Melaena Cadiz, folksinger di Los Angeles al Godot di Avellino

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E’ una sera d’ottobre ma l’aria fredda ad Avellino ricorda già dicembre, un dicembre più puro, spogliato dalle decorazioni di fine anno. Al Godot di via Mazas domenica 23 ottobre alle 22-22.30 c’è il concerto di Melaena Cadiz. Alle mie spalle, giovedì sera, nello stesso posto, un’alta pila bianca di carta sembra il profilo di un libro. “Sono i concerti da quando abbiamo aperto fino ad oggi.”, dice Luca. Sono locandine.
Il prossimo è quello di Melaena Cadiz, cantautrice americana residente a Los Angeles, California. Melaena ha vissuto molto a New York, ma anche a Seattle, Parigi, Michigan e Singapore da bambina, così decidiamo che è il caso di provare davvero un concerto del Godot. Quando arriviamo non c’è ancora nessuno, così parlo un po’ con Melaena prima del concerto. E’ felicissima, vivace, gli occhi sono quelli di chi non potrebbe desiderare nient’altro. A terra, sta giocando una piccola bambina, dai capelli sottilissimi e biondi, piccola ed elegante, come una cantautrice indie bonsai. Si chiama Mila ed è sotto lo sguardo vigile di Mikael Kennedy, marito di Melaena, fotografo, che più volte incrociamo con la bimba in braccio come un padre esemplare. Sono in tour in Italia tutti e 3, tour iniziato a Pescara il 20 Ottobre e Melaena mi parla di come sia stato emozionante guidare per la discesa in Campania, tra le montagne, nel verde ed il cielo azzurro che si stagliava sugli alberi (le prime date: 20 e 21 ottobre a Pescara ed Ascoli Piceno), di come le era piaciuto il paesaggio anche lungo la strada da Vitulazio, dove erano il giorno prima, ad Avellino. Melaena è straordinariamente entusiasta di essere in Italia, non fa mistero di essere un’amante dei viaggi “on the road”, di poter essere in tanti posti che diversamente non potrebbe scoprire, motel compresi. Ed infatti il giorno successivo sono saliti a Milano in auto, per essere in serata in concerto al Gattò, uno di quei locali un po’ indie della vita milanese, dove si ascolta ottima musica.

Melaena Cadiz, folksinger di Los Angeles al Godot di Avellino

I suoi punti di riferimento sono cantautrici come Joanna Newsom, ma anche artisti classici, come Joni Mitchell o Bruce Springsteen, di cui infila con oculatezza un brano nel live. Le chiedo se le piace Tori Amos, e mi risponde sempre con i suoi occhi entusiasti che la ascoltava moltissimo alle high school. Le origini di Melaena sono filippine e inglesi (la madre è un’americana di origini inglesi, il padre filippino), origini tradite da una moltitudine di lentiggini che le ricoprono il volto, occhi orientali, capelli lisci e neri che ricordano un’indiana d’america, e allo stesso tempo un corpo longilineo e affusolato. Da lontano mi colpiscono le sue ciglia corte e affilate come quelle di bambola, l’eleganza di una donna adulta e madre accostata alla sua stessa vivacità di bambina. La voce Melaena è straordinaria, il suo genere cantautorale ricorda fin da subito proprio Joanna Newsom, quella semplicità strumentale e stilistica di canzoni come “Peach, plum, pear”, ma la voce di Melaena non è infantile, né graffiante né acerba ma femminile come quella delle cantanti che solitamente amo e che, spesso mi viene fatto notare con ironia, hanno tutte i capelli rossi.

Melaena ci propone le canzoni dai suoi tre album: l’ultimo, Sunfair, uscito a marzo per Misra Records, composto ispirandosi al Joshua Tree National Park della California, si apre con la monumentale At The Symphony, saltano all’occhio anche The Shape of Things e The Fight, ma tutte le canzoni dell’album sono intense e tremule, di una bellezza così nitida da fare un po’ male, ricche di un atmosfera che viene da lontano, dai deserti d’America. Dal vivo queste canzoni ci fanno rendere conto di essere di fronte ad una fuoriclasse che inseguendo un sogno on the road è finita ora per caso ad Avellino, con un pubblico di una cinquantina di persone che alla fine del concerto sono tutte in fila a comprare i suoi dischi. Oltre a Sunfair, gli altri due suoi lavori sono il primo “Rattle the Windows” (2010) e “Deep Below Heaven” (2014). Questi tre dischi sono un unico lungo continuum, da poter ascoltare per tre o quattro volte di seguito senza mai smettere. Lo stile di Melaena è dolce, i suoi vocalizzi a volte sembrano ironici, mai inappropriati o boriosamente eccessivi, l’intero concerto è lei da sola con una chitarra, senza una sbavatura, tra le luci soffuse, le teiere e un gatto di pezza al palco. Al di là dei dischi, che le incisioni non è detto che vogliano dire per forza tutto, è dal vivo che ci rendiamo conto di come a tratti sia strano che una cantante come Melaena sia ancora inosservata, di come si infili in piccoli locali senza fare rumore e con la stessa delicatezza si allontani, come quando scompaiono piccoli astri luminosissimi all’alba. Melaena è capace di riempire così lo spazio in una stanza, solo con se stessa, con la sua singolarissima persona, con la rappresentazione di un sogno lontano, di un sogno americano, desertico e sconfinato, vistoso, patinato, serigrafato con assoluta precisione, ma ancora autentico, ancora aderente alla realtà.

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Festival del cinema a caso e sagra della noce

vista da Summonte

Mentre ritornavamo dalla ricerca di colori autunnali (che non abbiamo trovato), scorgiamo un improvviso festival del cinema. Non mi stupisce, dopo il Mercogliano Music Festival ed un altro notevole numero di manifestazioni la presenza di un Film Festival a Mercogliano. Organizzato in una scuola media, seguiamo il red carpet all’ingresso, ma non troviamo assolutamente niente. Riservato forse agli addetti ai lavori (recitano i sottotitoli “Il cinema incontra il lavoro”) o semplicemente un festival vuoto, i custodi ci dicono che le proiezioni del pomeriggio sono all’Abbazia di Loreto di fronte. Sul sito nessuna traccia del programma dettagliato, ma neanche degli orari degli incontri con i vari ospiti, tra i quali Giuseppe Tornatore.

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Per quanto riguarda invece ciò che accade a Napoli, si è svolto come ogni anno il Napoli Film Festival (dal 26 settembre al 6 ottobre), ma anche qui nessun ospite che m’interessasse, e immediatamente dopo abbiamo avuto una settimana di proiezioni speciali dei film del Festival di Venezia. Partono invece domani Le quattro giornate del cinema di Napoli (dal 22 al 27 ottobre).
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Al ritorno, non avendo trovato preparativi a Summonte per la sagra della castagna, ci rechiamo alla sagra della noce di Scisciano, ma anche qui i toni sono smorzati dalla partita del Napoli proiettata in piazza, nessun odore di cibo (che in realtà non volevamo) e quasi nessuno per le strade, se non qualche bambino. A fine partita, però, il paese si anima e suonano “I Guagliun Ra’ Rivoluzion”: un gruppo di 20-30 ragazzi (tutti rigorosamente maschi) che suonano botti ed altri strumenti a percussione.

(Disclaimer: questo post è motivato dalla presenza di un festival del cinema, ma articoli di questo genere, su eventi e luoghi casuali, potrebbero diventare l’abitudine.)

Larry/Lana Wachowski e la sua storia complicata

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Larry e Ilsa Strix

Non che voglia perdermi in gossip, ma dato che avevo accennato del recente cambio di sesso di Larry Wachowski (insieme ad Andy, regista della trilogia di Matrix), e dato che sono impaziente di vedere Cloud Atlas, ultimo lavoro dei fratelli Wachowski, vi rendo partecipi di quanto ho appreso leggendo un giornale da un euro trovato dal tabaccaio.

Già avevo scoperto qualche settimana fa che Larry Wachowski dal 2003 aveva iniziato a vestirsi da donna e, a quanto pare, dovrebbe aver completato il cambiamento di sesso, dato che ora si fa chiamare ufficialmente Lana.

Ciò che non sapevo è che Lana Wachowski, quando era ancora Larry, era sposato con una donna, sua fidanzata storica fin dai tempi del liceo, dalla quale successivamente ha divorziato. Conosce poi Ilsa Strix/Karin Winslow, una dominatrice consultata per girare delle scene fetish in Matrix Reloaded. Lana e Karin/Ilsa si sposano (come due donne, quindi coppia di fatto? o come uomo e donna dunque matrimonio canonico?), Lana quindi è sposato nuovamente con una donna. Ma: Ilsa, prima di sposare Lana, era sposata con un altro transessuale, Jake Miller, il quale in precedenza era una donna e da donna è diventato uomo (il contrario di Lana, che da uomo è diventato donna).

In conclusione: Ilsa sposa sempre transessuali (non importa in che verso compiano il cambio di sesso), Larry/Lana sposa sempre donne (non importa se lui sia uomo o donna).
Ho dovuto rileggere il trafiletto sul giornale 3 volte per capire la questione.

In ogni caso Lana ha affermato che adesso è finalmente felice e ha superato la forte depressione che l’aveva colpita prima che decidesse di diventare donna.

Evviva!

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Ilsa Strix, moglie di Lana Wachowski

Muore oggi Nagisa Oshima, regista giapponese celebre al grande pubblico per il classico del cinema erotico “Ecco l’impero dei sensi” (1976).
(Kyoto, 31 marzo 1932 – Fujisawa, 15 gennaio 2013)

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Andy & Lana Wachowski

Uscirà nel vicino 2012 il nuovo film dei famosi fratelli Wachowski, gli autori di Matrix, scusatemi se è poco. Il nuovo film si intitolerà Cloud Atlas e sarà sempre di fantascienza, ma sarà un po’ più delicato rispetto i loro precedenti lavori. Vedremo. Quello che non sapevo è che i due fratelli, Andy e Laurence sono ora… Fratello e sorella. Andy e Lana Wachowski. Un inaspettato cambio di sesso per Laurence Wachowski che ora è così:

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Erano così ieri…

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E oggi.

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Chi se lo sarebbe aspettato. Di tocco femminile in Matrix non ce n’era molto, io non l’avrei immaginato.

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Piuttosto speriamo bene per Cloud Atlas, che insieme a Django Unchained di Tarantino sarà uno dei film da non perdere di gennaio 2013!

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Cloud Atlas, data di uscita: 10 gennaio 2013
Django Unchained: 17 gennaio 2013

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Caro Robert Pattinson, la smetti di comparire in film che potrebbero anche vagamente interessarmi?
Ad esempio in Cosmopolis di David Cronenberg. Oppure in Bel Ami, che c’era Uma Thurman e non mi sarebbe dispiaciuto.
Sciò sciò.

Intervento mancato

Stasera ero lì lì per andare al cinema, e i film candidati erano Molto forte, incredibilmente vicino con Tom Hanks e Sandra Bullock oppure Il pescatore di sogni di Lasse Hallstrom. A un certo punto però abbiamo deciso che entrambi erano troppo noiosi per la serata e siamo andati via.

Il pescatore di sogni però non mi dispiacerebbe: dello stesso regista svedese ho visto Buon compleanno Mr.Grape e Chocolat, entrambi belli, specialmente il primo. Ma è anche autore di altri film famosi, come Le regole della casa del sidro, Casanova, Hachiko

Boh, ferie?

Immagine natalizia a casaccio.

Questa pagina mi ha un po’ stancato.
Prima di lasciarvi, però, un po’ di recensioni di film brutti che avevo nel cassetto:

Solomon Kane
Terminator Salvation
G.I.Joe
Houdini – L’ultimo mago

Veramente bruttissimi, non verrete delusi.

E poi un paio di post natalizi, su L’amore non va in vacanza e Che cosa fare a capodanno. Per l’1, c’è sempre Jack Frost (sta diventando un tormentone…)

Film d’autore che fanno venire sonno.

Altri film aggiunti:

Notturno Bus
Vento di Passioni
Cuori Ribelli
Barbarossa
The Black Dahlia

Coco Avant Chanel
Kalifornia
Benny & Joon
Baarìa
Avatar

Tanto per metterli:
Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni
Hereafter
Basta che funzioni

S’è capito che sto svuotando la cartella delle bozze.

Post natalizi: Che cosa fare a Capodanno

Dato che in fondo sono ancora giovane e amo le tradizioni dei giovani, ho pensato, a distanza di anni, che sarebbe stato interessante proseguire il discorso aperto con Il secchio, ponendo stavolta l’accento su di un evento globale come il capodanno.

Non importa se quando leggerete questo articolo sarà agosto perché capodanno sarà vicino lo stesso, tipicamente inizieranno a chiedervi di capodanno a partire da settembre e lo faranno amici, nemici, conoscenti e sconosciuti, con la fatidica domanda “E tu, cosa fai a capodanno?” che si ripete sempre nei momenti più disparati, che siate a messa in fila per prendere la comunione, in bagno con il cordless o a vomitare per la strada inginocchiati sul bordo di un tombino alle 3.00 a.m. di sabato sera, prima o poi, ogni tanto e sempre vi si avvicinerà qualcuno che quando meno ve lo aspettate vi chiederà se avete programmi per la sera del 31.

Ora, analizziamo innanzitutto la psicologia di questa domanda.

PERCHE’ TUTTI VOGLIONO SAPERE CHE COSA FACCIAMO A CAPODANNO?

Una volta posta, nella psiche dell’intervistato inizia a formarsi inevitabilmente qualche turba. E’ come una lampadina che si accende: se prima non ci avevate mai pensato, ora iniziate a porvi il problema.

Innanzitutto, quello immediato: non si può ammettere al proprio interlocutore di essere dei grandissimi sfigati e di non avere proprio niente da fare a capodanno, se non festeggiare con la nonna, il cane e le alici fritte, farsi due tiri di pipa e andare a dormire. Secondo, un po’ ci crediamo anche noi che se non facciamo qualcosa a capodanno forse non siamo tanto fighi, o almeno non siamo fighi di fronte alla società dei giovani, e anche se lo sappiamo di valere proprio tanto, noi vogliamo essere accettati dagli altri giovani.

Dunque dal presentarsi di tale domanda si ottiene un duplice effetto: la risposta deve essere immediatamente calibrata in modo tale da ingannare chi ha posto la domanda, ad esempio ricordando le scene divertentissime della festa dell’anno prima a casa di Frollo, per non parlare del Martini con l’Aspirina, e di tutti quei giochi divertentissimi, come INDOVINA CHI o IL MERCANTE IN FIERA, di quanto ci siamo divertiti un mondo nonostante fossimo stati invitati ad almeno altri 13 party dove c’era musica e si ballava e si cuccava di brutto: ma noi non ci siamo voluti andare per stare con i nostri veri amici del cuore. In realtà quella sera a casa di F. si dormiva abbattuti dalla noia, era praticamente un campeggio in salotto, ma questo il 90% delle persone non lo dice, di quanto ha fatto schifo il loro capodanno e di quanto sognavano solo di dormire nel letto di casa propria o di vedere un telefilm registrato sotto le coperte.

Ma perché?

Il primo problema del capodanno risiede proprio nell’ASPETTATIVA, ci si aspetta da tre mesi di passare una serata indimenticabile, o almeno bella e divertente, insomma che figata, inizia il nuovo anno! E invece fa più schifo di un sabato sera di quelli mosci.

Il secondo problema del capodanno risiede nei denari: appena ti muovi di casa, ti spennano. Vuoi mostrare la tua faccia davanti una discoteca senza nemmeno sederti? 35 euro, grazie, per finire in mezzo a una sparatoria. Vuoi un bicchiere di champagne e una bruschetta strusciata all’aglio? 70 euro, grazie. Vuoi andare a casa dei tuoi amici in costiera a costo zero benzina esclusa? Eh no, la tangenziale è bloccata e ci metti quattro ore per fare 50 km. E poi non puoi partire da casa prima di mezzanotte altrimenti la nonna ci rimane male e per non perderti l’impepata di cozze, non puoi partire dopo mezzanotte perché ci sono i fuochi d’artificio e rischi di essere colpito insieme alla macchina da una bomba maradona, insomma, pare evidente che a capodanno non si può fare niente. Paghi almeno il quadruplo per fare qualsiasi cosa che di solito è bella un quarto di quanto lo sarebbe in un qualsiasi giorno normale, però chissà perché tutti credono che capodanno sia un giorno fantastico.

La domanda

Non perdiamo di vista il primo punto. Come dicevo, il primo evento che ci fa capire che capodanno è vicino è il presentarsi della domanda. Di solito avviene intorno al 5 settembre, usciamo di casa ancora in shorts e con l’asciugamano da mare sotto al braccio, magari c’è anche la treccina colorata tra i capelli che ci ha fatto un marocchino sulla spiaggia, quando, ah, per caso, incontriamo inaspettatamente qualcuno che ci chiede di capodanno. Ci sono 31 gradi all’ombra, abbiamo i segni dell’abbronzatura, e ci chiedono di immaginare dove saremo da qui a tre mesi, di focalizzare il disturbante albero di Natale con le palline di raso bordeaux nel salotto e quel pupazzo di neve che balla sotto una teca in un vortice di polistirolo. Perché, mio dio, perché? Dopo un primo momento di smarrimento e imbarazzo, la risposta giunge. Se il grado di immaginazione è elevato, si inizierà con una serie di frasi del tipo “Ehhhhhh non so, ho consegnato la documentazione per il passaporto, dovrei andare a New York, però forse faccio scalo a Grado perché, sai, c’è Maria Sergia in Erasmus a Barcellona, ma devo ancora prenotare, e poi mi dispiace lasciare il pesce rosso a casa da solo, potremmo anche affittare un residence in Costa Smeralda… Beh male che vada se sono occupato alla Befana con gli esami c’è sempre un mio collega di università che organizza una festa a casa, ma siamo pochi intimi, un centoventi persone, ci offre solo i cocktails.”

…E tu?

Il momento in cui si pronuncia “E tu?” è il più bello. Questo perché chi va in giro a chiedere “CHE COSA FAI A CAPODANNO?” in realtà è uno sfigato e sta solo subdolamente cercando qualcosa da fare. Spera che tu stia organizzando un festino fantastico, o tu possa imbucarlo a quello dove sei stato invitato, una di quelle feste dove si beve e si cucca un casino, inserirlo nel tuo giro di amici ed amiche, ospitarlo ad Amsterdam a casa di tua cugina. O semplicemente sta cercando idee. Spunti. Vuole confrontarsi con altri giovani per sentirsi meno amareggiato per la sua condizione, adeguarsi agli standard, insomma, chi chiede che cosa fai a capodanno è il primo colpevole. O la vittima prima di te. Probabilmente ha già subito da parte di qualcun altro e ora riversa la domanda su di te, perché troverebbe ingiusto non farlo.
Dunque, ti chiede cosa farai a capodanno creando il problema anche a te.

Dopo la prima domanda, avvenuta il 5 Settembre, se la persona che ha subito la domanda è equilibrata, non succederà niente, ma il problema di capodanno spesso continua a girare in background, altrimenti non si spiegherebbe perché tante persone ci chiedano che cosa facciamo a capodanno. Ciò non toglie che ci siano anche delle persone che lo chiedono senza farci troppo caso, alla stregua di “Com’è il tempo?”, ma qualunque sia la motivazione che li spinge a chiedere, vi è sempre un danno.

Perché capodanno è un problema, e più sei giovane e più lo è.

Quindi, inizia la catena di S.Antonio. Tu chiedi di capodanno a varie persone, queste lo chiedono ad altri, e il problema si ramifica. Ben presto capodanno diventa un problema di stato e iniziano ad annunciare trasmissioni televisive pessime che ti propongono di fare capodanno in diretta con Carlo Conti.

La decisione

Entriamo nel vivo: cosa fare a capodanno. Io ho smesso da anni di pensarci e di avere aspettative. Il capodanno perfetto capiterà un giorno per caso, così come il grande amore, prima di allora è inutile cercarlo, pianificarlo, far convergere i propri sforzi in esso. Anche se sembra tutto perfetto, qualcosa lo rovinerà. Oppure sarà una noia mortale. E poi c’è da dire una cosa: ci pensi o non ci pensi, il risultato non cambia, iniziare a parlare di capodanno da settembre non ha mai modificato l’esito della serata del 31. Mi sono sempre ritrovata il 29 senza sapere che cazzo fare, magari seduta con altre persone al tavolino di un bar alle 11 di mattina, devastati dall’insano procedere delle feste di Natale, che si sa, vanno avanti a roccocò a tutte le ore, panettoni farciti, capponi imbottiti, la lasagna con le purpette. La sera del 25 mangi gli avanzi, il 26 gli avanzi, il 27 gli avanzi, il 28 ti sembra inutile dopo tanti avanzi di cose strepitose ritornare alla banalità quotidiana e si va avanti pranzando a cassatine e panettone. Quindi, distrutti, con un’infezione viscerale in corso, è solo il 29 o il 30 che si decide a tavolino che cosa fare veramente a capodanno.

Che cosa fare a Capodanno: Piccolo breviario della gioventù

Preparativi: La spesa

Potreste, a seconda dei vostri programmi, ritrovarvi a fare la spesa per il festino di capodanno. La caratteristica di questa spesa è l’acquisto di cose assolutamente inappetitose (panettoni da 50 centesimi) e vodka alla melapera. Se non avete un secchio, acquistatelo nella sezione “casalinghi”. Per delucidazioni sulla funzione del secchio, si veda l’apposito post Secchio.  (In breve, il secchio è uno strumento che aumenta la socialità e che non può mancare ad ogni festa.)

Proposte per un capodanno indimenticabile

(Liberamente ispirate ai miei e a quelli di cui ho sentito parlare)

La festa trendy con il secchio. Non c’è molto da spiegare. E’ una festa della tipologia Secchio. Avviene in una casa vuota e bellissima di qualche figlio/a di papà pieno/a di soldi. Assenza ovvia di genitori, suppellettili stupendi e tracce di vomito nel lavandino quando vi svegliate.

La serata in discoteca. Anche questa sì che è cool! Per andare in discoteca, se sei donna, ti vesti come una battona degli anni del romanticismo russo per andare in un locale affollatissimo dove stai all’impiedi al freddo a sorseggiare un drink in un bicchiere di plastica (quelli di vetro se mai c’erano stati, sono finiti). Passi le prime 4 ore della nottata a cercare di entrare nella discoteca nonostante tu abbia già il biglietto, quando entri (a spallate) capisci che si stava meglio fuori e te ne vai. Non riesci nemmeno a ballare sul posto perché c’è troppa gente. Dopo un po’ succede qualcosa (risse, sparatorie) e scappi. Ah, hai pagato dai 35 ai 7o euro. Se sei uomo l’unica differenza è che non ti presenti alla festa nudo e che puoi passare la notte a fare la mano morta a sconosciute proprio come se fossi in un 110 affollato.

Il lan party. L’antifesta. Sono anni che propongo ma nonostante i “SISIII” iniziali poi vanno tutti a ballare. Per organizzare un lan party ogni invitato invece della fidanzata si porta dietro il computer. Poi si sta al computer tutta la sera.


La festa a casa di quello che non conosci dove si gioca a tombola tutta la notte e ti annoi
E’ l’amico dei tuoi amici e ti imbucano. E’ una palla allucinante e ti penti.

La festa a casa tua
In un atto di generosità presti la casa. Se sei un illuso pensi: darò la festa perfetta! Se non sei un illuso pensi: non può essere peggio del solito. Si gioca alla Playstation 1 tutta la notte.

Affittiamo una stanza, paghiamo 50 euro a persona e ci divertiamo un casino
Non è vero, la differenza tra questa opzione con La festa a casa tua e La festa a casa di quello che non conosci è che paghi 50 euro.

Il festino sfigato
Ci sono alcuni festini peggiori di altri. Ci sono persone che tentano in ogni modo di aggiungere carne al fuoco al loro festino e vogliono convincerti ad andare dicendo che sarà bellissimo e pieno di persone cool, in particolare figa. Poi vedi le loro foto e ti accorgi che sono stati in 4 a giocare a 1-2-3 stella in un pollaio, e che non c’erano proprio ragazze.

Al concerto di Tiziano Ferro
Cioè, capodanno al CONCERTO DI PIAZZA. Ok, non ne puoi più della delusione dei capodanni in casa e decidi di uscire, che Tiziano Ferro ti piaccia o meno. Però succede che piove. Che non trovi parcheggio. Che ti cadono i fuochi d’artificio in testa. E che Tiziano Ferro quella sera aveva mal di testa e non viene.
(Tiziano Ferro è un pretesto: informatevi su chi c’è per capodanno nella vostra città! Ad esempio per il capodanno 2012 a Salerno c’è Gianna Nannini, e a Paestum Peppino Di Capri!)

Capodanno nel traffico
Avete fatto degli errori di calcolo e il traffico è così tanto che non giungete mai a destinazione.

Capodanno in bagno
Dopo il cenone, invece di andare alla festa, andate in bagno e ci rimanete. E non trovate più il tempo di andare alla festa, che magari quest’anno era anche bellissima. Personalmente non m’è mai capitato ma spesso accade (in particolar modo ai miei invitati).

Capodanno alternativo
Si svolge in un pub o locale dove di solito si tiene musica dal vivo, l’atmosfera è ok, c’è musica buona, gente ok, piacevolmente sbronza non pericolosa. Sorseggiate la vostra Tennent’s o quello che è con soddisfazione. Le persone vi piacciono, la birra vi piace e voi vi piacete. Difetto? Questo tipo di capodanno si presenta una volta su undici. E se non siete ubriachi anche voi inizieranno a sembrarvi tutti dei falliti.

Capodanno all’Ikea
Cenone con polpette di renna, succo di mirtillo e gelato da 0.99 cent. Nascondetevi in una libreria BESTA per far sì che il personale non si accorga che vi state trattenendo all’Ikea oltre l’orario di chiusura. Bellissimo.

Capodanno alternativo bis
Consiste nell’andare in coma etilico prima che inizi il festino e svegliarsi solo verso le 10 del mattino dopo. Vi siete persi tutto. E potrebbe essere un vantaggio

Vai a dormire
Alle 22. Come se non fosse capodanno. Poco diffuso ma efficace. Bisogna solo liberarsi dei luoghi comuni giovanili.

LA TV
Vi spallate davanti la tv da soli o in compagnia tutta la notte.

Capodanno su IRC.
Anche questo continuo a proporlo da anni e nessuno mi dà retta. Quest’anno abbiamo organizzato l’evento ufficiale: MetalNapoli Capodanno su IRC!
In pratica, passate la notte in chat come degli sfigati.

A messa. Con tutta la famiglia.

CAPODANNO TRASH
In un noto bar di un paese vicino, di quelli stile “far west”. Meglio ancora se il bar rimane aperto solo per voi e i vostri amici. E’ l’aspirazione 2012. SASA’.

Ancora altre possibilità:

A faticà: vi fanno un mazzo così ma almeno vi pagano e avete risolto un problema.

Il capodanno al quale non sei stato invitato: E’ quello perfetto e bellissimo, ma non ci andate.

Il viaggio all’estero: Sembra la figata ma poi va tutto storto lo stesso. L’aereo fa un ritardo di 27 ore e voi siete alle 23 del 31 al freddo in aereoporto e avete perso anche la valigia.

Questa è solo una lista delle tante possibilità che ci riserva l’esistenza per capodanno. Come diceva il medico e scrittore Axel Munthe “Il più grande compilatore di storie sensazionali è la vita”, perciò chissà quanti altri capodanni fantastici ho dimenticato e non riesco nemmeno a immaginare. Se avete altri suggerimenti per capodanno, li aspetto nei commenti.

Per quanto riguarda il giorno dopo capodanno, mi sono fatta prendere dalla nostalgia qui: Jack Frost. Grazie Jack Frost!

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