I film dell’inverno

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Anche se le mimose fioriscono con mesi d’anticipo, spontanee e non invitate, con sfrontatezza prendono il posto dei fiori di melograno recisi quest’estate, a quanto ne so è ancora inverno. Mi piacciono le mimose, non m’è mai piaciuta la festa delle donne. Penso a quelle mimose come un regalo che sorge nell’immondizia, laddove la campagna e la perfezione sono state distrutte per far posto a venti pianti di morbida bruttezza, allora un semino è sfuggito alla devastazione e ha detto: tié, voi volete recidermi e io sono ancora qui. Giovane, un po’ testardo.

Ovviamente non sono io l’autrice di tutto questo, ovvero dell’abbattimento delle mimose, del ramo di melograno, del radere al suolo le campagne. Sono quelli là fuori. Io sono qui per parlare dei film d’inverno.

Se un anno fa m’ero chiusa in casa a vedere film di Jerry Calà, soddisfatta di aver fatto una scelta davvero alternativa e mi piaceva osservare le reazioni delle persone a cui lo dicevo, ora le cose sono un po’ diverse. Mi sono capitati davanti dei gran bei film, devo dire.

Maurizio Nichetti, Ratataplan, 1979.

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Maurizio Nichetti, 1979, Ratataplan. Un uomo finito nel dimenticatoio, che ha girato, alla fine degli anni ’70, un autentico capolavoro. Un film quasi muto che si apre con questa scena (che rappresenta in qualche minuto la mia vita): https://www.youtube.com/watch?v=f-9m61_x4ww
Il protagonista è un ingegnere, con doti sbagliate nei posti sbagliati. Ma che gusto ci sarebbe ad essere nel posto giusto? E’ in ritardo. Rappresentativo l’incipit dell’albero, che però esprime solo una piccola parte dei contenuti e delle potenzialità del figlio. Il protagonista si circonda di sue strambe invenzioni, vive in un mondo assurdo e opprimente, fatto di nonsense continui. Epica la scena del bicchier d’acqua, consegnato da un ‘bancariello’ di bibite siciliano – dove ovviamente Nichetti non è proprietario, ma un semplice garzone – fino ad un posto al di là del duomo di Milano. Il bicchiere, dopo mille peripezie, giunge a destinazione imbevuto di un potere miracoloso, proprio a causa delle vicissitudini subite (calce caduta al suo interno, contaminazioni varie…). Nichetti, nonostante ne sia l’inventore, non ne vedrà riconosciuto alcun merito. Molto bella anche la scena del Magic Show, un circo tra le galline. Alla fine Nichetti, ovvero l’ingegner Colombo, troverà la sua metà e si rotoleranno insieme tra gli stracci, in una specie di discarica, loro che erano entrambi sognatori e innamorati di ciò che si poteva trovare nell’immondizia.



eXistenZ, David Cronenberg, 1999.

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eXistenZ. Era tra i film che possedevo da più di un decennio, sapevo che era bello, eppure non l’avevo mai visto. E’ più comodo veder film brutti, senza aspettative. Invano mi era stato consigliato da persone diverse nel corso degli anni. Un film che ha “anticipato” molti temi con cui ampiamente si lavora adesso, nel cinema di fantascienza: la realtà virtuale. Uscito nello stesso anno di Matrix, 1999, non ha niente da spartire con questo. Ed è anche per un pubblico diverso, quello che riesce a sopportare il cattivo gusto, anzi, lo cerca e poi quando lo trova (cattivo gusto però accompagnato da trame solide e temi importanti) lo custodisce con amore. Morte al demone Allegra Geller! Certe cose sono così vintage e fuori moda – pettinature anni 2000, ma in versione futuristica – da farmi sospirare. E’ fantastico. E’ fantastico. E’ fantastico. Voglio quella salamandra e portarla a casa. Con me. Ma la scena delle scene è quella al ristorante cinese, dove bisogna ordinare LO SPECIALE. Sa tutto, terribilmente, di già vissuto, con affianco un ragazzo che mangerebbe anche quello. (Lo Speciale non è altro che un piatto disgustoso con questa salamandra cucinata…)

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Anche qui c’è un mondo claustrofobico e senza senso, in cui realtà e sogno si confondono. Dove si va? Chi ha messo quelle persone nel gioco e nella storia? Qual è lo scopo? E’ giusto rifugiarsi in un mondo che non esiste? Ma cosa esiste davvero? E perché è così opprimente quando non succede niente?

“Tu vuoi tornare al ristorante cinese perché qui non succede niente. Siamo al sicuro.”

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“Qual è lo scopo del gioco?”
“Devi partecipare al gioco per scoprire perché stai partecipando al gioco. E’ il futuro Pikul.”


Il giorno della marmotta, Groundhog Day, 1993.

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Un altro film molto vecchio che non capisco come mi possa esser sfuggito: ad un primo impatto sembra una di quelle cose che non smettono mai di trasmettere nel periodo di Natale, come Serendipity, L’amore non va in vacanza e tante altre cazzate.

Ma:

  • Non è un film di Natale, anche se c’è l’inverno di mezzo. Il giorno della marmotta è il 2 Febbraio, si dice che se la marmotta si sveglia ed esce nella neve in questo giorno, verrà prima la primavera. Se non accade così, ci saranno altre tre settimane d’inverno. Anche qui ci sono dei temi che saranno ampiamente sfruttati in seguito per film da multisala blockbuster e patatine, come Live, Die, Repeat (con Tom Cruise, 2014, anche conosciuto come Edge of Tomorrow – Senza domani). Anche qui una struttura “a videogame”, in cui gli eventi si reiterano e il protagonista è costretto a rivivere all’infinito uno stesso odioso giorno della sua vita: il giorno della marmotta. Tradotto il titolo in italiano con “Ricomincio da capo”, ne è stato fatto anche un remake italiano con Antonio Albanese, “E’ già ieri”, del 2004 (che ho provato a vedere ma non m’ha convinto molto).

Tra l’altro, mi son ricordata che delle marmotte le ho viste davvero. In un viaggio mi son ritrovato un assurdo e improvviso museo-casa della marmotta (non avendo purtroppo il tempo di visitarlo, era chiuso). E spesso le ho fotografate in montagna. Ciao marmotte.

Da wiki:

La tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta. Se questa emerge e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto; se invece vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa nella sua tana, e l’inverno continuerà per altre sei settimane.

In effetti, una giornata di cielo limpido nell’inverno nordamericano è spesso associata a temperature molto basse.

« If Candlemas Day is bright and clear, there’ll be two winters in the year. » « Se alla Candelora il cielo è limpido, ci saranno due inverni nell’anno. »

https://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_marmotta


Betty Blue (37°2 le matin), Francia, 1986.

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Betty Blue. Film francese che in effetti non si sa bene da dove sia spuntato fuori e che già probabilmente non vedeva quasi nessuno all’epoca (un po’ come ripescare Blue Valentine fra 10 anni: quanti se ne ricorderanno non lo so). Affronta il delicato tema della malattia mentale. Me l’ha consigliato la stessa persona che ha tirato fuori Ratataplan. Una storia d’amore atipica tra una ragazza straordinariamente bella ed un uomo anche lui di bella presenza (Béatrice DalleJean-Hugues Anglade, sono tutti e due francesi).

Zorg fa l’idraulico e vive da solo in una casetta sul mare. Per caso Betty finisce nella vita di Zorg e i due fanno l’amore tutto il tempo come dei ricci. Il ragazzo ha nel cassetto un manoscritto che non ha mai fatto leggere a nessuno, quando Betty lo trova desidera a tutti i costi che venga pubblicato e s’impegna ogni giorno per batterlo a macchina, convinta che Zorg sia uno straordinario scrittore. Betty e Zorg non possiedono quasi nulla a parte la giovinezza e la bellezza, però si trovano molto bene insieme, e per lo spettatore sembra una storia d’amore felice, un sogno in cui le cose scorrono facili nonostante alcuni imprevisti. I due mostrano una notevole dose di adattabilità in molte situazioni diverse (cambieranno più volte luogo in cui vivere, lavoro, etc.). Betty però mostra già il seme della sua follia, mostrando spesso dei comportamenti assurdi, degli scatti d’ira irrefrenabili e la tendenza a distruggere oggetti.

Finirà per cavarsi un occhio da sola, e quando giungerà per Zorg la notizia della pubblicazione del romanzo le cose saranno oramai compromesse.
Molti nudi, anche maschili. Un po’ lungo (3 ore) ma ne vale la pena.
Bellissimo. Mi spiace con questa sintesi di non avergli reso molta giustizia ma mi sento svogliata.

« Il mondo le va stretto »
(Zorg)

–  Come ti sembra?
– Devo dire la verità, un po’ volgare.
– Grazie, mi hai tolto un peso.

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La zona morta, David Cronenberg, 1983.

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Film molto anni ’80 con Christopher Walken che sa tantissimo anche lui di anni ’80. Volevo vedere qualche altro film di Cronenberg e sfruttare l’abbonamento ad Infinity che mi ha regalato la Vodafone: non fatelo mai. Ci sono solo i peggiori film di ogni regista o tutti quei film che avete già visto o che al tempo vi siete rifiutati di vedere perché non vi convincevano. Tratto da un romanzo di Stephen King, per sempliciotti, Cronenberg lo interpreta senza esagerare. L’unico pregio è che è 80issimo (ottantissimo). Nuovo termine che ho appena inventato e che potrebbero anche aggiungere al dizionario e che vuol dire “dal sapore di anni 80.”


Dumbo, 1941.

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Ok questo l’abbiamo visto tutti. Ma forse non vi ricorderete che c’è una scena in cui Dumbo SI SBRONZA per errore e finalmente dopo di questo nella sua vita inizia ad essere tutto chiaro. Inoltre è un film triste, ma così triste, da meritare di essere rivisto: è la storia di un elefantino discriminato. Poi il tutto è ambientato in un circo, quindi perché vedere Santa Sangre sì e Dumbo no? Se proprio volete piangere dopo continuate con Il brutto anatroccolo.

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Beh questo non centra niente ma me ne è venuta un’improvvisa nostalgia. E’ uno dei personaggi che amo di più: No-Face (Kaonashi) di Spirited Away.

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Bene, ora vado a comprare IL CD DI SANREMO e ciao.

Tanti altri film di Cronenberg, che mi sta piacendo davvero molto, nel prossimo post.

 

 

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Gatta Cenerentola – Napoli attraverso le immagini di Alessandro Rak

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gatta cenerentola poster

E’ ancora nelle sale ma paga il prezzo di una distribuzione non efficace. E’ il film perfetto di Alessandro Rak, già autore dell’Arte della Felicità e di un noto video dei Foja (‘O sciore e ‘o Viento). Come nell’Arte della Felicità (2013), anche nella colonna sonora di questo film ci sono i Foja, più altri pezzi di Ilaria Graziano e Alessandro Forni, confermando la maggior parte delle scelte stilistiche e musicali del primo film.
Ilaria Graziano è una cantante napoletana, non molto nota, ma che ha cantato anche in certe colonne sonore di Yoko Kanno (Ghost in the Shell, Cowboy Bebop). Nel cast ci sono un bel po’ di altri nomi famosi, come Gino Fastidio, Enzo Gragnaniello, Alessandro Gassman.

Gatta Cenerentola è una Cenerentola rivista in chiave goth, una favola che “appartiene” a Napoli, l’edizione più antica di Cenerentola è infatti ne Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, un libro di 50 favole del 1600 (precisamente del biennio 1634-1636) scritto in lingua napoletana, dal quale recentemente Matteo Garrone aveva attinto per Il racconto dei racconti (2015). Dal testo di Basile era stata tratta anche la famosa opera teatrale di Roberto De Simone, con Peppe Barra (1976).

Ma Gatta Cenerentola di Rak è un film d’animazione, dunque diverso da quanto già fatto finora da altri blasonati autori partenopei. Reca anche il bollino VM14. E’ ambientato in una Napoli post-apocalittica e inquieta, la Napoli di Rak è sempre buia, agitata, come quella dell’Arte della Felicità, in cui non faceva mai giorno (o come nei libri del nostrano Nicola Pugliese). Lo stile d’animazione è volutamente grezzo, acerbo, ricordando certi film d’animazione indipendente che avevo visto nel passato come De Profundis di Miguelanxo Prado. Ad alcuni ha ricordato cose fantastiche, Final Fantasy X, gli ologrammi di Zanarkand e varie altre reminiscenze di gioventù legate ad anime e videogame. C’è chi lo ha paragonato a Ghost in the Shell. Non è un mistero l’influenza nipponica in un lavoro del genere, confermato dalla presenza di Ilaria Graziano, ed è un chiaro omaggio a Miyazaki il corto all’inizio della proiezione, con riferimenti al Castello Errante di Howl, Porco Rosso, i piccoli makkurokurosuke, le caldaie…

Gatta Cenerentola è molto poetico, c’è sempre Capri sullo sfondo, ed è interessante vedere come qui siano interpretati alcuni luoghi di Napoli, il molo fascista, via Marina, il porto. Ogni città è dotata delle sue cose noiose che piacciono ai vecchi, e questo di Rak è un modo che mostra cosa voglia dire usarle bene, per arricchire una storia nuova che può interessare le generazioni venute dopo. A dire il vero, storia nuova non tanto, perché stiamo parlando di Cenerentola, tramandata per tradizione orale e scritta per la prima volta almeno nel 1600, ma il ragionamento resta valido, visto che si tratta comunque di coniugare una fiaba antica insieme a qualcosa di nuovo come videogiochi e animazione indipendente, mettendoci dentro della poesia alla Di Giacomo. Gli elementi utilizzati sono “tipici” e scaramantici di Napoli, gli stessi che aveva usato Pugliese, la pioggia in Malacqua (Einaudi, con prefazione di Italo Calvino, 1977) e La nave nera. Una nave che arriva improvvisamente, e non si sa bene cos’è e cosa faccia. La pioggia vista come elemento misterioso, oscuro, luttuoso.​

gatta cenerentola nave

Dell’Arte della Felicità si può trovare in libreria anche il fumetto, mentre il dvd di Gatta Cenerentola uscirà il 22 dicembre.

Una curiosità: in Lo cunto de li cunti già si parlava di pastiere e casatielli.

« E, venuto lo juorno destenato, oh bene mio: che mazzecatorio e che bazzara che se facette! Da dove vennero tante pastiere e casatielle? Dove li sottestate e le porpette? Dove li maccarune e graviuole? Tanto che nce poteva magnare n’asserceto formato. »

Tutte le favole del libro sono ambientate tra Campania e Basilicata, in particolare la favola di Raperonzolo in Lo cunto de lo cunti è ambientata al castello di Lagopesole (Basilicata, non molto distante dai laghi di Monticchio).

Altri video di Alessandro Rak:

24 Grana – Kanzone su Londra
Bisca – La paura
Foja – ‘O sciore e ‘o viento

Altri video/progetti di Rak:

A Skeleton Story – Trailer
See you later – Ugo Santangelo
Sigla della Settimana Internazionale della Critica di Venezia realizzato da Alessandro Rak

Ilaria Graziano (anche nota come ILA o Nanà):

Cowboy Bebop – Pearls

Ilaria Graziano & Francesco Forni – Lastrada

Gatta-Cenerentola-3

gatta cenerentola poster orizzontale

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L'arte della felicità di Alessandro Rak