Perché ho scritto, Enrique Lihn

Capita che forse, in un anno di calma,
pensi: la poesia a questo mi è servita:
non ho potuto essere felice, quello mi fu negato,
però ho scritto.

Ho scritto: fui la vittima
della mendicità e dell’orgoglio mischiati
e giustiziai anche qualche lettore;
stesi la mano in porte che mai, mai ho visto;
una ragazza cadde, in un altro mondo, ai miei piedi.

Però ho scritto: avevo questa rara certezza,
l’illusione di tenere il mondo tra le mani
— che illusione perfetta! come un cristo barocco
con tutta la sua inutile crudeltà —
Ho scritto, la mia scrittura fu come erbaccia
di fiori azzimi, pur sempre fiori,
il pane quotidiano di terre incolte:
una corazza di spine e radici

Dalla vita ho preso tutte queste parole
come un bambino orpello, ciottoli vicino al fiume:
cose magiche, perfettamente inutili
però continuano a rinnovare il loro incanto.

La specie di follia per cui un vecchio
vola dietro le colombe imitandole
mi fu data per servire a qualcosa.
Mi condannai scrivendo così che tutti dubiteranno
della mia vita reale,
(giorni della mia scrittura, terreno straniero).
Tutti quelli che servirono e quelli che furono serviti
dico che passeranno perché ho scritto
e farlo significa lavorare con la morte
gomito a gomito, rubarle tanti segreti.
Alla sorgente il fiume è una vena d’acqua
– lì, per un momento, nemmeno, su questa altura –
poi, alla fine, un mare che nulla vede
di quanti stanno nuotando sbracciandosi nella vita.
Perché ho scritto sono stato l’odio imbarazzante,
ma il mare forma parte della mia stessa scrittura:
linea dell’onda dove un verso diventa schiuma
e posso reiterare la poesia.

Ero ammalato, senza posto per i dubbi
e non solo di insonnia,
anche di idee fisse che mi facevano leggere
con oscena attenzione tanti psicologi,
però ho scritto e il crimine fu minore,
l’ho scontato verso a verso fino a scriverlo,
perché tra la parola che si adatta e l’abisso
sorge un po’ di oscura intelligenza
e a questa luce molti mostri non sono giustiziati.

Perché ho scritto non rimasi nella casa della carnefice
né mi lasciai portare dall’amore di Dio
né accettai che gli uomini fossero dei
né mi feci desiderare come scrittore
né la povertà mi parve atroce
né il potere una cosa desiderabile
né mi lavai né mi sporcai le mani
né furono vergini le mie migliori amiche
né presi per amico un fariseo
né malgrado la collera
volli sbaragliare il mio nemico.

Però ho scritto e muoio per conto mio,
perché ho scritto, perché ho scritto io sono vivo.

(Perché ho scritto, Enrique Lihn)

Liebster Award – Discover new blogs!

liebster

Dopo l’Hipsteria del 1° Maggio a Matera (con tanto di concerto), e un po’ di articoli sul Partenio (alcuni sono pubblicati, al momento, come promemoria, su Guida sentimentale della Campania, oltre che sul mio quotidiano di riferimento), scopro di essere stata nominata da Valcuvia Express a questo simpatico giochino.

ll Liebster award è un riconoscimento che si dà ai blog con meno di 200 follower al fine di aumentare gli scambi e i commenti e anche per fornire una scusa per parlare un po’ a ruota libera. Prima di ricadere nella non-pubblicazione di ciò che scrivo, una cosa che su Detersivi alla Spina mi sta capitando spesso, partecipo subito.
Non preoccuparti, wwayne, sono ancora qua! :-)

Il gioco consiste nel rispondere alle 11 domande formulate dal blog che ti ha invitato, nominare altri 11 blog con meno di 200 followers e formulare delle nuove 11 domande per gli invitati. Questo ovviamente ricordandosi di spiegare le regole del gioco e pubblicare il logo del Liebster Award. E ricordarsi di informare i blog invitati con un messaggio. Ringrazio ancora Valcuvia Express per avermi coinvolto. Mi colpì ai tempi sul suo blog questo video, inquietante, ispirato al Maestro e Margherita di Bulgakov. Ecco le mie risposte :-)

1) La tua città preferita e quella che non sopporti

Tra le cose da fare c’è da tempo quella di stilare una lista ordinata delle città più brutte in cui sono stata. St.Julian’s nell’isola di Malta potrebbe vincere a spada tratta, ma per farmi nemici gratuiti posso dire che in Italia per ora anche Cosenza e Terni sono ai vertici, o perlomeno sono due posti che mi vengono in mente. Odiai Berlino quando la vidi per la prima volta ma ora la ricordo con nostalgia: la sua bruttezza, la ricostruzione, e i monumenti anneriti tra i grattacieli orrendi avevano un fascino decadente che mi riporta alla mente il 2006, le canzoni dei Phoenix, The Veils, Spinto Band, e altre cose indie che andavano in quei tempi. Amo i centri della Toscana, la mia Napoli e le città del nord. Eleggo a città preferita Heidelberg, per i ricordi in cima a quel castello, per com’ero in quei tempi e per la dolcezza del vento in quel giardino che s’affacciava dall’alto sulla città.

myheidelberg-koomori

2) Libro cartaceo o ebook?
Libro cartaceo tutta la vita. Scavo nei mercatini e negli scatoloni della gente morta o che la gente butta per collezionarli. Poi li disinfetto, non vi preoccupate.

3) Quando hai aperto il blog e perché.
Il blog l’ho aperto al liceo quando erano spuntati fuori gli MSN Spaces e tutti iniziavano a fare un blog. Trovai fin da subito stupido l’idea di un blog solamente personale (raccontare di sé mette a nudo, non trovate?)  e diventò immediatamente un sito di recensioni di film e fumetti. Quando gli MSN Spaces sono stati chiusi è diventato un blog WordPress, e su suggerimento di un amico ha preso questo nome strano. Eravamo entrambi amanti delle birre alla spina… Ma è diventato Detersivi per una storia di una lavanderia automatica nel nord della Francia che prima o poi dovrei raccontarvi.

lavanderia automatica

La lavanderia automatica di Fougéres

4) Che cosa ne pensi dei social network?
Li odio, perché sembrerà strano, ma io non voglio comunicare. Allo stesso tempo mi piace organizzare in album le mie foto, o condividere ciò che scrivo. E’ un po’ un paradosso. Mi piace avere una finestra sul mondo, ma non dovrebbe essere social, perlomeno non nel modo dei social network.

5) Che cosa volevi diventare da piccolo? Volevo diventare una scrittrice, of course. E invece sono un’ingegnere chimico (…come dice la canzone dei Bluvertigo).

6) Racconta una tua piccola mania
Colleziono peluche. Di recente li ho organizzati in un archivio. Finora ne ho contati 695. Ma ce ne sono ancora.

7) Hai animali?
Ho un gatto di nome Arancino. Amo i gatti rossi.

8) Qual è il tuo soprannome? Koomori, che in giapponese significa pipistrello. Ma anche Lady Justice, dall’album dei Metallica “And Justice for All.”
Sì, sono stata e sono ancora a tratti una schifosa metallara.

9) Il rosso o il nero. Non posso rinunciare a nessuno dei due.

10) Chi è il tuo eroe/la tua eroina di sempre? Ho sempre adorato Napoleone. E tra gli attori, Jim Carrey, fin da quando ero piccola. Ho visto praticamente tutti i suoi film.

11) Che cosa ti piacerebbe dire al web ora? Che anche se non mi leggerà nessuno (in fondo cosa per me preferibile), non smetterò mai di scrivere. Mai. Mai. Mai.

E che la condivisione di informazioni intelligenti, o delle proprie passioni, lascia sempre una sensazione piacevole in chi vi capita per caso: a me capita così. I siti costruiti per fare visite, i giornali spazzatura, lasciano il tempo che trovano.

NOMINATION

https://theemeraldforest.wordpress.com/
https://ciakmovie.com/
https://occhiliquidi.wordpress.com/
https://lachiamavanoserenab.wordpress.com/
https://cinefatti.com/
https://ilblogvuotodinidellaneum.wordpress.com/
https://avreivolutosposareunlunapop.wordpress.com/
http://nuovocinemalebowski.it/
https://rossallergia.wordpress.com/
https://dccomicsmultiverse.wordpress.com/
http://sweetstefy.com/

Essendo il mio blog principalmente sul cinema…

Le domande alle quali rispondere sono:

1) Il film che ti ha cambiato la vita, non necessariamente il più bello
2) Multisala o cinema città?
3) Manga o fumetti occidentali: quali scegli e perché?
4) Cosa rappresenta per te scrivere?
5) Il tuo genere musicale preferito
6) Ti piace andare a concerti?
7) Scatti fotografie?
8) Scrivere e leggere ruba tempo alla vita vera?
9) Ti piace stare in mezzo alle persone?
10) Da quanti anni esiste il tuo blog?
11) Pensi di essere cambiato negli ultimi anni e cosa è cambiato nel tuo blog negli anni eventualmente trascorsi?

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Il concerto di capodanno con l’omaggio a Mango. Purtroppo.

Per averti pagherei un milione e anche più, anche l’ultima Marlboro darei perché tu sei oro, oro, oro. Un diamante per un sì, oro, oro, oro, oro, per averti così, distesa e pura: ma tu ci stai. Perché accetti e ci stai? E così tu cadi giù, io non ti voglio già più, inaccessibile non sei, non con gli dei, tu sei senza dei. Oro, oro, oro, quanto oro ti darei, oro, oro, oro, per averti così, distesa, pura, ma tu ci stai, perché accetti e ci stai?
Perché non ti elevi su di noi e resti lì, celeste così?
Io ti vorrei immune dal sesso, perché ti daresti anche adesso.

Quando c’era Marnie

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Alla fine non avevo parlato di “Quando c’era Marnie”, lungometraggio dello studio Ghibli che ci ha atteso al ritorno delle vacanze, alla fine dell’estate.

“Quando c’era Marnie” è bellissimo, e non finiremo mai di ripeterlo.
Studio Ghibli, regia di Hirosama Yonebayashi (lo stesso di Arrietty), animatore di Princess Mononoke, Ponyo e molti altri validi film dello Studio Ghibli.
Narra di Anna, problematica ragazzina di 12 anni alla soglia dell’adolescenza.
Il film si apre con Anna che disegna, dicendo, se la memoria non mi tradisce:

“Le persone sono dentro un cerchio. Io sono al di fuori.”

Anna si sente diversa, è orfana, non riesce ad accettare se stessa e il rapporto con sua madre adottiva, che dopo molti anni chiama ancora “zietta”.
Sarà durante le vacanze estive in un paese dell’Hokkaido in visita da alcuni zii che Anna farà pace con se stessa e con il suo modo di essere, che percepisce irrazionalmente come brutto e sgradevole.

Al di là dei dettagli della storia che è raccontata in Marnie, che si prestano a più interpretazioni, si tratta d’un film bellissimo perché, come tipico dello studio Ghibli, racconta di un viaggio. Un viaggio che è la crescita (come ne La città incantata, ad esempio) rappresentato per mezzo di figure soprannaturali attraverso le quali i personaggi Ghibli prendono consapevolezza di sé. Ed è un grande film anche perché al di là di questo presenta un intreccio adatto alle famiglie, adatto anche ad interpretazioni più leggere in cui semplicemente vi sono dei personaggi, uno spazio e un luogo dove si tesse una storia.

[Pericolosi spoiler che però potrebbero indurvi a vederlo]

Per me “Quando c’era Marnie” è un chiaro manifesto gay ed un viaggio d’introduzione ad  un’omosessualità, che insieme all’essere adottata rendono Anna diversa, ai suoi occhi, dalle altre bambine, scatenando così l’irrazionale rifiuto di se stessa e dei rapporti con gli altri. Eppure il film, come dicevo, lascia la scappatoia per le famiglie. E’ un film che si presta a molte interpretazioni, e ognuna di esse è giusta, e questo fa di “Quando c’era Marnie” un film bellissimo. Oltre che ad essere animato magistralmente, non presenta buchi nella sceneggiatura, è delicato, non annoia ed è ricco di eventi per tutta la sua durata. Ho sentito in giro per questo film utilizzare il termine “criptolesbiche“, e direi che è giusto. Ma anche qui, per quanto riguarda l’omosessualità, non è necessario banalizzare, non importa veramente quale sia l’orientamento sessuale di Anna, non più del fatto che essa in un’estate, quella dei 12 anni, compie un primo piccolo passo verso la maturità e verso la consapevolezza del suo modo di essere, e ciò è bellissimo. Se poi sia Anna veramente sia lesbica, non deve importare così tanto allo spettatore. Anche se io preferisco che lo sia, e il suo modo di essere non lascia dubbi.

Per quanto riguarda la mia interpretazione, appunto, è molto precisa: Anna incontra Marnie, che è frutto della sua mente, che Marnie si tratti di una persona “non reale” è evidentemente simboleggiato dal fatto che spesso prima o dopo averla incontrata, Anna si addormenta. Nei suoi sogni Anna fantastica su quest’amiciza con una bellissima ragazzina che vive nella casa abbandonata sulla laguna, circondata dagli agi ma in realtà molto sola.
E’ evidente da come è descritto il rapporto (e non tanto dal doppiaggio, che all’improvviso recita tra le due un “Ti amo”, forse un abuso di traduzione, ma in fondo non così errato), che le due provano un’attrazione romantica l’una verso l’altra che va al di là di una semplice amicizia tra bambine.

Esse si corteggiano, sono a volte intimidite, si sfiorano remando insieme in barca e hanno degli appuntamenti come una vera coppia di fidanzate. Si aggiunge a questo un momento di gelosia che Anna prova nei confronti di un pretendente di Marnie, che balla con lei alla festa rubandola ad Anna.

Nella parte successiva del film il motivo dell’esistenza del “fantasma di Marnie” si svela. Marnie, così si scopre da un diario ritrovato nella casa sulla laguna (che è in realtà disabitata, e abitata solo nei sogni di Anna) vi abitava molti anni prima e davvero conduceva la vita così come Marnie la descrive ad Anna.
Anna fa amicizia con la nuova bambina che si è trasferita con la sua famiglia nella casa sulla laguna, una bambina normalissima, molto incuriosita dalla storia del diario, che ha trovato nella sua stanza.

Nel diario non si parla mai di Anna: si scopre successivamente che Marnie era in realtà la nonna di Anna, che aveva vissuto nella casa sulla laguna e aveva condotto una vita molto triste, tra le altre cose, anche a causa della morte della figlia, che è proprio la madre di Anna, con la quale non aveva mai avuto un buon rapporto.

Negli ultimi anni della sua vita, Marnie si era occupata della piccola Anna, in fasce, oramai rimasta orfana, e cullandola le aveva raccontato spesso delle storie, in particolare di quando viveva nella casa della laguna e molti altri dettagli del tempo, come di quando conobbe il nonno. Anna così, avrebbe memorizzato le informazioni e avrebbe ricreato quei sogni e quegli appuntamenti con Marnie per sfuggire alla solitudine, in quel luogo che era lo stesso descritto dalla nonna.

E’ qui proprio la sottigliezza che tanto amo di “Quando c’era Marnie”. Anna utilizza le storie che ha ascoltato e le riforgia a sua somiglianza, è così che in quello scenario legato al suo passato crea un amore immaginario con Marnie, la bambina che abita al di là della laguna (e da una scena si evince che Marnie assomiglia ad una bambola che Anna stringeva da piccola, scena che mi ha spezzato il cuore). Marnie è la sua amica, e finalmente con lei Anna è meno sola, e con questa prima fantasia omosessuale probabilmente trova una spiegazione al perché si sentisse al di fuori del cerchio.

E’ messo spesso in risalto infatti anche come lei sia scortese con le altre ragazze, in generale, ma dopo aver conosciuto Marnie non ha più problemi a instaurare un’amicizia con la nuova bambina che abita nella casa, un’amicizia normalissima.

Il problema dell’amore/amicizia tra Anna e Marnie sorge specialmente nel momento in cui viene trovato il diario, infatti di Anna non c’è traccia in quel diario, perché Marnie sposò poi il nonno di Anna. Più volte Marnie prova a lasciare Anna, probabilmente perché è solo una fantasia e raggiunto il suo scopo deve andare via, e la vera Marnie in realtà non aveva incontrato Anna.
E’ un momento complesso di cui non ricordo esattamente i dettagli perché ho visto oramai il film un mese fa, ma è evidente che le Marnie siano due, la vera, che ama Anna e che l’ha cullata quando era in fasce, e la Marnie delle fantasie di Anna, che l’ha aiutata nel percorso di crescita e che non la dimenticherà mai (così, come la nonna). Le due Marnie si sovrappongono in maniera sottile.

Se così non fosse, d’altronde, Anna si sarebbe fatta la storia con la nonna, e questo forse non è proprio elegante.

Bellissimo.

quando c'era marnie

Vorrei aggiungere, tra le altre cose, alcune mie foto di quest’agosto di un luogo che s’è rivelato incredibilmente simile agli scenari di “Quando c’era Marnie”.

Quando ci siamo stati non avevamo ancora visto il film, che ci aspettava dopo pochi giorni al cinema al nostro ritorno, ed è stato veramente bello pensare di essere stati lì, dove c’erano Anna e Marnie. E’ il nostro modo di fantasticare.

Quando c'era Marnie

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Il posto, che è in realtà molto diverso, è Lorica, in provincia di Cosenza, in Calabria, e il bacino d’acqua nelle foto non è mare ma è dato dal lago Arvo. L’edificio sullo sfondo, che ricorda una chiesa, o una villa di strana fattura, è un famoso (così perlomeno dicevano) centro di canottaggio. E’ stato un posto strano dove io e il mio fidanzato siamo rimasti due giorni, per la curiosità di scoprire che cosa ci fosse sulle montagne della Sila, la verità è che abbiamo scoperto un posto strano poco diverso – ma in versione “montana” – di ciò che la Calabria offre sulla costa. Poco rispetto per la natura e molto cibo pesantissimo e strane feste in cui i giovani si divertono con niente (fondamentalmente anche solo con pane e salsiccia).

Una veduta del Lago Cecita

Una veduta del Lago Cecita

La gioventù sulla Sila è ferma agli anni '90

La gioventù sulla Sila è ferma agli anni ’90

Lago Cecita

Un’altra vista del lago Cecita

Sila

Un rapace in volo sul lago

Una festa giovane a Camigliatello Silano, ben diversa dalla festa a casa di Marnie

Una festa giovane a Camigliatello Silano, ben diversa dalla festa a casa di Marnie

Il battello sul lago

Il battello sul lago

Due sposi si fanno fare le foto di nozze sul lago di Lorica (lago Arvo)

Due sposi si fanno fare le foto di nozze sul lago di Lorica (lago Arvo)

Un veloce giro per Cosenza

Un veloce giro per Cosenza

Un veloce giro per Cosenza

Ciò che ci resta di Cosenza

Ciò che ci resta di Cosenza

Ciò che ci resta di Cosenza.

Ok, lo so, voi stavate leggendo una recensione di Marnie e all’improvviso vi trovate le foto delle vacanze di una, lo so, non è bello, è un po’ come quando vi invitavano a cena negli anni ’90 e all’improvviso partiva la proiezione forzata delle diapositive delle vacanze che nessuno voleva vedere. Vi sarà capitato, credo. E’ che stasera, dopo aver risposto a dei commenti di 5 anni fa (sì, c’è da dire che curo molto i miei ospiti), e ad alcuni commenti più recenti, ho rivisto un intervento che avevo scritto per Stealin’Beauty in cui c’erano dei collegamenti per ritrovare i luoghi del film, e le mie foto lì. (L’articolo potete trovarlo qui: Bernardo Bertolucci – Stealin’ Beauty)

E poi, c’è un progetto in partenza, anche se non ancora rifinito del tutto, di cui sicuramente inserirò qui l’indirizzo appena sarà pronto, di un blog fotografico in cui inserire le foto scattate insieme al mio fidanzato, che sono davvero moltissime e che ritraggono luoghi molto diversi da loro, e quest’insieme di foto ne è un assaggio. Una sorta di pagina molto più personale di un sito di recensioni di anime/film, ma allo stesso tempo lontana dalla banalizzazione dei social network come Facebook o anche di piattaforme fotografiche come Flickr.
E poi, alla fine di tutto, queste foto ce le possiamo anche guardare solo noi, un po’ com’è la filosofia anche di questa pagina che continuo a curare sebbene non abbia nessuno scopo.

Ciao a tutti!

Questo è amore

20:18:01
Koomori
Cosa dici? Le gallette di mais sono buonissime >_<
20:18:06
Antonio
ti immagino mentre le mangi
20:18:17
d’inverno
20:18:24
col freddo
20:18:55
mentre guardi un film indipendente canadese sul’amore fra una lella ed un autistico
20:19:20
amore per le sculture giapponesi della prima metà del ‘900

Linus

linus
Dopo molti giorni di assenza, ritorno con diverse novità. Sono stati e sono ancora giorni molto caldi, che mi riportano alla mente l’estate del 2011 in cui stoicamente giravo per Ravenna determinata a visitare ogni monumento, cattedrale o mausoleo, anche se intorno a me c’erano 40 gradi calati da un cielo tremendamente azzurro dal sole splendente. Ecco, l’atmosfera adesso è più o meno quella: non si sa dove andare, non si sa cosa fare, si è irrequieti e dall’interno il mondo sembra così vivo da volerlo esplorare tutto. L’interno è ovviamente è il vostro luogo dotato di un condizionatore. Stamattina ad esempio, sono andata alla ricerca di un’interessante ristampa proposta da Repubblica: Linus, me ne ritorno con il numero 3, due cornetti in busta ed un caffè da portare via. E’ una fotografia del giugno 1965, la copertina rossa, Snoopy recante in bocca una mazza da baseball. 300 lire. I miei ricordi di Linus sono legati alle estati degli anni ’90, e ai viaggi in treno agli inizi del 2000. E’ un giornale, quello del 1965, piuttosto diverso da come è diventato poi. L’ho solamente sfogliato, ma è schietto, sincero, non pretenzioso, forse solo successivamente s’è giunti all’equazione “fumettisti = di sinistra”. Anche il tabaccaio sembrava emozionato. “Questo è speciale.” Eh, lo so, ho i brividi addosso. Pensando alle bancarelle nel paese del mare sul Gargano, negli anni ’90, al tramonto, la spiaggia era una striscia di sabbia fine lontana qualche decina di metri al di là di uno steccato di legno, sulla quale si appoggiava una striscia di mare e poi il sole rosso del tramonto, le collanine e i braccialetti. C’era un enorme discrezione in queste serate al mare. Non come oggi che mi appare tutto così rumoroso e volgare. C’era una dignità che nelle vacanze al mare non ho più ritrovato. C’erano i fuochi sul mare, le gonne bianche e i vestiti estivi, le biciclette, il caldo che non impediva niente. I pareo. Su queste bancarelle c’erano anche dei vecchi numeri di Linus, in copertina c’era quasi sempre Snoopy. Li leggevo la sera a casa, mentre dal soffitto mi guardavano i gechi. Fuori l’erba continuava ad essere verde anche di notte e le lumache arrivavano a centinaia dopo i giorni di pioggia, e con mio cugino le mettevano tutte in dei secchielli e poi dopo le liberavamo. Ma su Linus non c’erano solo i Peanuts, ma anche molti altri fumetti che non conoscevo: alcuni li leggevo quando non ero vista da nessuno, con la non totale comprensione di una bambina di 6 anni, ma da qui discende il mio grande amore per il fumetto erotico. Su Linus c’era Valentina di Crepax. Questa ragazza che portava il mio nome, che era quasi sempre nuda, (ricordo la scena in una doccia), con il suo pelo pubico fitto e nero, di quelle pagine caotiche in cui apparivano mani, seni, dialoghi onirici, non pretendevo di comprenderne a pieno il senso, ma io leggevo tutto quel giornale, dall’inizio alla fine. Valentina era una fotografa, aveva il mio stesso taglio di capelli, ma era grande, e io non ero ancora grande. Poi sono passati dieci anni.

Nei viaggi in treno, specialmente quelli lunghi, ho sempre comprato Linus. Per il semplice motivo che nelle edicole delle stazioni Linus si trova sempre, al contrario delle sfornite edicole di paese. Nel 2005 costa circa 5€, è mensile, è fortemente politicizzato. Lo leggevo andando e tornando da Roma, ma anche in altre occasioni. Non lo compravo sempre, mi ricordavo di comprarlo nelle stazioni. Mi piaceva, ma assumeva maggiore valore soltanto se ero in viaggio, non avrebbe avuto lo stesso fascino, temo, se l’avessi preso nell’edicola davanti casa e poi letto nella mia stanza. Linus riusciva a farmi compagnia anche per molte ore. Alternavo la lettura con gli sguardi dal finestrino, ricordo ogni dettaglio, ogni campo verde del tragitto Napoli-Firenze, ma anche moltissimo di ciò che si vede continuando fino a Milano, ricordo le strisce, gli articoli, i miei pensieri su un taccuino.
Devo averlo detto qui sicuramente almeno una volta, ma io amo e ho sempre amato i treni.

Dopo aver molto divagato su Linus, vi accenno a un’altra uscita. Comprare qualcosa in edicola è come un fidanzamento per qualche tempo. Appuntamenti settimanali per qualche mese, poi qualcuno tronca la relazione. Mi è capitato di nuovo prima di Natale, per l’appunto (dopo Manara a colori l’anno prima), c’era l’edizione di Crepax di Mondadori Comics, ancora in uscita, ora è arrivata al 30° volume. E’ l’opera integrale ed è un’edizione davvero fatta molto bene e allo stesso tempo economica. Le ristampe di opere come Justine, o Venere in Pelliccia, che in libreria o in fumetteria costerebbero un bel po’ di quattrini (sui 30€), Mondadori le propone a 9.90€, e si trovano facilmente adesso anche in libreria.
Non era la prima volta che compravo dei volumi interamente dedicati Valentina, girano qui, a pochi soldi (sempre le famose bancarelle), dei volumi che uscivano abbinati con qualche giornale in edicola.

crepax

Cambiando totalmente argomento, non ho avuto in questi ultimi dieci giorni occasione di vedere molti film di quelli che mi ero prefissata di vedere. Ma diversi in televisione. La televisione è per me qualcosa di mistico, affascinante e che non conosco, mi capita di vederla così raramente che ogni volta che la accendo me ne stupisco.

E poi sarà l’estate, sarà il fascino dei tardi anni ’80, ma la parte finale di “I Cammelli” (1988) mi ha emozionato: un giovane di Carpi (Paolo Rossi), nel viaggio di ritorno verso Milano, incontra una ragazza, Anna, che gli chiede di fingere di avere una relazione segreta davanti al fidanzato e ai genitori, determinata ad annullare il vicinissimo matrimonio. E come dicevo prima, il fascino dei treni. Dei dialoghi pazzeschi. Alla fine, anche un inaspettato Abatantuono. E io che mi chiedo: dov’ero, quand’ero a casa, perché mi ostino a voler vedere Jurassic Park 4 al cinema per noia, quando esistono cose così.

Ma la sera prima avevo già avuto occasione di vedere un’altra pellicola interessante: Labbra di lurido blu (il cui titolo non può che portarmi alla mente la canzone dei Diaframma), 1975, genere erotico, regia di Giulio Petroni, con Lisa Gastoni e Corrado Pani. La ninfomania di Elli e l’omosessualità di Marco li porta ad un punto di incontro, nel quale hanno la speranza, con il matrimonio, di mitigare i loro caratteri. Anche questo film è una fotografia dell’epoca, delle storie comuni degli anni ’70 (Marco ed i suoi compagni vengono iniziati al sesso da una laida vecchia), di ciò che era erotico: anche solo le gambe nude e le gonne corte delle ragazze della banda alla festa del paese. Musiche di Ennio Morricone.

Terzo film pescato a caso: Il sommergibile più pazzo del mondo, 1982, qui si ritorna alla commedia in un film decisamente imbarazzante, si ritorna al gioco degli equivoci che il cinema italiano non ha mai smesso di utilizzare per fare film da vendere, con Annamaria Rizzoli, Enzo Cannavale, BOMBOLO. Non c’è bisogno di aggiungere molto.

Quarto film pescato a caso: Dove vai tutta nuda? – 1969, produzione Mario Cecchi Gori, con Vittorio Gassman, Tomas Milian, Maria Grazia Buccella, Angela Luce.

Potrei parlare ancora, ma forse è meglio dare un’occhiata al mondo fuori, che purtroppo è alla temperatura di almeno 37 gradi. Buona estate a tutti.

i cammelli

I Cammelli

labbra di lurido blu