Lev Tolstoj, Sonata a Kreutzer

Sabato scorso mi è stato dato in edicola questo piccolo libro con Repubblica, edizione gradevole e secondo di una serie di mini-libri di autori del passato. L’ideale per un momento di svago, della proporzione che preferisco. Abbastanza lunghi da farti calare nei problemi dei personaggi, ed ambientarti intorno a ciò che accade, ma nel complesso rigorosamente brevi, da finire senza impegno in uno o due giorni, in un paio di momenti di vuoto.
E allora mi sono riavvicinata all’autore di Guerra e Pace, in un racconto focoso e allo stesso tempo austero, sull’amore, che sarebbe meglio non viverlo.
Sul sesso, che sarebbe meglio non praticarlo.
1890. Tolstoj si muove controcorrente. In realtà contro-controcorrente. Se allora ci si iniziava ad allontanare dalla visione cristiana dell’amore, per scoprire dei meno rigidi moralismi, lui torna più indietro dell’indietro, perseguendo un atipico ideale: quello di smettere di riprodursi.
Per Tolstoj il sesso è qualcosa da evitare, dal quale astenersi totalmente.
Da non fare né per piacere né per amore. Né nei bordelli che con la propria moglie.

Risulta più conservatore di quanto non fossero le convenzioni sessuali della Russia di fine diciannovesimo secolo, in un momento in cui stava prendendo piede la cultura della contraccezione. Sonata a Kreutzberg è un racconto di passione, gelosia e castità; è l’incontro tra due sconosciuti sul treno e della spiegazione dell’uno all’altro della propria vita fatta della più completa dissoluzione prima che s’innamorasse di quella che in seguito diventò sua moglie. Da allora fedeltà, rabbia, gelosia, atti di passione momentanei che intervallavano le frequenti liti, fino al momento in cui, sospettando un tradimento, l’uomo uccise la propria moglie.
E in questa narrazione, perfetta, piacevole, trascinante, ecco  l’apologia alla castità e l’aberrazione del sesso. Inizialmente estasiata dal modo capovolto di vedere la società, da quest’interpretazione della figura della donna che da schiava rende schiavo il suo padrone a causa dei servigi che gli porta (il padrone è schiavo degli schiavi perchè non riesce a fare a meno di loro: l’uomo crede di dominare, ma in realtà è la donna che lo tiene in pugno) e la visione di essa fin da piccola educata ad essere un perfetto strumento di piacere per l’uomo, un’amabile compagna, in modo da poter ampliare la propria scelta nella possibilità del matrimonio; la stessa donna che trascina il mondo, muove industrie a produrre abiti, suppellettili, cosmetici e ogni altra cosa possa compiacerla, e gli uomini che producono e si circondano di queste cose, per farle loro gioire, credendo di scegliere, dominarle e utilizzare così la lascivia del loro corpo; no, in realtà è la donna, al fine di “comprare” un compagno, ad utilizzare il proprio corpo e le sue qualità artistiche e intellettive per fare dell’uomo un essere immondo, spronandolo al piacere: immondo perchè, come diceva Tolstoj, il sesso non andrebbe praticato.
Non è colpa della donna, la donna è una vittima. Vittima di quest’elucubrazione della natura e dell’immoralità dell’uomo.
Ho sperato leggendo una simile follia che questo fosse solo il pensiero di un personaggio fittizio e non di un autore imponente come Tolstoj, ma nelle note a fondo libro egli esplica ancora più ampiamente tale ideale: quello della castità, che se raggiunta porterebbe l’uomo ad estinguersi.
Ma raggiunto il livello massimo di perfezione alla quale la specie tende, la specie non ha necessità di continuare ad esistere, e perciò si spegne, ecco spiegato perchè non sarebbe un problema smettere di riprodursi. No no, nessun problema. Non si hanno scusanti per evitare di smettere di interessarsi alle donne.

E che fare se si è già sposati? Dice Tolstoj, ormai il guaio è fatto. E’ necessario “portare a termine” il matrimonio, riprodursi, ma non praticare mai l’attività sessuale per diletto. Astenersi anche con la propria moglie. Essere un buon padre, un fedele compagno. Smettere di vedere la propria moglie come un oggetto che possa procurare piacere.
Che fare invece se non si è sposati? Non sposarsi, semplice. E non avere nessuna storia. Astenersi totalmente e per tutta la vita. Eliminare tali perdite di tempo inutili.

Queste sono le idee di Tolstoj, che onestamente non facevo così bacchettone.

Che poi lui era sposato, e si abbandonava sovente (lo sappiamo attraverso i diari della moglie) a momenti di passione estrema, moglie con la quale – proprio come il personaggio del suo libro – litigava di continuo. Anche lui alternava a ritmi intensi passione e liti. 13 figli, mica niente per uno che voleva astenersi.

Allora, perchè quest’odio per il sesso? Questo senso di colpa che lo prendeva alla fine di ogni rapporto?

Per una persona che non conosce a fondo la vita di Tolstoj nè le sue opere, credo che l’interpretazione di tutto ciò sia ugualmente chiara. Tolstoj aveva un pessimo rapporto con la moglie.  E scaricava i momenti di tensione che si creavano fra loro con l’attività sessuale. Due persone che non si sopportavano, eppure che facevano sesso, continuamente. Con soddisfazione. Ma? Si trattava di qualcosa di vuoto, di una relazione fondamentalmente errata, e Tolstoj lo sapeva.
Perchè sfogate tali esigenze, non rimaneva più niente. Sicuramente questi anni e anni di sesso soddisfacente tra persone fra loro incompatibili hanno portato ad un simile orrore.

E allora Tolstoj vuole convincerci – perchè a lui non è piaciuto, perchè a lui è andata male – che il sesso sia brutto e sporco, che l’amore non esista, che dobbiamo smettere tutti.

Tolstoj, racconta pure delle storie, già che sai scrivere, però fatti i cazzi tuoi.

Che tanto lo sappiamo di cosa facevi con Sof’ja trascinato dalle note della Sonata a Kreutzer.

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2 thoughts on “Lev Tolstoj, Sonata a Kreutzer

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