Informazioni su Lady Justice

Potrei scrivere un libro, "L'arte di non piacere alla gente". Ora conforti tu le membra mie spossate, hai accolto sul tuo grembo la mia testa ora che dai miei viaggi son tornato: giacché ogni mio vagare era un venire a te. Alla Malinconia, Herman Hesse - Un po' di ciò che ascolto in ordine sparso: Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, Black Sabbath, Genesis, Blue Oyster Cult, Kansas, Styx, Emerson Lake & Palmer, Camel, Yes, Procol Harum, Freedom, Vanilla Fudge, Van der Graaf Generator, Supertramp, King Crimson, Soft Machine, Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan, Dire Straits, Eric Clapton, Simon & Garfunkel, Velvet Underground & Nico, Lou Reed, The Cure, David Bowie, Iggy Pop & The Stooges, Tori Amos, Police, Joy Division, The Smiths, Regina Spektor, Liz Phair, Scorpions, Tesla, Placebo, Bauhaus, Counting Crows, Cocteau Twins, The Animals, Greateful Dead, The Zombies, The Mama's & The Papa's, Fleetwood Mac, Depeche Mode, Massive Attack, Air, Aphex Twin, The Prodigy, The Chemical Brothers, Royksopp, Boards of Canada, Schneider TM, Portishead, Kraftwerk, Inxs, Tears for Fears, The Sister of Mercy, The Veils, Roxette, Opeth, Porcupine Tree, Metallica, Katatonia, Anathema, Maudlin of the Well, Solefald, Arcturus, Between the Buried and Me, Impaled Northern Moonforest, Ulver, Burzum, Behemoth, Immortal, My Dying Bride, Franco Battiato, Lucio Battisti, Ennio Morricone, Elio e le Storie Tese, PFM, Bluvertigo, Diaframma, Donatella Rettore, Tenco, Bindi, Ciampi, Fabrizio de André, Ivan Graziani, Battisti, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Jaco Pastorius, Weather Report, Johnny Cash, Woody Guthrie Wes Montgomery, Chet Baker, Mike Stern, Al di Meola, Pat Metheny, Uri Caine, Bill Frisell, Keith Jarrett, Bill Evans, John Coltrane, Chick Corea, Stan Getz, Charles Mingus - I miei registi preferiti: David Lynch, Alejandro Jodorowsky, Quentin Tarantino, Nanni Moretti - Idoli di sempre: Jean-Paul Sartre

Vari film su Mymovies: Easy, Love&Secrets, Hysteria, I 400 Colpi, The Story of Film

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La mia esperienza con Mymovies

Vodafone continua a regalarmi cose nella speranza che non cambi gestore: Infinity, Mymovies, Now TV, quindi adesso dopo Infinity vi parlo di Mymovies, prima che i film che ho visto negli ultimi giorni si perdano nel nulla dimenticati per sempre.

Purtroppo ci sono poche cose che mi mandano più in tilt della scelta fra cose simili: di Love & Secrets avevo scritto delle righe di commento due volte, e non sapendo cosa scegliere, ho rimandato la pubblicazione di questo post per mesi. Direte voi: “e che ce ne frega? non ce ne siamo neanche accorti”. Eh, avete ragione, ma a me non piace che il numero delle bozze cresca a dismisura. Anche se è un processo inevitabile, specie quando avete questa maledetta abitudine di voler scrivere e memorizzare sempre quello che vi accade o vi viene in mente, processo/perversione che rischierebbe di andare a discapito della vita vera, se non fosse che la vita vera reclama sempre il suo spazio (col cavolo che si possa star seduti per giorni a scrivere senza far nient’altro). Piccolo sfogo a parte – che poi in questo mondo reale converrebbe sempre mantenersi il più impersonali possibili e io ormai da un po’ non lo faccio – veniamo a Mymovies e ai film, che sono l’unica cosa interessante di questo sito.

Mymovies è migliore di Infinity: i titoli sono veramente belli, nonostante non siano presenti poi in gran numero. Ma quelli che ci sono, sono decisamente meno commerciali dei film di Infinity.

Il primo che ho visto è stato Easy. Mi capita davanti proprio dopo che mi è stato consigliato e lo vedo subito. Film italiano su un quasi handicappato che deve partire per l’Est Europa con l’intento di consegnare una salma ai suoi familiari. La pellicola è del 2017 e non sembra di gusto italiano, indubbiamente originale, trasuda malessere nei suoi 90 minuti fatti di molti silenzi, senza però riuscire ad appassionare. Easy vuole parlare senza parlare, il tutto per immagini, mostrando una storia decisamente triste.

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Love & Secrets

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Cerco allora qualcosa di più leggero, e mi imbatto in Love & Secrets che credo una commedia sentimentale con Ryan Gosling. Anche questo volevo vederlo da un po’, come tutti i film di Ryan Gosling da un po’ di anni a questa parte (finiti quelli con Johnny Depp e Jim Carrey, dovevo passare a qualcun’altro). Love & Secrets parte come un film romantico indie – davvero indie – strepitoso, ma si trasforma progressivamente in uno psycho thriller alla Gone Girl. Per la serie “non sposate miliardari che sembrano perfetti”, è ispirato a degli avvenimenti davvero accaduti intorno al 1982 in America. Robert Dust ha ucciso un po’ di persone e a quanto leggo dalla sparizione della moglie ad oggi è stato spesso a piede libero, cavandosela in 2 o 3 processi. La moglie è interpretata da Kirsten Dunst.
Sebbene questo film non spicchi in originalità nella trama – ce ne sono molti, di simili a questo – ha diversi pregi:

1) Fascino e atmosfere indie
2) Tiene benissimo la tensione
3) E’ ispirato a fatti reali.

Quindi vi invito a preferirlo rispetto a qualche fiction televisiva a caso, tipo Carabinieri.

Davvero bello, del 2010.

Hysteria

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Quando questo film uscì, nel 2011, ne rimasi davvero colpita: mai film con una trama così bizzarra ed un genere tanto difficile avevo visto distribuito nelle sale. Credo che sia più facile recensire un porno, o scandalizzarsi meno di fronte alla volgarità di commedie americane alla American Pie. Hysteria affianca il perbenismo inglese a riflessioni morali e questioni d’emancipazione sociale, in un mix complicato. Commedia? Commedia romantica? Film intelligente? Hysteria fa arrossire un po’, narrando la storia dell’invenzione del vibratore, in un modo leggero e assolutamente non pornografico ma da far venire i brividi. Ne parla in senso quasi medico, infatti il protagonista è un medico della fine del 1800 che, deluso dai metodi antiquati che adottava la medicina dell’epoca (molti dei suoi colleghi non ritenevano neanche opportuno lavarsi le mani, la conoscenza dei batteri e della loro diffusione era scarsissima), decide di lavorare in uno studio privato dove viene curata l’isteria femminile, con metodi però alquanto ambigui (pur negando che la cosa sia in qualche modo legata al piacere sessuale). Anche l’isteria, “malattia non malattia”  che riguardava fondamentalmente ricche signore annoiate, non aveva un’univoca cura, e ognuno faceva un po’ a modo suo. In mezzo a questioni morali sull’utilità della professione di medico, e se su sia meglio salvare davvero delle vite o arricchirsi in uno studio privato in mezzo a signore che non hanno alcun reale problema, se non molta insoddisfazione sessuale e qualche ansia psicologica, alla fine il giovane medico – che non ne può più di crampi alla mano e polsi bloccati a causa delle terapie – decide di velocizzare il suo lavoro con l’invenzione del vibratore. Sullo sfondo, la storia con la figlia del medico con cui lavora, di cui s’innamora per la perfezione di comportamenti e per la castità. Si tratta infatti di una fanciulla che rispetta tutti i canoni della bellezza inglese. La ragazza ha una sorella – che è tutto il contrario di lei – che lavora in un ricovero per poveri, istintiva e passionale e dal rapporto conflittuale col padre, che non accetta l’impegno nel sociale della figlia.

Insomma, il film punta attenzione sulla scarsa conoscenza della sessualità femminile dei tempi (addirittura, si credeva che le donne non potessero neanche godere). Un film che fa vergognare – non si sa se più per il fatto che un tempo si vivesse così – o per il fatto che riesce a sbatterti tutte queste verità in modo così irriverente, e che è allo stesso tempo senza troppe pretese, se non quella di far divertire lo spettatore e un po’ stuzzicarlo.

La regista è Tanya Wexler, laureata in psicologia dei generi sessuali.

A chi consigliare questo film? Eh non lo so. A chi è in cerca di qualcosa di strano, veramente strano e un po’ imbarazzante.

Truffaut – I quattrocento colpi

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La storia di un bambino, Antoine, che viene continuamente sgridato dai genitori e non è molto bravo a scuola. Antoine decide di scappare. Per compensare una lacuna sul grande Truffaut, mi ritrovo a vedere questo film d’altri tempi tanto interessante quanto lento e un po’ pesante da vedere. Rimangono in testa le musiche.

The Story of Film

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15 episodi davvero ben fatti sulla storia del cinema. Nei primi episodi partono dall’invenzione della macchina da presa e sulle prime tecniche cinematografiche sperimentate: la corsa fantasma, il montaggio, il controcampo, il punctum (un dettaglio che rende “vera” la scena, come il planare di una falena mentre una ragazza di sera è intenta a scrivere seduta alla sua scrivania). Si parla di Florence Lawrence, la prima movie star, che si suicidò nel 1938 con del veleno, prima di lei gli attori erano degli sconosciuti e nessuno ricordava i loro nomi. Nei primi episodi s’insiste particolarmente su Il ladro di Bagdad, film considerato un capolavoro per la ricchezza delle scenografie.

Nasceva infatti in quel periodo Hollywood, una catena di produzione di sogni, una vera e propria industria: l’obiettivo di tutti era di fare soldi, ma nonostante questo pratico e volgare intento, si realizzavano meraviglie.

“La regia: una bugia per dire la verità. E’ l’arte di farci sentire come se fossimo lì.”

 

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Jeune et jolie

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A diciassett’anni non si può esser seri.
– Una sera, al diavolo birre e limonata
e gli splendenti lumi di chiassosi caffè!
– Te ne vai sotto i verdi tigli a passeggiare.

Com’è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno!

(Giugno, Rimbaud)

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Se vogliamo credere ad una rete di coincidenze che hanno un qualche significato particolare, qui ce ne sono diverse. Siamo nel mese di giugno, e il 18 scade il mio abbonamento a Mymovies: ho designato come ultimo film da vedere, prima di non avere più accesso al pacchetto, “Giovane e bella”  di François Ozon (2013).

Questa foto della locandina l’ho scattata nel 2013 ad Annecy: in vacanza m’è capitato più di una volta di fotografare locandine di film estivi non ancora usciti in Italia, e questa me la sono ritrovata davanti molti anni dopo mentre cercavo tutt’altra foto, dell’Abbazia di Hautecombe. Non ricordavo minimamente di aver fotografato la locandina di Jeune et jolie, ma evidentemente questo titolo mi rigirava nella mente da anni perché era da tempo che volevo vedere questo film e non sapevo neanche perché. Non mi ero informata né sul regista né sull’attrice, davo per scontato che sarebbe stato una bella pellicola francese, ma nel frattempo passavano gli anni e non lo vedevo mai, finiva sempre in secondo piano (mentre ho visto film ben peggiori solo perché adocchiati all’estero, come Cowboy & Aliens: non vedetelo mai).

Quindi, poco dopo aver programmato di vedere Jeune et jolie, mi ritrovo all’improvviso questa foto che non sapevo di aver scattato io con il telefono e ci rimango un po’ male. Se avessi voluto cercarla tra le mie foto, non l’avrei mai trovata. Volevo la foto di un gelato al lampone che avevo mangiato sui prati dell’abbazia di Hautecombe con un bicchiere di birra La Trappe, e insieme a ciò ho trovato centrali nucleari, paesaggi di periferia francese e film erotici che non avevo mai visto.

Jeune et jolie è una bella storia adolescenziale. Marine Vacht (Isabelle), del 1991, è meravigliosa. Il film indaga la psicologia di una diciassettenne, che dopo aver la sua prima volta al mare – del quale pare un po’ delusa e annoiata – e tornata a casa, inizia a prostituirsi con vecchi. Non ha problemi di soldi e non c’è nessun apparente motivo per cui lo faccia, ma Isabelle si annoia dei coetanei e preferisce proporsi su annunci. Un film che non è morale ma solo descrittivo, che cerca di dire qualcosa senza parlare, Ozon narra per immagini la complessa mente di un adolescente – che non avendo delle chiare formate – inizia a costruirsi uno stile di vita che non corrisponde ai canoni della società e a quelli previsti dalla sua famiglia, infilandosi in una situazione che non pare neanche farla soffrire e di cui non sa dare alcuna spiegazione.

Molte scene di nudo, ed intelligente. Splendida colonna sonora (con Françoise Hardy e gli M83). Consigliato.

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Notte di giugno! Diciassett’anni! Ti lasci inebriare.
La linfa è uno champagne che dà alla testa.
Divaghi e senti un bacio sulle labbra
che palpita come una bestiolina.

Mary e il fiore della strega, studio Ponoc

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<<Un film sponsorizzato dal Partenio.>> (Un ingegnere alpinista alla prima del film)

Film molto grazioso dello studio Ponoc, in sala dal 14 al 20 giugno e distribuito da Lucky Red. Nello studio Ponoc sono confluiti molti animatori dello Studio Ghibli, di conseguenza non sono pochi gli elementi che vi riporteranno ai classici Ghibli.
Il film è la trasposizione di un libro, La piccola scopa di Mary Stewart. Molto curato nelle animazioni, stende ai suoi spettatori una fiaba leggera ma non tediosa: Mary, bambina dai capelli rossi, trova un fiore magico nel bosco (precisamente al Campo di Summonte) inseguendo due gatti, Tip e Gib; il fiore magico le darà poteri e grazie a una scopa volante si ritroverà catapultata in un ateneo per apprendiste streghe.
Qui le verranno illustrati vari corsi di studio per maghi: il più difficile è una branca della magichimica, ingegneria chimica… Ops, volevo dire magia metamorfica. Con i suoi capelli rossi Mary è avvantaggiata: pare che disporre di un rosso malpelo sia garanzia per essere delle streghe di prim’ordine. Le cose però non scorrono come previsto, e dovrà salvare l’amico Peter e anche uno dei due gatti (quello grigio e che sembra il mio).

Dello stesso regista, Hiromasa Yonebayashi, ci sono Arrietty e Quando c’era Marnie.

Consigliato a:

– Ragazze con i capelli rossi che non amano i loro capelli
– Chi ha un debole per i capelli rossi
– Chi vuole sentirsi elegante vedendo un film d’animazione Ghibli&Co.
– Chi ama i film ambientalisti, perché ci sono molti scenari nella natura.

Insomma, è bello, ve lo consiglio. E il fiore della strega con un po’ di impegno sul Partenio lo troviamo.

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Morire è un’arte, io lo faccio in modo eccezionale.

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L’ho rifatto.
Un anno ogni dieci ci riesco –

Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
splendente come un paralume nazi, un fermacarte il mio

piede destro, la mia faccia un anonimo, perfetto
lino ebraico

Via il drappo, o mio nemico!
Faccio forse paura? –

Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato puzzolente in un giorno svanirà.

Presto, ben presto la carne
che il sepolcro ha mangiato
si sarà abituata a me

e io sarò una donna che sorride.

Non ho che trent’anni e come il gatto ho nove vite da morire.

Questa è la Numero Tre.

Quale ciarpame da far fuori a ogni decennio.

Che miriade di filamenti.

La folla sgranocchiante noccioline si accalca per vederecche mi sbendano mano e piede – il grande spogliarello.

Signore e signori, ecco qui le mie mani, i miei ginocchi.
Sarò anche pelle e ossa, ma sono pure la stessa, identica donna.
La prima volta che successe avevo dieci anni. Fu un incidente.

Ma la seconda volta ero decisa a insistere, a non recedere assolutamente.
Mi dondolavo chiusa come conchiglia. Dovettero chiamare e chiamare e staccarmi via i vermi come perle appiccicose.

Morire è un arte, come ogni altra cosa.

Io lo faccio in un modo eccezionale.

Io lo faccio che sembra come inferno.
Io lo faccio che sembra reale.

Ammetterete che ho la vocazione.

E’ facile abbastanza da farlo in una cella.
E’ facile abbastanza da farlo e starsene lì.

E’ il teatrale ritorno in pieno giorno a un posto uguale, uguale viso, uguale urlo divertito e animale: <<Miracolo!>>

E’ questo che mi ammazza. C’è un prezzo da pagare per spiare le mie cicatrici, per ascoltare il mio cuore – eh sì, batte.

E c’è un prezzo, un prezzo molto caro, per una toccatina, una parola, o un po’ del mio sangue o di capelli o un filo dei miei vestiti.

Eh sì, Herr Doktor.
Eh sì, Herr Nemico.

Sono il vostro opus magnum.
Sono il vostro gioiello, creatura d’oro puro che a uno strillo si liquefà.
Io mi rigiro e brucio.
Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.
Cenere, cenere – voi attizzate e frugate.
Carne, ossa non ne trovate – un pezzo di sapone, una fede nuziale, una protesi dentale.
Herr Dio, Herr Lucifero,
attento,
attento.

Dalla cenere io rinvengo con le mie rosse chiome e mangio uomini come aria di vento.

(Lady Lazarus, Sylvia Plath)

Tatami Galaxy

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tatami galaxy

Mi imbatto qualche tempo fa in un’interessante lista di anime che trattano il delicato tema della depressione, ed essendo un amante delle storie tendenzialmente deprimenti ve ne attingo uno praticamente a caso, tra quelli che non avevo già visto, Tatami Galaxy, complice anche il fatto che era facilmente reperibile sulla piattaforma di streaming gratuito VVVVID.

Tatami Galaxy ricorda abbastanza NHK e pur essendo meno fresco e più complesso di quest’ultimo, parla comunque di uno studente non troppo brillante che alla lunga si riduce ad essere un hikikomori. Il mondo del protagonista risulta per la maggior parte delle ore confinato alla sua stanza da quattro tatami e mezzo di studente fuorisede. La caratteristica di Tatami Galaxy, forse abusata negli anime dell’ultimo periodo, è quella di avere ad ogni episodio un riavvolgimento indietro nella storia e l’esplorazione dei vari mondi possibili in cui il protagonista vive, differenziati dalla scelta, all’inizio dell’università, del circolo al quale iscriversi, decisione che avrebbe stabilito quali persone conoscere e a quali interessi dedicarsi.

Ma indipendentemente dalla scelta, lo studente senza nome si ritrova sempre più o meno al medesimo punto: nella merda, in quanto l’insuccesso della sua vita di studente (che non sarebbe poi così male, ma dal quale è ossessionato a causa di un punto di vista fondamentalmente pessimistico) non dipende dalla scelta iniziale del campus, ma dal suo modo di essere, negativo e fallimentare, che spesso non gli permette di sfruttare le occasioni che gli vengono proposte. Non dotato di grandi abilità sociali, fin da subito nota un evidente scollamento tra ciò che pensava di diventare (uno studente eccellente, circondato da splendide ragazze dai capelli corvini) e quello che in realtà è diventato, uno sfigato frustrato confinato nella sua stanza, e con una sfilza di voti pessimi.

I vari mondi esplorati sono simili ma con piccole differenze, principalmente la scelta del circolo all’inizio dell’università li distingue, ma sono tutti intrecciati fra loro, e le persone che lo studente senza nome incontra sono sempre le stesse. Gli episodi si ripetono con la medesima struttura, c’è sempre l’incontro con una vecchia cartomante che alza il prezzo ad ogni episodio e che gli dice che ha costantemente una possibilità appesa a un filo e che dovrà solo coglierla. La vecchia tra l’altro lo rabbonisce parlandogli delle sue capacità.

Beh qualche capacità la abbiamo tutti, ma ciò che distingue le persone è anche il modo di sfruttare ciò che gli viene dato. Il protagonista sembra non volersi addossare mai le proprie responsabilità, dando sempre la colpa alla scelta iniziale e all’influenza negativa che ha su di lui l’amico Ozu. In questo l’anime è didattico volendo incentivare proprio lo spettatore ad assumersi le proprie responsabilità, sappiamo infatti che una persona adulta non frigna e non dà la colpa agli altri o a ciò che accade per ciò che gli succede, s’impegna piuttosto per cambiare le cose. Perciò anche il suggerimento della vecchia, che egli non coglie mai, potrebbe stare a significare: datti da fare, cosa che nel corso dell’anime sembra non avvenire mai.

La possibilità appesa al filo a cui la vecchia si riferisce è un mochiguman che la sua amica Akashi ha perso. Akashi è una studentessa di ingegneria ed una parte di episodi si dilunga in delle vicende romantiche, non solo con Akashi ma con ben 3 donne.

Cose che mi sono piaciute, quindi: la rappresentazione del sesso e le 3 donne. Lo spazzolone e il non sense. Il ramen del gatto e il luogo interiore che il ragazzo ricerca. Le citazioni a Interstellar e a Kafka.

Un difetto è che parlano veloce e con i sottotitoli si fa fatica a star dietro alle immagini complesse e anche ai dialoghi. Si tratterebbe di un anime infatti da vedere almeno un paio di volte, per rispondere senza troppi dubbi alle varie domande che nasce spontaneo porsi, come:

Ma l’amico Ozu, chi è?

I tre personaggi maschili principali infatti sembrano essere uniti da un filo, o essere addirittura la stessa persona in mondi alternativi: lo studente dell’ottavo anno, cioè il maestro oramai fuori corso e che si mette con l’igienista, potrebbe essere lo stesso protagonista dopo molti anni di università. Ozu che esce con l’igienista potrebbe essere il protagonista. E che poi  si mette con Akashi. Lo stesso Ozu, che si mette con la bella ragazza figlia del presidente della società di prodotti bio, potrebbe essere il protagonista che in realtà ha avuto successo. Ma queste sono solo mie speculazioni.

Buona visione.

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La lista di anime a cui facevo riferimento:

IL DELICATO TEMA DELLA DEPRESSIONE: 12 SERIE ANIME CHE NE PARLANO

Altri anime che ho visto di quella lista:

1) Welcome to NHK
2) Serial Experiments Lain
3) Neon Genesis Evangelion (Chi non l’ha visto?)
4) Narutaru

Come mi sono trovata con Infinity

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Primo esperimento con Infinity, che Vodafone ha deciso di regalarmi per 6 mesi proprio in corrispondenza del mio compleanno, vista la mia abilità nell’accumulare SORRISI.
Così entro anche io in questa moda del pay for stream, accorgendomi che Infinity nel catalogo non ha molto e assomiglia più al sito della RAI che a un servizio per il quale siamo disposti a pagare. Oltre ai contenuti inclusi nel pacchetto, c’è anche la possibilità di prendere alcuni film “A NOLEGGIO” e non so con quale criterio abbiano capito che ci sono persone disposte a pagare 4€ per delle cavolate ben peggiori dei film inclusi, che già sono quasi tutti bruttissimi.

Comunque ne ho approfittato per vedere alcuni film che mi ero persa intorno al 2011 e che sono considerati d’autore:

  1. Carnage di Oliver Stone.

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Non dura neanche un’ora e mezza ed è tutto ambientato in un salotto, con soli quattro personaggi, più che un film sembra una piéce teatrale e questo gli fa onore. La storia è completamente incentrata sui dialoghi con un cast niente male: Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz e John C.Reilly. Il film vorrebbe essere fatto di dialoghi brillanti e in effetti è acuto. Ma non troppo. E’ come se la storia non si fosse giocata tutte le sue carte, e alla fine rimane solo come una finestra aperta sull’ipocrisia umana.

2 – Cosmopolis di David Cronenberg (2012)

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Primo incontro ravvicinato con Cronenberg, dal quale risulta già evidente la sua fissazione per l’anale e la confusione sessuale. Non è uno dei suoi migliori film, ma ha un ché di interessante, specialmente alcune frasi che qui riporto:

– Le è capitato di uccidere?
– Secondo lei? … Tutti i giorni.

Tempo fa mi hai detto una cosa: il talento è più erotico quando è sprecato.

E più ti guardo più voglio fare sesso con te… Perché c’è un tipo di sesso che ha in sé un elemento di purificazione, è l’antidoto alla disillusione, è controveleno.

– Hai bisogno di sentirti eccitato, vero? E’ la tua natura.

Il futuro diventa insistente, ecco perché presto accadrà qualcosa.

3 – La zona morta

Ne ho già parlato qui sebbene non ci sia molto da parlarne.

Questo scrivevo ad ottobre, ingenuamente:

La verità è che sarà un inverno pieno di film sotto le coperte e meno interazioni. Ora ho una scusa: ho Infinity pagato e devo approfittare, e non posso uscire.

A marzo l’unico altro film che ho visto su Infinity è il seguente, questo la dice lunga su quanto l’ho usato.

4 – La teoria del tutto, 2014

la teoria del tutto

Film biografico su Stephen Hawking che all’epoca avevo evitato volontariamente per il suo dubbio valore cinematografico. Con la morte di Hawking tutti a vederlo. Il film ha delle belle immagini anche se è un polpettone come si supponeva. Da vedere per fare il punto sulla vita di Stephen Hawking della quale non sono mai stata una fan di prima linea nonostante l’astrofisica mi sia sempre interessata. Ora tutti a leggere Breve storia del tempo, il suo libro più famoso e che ha venduto dieci milioni di copie.

Il contratto non è ancora scaduto, magari vedrò degli altri film. Tutti gli altri che non ho inserito in questo elenco, fondamentalmente li ho usati per dormire. In ogni caso, sicuramente sono dei bei regali per gli appassionati di cinema.

Ora ho anche 3 mesi di MyMovies, quindi magari vi farò sapere.

 

Tokyo Ghoul: un film sui disturbi alimentari + The Shape of Water

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Tokyo Ghoul è come le elezioni, non sai per chi parteggiare. Ghoul? Esseri umani?
Piangono e vomitano tutto il tempo. Live action ispirato all’omonimo anime di 12 episodi, manga 14 volumi. Vi dirò: era da tempo che non vedevo un film COSI’ brutto. Se anche risulta molto più curato di altri live action visti (come quelli di Death Note e Nana), questo era visivamente disgustoso e la sceneggiatura completamente priva di modi per far interessare a ciò che sta succedendo. Piatto e orribile. Sala vuota con 5-6 uomini ed io l’unica ragazza presente. Scusate, ora devo andare a mettergli 1 su IMDB.

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Un mix di E.T. ed Amelie.

La forma dell’acqua: un misto di E.T. ed Amélie che incalza preciso mostrando cose orrende con l’atmosfera di una fiaba. Disabilità, mostri con cui accoppiarsi e gatti sbranati. Uffici disorganizzati e cattivi maniaci (Micheal Shannon). Dita mozzate, amici gay e storie d’amore. La forma dell’acqua merita gli Oscar presi. Elisa Esposito (Sally Hawkins) ha un volto molto interessante, l’ambientazione, questo buio laboratorio, sembra uscito da un sogno di quelli che non fanno paura. Non credo sarà uno di quei film che mi cambieranno la vita, ma non si può dire che non sia originale e sopra la media. Regia di Guillermo del Toro (Hellboy, Crimson Peak).

Elenchi

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Tutto oggi mi fa venire la nausea. Ed essendo martedì the new lunedì, vediamo un po’ di fare spazio ed il punto della situazione. Sono circondata ovunque da film e libri disturbati, e ciò non è molto sano. Tra l’altro sto passando ogni sera a vedere film di Cronenberg e questo forse un po’ alimenta il mio disgusto e malessere. Ma un regista interessante come Cronenberg era da tempo che non lo trovavo.

Vediamo un po’ cosa ho letto e cosa mi resta da leggere:

Shooting Star Lens

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Ho fatto, dopo anni, la tessera in fumetteria, la quale permette (oltre ad un certo sconto sugli acquisti) di aggiudicarti un fantastico fumetto in omaggio a scelta fra 4-5 tra i più brutti e invenduti di sempre. Non so se lo leggerò mai. Questa ragazzina mi guarda con occhi sbrilluccicosi e vorrei darle un po’ di attenzione, però poi ci ripenso sempre e Shooting Star Lens non verrà letto mai. Ciao. 10 volumi, 2010-2014

La città della luce – Inio Asano

la città della luce

Entro in fumetteria per cercare questo, lo trovo, mi tessero per avere il 10% di sconto e poi lo leggo sul pullman. Scopro che è uno dei fumetti più deprimenti del mondo e parla solo di persone che vogliono suicidarsi. E dire che volevo leggere un fumetto per svagarmi un po’. Volume unico.

il poeta e il tempo

Marina Cvetaeva – Il poeta e il tempo

Adelphi. Comprato durante le feste di Natale a scatola chiusa in una libreria a Piazza S.Domenico per 5€. Un saggio sulla poesia russa. Uno di quei libri che posso leggere giusto io e altre 2-3 persone che dopo vanno a spararsi.

Appennino Meridionale / Attività CAI 2018 / cartina dei Monti Lattari

Ok questi non sono libri. Me li han dati mentre andavo a rinnovare l’iscrizione del CAI. Ma ora che me ne faccio, dove li metto? Ho troppe cose da fare.

La nausea – Sartre

Perché ritorni sempre giù dall’ultimo piano della libreria, dannato figlio di puttana?

David Foster Wallace – La ragazza dai capelli strani

Anche tu che subdolamente strisci dalla seconda fila in avanti, perché tanta confidenza?

J.G.Ballard – Un gioco da bambini
H.G.Wells – La macchina del tempo 

Beh voi siete anche brevi, un giorno vi leggo.

Aggiornamento: letto Un gioco da bambini dopo cena. Non era male ma vivevo anche senza. Un po’ cupo anche questo. Un mondo perfetto che rende mostri le persone.

Le mimose di Montemarano: no questo non è un libro, sono fiori di 20 giorni fa secchi là sopra che mi dimentico di buttare.

Emily Dickinson – Poesie: amo le scrittrici con malattie mentali, però adesso per un po’ basta.

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Alejandro Jodorowsky – Cabaret mistico: barzellette reinterpretate in chiave filosofica. Mentre lo leggerete, penserete di aver trovato davvero il senso della vita, un sollievo, la soluzione e una direzione. Non preoccupatevi: questa sensazione di benessere poi scompare.

educazione delle donne laclos

Choderlos de Laclos – L’educazione delle donne: per 2€ a piazza Dante. Mi piace molto Laclos, e Le relazioni pericolose è uno dei miei libri preferiti. Questo libricino è arguto e interessante.

dacia maraini l'età del malessere

L’età del malessere – Dacia Maraini. Un libro che fa venire il malessere. Molto bello. A Enrica muore la mamma, non ha soldi, si fa scopare da uno che non la ama che sposerà un’altra, la dà per noia a un compagno di classe sfigato e si prostituisce con un vecchio. La cosa migliore che le capita è essere assunta come segretaria da una tardona che va con i ragazzini. Viene molestata dal maggiordomo e dal padre del suo fidanzato. Suo padre invece è alcolizzato e viene sfrattato. Rimane anche incinta e deve andare ad abortire. Allegro. Davvero. Consigliato.

Fiore e semi di magnolia: la devo smettere di collezionare la munnezza.

Wu Magazine, Sorrisi e Canzoni, Silhouette: la coerenza. Cantautori indie, Sanremo e dieta post feste di Natale. Speranza di interessarmi sul serio a qualcuna delle tre cose: nessuna. Passato il santo, passata la festa.

QuiNapoli: volantino di eventi brutti per gente che non ha niente da fare.

Pennelli a serbatoio Pentel: regalo di un fidanzato che ha deciso di spendere 20€ per 3 pennelli in plastica confidando nelle mie capacità artistiche. Ovvio che lui non sa neanche disegnare un omino con le mazzarelle per poter credere in me.

Basilico morto: hey basilico, lo sai anche tu che la solitudine è una brutta bestia.

Collane da metallara: volevo metterle ma poi sono diventata yuppie.

Occhi: eh boh a che servono degli occhi adesivi?

Scatolino del profumo di KATY PERRY e interno del cestino dell’immondizia con immondizia che non viene mai buttata da mesi e recuperata sempre: è ora. Ciao calzini Disney bucati.

La solitudine fa schifo se non è condivisa. 

Dove ho sentito questa frase?

Dopo aver buttato carte per due ore:

Ma è davvero così importante il passato? Crogiolarsi in mondi che non esistono?

Io voglio andare a lavorare in fabbrica e mangiare un panino del Mc Donald’s. Ne ho le palle piene di ‘sta roba.

(Elenco scritto qualche settimana fa nella speranza di riordinare.)

Da quel libro della Cvetaeva:

Amare – ma chi? Per un poco non vale la fatica, ed è impossibile amare in eterno…
(Lermontov, E noia, e tristezza)

De André Principe Libero ed altri film di cattivo gusto: la solitudine fa schifo, quando non è condivisa.

In evidenza

“Non contano quelli come me, che devono spiegarti come dormire: conta come stai comodo tu.”

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Fabrizio De André – Principe Libero, 2018

De Andrè aveva davvero bisogno di questa cosa? Sceneggiato in due episodi su Fabrizio De André, interpretato da Luca Marinelli. A parte l’ovvia constatazione che non sia tanto opportuno far interpretare un genovese ad un romano, lo scemeggiato è ben recitato, accompagnato da canzoni e ripercorre la vita del Faber. Utile per tutte quelle persone che non hanno voglia di leggersi una biografia perché non han mai pensato che la cosa poteva cambiare loro la vita. E’ ben descritto l’uomo che c’è dietro le sue canzoni. Alcolizzato, anarchico e amante della campagna.

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Fabrizio De Andrè – Amico fragile: Una biografia su De André che possiedo e che mi regalarono a un compleanno, e che in effetti non ho mai letto.


marinelli

“La solitudine fa schifo, quando non è condivisa.”

“E’ questo il patto fra di noi. Io che faccio la parte della cretina e tu che torni. E’ così che si fa.” (La prima moglie di De André, a De Andrè)

principe libero enrica

marinelli e dori ghezzi


Scanners, 1981

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Scanners: ci ho messo davvero troppo tempo per i miei gusti a trovare un’immagine che non facesse venire il mal di stomaco con teste che esplodono e carne spappolata.

Ormai Cronenberg è per me il regista del momento. Scanners forse l’avevo già visto anni fa o più o meno all’epoca (insomma, sempre un po’ dopo, non ero nata…). Parla di telepati incompresi ed emarginati ed inizia bene con cervelli che esplodono. Racchiude in sé la problematica sociale di discriminazione del diverso un po’ alla maniera di X-Men e sicuramente si sono ispirati da qui per i vettori di Elfen Lied. Purtroppo, sceneggiatura un po’ debole ed obsoleta anche se in sostanza si tratta di un film interessante da vedere, che pure se è una cagata, è una cagata gradevole.

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La mosca, 1986

La mosca non ha questo problema: la mosca è OTTIMO. Una giornalista conosce un genio che sta mettendo a punto il teletrasporto e lei decide di lavorarci su, in più sensi. Per scrivere un articolo sulla scoperta i due iniziano a stare sempre insieme, ed in effetti ‘sto scienziato, Seth Brundle, è carino. Però la giornalista ha già un fidanzato e lei, per andare a mollarlo, lascia Seth da solo per mezza serata, che ha la brillante idea di ubriacarsi e teletrasportarsi per errore insieme a una mosca. Così l’uomo inizia a trasformarsi progressivamente in una mosca. Beh lei ha sempre l’ex, che non è male, peccato che alla fine del film la mosca spappola all’ex un braccio ed un piede con la sua saliva. Poi la mosca viene sparata in testa. Urla e pianti. Bellissimo. Per la serie: niente più uomo mosca ma si può sempre ritornare con l’ex disabile. Insomma una ragazza sfortunata davvero, che magari se faceva meno la troia non succedeva ‘sto casino.

Il film è un remake de L’esperimento del dottor K, del 1958, e a sua volta ha ispirato tantissimi altri film.

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– Lui ancora ti ama?
– Chi glielo impedisce.