I principali festival estivi in Campania

Un promemoria con gli eventi dell’estate. C’è anche roba orrenda, non fateci caso.

1-2-3 Giugno – Meeting del Mare @ Marina di Camerota

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21°esima edizione per il Meeting del Mare di Marina di Camerota, ad ingresso gratuito. Tre giorni di mare e musica, free camping in spiaggia, gelati e atmosfere molto indie. Quest’anno i nomi di “punta” sono Bombino, Diodato, Fabrizio Moro, Erri de Luca & CGS Greco Salentino. Da segnalare per il terzo giorno i nostrani Molotov d’Irpinia.

Programma completo:

1 Giugno: Bombino + Diodato
blueMonday * NoRetro * L’ultima fila * Diversamente Rossi * PORTNOY * Aria * Nestor’s Hound * So Does Your Mother * Younger and Better * Andrea Nabel * Luci di Wood * Il BellaVista

2 Giugno: Fabrizio Moro
The Budda’s Palace * Il Rimorso Di Eva * Le Cose Importanti * Damash * Francesca Fariello * Marat * Out Of Place Artifacts * Le Fasi * Infelici * San De Villa * Blindur * amarcord

3 Giugno: Erri De Luca & CGS Canzoniere Grecanico Salentino
Murjana * Emian PaganFolk * Coma Berenices * The Mother * Il Branco * Maleizappa * Lou Tapage* Est-Egò * Random Clockwork * Molotov d’Irpinia

 1-2-3 giugno – Mates Festival – Parco Ippodromo di Agnano

Un festival di tutt’altro genere, ma che segnaliamo per completezza, e che si tiene negli stessi giorni del Meeting del Mare. Molto pubblicizzato nell’ambiente universitario (ha una partnership con la Federico II e con la Luiss di Roma), il Mates Festival vede come nome principale Bob Sinclar, famosissimo dj e produttore discografico francese. Sono previste aree gaming, benessere e intrattenimento di vario tipo.

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Dal sito ufficiale:

L’evento si terrà dall’1 al 3 giugno al Parco dell’Ippodromo di Agnano il quale sarà allestito per tre giorni con aree tematiche all’insegna dell’entertainment: Food & Drinks, Wellness, Relax & Detox e Gaming.

Le “giornate Mates” saranno accompagnate da Panel a cura delle Università Federico II di Napoli e Luiss di Roma, sui temi di attualità come Cyberbullismo e Startup.

Organizzato da Wonder Manage, Nmk e Med Music Corporate, il “Mates Festival” favorirà l’accesso agli studenti tutti, e si propone come il raduno annuale dei giovani nella capitale del mediterraneo.

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5 Giugno – Napoli Teatro Festival – X Edizione – Franco Battiato & Ensemble Symphony Orchestra

Il Napoli Teatro Festival si apre con uno straordinario evento gratuito: a Piazza del Plebiscito, il 5 giugno alle ore 21.30, in concerto Franco Battiato. I suoi ultimi concerti in Campania, quasi sempre in teatro, avevano prezzi decisamente elevati: il cantatore non ritornava gratuitamente in zona in un evento di questa portata, almeno dal Capodanno 2008 a Salerno. Il Napoli Teatro Festival continuerà poi con un ricco programma di spettacoli e concerti da consultare sul sito ufficiale www.napoliteatrofestival.it

Sabato 10 Giugno – Campania ECO Festival @ Nocera Inferiore

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Il Campania Eco Festival quest’anno ospita i campani Foja, Almamegretta & Raiz. Il Festival si tiene come sempre all’interno dell’isola ecologica Fosso Imperatore di Nocera. Come gli altri anni, ha un costo di 10€ e i biglietti sono acquistabili in prevendita su Musicraiser.com, le prenotazioni servono ad assicurarsi i gadget del festival e a sostenere il festival.

Suoneranno:

– Foja
– Almamegretta & RAIZ Official Page
– The Valium
– Joe Petrosino & Rockammorra & Piervito Grisu’
– Ephimera (vincitori del CEF DifferenziaRock Contest 2017)

23 Giugno – ModaMusica @ Outlet La Reggia Marcianise- J-Ax in concerto

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dalle ore 21:00

Di nuovo saltiamo da un genere all’altro, da un’isola ecologica al maggiore outlet della Campania. Probabilmente questo sarà solo il primo di un più ricco programma di eventi, ma per ora è l’unica data confermata: J-Ax il 23 Giugno in Piazza delle Palme dalle ore 21.00.

22 Giugno – Anteprima Luglio in Jazz – Centro Commerciale Campania

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Ormai la musica si fa nei centri commerciali: una prima data confermata all’interno della rassegna Luglio in Jazz del Centro Campania, Al McKay’s Earth Wind & Fire Experience, dalle ore 20.45, ingresso gratuito.

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23-25 Giugno – Newroz Festival – Mostra d’Oltremare

Un festival giovane, solo alla terza edizione, con molti nomi locali e qualcosa da fuori, organizzato con la collaborazione di Ufficio K Eventi.

23 Giugno – Ciccio Merolla – 99 Posse – James Senese Napoli Centrale
24 Giugno – Foja
25 Giugno – Gazzelle – Lo Stato Sociale

7-8-9 Luglio – Farcisentire @ Scisciano

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12°esima edizione per il Farcisentire, rigorosamente ad ingresso gratuito (al massimo, potete fare un’offerta a piacere all’ingresso). Quest’anno i giorni sono tre, con The Zen Circus, Fast Animals and Slow Kids e Canova.

12a Edizione | 7-8-9 Luglio 2017
Farcisentire Festival – INGRESSO GRATUITO

7 luglio The Zen Circus
8 luglio Fast Animals and Slow Kids
9 luglio Canova

Parcheggio Circumvesuviana – Scisciano NA

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7-8 luglio – Evil Fest – Alvignano

Cambiamo di nuovo totalmente genere nell’elencarvi l’Evil Fest di Alvignano, dedicato agli amanti del metal. Il festival ha un costo tra i 18 e i 22€ per i singoli giorni e 30€ per l’abbonamento, acquistabile solo in prevendita. Come spesso capita per eventi di nicchia di questo tipo, il prezzo del biglietto è più vantaggioso in prevendita e più alto alla porta, in modo da assicurare un certo numero di presenze.

Il calendario:

Day One | Venerdì 7 Luglio

● INFERNO (CZE)
● CARONTE (Parma – IT)
● VIOLENTOR (Lucca – IT)
● PROFANAL (Livorno – IT)
● EVIL SPELL (Milano – IT)
● NAUDIZ (Roma – IT)
● THE RADSTER (Napoli – IT)

In prevendita prezzo ridotto
– € 15 (Dal 28/04 al 28/06)
– € 18 (Alla cassa il giorno dell’evento)

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Day Two | Sabato 8 Luglio

● SKELETAL FAMILY (UK)
● INCA BABIES (UK)
● BELGRADO (Spain/Poland)
● ASH CODE (Napoli, IT)
● HAPAX (Napoli, IT)

In prevendita prezzo ridotto
– € 18 (Dal 28/04 al 28/06)
– € 22 (Alla cassa il giorno dell’evento)

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Abbonamento Venerdì + Sabato

– € 30 (Dal 28/04 al 28/06)

– Non sara’ possibile acquistare l’abbonamento in cassa la sera dell’evento.

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Campania Blues Festival – Salerno

Un festival dedicato al blues. Per ora solo un paio di nomi confermati, Frankie Chavez (10 Luglio) e Luke Winslow King (9 Luglio).

Noisy Naples Fest – dal 2 Giugno al 24 Settembre

Più che un festival vero e proprio, una lunga lista di concerti estivi che si terranno all’Arena Felegrea. Jarabe de Palo, Il Volo, Justice e molti altri, a prezzi variabili, da giugno a settembre.

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Farcisentire Report @Scisciano, Stazione Circumvesuviana

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Il Farcisentire è un festival al quale sono profondamente affezionata. Forse perché mi ricorda l’estate dopo la maturità in cui uscì a sorpresa un canale televisivo sconosciuto di nome Flux, che poi cambiò nome in Qoob e velocemente venne oscurato. Mi ricorda Il Teatro degli Orrori, The Veils, The Spinto Band. Certi video di Bat for Lashes. Mi ricorda com’è essere indie in degli anni in cui la parola indie è rimasta indietro. Mi ricorda Berlino prima ancora che diventasse di moda fare le vacanze a Berlino, gli scioperi del liceo, i mercatini di orecchini fatti con materiale riciclato, le prime volte che si prendeva il treno, mi ricorda com’è densa la notte di mezza estate, con l’inceneritore di Acerra che come un mecha nel buio brilla più di tutte le altre cose. Ricorda com’è uscire la sera quand’è ancora giorno e come può essere spoglio un festival senza prato, eppure allo stesso tempo perfetto per più motivi, nel suo crescere negli anni. Un miracolo genuino nella periferia della periferia. Farcisentire risulta, secondo il mio personale parere, migliore di molti suoi corrispettivi lontani o a pagamento, perché autentico, intriso di un fascino di transizione post-adolescenziale, che mai straripa al punto da diventare farlocco, né cade come altre manifestazioni “di paese” che risultano essere solo una sfilata di band giovanissime locali che non sanno suonare. Senza niente togliere a chi s’impegna nel far fiorire festival ed eventi di questo tipo, che è sempre meglio che ci siano piuttosto che non ci siano, però il Farcisentire, che è sempre stato gratuito, nel 2014 ha portato a Scisciano, che per chi è della zona è praticamente dietro casa, artisti stranoti come i Marlene Kuntz, che possono piacere o non piacere, ma che per un piccolo festival indipendente sono sempre un gran risultato. Negli anni precedenti, tra i tanti che sono saliti sul palco del Farcisentire, ricordo Perturbazione, Il Teatro degli Orrori, A Toys Orchestra.

Però sicuramente, ciò che conferisce al Farcisentire un fascino suo, è la location. I treni, la stazione della Vesuviana. La campagna mista alla disarmonia metropolitana. Quella di un interland napoletano, di una serie di fermate che molti di noi sono, o sono stati costretti, a vedere ogni santissimo giorno con rassegnazione, con odio, con insofferenza. Ma anche con un certo amore per ciò che siamo. La location del Farcisentire rappresenta più che mai la nostra identità. Rappresenta la possibilità della crescita, ed è una veduta su di una terra che da sempre è più che prolifica sotto aspetti diversissimi. E’ una fermata della Vesuviana, quella di Scisciano, per molti sconosciuta, tra gli alberi. Dal finestrino di quei treni, è un nastro che abbiamo visto riavvolgersi mille volte, noi studenti, lavoratori, con i suoi pregi, i suoi difetti. Non rinneghiamo niente. La stazione della Vesuviana di Scisciano è come un disco di Vasco Brondi prima che decidessimo di buttare Vasco Brondi nella spazzatura pur ammettendo fosse un prodotto dei nostri tempi, prima ancora che uscissero un po’ di dischi a descrivere quelle stesse sensazioni. Farcisentire è ancora una fotografia di quel tempo. Sa di internet 56k, di fumetti d’annata, quando il cielo rosso avvolge la provincia, quando ci sembra di essere in quel futuro che credevamo fosse dei film ed invece è vero, sappiamo che anche questo è parte di noi.

La sera dell’8 Luglio, così come nelle precedenti edizioni, quando arriviamo la notte è buia e le macchine sono parcheggiate. C’è molto verde e molto niente. E’ un festival che spesso ha proposto artisti che in Campania solo col tempo si sono inflazionati. Il Teatro degli Orrori nel 2008, quando certe cose bisognava “andarsele a cercare”, Gino Fastidio prima di Made in Sud, le magliette e gli orecchini con gli uccellini e le gabbie prima che Bershka e H&M ne riempissero i centri commerciali. E’ quella capacità di annusare influenze estere lontane che non tutti hanno, in una Campania dove non sempre è semplice, dove internet a tutti è arrivato tardi, dove il torpore estivo rallenta ogni cosa, dove la musica, il cinema d’autore, le cose buone, alcuni anni fa sembravano riservate (ma non lo sono mai state, attenzione) solo a chi aveva la verve di non accontentarsi. Allora un piccolo festival come Farcisentire, a Scisciano, è sempre stato un piccolo miracolo ma di quelli fatti bene, dove non c’è niente che non va, dove anche le persone nel pubblico, poche o molte che siano, sembrano comportarsi con un’onestà non indifferente, con un rigore quasi eccessivo. E’ un festival in cui sembra giusto dare considerazione alle band, che sono selezionate con attenzione, e che sono in quest’edizione 2016, a parte gli headliner, tutte campane.

Per venerdì 8 Luglio prima del toscano Francesco Motta ci sono Bludiklein, BluDiMetilene, La Rue Catalana. Sabato 9 Luglio 7Parsec, i salernitani Terzo Piano, i vivaci Kafka sulla Spiaggia e sul tardi il sardo Jacopo Incani, in arte Iosonouncane, originario di Buggerru. Il festival inizia tardi, tra le 22 e le 22.30. Per quanto non fossi particolare fan né di Motta né di Iosonouncane, il festival in quanto a programma fin da subito non mi sembra male.

Così venerdì, verso le 22.30, raggiungiamo in auto la stazione della Vesuviana di Scisciano.

In primis una persona, che non centrava moltissimo con il festival, ma la cui presenza in fondo va ancora va bene, ci chiede se vogliamo un braccialetto, di quelli luminosi da discoteca. Poi all’ingresso, a offerta libera, ci viene chiesto cosa vogliamo. Ci sono dei braccialetti verdi di gomma del Farcisentire, accendini del Farcisentire, magliette e tutte queste cose tipiche dei festival, quindi la raccolta braccialetti da festival continua.

Come dicevo prima, La rue catalana, Bludimetilene, Bludiklein “aprono” il concerto di Francesco Motta. Sono tutti bravi. La qualità del suono è ottima. I Bludiklein a fine esibizione distribuiscono materialmente il loro disco al pubblico. E’ un gesto gentile, onesto, questo di offrire il loro disco, sarò stata fortunata, ma tutti i dischi che ho ricevuto regalati a dei concerti da artisti “sconosciuti” che volevano pubblicizzarsi, erano belli. Quando non c’è la pretesa di vendere, ma la sicurezza di essere apprezzati anche senza essere noti, beh, di solito è qualcosa di positivo.

Sul tardi, l’esibizione di Francesco Motta. Motta, ammettiamolo, è il nome del momento. Si presenta come un ragazzino ma ha 30 anni. Prima de “La fine dei vent’anni“, prodotto da Riccardo Sinigallia, ha pubblicato due album con la sua band livorno-pisana, i Criminal Jokers. Dotato di una grande forza e di una voce tagliente (graffiante è la parola più abusata ma anche la prima che viene inevitabilmente in mente, Motta potrebbe farne da esempio sul dizionario), ha all’attivo diverse collaborazioni, come quelle con Nada, Giovanni Truppi, Zen Circus. E’ dotato di una bravura che segna un distacco dagli altri artisti giovani con la quale teoricamente condivide il mercato. Sembra qualcosa a metà fra tuo cugino più piccolo e un vero artista. Si atteggia a star senza darlo un po’ a vedere, un po’ come tuo cugino, quando alle domande dei genitori sulla ragazza rispondeva “fatti miei”. L’ego, la bravura di Francesco Motta, non danno fastidio, ma sono giusti come quelli di chi ci sa fare. E’ la prima volta che suona al di sotto di Roma, ma s’incarta sul palco contraddicendosi più di una volta. La sua inesperienza sembra essere solo quella di parlare sul palco, cosa che gli conferisce tenerezza. Alla fine, dedica un momento a quelli che nel pubblico “non si sono avvicinati”. A palco spento, sembra di essere tornati ai momenti di occupazione del liceo, ricreando un’atmosfera non male. L’unico neo che posso osservare in Motta, live, è quello di rappresentare un’Italia che recepisce influenze forse perdendo qualcosa di sé per la strada, non mantenendo la propria integrità. In questo recepire, riuscendoci con talento, ricreando alla perfezione, il rock italiano sfrutta ogni sua arma, rincorre un sogno senza innovazioni.

2° giorno. Il festival sembra molto più tranquillo del giorno prima. Questo, prima di Iosonouncane. E’ un festival strano, un festival astemio, nonostante la presenza del birrificio Okorei, è un pubblico che non beve, non fuma, non sorride. Iniziano i 7Parsec, molto bravi, che cullano il Farcisentire in quest’atmosfera di nichilismo. Poi i Terzo Piano da Salerno, i Kafka Sulla Spiaggia riescono a smuovere un pubblico tranquillo e forse un po’ freddo, sfoderando delle capacità di intrattenimento vere, le prime che osserviamo dall’inizio del Farcisentire. Prima di Iosonouncane vi sono i vari ringraziamenti, agli sponsor, al sindaco, alle associazioni coinvolte.
Dopo, con l’arrivo di Iosonouncane si sente finalmente forte la sensazione che sia sabato. E’ qui che il Farcisentire cambia veste, sfoderando la sua carta più attiva. Viene trascinato in una nuova dimensione, si affolla, la musica pervade ogni cosa, diventa adulto. E io forse solo adesso ne rimango delusa, perché ciò che amo, del Farcisentire, è quella vena romantica del 2000 che rimpiange gli anni 90 che a sua volta ha nostalgia degli ’80.

Quell’essere ingabbiati in una storia di Brizzi e non riuscire a uscirne più fuori.

(Valentina Guerriero)

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Meeting del Mare, report da Marina di Camerota

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Il Meeting del Mare alle 20.30 del sabato sera.

L’estate è caratterizzata dai festival estivi e il Meeting del Mare è sempre stato uno dei più appariscenti delle nostre coste. E’ l’idea di festival che in un profondo sud, per generazioni nate e cresciute dopo gli anni ’80 e ’90, è sempre qualcosa di lontano e distante, da ritrovare al di fuori dei nostri confini, soggetto a rielaborazioni, reintrepretazioni a misura dei nostri anni. Il Meeting del Mare in fondo ci ha provato, negli anni, a dare quell’atmosfera di festival che al sud nel dopoduemila non ci appartiene praticamente mai. Cose come l’Heineken Jammin’ Festival, il Wacken, il Gods of Metal, il Monster of Rock, lo Sziget, ma anche il ‘semplicissimo’ Miami, sono distanti anni luce da noi al punto da non ricordarci a volte nemmeno della loro esistenza. Il Sud Italia, la Campania in particolare, vive di piccoli festival indipendenti e quasi sempre gratuiti che negli anni hanno conquistato la loro dimensione, si sono ingranditi, sono diventati meglio degli stessi concerti a pagamento con gli stessi identici artisti che sono organizzati durante l’inverno nelle città. Il Meeting del Mare è uno di questi, uno dei capisaldi del programma estivo, presente da oramai vent’anni sulle coste del Cilento. Dal 2 al 4 giugno, a Marina di Camerota, si sono svolti 3 giorni di festival, con le tende sulla spiaggia, tutto rigorosamente gratuito, con i giovani, molti di loro minorenni, la musica, la sabbia, i gelati, spendere pochissimo, la democrazia. Marina di Camerota è vincente. Abbiamo intervistato molti dei ragazzi che erano arrivati lì al Meeting del Mare: non venivano da molto lontano, la quasi totalità dei ragazzi veniva dalla Campania. Da Salerno, Napoli, Avellino, qualcuno dalla Basilicata. Un piccolo gruppo da Reggio Calabria. Una buona percentuale veniva dalla provincia di Avellino, da piccoli paesi dove c’è ancora entusiasmo per le idee pure, come quella di accamparsi quattro giorni, o come quella di ascoltare musica, qualunque essa sia. Ragazzi di paesi come San Mango, Grottaminarda, Tufo, erano quelli che popolavano il Meeting del Mare. Ma molti venivano anche dai licei di Napoli e di Salerno. Pagelle raccolte, tutti promossi, liceo chiuso, ci si vede a settembre. L’età media? Dai 16 ai 23 anni. Qualche over 30, ma decisamente una minoranza, nonostante si tratti di una fascia di età numericamente sempre molto presente ai festival. Ma non qui. D’altronde il programma era quello che era: un festival più che altro destinato a gruppi emergenti, anche questi giovanissimi.

Fatta eccezione per I Cani, dall’alto dei 30 anni di Niccolò Contessa, sul palco sabato 4 giugno come headliner. Un nome di punta ma neanche così tanto, che di certo non riesce da solo a essere di richiamo per tutto il Sud Italia. Una band che negli anni ha riscosso un ottimo successo della critica, dopo un esordio un po’ più anomalo e travagliato avvenuto nell’estate del 2011, in cui Il sorprendente album d’esordio dei cani fece parlare molto di sé e non necessariamente bene, preceduto dall’uscita improvvisa del singolo Hipsteria su Youtube, arrogante, provocatorio, che non si sapeva a che gioco volesse giocare, e che di certo un po’ cavalcava le mode e sembrava utilizzarle per raggiungere uno scopo personale.

Il progetto di Niccolò Contessa, che era partito con la descrizione e l’analisi di comportamenti e disillusioni delle ultime generazioni (Il sorprendente album d’esordio dei cani, 2011) e che s’è risolto progressivamente in una ricerca di qualcosa di più all’interno di se stessi (nei successivi dischi, Glamour, Aurora) ha conquistato uno spazio man mano sempre più ampio di quello di partenza, dimostrando di non avere poi così tanto da dividere con le meteore del mercato indie del momento e collaborando anche alla colonna sonora di alcuni film,  quali “La felicità è un sistema complesso” di Gianni Zanasi e “The Pills – Sempre meglio che lavorare“, nel quale è stato incluso “Questo nostro grande amore”, primo brano di Aurora, che è l’ultimo e terzo e ultimo album de I Cani, uscito a fine gennaio 2016.

Sebbene I Cani abbiano fatto quasi tutto sold out alle date di Livorno, Firenze e alle altre due o tre date immediatamente successive all’uscita di Aurora, il Sud Italia – e forse è un bene – è ancora distaccato da generi di nicchia come questo, ricerca cose più semplici, di cui Marina di Camerota è fondamentalmente l’espressione. Il mare, i bar, i locali, una città a misura di giovani (in potenza, una Gallipoli 2.0, che è considerata, fra i giovani, la città dei giovani).

Al Meeting del Mare, per le sue proporzioni, per il suo potenziale, ammettiamolo, c’era pochissima gente. Quasi nessuno ad ascoltare i primi gruppi del sabato sera. “Il festival? Sì, mi sono divertito, ma non mi piaceva il genere.” In molti hanno risposto così. “Ma siete venuti per il festival?” “Sì, siamo venuti per il festival.” Ma il festival inteso come luogo d’incontro, non come musica. “I Cani? Suonano da Cani”. Non a tutti il concerto interessava davvero, il Meeting del Mare è stato per alcuni poco più di un pretesto. La divisione che una volta avveniva tra i cultori della musica dance e gli amanti della musica rock oggi è più che altro una convenzione. I ragazzi, indifferentemente dal genere musicale d’appartenenza, oggi vogliono le stesse cose. La musica è un contorno. E’ un’occasione per stare insieme, spesso in gruppi rigorosamente di soli ragazzi o di sole ragazze. Ma c’erano anche i fan di Niccolò Contessa, specialmente nelle prime file, ragazze giovanissime che resistevano al pogo alle loro spalle per le canzoni de I Cani. Nel pogo tutti bravi ragazzi, anche loro giovanissimi, ma con boccioni di vino, bottiglie e tutto ciò che potesse contribuire ad arricchire il loro personale cliché di concerto, che avevano immaginato a lungo mentre erano ancora a scuola, a lezione all’università ai primi anni, mentre erano nei loro piccoli paesi di poco più di 1000 abitanti, seduti ai piedi della fontana di pietra nella piazza principale, mentre lo dicevano ai cugini, mentre erano sul pullman che li portava in Cilento, loro quel festival, quei giorni, già li scrivevano nei loro pensieri. Gli addetti della sicurezza controllavano costantemente che non accadesse niente, e in effetti non accadeva quasi niente. Si facevano talvolta restituire le bottiglie vuote che avrebbero potuto creare problemi nella folla. Il pogo era vivace ma gestibile, innocuo, ingenuo. Fermarlo sarebbe stato come sgridare un cane che vuole saltare addosso al padrone per fargli le feste, e questo il sindaco di Camerota, gli organizzatori, la sicurezza, l’hanno capito bene. Un esempio? Alla luce del giorno seguente un ragazzo ci mostra un morso sul braccio, asserendo di averlo ricevuto da una ragazza che tentava di difendersi nel pogo. La ragazza era assorta nel concerto, lui era felice nel pogo prima e dopo il morso, comprendendo che era stata un’onesta tecnica di autodifesa. Nessuna preoccupazione. Nessun problema. Non ci si riesce a preoccupare di nulla a Marina di Camerota, si riesce solo a rilassarsi, mentre si mangia sul mare senza ansie a prezzi contenuti, e speriamo resti così per tutta l’estate e per i prossimi vent’anni.

Il sindaco, sul palco, ha ringraziato i ragazzi che erano con le tende lì sulla spiaggia da alcuni giorni per il loro comportamento corretto, per non aver creato nessun danno, per non aver lasciato nulla sulla spiaggia. Dopo il concerto, la città ha continuato a vivere fino alle 4, alle 5 di mattina, come se fosse stato giorno, in assoluta tranquillità. Bar, ristoranti, gelaterie aperte, come in un paese dell’estero popolato dai soli studenti di una scuola estiva, che bevono un po’ ma non diventano mai veramente tristi né violenti. Un paese dell’estero per i ragazzi, quelli bravi, quelli che provano a non esserlo, con alcool, camping e (poche) droghe leggere, ma che in fondo lo sono sempre, perché per essere cattivi ci vuole ben altro.

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Tornano i grandi concerti dell’estate all’Arena Flegrea di Napoli

Se la mia presenza sulla presente pagina è diminuita è perché parte del tempo che dedico alla scrittura di articoli “impersonali” è ora destinato a Bassa Irpinia News, quotidiano online registrato in tribunale. Poiché si tratta di argomenti che spesso davvero m’interessano e che vorrei arricchire a volte con dettagli e fotografie più personali del dovuto, finché la cosa non andrà in conflitto con il giornale, li proporrò anche qui (anche per tenerne traccia).

Questo ne è un esempio. Sperando possa essere utile a qualcuno! :)

(C’è un calendario di concerti rielaborato con i prezzi dei biglietti all’interno.)

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Forse una delle location più suggestive della nostra città, e sicuramente tra le più caratterizzanti, l’Arena Flegrea negli anni ha visto un quasi regolare alternarsi di grandi artisti, che era però di tanto in tanto intervallato da medi-lunghi periodi in cui Napoli giaceva addormentata. L’estate del 2016 ha un calendario ricco, ricco specialmente se lo relazioniamo a ciò che Napoli a volte rischia di diventare: una città del sud immobile e annodata nei suoi problemi, non un luogo d’incontro, di scambio e di manifestazioni.

Pubblichiamo qui di seguito le date e i prezzi dei principali concerti che si terranno quest’estate all’Arena Flegrea o più in generale in “zona flegrea”.

I grandi nomi del jazz ci sono tutti, quasi tutti quelli possibili al punto da chiedermi se per caso non mi sia svegliata per errore in un giorno di giugno del 2006 o del 2007, tante sono le somiglianze che vedo con quell’estate. Lo stesso luccichio strano di un giugno adombrato da qualche cirro, che si ripresenta ciclicamente negli anni che scorrono, non in tutti, solo in alcuni. Molti degli artisti nel programma sono già stati a Napoli e in particolare sui palchi flegrei, alla Mostra d’Oltremare. Saltano all’occhio i Massive Attack, tassello fondamentale per la comprensione della musica elettronica / trip hop e che erano già stati a Napoli nel 2008 portati dal Neapolis Festival. Ma anche Robert Plant, voce dei Led Zeppelin, all’Arena Flegrea questo 22 Luglio, era stato la ricercata scelta del Neapolis Festival 2006, che prevedeva nella stessa serata Iggy Pop, Carlos Santana e Robert Plant. Con un costo del biglietto che oggi considereremo irrisorio, in una delle migliori location di Napoli, la Mostra d’Oltremare, Robert Plant aveva cantato molto della sua produzione solista, dando la sensazione-convinzione che anche Napoli era capace di ospitare – di nuovo – qualcosa di fuori dalle righe. Sicuramente anche Iggy Pop aveva contribuito in larga misura a questo. Non tanto Santana, che già era stato qualche tempo prima a Piazza del Plebiscito, in un concerto gratuito, insieme a Pino Daniele, e che si era “limitato” a consacrare il Neapolis 2006 con la sua musica vera, solida, trasversale. Più trasversale di sicuro di una figura come Plant, da lì a poco sarebbe uscito il nuovo, per l’epoca, album Nine Lives (2006), a nome suo e della band che era con lui: si chiamavano Robert Plant & The Strange Sensations. A 10 anni da allora, Robert Plant è il 22 Luglio 2016 all’Arena Flegrea.

Molti sono i nomi del jazz, anche quelli riportano molto indietro la memoria di chi ha sempre ricercato concerti. Diana Krall, regina del piano e la cui immagine mi rimanda agli specchi del Teatro Bellini altri dieci anni fa, Pat Metheny e le immense distese del Missouri che ritrovo descritte nelle sue canzoni, che si perdevano come lucciole nella profondità del belvedere di San Leucio, sotto un grande cielo, tra le luci vibranti della città, come una pioggia solo immaginata, che non bagna, che cade da un cielo sgombro come la mente appena sveglia, detersa dopo un sogno estivo. E poi Chick Corea, il jazz, la fusion, un uomo del 1941, un pezzo di storia, e allora mi ritorna in mente come all’Arena Flegrea, sempre nel 2005 o 2006, ero stata a un concerto di Keith Jarrett, un’altra personalità intoccabile, inarrivabile, del jazz, del piano. Anche lì la notte, l’aria di luglio, vibravano insieme all’esibizione, come se fossimo stati tutti presenti ad un piccolo miracolo, un miracolo che piano piano si espandeva e conquistava uno spazio sempre più grande e non se ne vedevano più i confini, che in fondo erano liquidi e lontani, e s’infiltravano nella terra e tra le radici degli alberi, confini che poi ritrovavo anni dopo in un racconto di David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani, con la descrizione degli eventi che accadevano proprio dentro e fuori un concerto di Keith Jarrett.

Un ultimo concerto, che mi sento di segnalare, non all’Arena Flegrea ma all’Ippodromo di Agnano, con i Subsonica, 99 Posse e Jovine, sicuramente un evento giovane creato per i giovani, complice anche il prezzo del biglietto accessibile a tutti. (Valentina Guerriero)

In ordine di data, i concerti all’Arena Flegrea di quest’estate 2016:

25 Giugno – Subsonica – 99 Posse – Jovine – Ippodromo di Agnano
12€

1 Luglio – Sergio Cammeriere, Gino Paoli, Danilo Rea – Arena Flegrea

Cavea alta: 35€
Cavea bassa: 40€

5 Luglio – Jack Savoretti – Arena Flegrea

Definito da alcuni critici come il nuovo Bob Dylan, Jack Savoretti, classe 1983, origini anglo-italiane ma residente a Lugano. Ha 4 album all’attivo, l’ultimo è Written in Scars.

Cavea alta: 30€
Cavea bassa: 35€

11 Luglio – Diana Krall – Arena Flegrea

Cavea panoramica: 33€
Cavea alta: 55€
Cavea bassa: 88€

12 Luglio – Pat Metheny, Ron Carther – Arena Flegrea

Panoramica: 30€
Cavea Alta: 35€
Cavea Bassa: 45€

16 Luglio – Chick CoreaArena Flegrea

Cavea alta: 33€
Cavea bassa: 44€

19 Luglio – Stefano Bollani – Arena Flegrea

Cavea alta: 30€
Cavea bassa: 35€

22 Luglio – Robert Plant & The Sensational Space Shifters – Arena Flegrea

Le altre due date italiane sono ad Assago – Summer Arena (20 Luglio) e a Taormina, Teatro Antico (24 Luglio)

Panoramica: 65€
Cavea Alta: 75€
Cavea Bassa: 85€

27 Luglio – Massive Attack – Arena Flegrea

Solo tre date italiane, le altre due ad Assago – Summer Arena (23 Luglio) e Firenze – Ippodromo del Visarno (24 Luglio)

Cavea Panoramica: €44
Cavea Alta: €50
Cavea Bassa: €58

28 Luglio – Rufus Wainwright, Emma Marrone – Arena Flegrea

Cavea alta: 35
Cavea bassa: 45€

1 Agosto – Paolo Fresu, Omar Sosa, Jaques Morelenbaum – Arena Flegrea

Cavea alta: 30€
Cavea bassa: 38€

5 Agosto – Amore che vieni, amore che va, De André in Jazz – Arena Flegrea

30 Agosto – Vivaldi’s Four Season by Max Richter – Arena Flegrea

I concerti dell’estate Parte 1.

ritaglio esperanza

Pomigliano Jazz, venerdì 18 Luglio, Parco delle Acque.

TOM HARRELL Colors of a Dream
con JOHNATHAN BLAKE – WAYNE ESCOFFERY – UGONNA OKEGWO – JALEEL SHAW – ESPERANZA SPALDING

Il jazz in parco ad ingresso gratuito è un modo chiaro per dimostrare che tutto può diventare molto ma molto mainstream. Non che ci sia niente di male, anzi. Il problema è il fumo di canna passivo, indelebile e onnipresente, e il dubbio che Esperanza Spalding abbia sostituito Amy Winehouse come idolo dei tossici alternativi.

Umidità infinita. E droga gratis nell’aria senza neanche la scomodità di doverla fumare consapevolmente.

D’altronde Pomigliano Jazz è un evento annuale al quale proprio non voglio smettere di partecipare. Ci sono affezionata: negli anni ha regalato, in maniera democratica, tanti bei concerti alla massa. E ritornare ogni anno allo stesso evento, è un po’ un inganno della mente per credere che il tempo si sia fermato: che siamo sempre giovani, come dieci anni fa.

E’ una sicurezza, che le cose che non cambino. E’ una sicurezza che dà una felicità paziente, quella di poter fare le stesse cose, con le stesse persone, a distanza di molti anni. Farne di diverse, e continuare a fare anche le stesse di sempre, nell’altalenarsi tra nuovo e passato, nostalgia e scoperta.

Solo che poi scopri sono tutti lì solo perché è gratis e perché il jazz fa cool, e tutto questo ti fa un po’ schifo, ecco.

Festival del cinema a caso e sagra della noce

vista da Summonte

Mentre ritornavamo dalla ricerca di colori autunnali (che non abbiamo trovato), scorgiamo un improvviso festival del cinema. Non mi stupisce, dopo il Mercogliano Music Festival ed un altro notevole numero di manifestazioni la presenza di un Film Festival a Mercogliano. Organizzato in una scuola media, seguiamo il red carpet all’ingresso, ma non troviamo assolutamente niente. Riservato forse agli addetti ai lavori (recitano i sottotitoli “Il cinema incontra il lavoro”) o semplicemente un festival vuoto, i custodi ci dicono che le proiezioni del pomeriggio sono all’Abbazia di Loreto di fronte. Sul sito nessuna traccia del programma dettagliato, ma neanche degli orari degli incontri con i vari ospiti, tra i quali Giuseppe Tornatore.

mff
Per quanto riguarda invece ciò che accade a Napoli, si è svolto come ogni anno il Napoli Film Festival (dal 26 settembre al 6 ottobre), ma anche qui nessun ospite che m’interessasse, e immediatamente dopo abbiamo avuto una settimana di proiezioni speciali dei film del Festival di Venezia. Partono invece domani Le quattro giornate del cinema di Napoli (dal 22 al 27 ottobre).
castello di monteforte

Al ritorno, non avendo trovato preparativi a Summonte per la sagra della castagna, ci rechiamo alla sagra della noce di Scisciano, ma anche qui i toni sono smorzati dalla partita del Napoli proiettata in piazza, nessun odore di cibo (che in realtà non volevamo) e quasi nessuno per le strade, se non qualche bambino. A fine partita, però, il paese si anima e suonano “I Guagliun Ra’ Rivoluzion”: un gruppo di 20-30 ragazzi (tutti rigorosamente maschi) che suonano botti ed altri strumenti a percussione.

(Disclaimer: questo post è motivato dalla presenza di un festival del cinema, ma articoli di questo genere, su eventi e luoghi casuali, potrebbero diventare l’abitudine.)

Offlaga Disco Pax @ Keydrum (Sarno)

Zzzz.

046

Serata indie per il 6 gennaio con il concerto degli Offlaga Disco Pax al Keydrum di Sarno che, l’ho già detto una volta e lo ripeto, è forse uno dei locali migliori della zona.

Ulteriori osservazioni inutili:

I timbri sul polso dei concerti della domenica servono a sbattersi a lavoro di lunedì.
Il divano in fondo a tutto era perfetto per limonare.

Foto fatte con il cellulare, anche troppo.

Il post senza senso delle feste.

Pera
23.12.12

Siamo ancora tutti qui, non è venuta la fine del mondo. La peggior apocalisse che abbia mai visto. Mi chiedo, ma c’era qualcuno che ci aveva creduto?
E poi le feste. Durante le feste, anche se odi il Natale peggio del Grinch, almeno si esce di più. Sì, ma da un film di Nanni Moretti. Più precisamente, Ecce Bombo.

Appendere due concerti e tre quarti perché insoddisfacenti (e perché “c’era gente”, oddio, che fastidio la gente), poi andare nel bar degli alcolizzati e chiedere un succo alla pera. Dopo poco t’arriva un fidanzato in gessato, cravatta rossa e scarpe eleganti di ritorno da un battesimo, e pensi  “che razza di cafone”, ma in fondo ti piace assai essere fidanzata con una specie di gangster degli anni ’30. Nel bar dove bevi per un euro, t’arriva un tipo combinato così, vestito in un modo che non centra nulla con quel posto, e pensi “caspita, ma è il mio tipo”. E se non fosse stato il mio, avrei voluto conoscerlo.
No, non è vero. Non voglio mai conoscere gente nei bar.

Concerto n.1: Cesare Basile, sono le 21 e ancora non sappiamo se andare o non andare, rimando per l’ennesima volta il bagno di Natale (mi laverò a Pasqua) ed esco di casa più tardi per previsto, il concerto è fissato alle 22 e alle 22.11 sono ancora a casa. Già prima di scendere non c’è molto entusiasmo. Al cinema ci sono solo Arisa e svariati cartoni animati, no, al cinema è impossibile andare. Concerto. In auto nessuno conosce l’indirizzo del locale, dove non siamo mai stati. Il locale non si trova. Chiediamo informazioni prima a degli scimmioni in un parcheggio e ci vergognamo per le loro battute imbarazzanti sul nome del locale (“par na cosa re’ marrucchin” …), poi io osservo in lontananza un individuo proprio con la faccia di uno che sta andando ad un concerto noioso, pieno di barba e cappotto stinto elegante, indubbiamente stava andando nel posto che cercavamo. Infatti seguendo tali tracce per qualche metro scopriamo dov’è il posto. E scopro che ci ero anche già stata. E ci avevo scritto anche un post su questo blog. Il posto aveva cambiato nome, alla fine del liceo era un garage pieno di quindicenni che giocavano a fare i punk. Ora le cose sono cambiate, è un garage più raffinato. Ma l’idea della discesa ci rattrista, nessuno vuole arrivare neanche davanti l’entrata del locale. Quell’estrema pendenza da discendere e poi risalire. Giuriamo che se Cesare Basile avesse suonato da Pizza Party là affianco prima della discesa saremmo andati a sentirlo, giù non vogliamo scendere.
Ma il problema più grande, diciamoci la verità, era che si pagava.
Volendo fare la spaccona, molto probabilmente sarei potuta entrare gratis. Dovevo fare un report per una webzine etc. etc.
Sì, ma quante interazioni e perché?

Concerto n.2: L’amica delle elementari di una di noi che suona in un bar con il suo maestro di chitarra. Detto così mi ha subito fatto venire sonno. Andiamo, non andiamo. Stessa scena. Chi ha voglia di andare, nessuno. Andiamo a vedere se ci ispira. Ci giriamo intorno con la macchina. Parcheggiamo. Ma stavolta non scendiamo nemmeno. Di fronte a noi l’orrore: la gente.
Un altro posto che ha cambiato nome. Prima fighetto, ora simil-alternativo. Ma perché?

Concerto n.3: Eravamo decisi a fare lo stesso con un terzo locale. Stavolta, un locale figo sul serio. Volevamo andarci davanti, e poi non entrare, per completare la serata. Nonostante fosse free entry. L’anteprima su Youtube del gruppo che si esibiva quella sera ci fa risparmiare la benzina: non vogliamo sentirli neanche gratis e da fuori. Tutto ma il reggae no.

A quel punto, lei che diceva sempre “No” pià di tutti propone di andare nel bar da due lire a passare la serata. Lei che diceva sempre “No” proprio a quel bar. Qui 3 Peroni e un succo alla pera (ovviamente, il succo alla pera è il mio). Non ho voglia di bere, devo disintossicarmi per Natale, tra l’altro quando vedi che in un posto l’alcolismo è mainstream davvero ti viene voglia di un succo alla pera. E poi, l’apparizione. Con anche la bomboniera per me.

Tutto il resto l’ho già scritto.

Buon Natale.

Ralph Spaccatutto

Sento che finirò a vederlo, non c’è scampo.