nessuno.

Leggere a metà ti dà comunque l’idea di aver letto, che è decisamente meglio di rimanere totalmente ignoranti. In ogni caso, non riuscirò a leggere tutti i libri che voglio leggere in un anno, e a volte, anche se letti per intero, i libri vengono dimenticati lo stesso, specialmente i finali.

L’incompletezza però ti lascia un ricordo, quell’idea di aver voluto continuare a leggere, mentre chiudere un libro dopo essere giunti all’ultima pagina dà la possibilità, se l’inutilità del libro lo consente, di rimuoverlo dalle caselle della memoria utilizzate più di frequente.

Non è questo il caso di Save me the last waltz, l’unico romanzo di Zelda Fitzgerald che ho ordinato su Amazon dopo averlo cercato senza successo in più di una libreria. Non compro spesso libri online, solo le cose che voglio davvero e che non riesco a trovare in giro, “Lasciami l’ultimo valzer” era uno di queste. Obbligo morale per gli acquisti di questo tipo: leggerli davvero. Nessun problema.

Era la fine del 2011 quando su una bancarella mi sono imbattuta in “La morte della farfalla”, di Pietro Citati, un analisi sulla coppia Francis Scott / Zelda Fitzgerald, che avevo visto nello stesso anno, tratteggiata molto superficialmente, nella commedia leggera Midnight in Paris di Woody Allen, che neanche m’era piaciuta molto.

Non nego quindi che il cinema negli anni è stato complice dell’attrazione nei confronti di una coppia nella quale un po’ mi riconosco e il romanzo di Zelda Fitzgerald, autobiografico, descrive gli eventi più di quanto possa fare “La morte della farfalla”, esterno alle vicende.

I romanzi del marito Francis Scott Fitzgerald, molto più noti (Belli e dannati, Il grande Gatsby, Tenera è la notte), poco hanno a che vedere con Lasciami l’ultimo valzer, dotato di uno stile meno americano, ricco e fine, capace di riempire i vuoti emotivi della storia e della sceneggiatura che si risolve in alcuni momenti freddamente. Zelda Fitzgerald, che la guidino artificio o emozioni, oppure entrambe le cose, sa scrivere e descrivere i suoi luoghi in modo personale, il mondo di Zelda è ricco di profumi e di immagini oniriche, fa sentire meno soli coloro che si perdono nelle visioni come quelle di Zelda.

Regalo ne L’Ultimo Valzer, è l’ambientazione degli ultimi capitoli della storia proprio a Napoli (come se le descrizioni della Francia, di cittadine dove sono stata anche io, non mi fossero già piaciute). Zelda ricevette infatti un invito a far parte del balletto del San Carlo di Napoli, invito che rifiutò a causa della gelosia del marito e per non separarsi dalla famiglia. Ma nel romanzo la sua alter ego Alabama accetta e si trasferisce a Napoli da sola. Le descrizioni di Napoli sono state così verosimili da farmi ricercare con più di una semplice attenzione se la vicenda fosse vera, ma Zelda rifiutò l’incarico, anche se sicuramente passò a Napoli con il marito e la figlia nei suoi viaggi, in particolare a Capri.

Altre descrizioni che sono come una lucida carezza nei ricordi, sono quelle relative alla Svizzera, al lago di Ginevra, Losanna, Montreaux. Riporto qui alcuni passi che mi sono piaciuti, ma l’intero libro è così, e ciò vi può dare un’idea di cosa fosse realmente Zelda Fitzgerald, le cui doti di scrittrice sono sempre state adombrate dalla fama e dal successo del marito.

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Descrivendo Napoli:

“Alla signorina piacerà Napoli – disse a un tratto. – La voce della città è dolce come quella della solitudine. La vettura si allontanò rumorosamente tra le luci rosse e verdi che costellavano la baia come pietre incastonate in una tazza da veleno rinascimentale. La melassa stillante di quel Sud punteggiato di mosche trasudava nella brezza che soffiava sulla trasparenza acquamarina fino a estinguere ogni emozione.”

Come Alabama vedeva il corpo di ballo del San Carlo:

Le ragazze erano diverse dalle russe. Avevano il collo sporco e venivano in teatro con sacchetti di carta pieni di panini ben imbottiti. Mangiavano aglio, erano più grasse delle russe e avevano gambe più corte. Danzavano con le ginocchia piegate e le loro calzamaglie di seta italiana si raggrinzavano sulla piega del ginocchio. […] Le ragazze erano per la maggior parte brutte, e alcune vecchie. Avevano visi vacui e talmente segnati dalla fatica che sembravano cadere a pezzi, non fosse stato per quei muscoli resistenti come corde sviluppati in anni di respirazione controllata. Le magre avevano colli segaligni e ritorti, come imbastiti con un sozzo filo da rammendo; nelle grasse, la carne pendeva dalle ossa come l’impasto da dolci lievitato che fuoriesce dagli stampi di carta. Avevano capelli neri, ma senza riflessi che potessero dilettare stanchi sensi.

[…]

Madame Sirgeva baciò Alabama colma di gratitudine.

– Sei stata brava! Quando faremo il programma per tutto l’anno, sarai tu la prima ballerina. Queste ragazze sono troppo brutte. Non si può fare nulla con loro.

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La Svizzera scritta da Zelda:

– Ti sei divertita?

David andò a prendere Bonnie sotto i meli di un color rosa esplosivo, laddove il lago di Ginevra stendeva la sua rete sotto le acrobazie ondulate dei monti. Di fronte alla stazione di Vevey un ponte che pareva schizzato a matita si stagliava piacevolmente sul fiume; le montagne emergevano dall’acqua facendo leva sugli steli della Dorothy Perkins e della clematide viola. La natura aveva imbottito di fiori ogni spaccatura, ogni fenditura. I narcisi striavano i monti come una via lattea, le case si ancoravano alla terra con mucche al pascolo e vasi di gerani. Nella piazza della stazione, signore in pizzo con parasoli, signore in lino e scarpe bianche, signore con sorrisi color mandarino trattavano gli elementi con superiorità. Il lago di Ginevra, martellato per troppe estati da una luminosità crudele, agitava il pugno al cielo, inveendo contro Dio protetto dalla sicurezza della Repubblica Svizzera.

[…]

La pioggia sgocciolava lenta e fulgida come se provenisse da un sole lacrimoso. Le pedane di legno intorno al palco erano bagnate e intrise dal colorante rilasciato dalla serpentina e dal pastone appiccicoso dei coriandoli. Una luce fresca e bagnata splendeva attraverso i funghi rossi e arancio degli ombrelli come in un negozio di lampadari. Un pubblico alla moda riluceva negli impermeabili di cellophane dai colori vivaci.

[…]

L’estate scese fremente da Losanna a Ginevra, decorando il lago come il bordo delicato di un piatto di porcellana; i campi ingiallivano sotto la calura; le montagne davanti alle loro finestre non offrivano altri dettagli, neanche nelle giornate più limpide.

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Un dialogo sulla nave che porta Alabama e David in Europa:

– Il tuo quadro della nave era sbagliato. Quei fumaioli sono delle dame che ballano un minuetto molto aggraziato – commentò Alabama.
– Può darsi. La luna rende le cose molto diverse. Non mi piace.
– Perché no?
– Rovina l’oscurità.
– Oh, ma è così profana! – Alabama si alzò in piedi. Contraendo il collo, si alzò sulle punte.
– David, volerò per te, se tu mi amerai!
– Vola, allora.
– Non so volare, ma amami lo stesso.
– Povera bambina senza ali!
– E’ molto difficile amarmi?
– Credi di essere facile, mia illusoria proprietà?
– Ho sempre desiderato tanto essere pagata, in un certo senso, per la mia anima.
– Chiedi i soldi alla luna: troverai l’indirizzo nella guida di Brooklyn e Queens.
– David! Io ti amo anche quando sei attraente.
– Il che non accade troppo spesso.
– Sì, accade spesso, e non dipende da te.

Alabama si era abbandonata tra le sue braccia sentendo che lui era più adulto di lei. Non si mosse. Il motore della nave produceva scoppiettando una bassa ninnananna.
– Era tanto che non facevamo un viaggio come questo.
– Secoli. Facciamone uno ogni sera.
– Ho composto una poesia per te.
– Sentiamo.

Perché sono fatta così, perché mai?
Perché io e me stessa litighiamo sempre?
Qual è la me più ragionevole e logica?
Qual è quella che dovrebbe desiderare d’essere?

David rise. – Dovrei rispondere?
– No.
– Abbiamo raggiunto l’età della cautela in cui tutto, persino le nostre reazioni più personali, deve passare il vaglio del nostro intelletto.
– E’ molto stancante.

[…]

Alabama uscì imitando un passo che aveva ammirato una volta da qualche parte.

– Ma vi avverto – disse – sono veramente me stessa solo quando divento qualche altro personaggio che ho creato, dotato di meravigliose qualità che provengono dalla mia immaginazione.

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Uomini e no, Elio Vittorini

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“Sai” egli le disse “che cosa sembra?”

“Che cosa?” Disse Berta

“Che io abbia un incantesimo in te.”

“E io in te. Non l’ho anche io in te?”

“Questa è la nostra cosa.”

“C’è altro fra noi?”

“Pure sembra che ci sia altro.”

“Che altro?”

“Che io debba vederti quando sono al limite.”

“Come, al limite?”

“Quando ho voglia di perdermi.”

Berta lo stava guardando, i suoi occhi gli stessi che avevano guardato i morti.

“Tu hai voglia di perderti?”

“Ora?” disse Enne 2. “Ora è il contrario. E questo dico che sembra un incantesimo. Che appena ho raggiunto il limite debba ritrovarti e avere il contrario.”

“E’ così ogni volta che mi vedi? Lo è stato sempre?”

“Quasi ogni volta. Come se un incantesimo che io abbia in te e ti faccia tornare perché io ricominci.”

“E prima è voglia di perderti?”

“Perdermi con coloro che vedo perdersi. Smettere di dibattermi.”

“Ma perché?” Berta esclamò. “Nessuno si perde. Chi vedi perdersi?”

“Lo so” disse Enne 2. “Quando tu ci sei non vedo nulla che sia perduto.”

“E perché non mi cerchi?” Berta esclamò. “Perché non vuoi mai cercarmi? Perché tutti questi giorni non mi hai cercato? Perché puoi non cercarmi?”

“Tu volevi che ti cercassi?”

“Sono venuta tutti i giorni a Milano.”

“Ad aspettare che ti cercassi?”

“Che mi cercassi. Che mi telefonassi. Io ti ho cercato.”

“Mi hai cercato?”

“Anche ora ti cercavo. Che cosa credi che facessi qui? Ti cercavo.”

[…]

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[…]

Che cosa era stata? Che cosa era stata? Vedeva il ghiaccio celeste sulle montagne, l’inverno in quel ghiaccio, e l’inverno sui tetti ch’erano sotto le finestre, su Milano ignuda, sui campi spogli intorno a Milano, nel sole di foglie morte, e vedeva ogni cosa che lei era stata ed era, tutto quello che lui diceva, ma ancora si chiedeva che cosa fosse stata con quell’altro. Che cosa era stata? Vedeva il vestito ch’era stato dietro la porta, questo pure era stato lei, era vecchio di dieci anni, e lei era stata dieci anni con quell’altro. Perché era stata dieci anni con un altro? Che cosa era stata?

[…]

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Disse Enne 2: “E di nuovo è come sempre. Di nuovo è come sempre?”

“No” Berta rispose. “Non è come sempre.”

“E’ la stessa cosa che è stata sempre.”

“Non è la stessa cosa.”

“E’ come quando mi hai lasciato il vestito. La stessa cosa.”

“No. Non la stessa.”

“Eri venuta come oggi, e mi lasciasti il vestito. E’ come fu allora.”

“Non è come fu allora.”

“E’ come ogni volta che sei venuta.”

[…]

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“Non pensare che sia come le altre volte.”

“E’ come le altre volte.”

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“E’ diverso. Non volermi male.”

“E’ come le altre volte, e hai visto i morti.”

“Ma è diverso” Berta disse. “Tornerò subito.”

“Tornerai sempre e sarà sempre la stessa cosa” disse Enne 2

“No” disse Berta. “Non è la stessa cosa.”

“Hai visto i morti, ma è la stessa cosa” disse Enne 2.

(Uomini e no, Elio Vittorini, cap.79-84)

Immagini dal film di Valentino Orsini, colonna sonora di Ennio Morricone

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Come mai a te piacciono sempre persone così?” disse Naoko.

“Abbiamo tutti qualcosa di squilibrato, qualcosa che non funziona, tutte persone che non sanno nuotare bene e che vanno sempre più a fondo. Siamo tutti così, in un modo o nell’altro: io, Kizuki, Reiko. Come mai non ti piacciono persone più normali?”

“Io non penso che sia così “, dissi dopo aver riflettuto un momento.

“Per me non avete proprio niente di squilibrato, né tu, né Kizuki né Reiko. Le persone che sembrano squilibrate per me sono tutte quelle che vanno in giro per il mondo senza nessun problema.”

Quando studiavo Kant.

A parte il buongiorno che si vede dal mattino con un il computer fisso che non s’avvia (errori di compatibilità con il monitor, evidentemente i driver che avevo messo pensando di far meglio non gli sono piaciuti), il mio ragazzo lasciandomi a casa il suo fisheye mi ha sollevato un problema che volevo ignorare da tempo: non so davvero dove appoggiare le cose, se non a cataste per terra. Ma non mi sembrava neanche il caso di appoggiare il suo fisheye a terra, né i miei oggetti più amati a terra (portatile, Ipad, lettore cd, macchina fotografica) nel tentativo di interagire con il monitor spostandoli da scrivania ad un altro luogo che non esiste, così forzatamente ho deciso di eliminare un po’ di libri e dvd dalla libreria per fare spazio a oggetti più importanti che effettivamente non trovano posto.

Così ho deciso di mandare a fanculo un po’ di libri e di manga già letti o in fondo mai letti, o recuperati da non si sa dove, ma poiché voglio loro bene ho deciso di tenerne traccia qui.

Ovviamente non ho tempo e spazio di trascrivere tutti i titoli delle cose che sto portando via meritano una citazione.

Kant

TU TE NE VAI A FANCULO. TU.
Anche se ti citano i Baustelle e Maria Antonietta costretta allo studio quando in realtà aveva voglia di scopare.

Spoon River

E ANCHE TU. BASTA CON DE ANDRE’ E QUESTE COSE DEPRIMENTI E I CIMITERI E I SUOI FAN CHE SONO MORTI DAVVERO.

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MA COME HO POTUTO COMPRARE POCAHONTAS? E provare a leggerlo pure. Ok, costava un euro ma. E’ pur vero che era l’anno di Avatar…

Poi…

Bakunin, biografia. Non ho più 14 anni e le borchie al collo. Il libro di riferimento della mia giovinezza.

Ossi di seppia, Montale. Elegante. Troppo.

Uno, nessuno e centomila. Bellissimo ma dopo 15 anni ha rotto il cazzo.

Il muro – Jean Paul Sartre. Non posso rimanere attaccata sempre agli stessi depressi di merda.

Niccolò Macchiavelli – Il Principe. Ma chi l’ha mai letto. Odio gli utilitaristi.

I racconti di Moravia. Basta Moravia.

Rimbaud - Il battello ebbro

Ho sempre amato Rimbaud ma quest’edizione è indecente solo a vederla.

Per quanto riguarda i manga da portar via:

Love me knight. No, mi sento in colpa. E’ bellissimo ç_ç Lo lancio in uno spazio tra I”s e Video Girl Ai e lo tengo vicino al mio cuore.

Mancano dei volumi solo perché erano da un'altra parte e mi scocciavo di rifare la foto.

Mancano dei volumi solo perché erano da un’altra parte e mi scocciavo di rifare la foto. In effetti non è neanche a fuoco.

Fushigi Yuugi. Non mi è mai piaciuto eppure non è mai stato neanche sufficientemente brutto da farmi prendere una posizione chiara nei suoi confronti. La verità è che odio il fantasy, ma ha dei bellissimi disegni e dei bei personaggi. E ho iniziato a comprarlo solo perché lo leggevano le mie amiche. E l’ho finito solo perché ero in un periodo in cui completavo tutte le serie che avevo. Ma non so se lo leggerò mai.

Rossana. Bellissimo. Dico davvero. Solo che è così bello che non l’ho mai letto perché aspettavo il momento perfetto.

Temi d’amore. Comprato all’ultima fiera in blocco. Per poi scoprire che manca un numero. Dopo anni, perché tanto non l’ho mai letto.

Nui! Molto carino, davvero. Recensito tempo fa.

Koudelka. 3 volumi, comprati nel 2003. Una miniserie che non è mai interessata a nessuno oltre a me. (Forse neanche a me…)

Lei, l’arma finale. Anche questo completato solo per non averlo a metà. Al numero 5 decisi che non mi piaceva, anzi, mi angosciava, per l’ingenuità dei personaggi. In realtà è molto bello, ma non ho mai finito di leggerlo.

Con questo la smetto perché mi rendo conto che sarebbe effettivamente una lista infinita e continuo un altro giorno. Nel frattempo ho fatto sufficiente spazio per appoggiare le cose importanti da qualche parte in modo che non ci crescano su piantine di basilico e siano al riparo da unghiette feline.

Libri, ristampe di classici erotici e promemoria personale delle cose da leggere

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L’uscita al cinema di Venere in Pelliccia di Roman Polanski è avvenuta in concomitanza con un nuovo fiorire di ristampe dei classici erotici.
Se prima il libro di Sacher Masoch era quasi introvabile (la mia edizione è ES), adesso appare sugli scaffali un Oscar Mondadori.

Accompagnata a ciò, 18€ per “La nuova Justine” di De Sade, ultima versione di Justine che era stata fino ad ora anch’essa poco reperibile in un’edizione sua (ma probabilmente appariva nell’illeggibile e pesante raccolta dei Mammut dedicata al marchese). Non ho mai amato particolarmente De Sade, ma indubbiamente l’edizione mi attrae.

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Ciò che mi sono invece regalata è:

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Sceneggiatura dell’opera teatrale tratta dal libro di Sacher-Masoch, sulla quale a sua volta è stato basato il film di Polanski.

Inoltre, dato che lo vedo sempre esposto e ne sento parlare:

Comprati invece per una somma compresa tra i 2 e i 3€, il primo da Giunti Outlet, il secondo su di una bancarella, un paio di guide sul turismo (in)consapevole.
Mi ha sempre annoiato l’Irlanda, ma ci sono le foche e poi ho comprato in Francia delle fedi irlandesi.

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Questa è un’altra cosa che m’ispira abbastanza vista in libreria il 24, ma la fila così lunga dei ritardatari dei regali m’ha fatto desistere dall’acquisto:

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Prima o poi riuscirò a leggere tutto.

Buon Natale.

Il grande Gatsby

A chi è venuta voglia di leggere Il grande Gatsby dopo l’imbarazzando film di Baz Lurhmann (Romeo + Giulietta, Moulin Rouge, Australia) con Leonardo di Caprio, Tobey Maguire e Carey Mulligan, comunico che è in vendita, anche nei supermercati, un’edizione Newton da 99 centesimi del libro di Francis Scott Fitzgerald.

Libri di primavera (anche se siamo a dicembre)

Dopo Midnight in Paris un po’ di interesse per Zelda e Francis Scott Fitzgerald c’era, così, trovato per caso questo libro in un luogo di fiducia, l’ho letto sotto un albero mentre aspettavo l’inizio delle lezioni. Pietro Citati, critico e scrittore, descrive con parole sue la relazione tra i due. Con belle parole, fa una sintesi di ciò che si può evincere dai loro scritti. Niente di che, mi rimando a Belli e Dannati.

L’avevo visto nella libreria di qualcuno nei tempi della mia gioventù, affianco a Jack Frusciante è uscito dal gruppo e Christiane F. così finalmente ho deciso di leggerlo. Di Stefano Benni avevo letto solo Bar Sport. Margherita Dolcevita è molto grazioso, forse lo sarebbe stato ancora di più se l’avessi letto ad 11 anni.

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Decisivo.