Guida sentimentale della Campania: Napoli nelle pagine di Milo Manara – I Borgia

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Non tutti sapranno che in alcune pagine dei Borgia di Milo Manara la storia si svolge a Napoli.

La discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, forte oppositore dei Borgia (data di inizio: 3 settembre 1494) continuò infatti fino a Napoli, dove, tanto per cambiare, i soldati entrarono senza incontrare praticamente alcuna opposizione. Era il 22 febbraio 1495, l’allora re di Napoli, Ferdinando II di Napoli detto Ferrandino, abbandonò immediatamente la situazione bollente rifugiandosi a Ischia e poi a Messina.
Paradossalmente la vittoria a Napoli segnò la disfatta di Carlo VIII, perché la presa di Napoli suscitò nelle altre nazioni la necessità di ostacolare l’espansione francese.Già a maggio il re Ferrandino, aiutato da suo cugino Ferdinando II d’Aragona re di Spagna e di Sicilia, ebbe modo di riorganizzarsi e di riconquistare Napoli, risalendo da Messina a Reggio e da Reggio a Napoli. Entrato a febbraio, Carlo VIII, dopo neanche tre mesi, fu costretto a lasciare la città riconsegnandola al sovrano filo-spagnolo.

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Insomma, anche se per poche pagine, in questo volume ritroviamo Milo Manara a disegnare la città di Napoli.

Realizzato in quattro parti tra il 2004 e il 2011 e successivamente edito in volume unico, I Borgia è incentrato sugli efferati intrecci che ruotano intorno alla figura di papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia), osservati attraverso la fitta sceneggiatura del regista/scrittore/psicomago cileno Alejandro Jodorowsky, per il quale Milo Manara ha prestato la mano.

Il volume dei loro Borgia si conclude proprio così, dopo anni di attesa, con la discesa di Carlo VIII a Napoli che “chiude” la storia. Così la presa di Napoli non segna solo la disfatta del re francese, ma anche l’epilogo del volume in questione; i nuovi equilibri che si andranno a formare in seguito a questa sconfitta non fanno più parte dell’opera Manara/Jodorowsky, attualmente impegnati in altri lavori: Manara in una serie su Caravaggio (è uscito il primo volume Caravaggio – La tavolozza e la spada nel 2015) e Jodorowsky con le sue robe jodorowskiane, poco adatte alle masse.

Le pagine di “commiato”, in netto contrasto con quelle vivissime e veloci nella parte centrale del volume smorzano bene un finale che avrebbe potuto sembrarci per certi versi ripido. Ogni personaggio riceve la sua definitiva collocazione nel giro di qualche pagina, dopo uno sperpetuo di sangue e avvelenamenti durato un intero volume.
Per quanto precipitoso, un finale del genere è decisamente giustificato dal crescendo di eventi che portano ad un punto di non ritorno e lascia anche una sorta di malinconia polverosa: la storia (del volume) è finita, anche se la storia (quella vera) continua, con altri 500 anni di guerre e di intrighi assurdi prima di arrivare ad oggi.

Come ben sappiamo la storia non si ferma mai. Ad ogni guerra ne succede sempre un’altra, ad ogni regnante un successore, ed in particolare questo periodo storico mostra una notevole complessità degli intrecci familiari tra i vari sovrani delle potenze del tempo, senza i quali non si sarebbe mosso quasi niente.

È un fumetto che non consiglierei a tutti. È terribile. Penultimo uscito di Manara, era uno dei pochi che non avevo ancora letto, pur possedendo l’intera produzione.
Un’altra sua opera, molto recente, che mi ero procurata appena uscì, è X-Men – Ragazze in fuga (2009). Ma i Borgia ha raggiunto la sua conclusione solo dopo il 2009, e pur vedendolo da anni ed anni in libreria, mi ritrovo a leggerlo solo ora.

La sceneggiatura è di Jodorowsky ed è quindi terribile in un modo diverso: l’erotico si confonde nell’horror storico, degno appunto solo dei film di Jodorowsky.
Jodorowsky è un regista cileno che ho sempre molto apprezzato. Il suo film più famoso è sicuramente La montagna sacra (1973), un cult che vidi in una torrida estate del 2008, ma il primo suo film al quale mi avvicinai fu El Topo, un altro dei più famosi.
Il primo impatto con El Topo non fu semplice. El Topo ai tempi mi sembrava un film così disturbato che inizialmente non compresi perché avrei dovuto sottopormi alla tortura di una tale visione.

Ma alla fine i suoi film li ho visti tutti ed è diventato uno dei miei registi preferiti di sempre.

Anche se ricordo El Topo come il titolo più estremo, iniziare da The Holy Mountain non sarebbe stato meglio. E infatti, in The Holy Mountain/La montagna sacra, ci sono testicoli in barattolo come i peni raccolti dai Borgia. Ma se le immagini di un film si susseguono in modo rapido, nelle tavole di Manara esse sono fisse e immobili nella loro atrocità. Visiva e morale. Innocenti guardiani di cani squartati in quattro parti. Cadaveri di gatti usati per bagnare di sangue gli umani. Necrofilia. Incesti, incesti in continuazione. Anche le donne, non sono immuni alla crudeltà: oche ammazzate per gioco in convento. Ma la violenza è specialmente sugli umani. Dopo un primo impatto, il lettore, stordito, pensa: vabbè è Jodorowsky, che mi aspettavo? e prende l’opera per quello che è, senza lasciarsi scalfire, e l’opera è una visione della storia, vista da due talenti, Manara e Jodorowsky, vorticosa, cruda, coinvolgente, ricca di pathos, nuova. Una visione che riporta i fatti, una moltitudine, e di personaggi, ancora di più, senza mai renderli comparse, vuoti o immotivati. Nessuna crudeltà è fine se stessa. È come un frenetico gioco, ed in effetti così è la storia. E’ un frenetico gioco, proprio come la storia dell’umanità.

Attenzione, però. I Borgia di Manara/Jodorowsky non sono fedeli alla storia, anche se di certo i due non ci vanno tanto lontano: i due maestri ci hanno un po’ fantasticato su, con abbastanza coerenza, dopotutto. Se proprio volete, con le dovute correzioni, I Borgia non va così male per ripetere per le interrogazioni del liceo.

Il sesso non è molto, addirittura accessorio, non erotico, ancora meno di altre angosciose opere di Manara, ma spesso blasfemo. A partire dal primo incontro con Vannozza, futura amante di Rodrigo Borgia (papa Alessandro VI) e madre dei suoi figli, scoperta ad adorare sessualmente la statua di un santo. I due, Rodrigo e Vannozza, consumeranno l’atto sull’altare, così come Rodrigo farà, anni dopo, con la sua stessa figlia, ad un ballo in maschera senza averla riconosciuta.
Insomma sicuramente molte libere interpretazioni, ma non inverosimili per quegli anni bui: inutile scandalizzarsi.
Libera interpretazione tra l’altro proprio per la discesa di Carlo VIII a Napoli che Jodorowsky fa morire in cima al Vesuvio, sul quale era salito dopo aver richiesto la più bella puttana del regno. Distratto da questa, Carlo VIII non si accorge di un’improvvisa eruzione del Vesuvio, e così scompaiono entrambi nella lava.
Episodio storicamente scorretto: come abbiamo già detto all’inizio, Carlo VIII, fu scacciato dopo alcuni mesi dal precedente re di Napoli, e non morì a Napoli, anche se ebbe qualche discreto problema a tornare a casa (l’esercito italiano provò a sbarrargli la strada il 6 luglio 1495 a Fornovo, in provincia di Parma) ed ebbe anche vita breve: morì solo 3 anni dopo, nel 1498, a 27 anni a causa di un incidente a cavallo.
Nei Borgia ci sono bellissime vedute anche di altre città: Roma su tutte. Ogni dettaglio è curatissimo, non solo i luoghi. A chi Napoli non bastasse (in effetti, tutto questo parlare per tre pagine di fumetto) consiglio una passeggiata nei Musei Vaticani a Roma, che comprendono, tra le innumerevoli cose, anche gli appartamenti dei Borgia, decorati dal Pinturicchio.
Sottolineo ancora che il rapido epilogo della storia (in poco tutti sono morti, tutto è risolto, tutto è spiegato) non è forzato, mostrando un’ultima difficoltà superata che consacra I Borgia al capolavoro. Atroce, ma perfetto e capolavoro.

Libri consigliati:
La danza della realtà – Autobiografia di Alejandro Jodorowsky

Film consigliati di Alejandro Jodorowksy: Fando y Lis, El Topo, La montagna sacra, Santa Sangre

Altri fumetti con la sceneggiatura di Jodorowsky: L’Incal, illustrato da un altro fuoriclasse del fumetto europeo, Moebius.

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Gli appartamenti dei Borgia a Roma, decorati dal Pinturicchio (Musei Vaticani)

X-Men: Apocalypse

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Ennesimo film di una lunga serie, si conferma come al solito un prodotto di buona qualità in cui effetti speciali e profondità della storia raggiungono un discreto equilibrio. Continuando il discorso iniziato con X-Men – L’inizio (2011) e X-Men – Giorni di un futuro passato (2014), ritroviamo in questo capitolo gli X-Men della scuola del Professor Xavier, Magneto e l’eroina Raven Darkhölme/Mystica destinati a confrontarsi con un individuo che raccoglie in sé molti dei poteri degli X-Men e che, tanto per essere prevedibili, ha intenzione di distruggere la civiltà umana per dare spazio a una nuova era in cui i mutanti popoleranno il mondo. Se la scelta di basare X-Men – Apocalypse sulla distruzione della Terra non è del tutto originale, non manca in quest’ultimo capitolo Marvel il classico approfondimento psicologico, tipico dei film sugli X-Men e che li distingue dalle produzioni supereroistiche analoghe. E’ indagato ancora una volta ed esaurientemente il passato di Magneto, aggiungendo ancora un altro tassello alla sua storia; è esplorata poi l’iniziazione ai poteri di Ciclope, fratello di Havok. Parallelamente in Germania, fanno la loro comparsa altri due X-Men celebri, Nightcrawler e Angelo. Un altro importante personaggio che viene introdotto in X-Men – Apocalypse è quello di Phoenix, giovanissima telepate nella scuola del Professor Xavier. Interpretata da Sophie Turner, nota a chi segue le serie tv per essere Sansa Stark, principessa del regno di Grande Inverno in Game of Thrones. Si ha l’impressione con la comparsa di Phoenix di assistere ad un passaggio di testimone, esaurito infatti il controverso compito di Raven/Mystica di spiegare quanto c’è di complesso nell’universo degli X-Men, con temi come la diversità, l’accettazione, l’insicurezza, indagati a fondo con un personaggio intenso come quello di Mystica (anche in questo capitolo interpretata dalla splendida Jennifer Lawrence), è adesso il personaggio di Phoenix quello che ora più mostra il suo potenziale vergine e che nel futuro della saga cinematografica degli X-Men avrà qualcosa da aggiungere. Per quanto riguarda il resto del cast, è lo stesso dei precedenti film: l’ottimo Fassbender (Bastardi senza gloria, A Dangerous Method, Shame, Macbeth, Steve Jobs) nel ruolo di MagnetoJames McAvoy nei panni del Professor Xavier, ancora Nicholas Hoult ad interpretare Bestia. Nuovi il giovane Tye Sheridan / Ciclope (che aveva esordito nel 2011 nell’acclamato Tree of Life di Malick) e Kodi Smit-McPhee / Nightcrawler. Già era apparso invece in Giorni di un futuro passato Evan Peters – Pietro / Quicksilver, protagonista tra l’altro di una delle migliori scene di questo film, quella accompagnata da Sweet Dreams degli Eurythmics e che ha richiesto un notevole tempo di realizzazione, rivedremo sicuramente anche Pietro.

 Kodi Smit-McPhee / Nightcrawler

 Evan Peters – Pietro / Quicksilver

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Phoenix in un’illustrazione di Greg Land. Il personaggio è stato creato da Jack Kirby nel 1963

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Jean Grey-Fenice/Sophie Turner. E’ famosa per aver interpretato Sansa Stark in Game of Thrones, Principessa del Regno di Grande Inverno o come si chiama.

 

 

 

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A quanto pare Phoenix si fa le storie sia con Wolverine che con Magneto e in Apocalypse un po’ si nota.

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Phoenix in un combattimento con Magneto.

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E la storia anche con Ciclope. Nel film sembra avviata a flirtare con lui, oltre che avere un po’ troppo feeling con Xavier. Con tutti insomma.

 

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Phoenix, Cyclops e altri X-Men.

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Il solito Professor Xavier che anche se disabile e poi calvo rimane sempre uno dei personaggi più interessanti.

Ok, sembra Beautiful. Però molto più interessante perché sono tutti fighi e un po’ tristi a causa dei loro superpoteri.

Altri film sugli X-Men recensiti qui:

Mutante, e fiera di esserlo. X-Men: L’inizio (2011)

Wolverine – L’immortale – Ciò che mi hanno fatto, ciò che sono, non si può cambiare.

“Sono il migliore in quello che faccio. Ma quello che faccio non è piacevole.” (Wolverine)

Perchè la luna si sente così sola?

Manca, tra le recensioni, quella di X-Men – Giorni di un futuro passato, che è uno dei miei preferiti e anche migliore di Apocalisse.

In sintesi, gli X-Men sono veramente fighi. E per quanto i film di supereroi Marvel e DC abbiano nel tempo decisamente iniziato a rompere al punto anche di saltarne diversi, gli X-Men fanno eccezione. Vedeteli. (Se vi piace il genere)

 

 

 

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Batman v Superman: Dawn of Justice

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I Cani vs Batman

Sabato tra il concerto dei Cani al Duel Beat e l’idea del cinema ha preso il sopravvento il cinema, così nel pomeriggio ci rechiamo al Centro Campania.

Qui, dopo aver acquistato da Tiger una casetta per gli uccelli da mettere in giardino, e acquistato un basket di pollo al Mc Donald’s e dei panini all’astice, con relativa delusione che il Mc Donald’s non sia proprio un ristorante gourmet, siamo andati al cinema.

Batman v Superman è un film di quelli che vengono attesi che però io non ho atteso.

Nonostante questo, Batman v Superman si prometteva migliore dei suoi corrispettivi Marvel come The Avengers 1 e 2, anche perché DC non è Marvel e Marvel non è DC e anche perché dopo il flop di The Dark Knight Rises non avevamo più molto da indignarci per un Batman che non è Christian Bale.

L’era del Cavaliere Oscuro di Nolan si è conclusa (anche se vediamo Nolan tra i direttori esecutivi) e così anche quella di un Batman interpretato da Christian Bale che non rivedremo più, come è giusto che sia, perché alle cose buone non bisogna abituarsi.

Sostituito da Ben Affleck, molto più simile al Batman interpretato da George Clooney, l’attore ha avuto la dignità di lasciarsi una leggera barba incolta destando meno irritazione di quanto predetto. Non ne ho mai voluto sapere niente di Batman / Ben Affleck e non ho voluto neanche pensarci, ma il risultato finale è stato migliore del previsto.

Solo che questo Batman v Superman “Lievamm a miez’ e mamm”, si potrebbe sottotitolare, a causa di una sceneggiatura degna delle risse delle scuole medie.

Niente male la Wonder Woman interpretata dalla modella iraniana Gal Gadot. Jesse Eisenberg/Lex Luthor fa il verso al Joker di Heat Ledger senza riuscirci, Henry Cavill è un buon Superman con tutti i difetti di un Superman al quale si perdona la monotonia più facilmente che a Batman.

La regia vistosa di Zack Snyder corregge i difetti di una storia e di una sceneggiatura piuttosto noiose, rendendo il film tutto sommato guardabile.

Consigliato agli appassionati del genere.

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Diana (Gal Gadot) e Bruce Wayne alla festa.

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Wonder Woman / Gal Gadot: sembra un cosplay riuscito bene (e temo che questo non sia proprio un complimento)

Batman V. Superman: Dawn Of Justice

Nel cast c’è anche Amy Adams, una buona attrice che passa sempre in secondo piano a causa di sue colleghe più vistose. Era già stata la compagna di Superman in Man of Steel (2013), sempre regia di Zack Snyder

Altri film di Zack Snyder recensiti qui:

Film di primavera di 7 anni fa: Watchmen

Sucker Punch: un bel beverone

Man of Steel (una riga, non c’è nessuna recensione)

Il regno di Ga’Hoole: non so se ho mai scritto di questo film, spero di no, l’unico motivo per cui lo possiedo in dvd è che dovevo provare il 3D e mi rifiutavo di dare soldi a Coraline di Henry Selick che adesso rimpiango. Non guardatelo mai.

Altri film con Amy Adams: Big Eyes, American Hustle, Man of Steel, Her, The Master, The Fighter.

 

Linus

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Dopo molti giorni di assenza, ritorno con diverse novità. Sono stati e sono ancora giorni molto caldi, che mi riportano alla mente l’estate del 2011 in cui stoicamente giravo per Ravenna determinata a visitare ogni monumento, cattedrale o mausoleo, anche se intorno a me c’erano 40 gradi calati da un cielo tremendamente azzurro dal sole splendente. Ecco, l’atmosfera adesso è più o meno quella: non si sa dove andare, non si sa cosa fare, si è irrequieti e dall’interno il mondo sembra così vivo da volerlo esplorare tutto. L’interno è ovviamente è il vostro luogo dotato di un condizionatore. Stamattina ad esempio, sono andata alla ricerca di un’interessante ristampa proposta da Repubblica: Linus, me ne ritorno con il numero 3, due cornetti in busta ed un caffè da portare via. E’ una fotografia del giugno 1965, la copertina rossa, Snoopy recante in bocca una mazza da baseball. 300 lire. I miei ricordi di Linus sono legati alle estati degli anni ’90, e ai viaggi in treno agli inizi del 2000. E’ un giornale, quello del 1965, piuttosto diverso da come è diventato poi. L’ho solamente sfogliato, ma è schietto, sincero, non pretenzioso, forse solo successivamente s’è giunti all’equazione “fumettisti = di sinistra”. Anche il tabaccaio sembrava emozionato. “Questo è speciale.” Eh, lo so, ho i brividi addosso. Pensando alle bancarelle nel paese del mare sul Gargano, negli anni ’90, al tramonto, la spiaggia era una striscia di sabbia fine lontana qualche decina di metri al di là di uno steccato di legno, sulla quale si appoggiava una striscia di mare e poi il sole rosso del tramonto, le collanine e i braccialetti. C’era un enorme discrezione in queste serate al mare. Non come oggi che mi appare tutto così rumoroso e volgare. C’era una dignità che nelle vacanze al mare non ho più ritrovato. C’erano i fuochi sul mare, le gonne bianche e i vestiti estivi, le biciclette, il caldo che non impediva niente. I pareo. Su queste bancarelle c’erano anche dei vecchi numeri di Linus, in copertina c’era quasi sempre Snoopy. Li leggevo la sera a casa, mentre dal soffitto mi guardavano i gechi. Fuori l’erba continuava ad essere verde anche di notte e le lumache arrivavano a centinaia dopo i giorni di pioggia, e con mio cugino le mettevano tutte in dei secchielli e poi dopo le liberavamo. Ma su Linus non c’erano solo i Peanuts, ma anche molti altri fumetti che non conoscevo: alcuni li leggevo quando non ero vista da nessuno, con la non totale comprensione di una bambina di 6 anni, ma da qui discende il mio grande amore per il fumetto erotico. Su Linus c’era Valentina di Crepax. Questa ragazza che portava il mio nome, che era quasi sempre nuda, (ricordo la scena in una doccia), con il suo pelo pubico fitto e nero, di quelle pagine caotiche in cui apparivano mani, seni, dialoghi onirici, non pretendevo di comprenderne a pieno il senso, ma io leggevo tutto quel giornale, dall’inizio alla fine. Valentina era una fotografa, aveva il mio stesso taglio di capelli, ma era grande, e io non ero ancora grande. Poi sono passati dieci anni.

Nei viaggi in treno, specialmente quelli lunghi, ho sempre comprato Linus. Per il semplice motivo che nelle edicole delle stazioni Linus si trova sempre, al contrario delle sfornite edicole di paese. Nel 2005 costa circa 5€, è mensile, è fortemente politicizzato. Lo leggevo andando e tornando da Roma, ma anche in altre occasioni. Non lo compravo sempre, mi ricordavo di comprarlo nelle stazioni. Mi piaceva, ma assumeva maggiore valore soltanto se ero in viaggio, non avrebbe avuto lo stesso fascino, temo, se l’avessi preso nell’edicola davanti casa e poi letto nella mia stanza. Linus riusciva a farmi compagnia anche per molte ore. Alternavo la lettura con gli sguardi dal finestrino, ricordo ogni dettaglio, ogni campo verde del tragitto Napoli-Firenze, ma anche moltissimo di ciò che si vede continuando fino a Milano, ricordo le strisce, gli articoli, i miei pensieri su un taccuino.
Devo averlo detto qui sicuramente almeno una volta, ma io amo e ho sempre amato i treni.

Dopo aver molto divagato su Linus, vi accenno a un’altra uscita. Comprare qualcosa in edicola è come un fidanzamento per qualche tempo. Appuntamenti settimanali per qualche mese, poi qualcuno tronca la relazione. Mi è capitato di nuovo prima di Natale, per l’appunto (dopo Manara a colori l’anno prima), c’era l’edizione di Crepax di Mondadori Comics, ancora in uscita, ora è arrivata al 30° volume. E’ l’opera integrale ed è un’edizione davvero fatta molto bene e allo stesso tempo economica. Le ristampe di opere come Justine, o Venere in Pelliccia, che in libreria o in fumetteria costerebbero un bel po’ di quattrini (sui 30€), Mondadori le propone a 9.90€, e si trovano facilmente adesso anche in libreria.
Non era la prima volta che compravo dei volumi interamente dedicati Valentina, girano qui, a pochi soldi (sempre le famose bancarelle), dei volumi che uscivano abbinati con qualche giornale in edicola.

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Cambiando totalmente argomento, non ho avuto in questi ultimi dieci giorni occasione di vedere molti film di quelli che mi ero prefissata di vedere. Ma diversi in televisione. La televisione è per me qualcosa di mistico, affascinante e che non conosco, mi capita di vederla così raramente che ogni volta che la accendo me ne stupisco.

E poi sarà l’estate, sarà il fascino dei tardi anni ’80, ma la parte finale di “I Cammelli” (1988) mi ha emozionato: un giovane di Carpi (Paolo Rossi), nel viaggio di ritorno verso Milano, incontra una ragazza, Anna, che gli chiede di fingere di avere una relazione segreta davanti al fidanzato e ai genitori, determinata ad annullare il vicinissimo matrimonio. E come dicevo prima, il fascino dei treni. Dei dialoghi pazzeschi. Alla fine, anche un inaspettato Abatantuono. E io che mi chiedo: dov’ero, quand’ero a casa, perché mi ostino a voler vedere Jurassic Park 4 al cinema per noia, quando esistono cose così.

Ma la sera prima avevo già avuto occasione di vedere un’altra pellicola interessante: Labbra di lurido blu (il cui titolo non può che portarmi alla mente la canzone dei Diaframma), 1975, genere erotico, regia di Giulio Petroni, con Lisa Gastoni e Corrado Pani. La ninfomania di Elli e l’omosessualità di Marco li porta ad un punto di incontro, nel quale hanno la speranza, con il matrimonio, di mitigare i loro caratteri. Anche questo film è una fotografia dell’epoca, delle storie comuni degli anni ’70 (Marco ed i suoi compagni vengono iniziati al sesso da una laida vecchia), di ciò che era erotico: anche solo le gambe nude e le gonne corte delle ragazze della banda alla festa del paese. Musiche di Ennio Morricone.

Terzo film pescato a caso: Il sommergibile più pazzo del mondo, 1982, qui si ritorna alla commedia in un film decisamente imbarazzante, si ritorna al gioco degli equivoci che il cinema italiano non ha mai smesso di utilizzare per fare film da vendere, con Annamaria Rizzoli, Enzo Cannavale, BOMBOLO. Non c’è bisogno di aggiungere molto.

Quarto film pescato a caso: Dove vai tutta nuda? – 1969, produzione Mario Cecchi Gori, con Vittorio Gassman, Tomas Milian, Maria Grazia Buccella, Angela Luce.

Potrei parlare ancora, ma forse è meglio dare un’occhiata al mondo fuori, che purtroppo è alla temperatura di almeno 37 gradi. Buona estate a tutti.

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I Cammelli

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Sin City 2

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Aspettare 10 anni per una roba così. Superficiale e forse scadente. Sin City non fa eccezione alla regola del secondo film, sempre inferiore rispetto al primo. Non c’è innovazione e non c’è spessore. Gli effetti grafici sono calcati ancora di più. Solo il cast è eccezionale: Mickey Rouke, Jessica Alba, Eva Green, LADY GAGA, Bruce Willis, Joseph Gordon-Levitt, Jamie Chung.
Alla fine Sin City 2 risulta piacevole e godibile per passare una serata con amici. E forse sarà fantastico se avete 14 anni. Basta, niente più.
Stupenda, però, Eva Green.

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Lady Gaga. La preferivo in Machete.

Lady Gaga.

Marine Blue e altri manga di Ai Yazawa

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Una dolce coincidenza uscire in una sera di nebbia e trovare in edicola, per puro caso, un inaspettato manga di Ai Yazawa di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza: Marine Blue No Kaze Ni Dakarete, in italiano “Marine Blue, Accarezzati dal vento marino”. E’ la prima serie in assoluto di una delle autrici shoujo di maggiore pregio, una delle poche che riesce a conferire alle proprie storie e ai propri personaggi sentimenti autentici e non patinati, a non scadere in cliché privi di spessore. Ai Yazawa è sempre un passo più avanti delle altre (mi riferisco alla media degli shoujo, ovvio) e raggiunge la sua massima espressività artistica in quella che è la più nota e anche la più lunga delle sue opere, Nana, complice la trasmissione in tv dell’anime che ne è stato tratto. Seppur Nana sia forse la migliore, non è l’unica opera di Ai Yazawa alla quale sono fortemente legata. Non dimenticherò mai Gokinjo Monogatari con il suo tratto acerbo e l’omonimo anime (in Italia fu chiamato Cortili del Cuore) che mi ha accompagnato in una tarda estate delle elementari, in cui il mondo dei “ragazzi grandi” degli anni ’90 sembrava così vicino e così lontano. E Paradise Kiss, visto fansub ai tempi, nel 2005, 12 episodi, seguito di Cortili del Cuore. Non dimenticherò mai la opening di Tommy Heavenly6, il personaggio di Joji ispirato a David Bowie e la frangetta di Yukari. Il tratto di Ai Yazawa era diventato molto più raffinato, già simile a quello di Nana. Ma ovviamente a catena, oltre a questi due, ho successivamente letto anche “Non sono un angelo” (altra opera giovanile di Ai Yazawa, 1992) e “Ultimi raggi di luna“. Dal secondo ne è stato tratto anche un film, che ho recensito molti anni fa: Last Quarter.

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Ma ritornando a Marine Blue, ad un primo impatto avevo giudicato questa serie in 4 volumi come una delicata opera giovanile che ancora molto si conformava ai classici stereotipi di shoujo manga. Una Ai Yazawa non ancora libera di esprimere sé stessa come ha fatto poi dopo. Ecco, in parte mi sbagliavo. In Marine Blue l’essenza di Ai Yazawa si sente tutta, e nonostante il tratto non sia ancora molto personale come è diventato poi in seguito, ma risponda piuttosto a dei canoni estetici più classici, e la storia parta da un classico triangolo, essa evolve con profondità e delicatezza rara, un risultato incredibile per una mangaka che nelle note laterali si giudica “inesperta”, chiedendo perdono per la variabilità con cui vengono disegnati i personaggi, a volte più adulti, altre volte più ragazzini. E’ vero, volendo muovere delle critiche, queste si potrebbero fare, ma trovo che sarebbero in fondo inutili. A volte l’evoluzione della storia potrebbe risultare forzata, o i gesti dei personaggi incomprensibili ad un occhio adulto. Invece no, non voglio criticare questo: i personaggi sono adolescenti ed insicuri, non conoscono ancora le direzioni giuste da prendere e le scopriranno solo crescendo. Dietro Marine Blue vi è molto delle tradizioni di un Giappone che affaccia verso l’Occidente, un modo di intendere l’amore che è così ricco e pieno come solo in un manga riesce ad essere descritto. Marine Blue è una storia d’amore in cui ancora esistono i giuramenti: quelli che nella nostra realtà cerchiamo, a volte così rari per credere che esistano davvero.
Marine Blue porta in sé molto, ed è per questo che perdono ad Haruka, Ippei ed Harikawa le loro incertezze. L’ambientazione è stupenda, è così dolce da fare male. Quegli attimi mi sembra di averli vissuti anch’io. Forse perché sono attimi che si ripetono in molte storie e in molti anni. Dolphin, un cane bianco come Soichiro di Maison Ikkoku e come Spank di Hello Spank, un amore lontano, l’estate degli anni ’90, il surf, quella spiaggia delle estati della mia infanzia. Il Tropicana, i Beach Boys, le palme, l’indecisione, gli eventi ed i baci che accadono e non lasciano nulla, perché i sentimenti ancora devono diventare adulti. Gli orecchini di Haruka, le feste, e il mare.
Il mare. E ancora il mare. Così immenso, così, da sempre, catalizzatore di emozioni.

Manga di inizio estate

Dedico questo articolo alle serie che sto prendendo, quasi tutte rigorosamente brevi e a tema estivo.

Nota: non so perché ho scritto un articolo con un tono così irritante, ma ogni tanto ci sta bene, piuttosto che il silenzio stampa. In ogni caso non si tratta di letture impegnate quelle che seguono, ma a volte continuo a comprare shoujo in edicola per abitudine o per collezione.

La prima serie è Marine Blue – Accarezzati dal vento marino, opera giovanile di Ai Yazawa, di soli 4 numeri, che giungerà alla conclusione proprio in questi primi giorni di giugno.
Edita da Panini Comics, si tratta di una serie gradevole che non può mancare nella collezione di qualsiasi appassionata di Ai Yazawa.

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Inferno Blu, 3 volumi, il numero 2 è di giugno. Molto simile a Marine Blue nell’ambientazione e nel triangolo, si tratta di uno shoujo vagamente più profondo/intenso della media e con contenuti sessuali piuttosto espliciti. Molto piacevole e non mi pento dell’acquisto (anzi, in realtà è stato un regalo), ne sono piuttosto soddisfatta.

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Wolf Children, 3 volumi. Sono al secondo volume. Tratto dall’omonimo film. Molto bello da avere nella propria collezione (e anche da leggere!)

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E sta giungendo alla sua conclusione anche Elfen Lied, 10 di 12. Un po’ di rammarico per tutti questi uomini in copertina e meno gnocchine, ma in fondo non vedo l’ora che finisca per poterlo leggere bene. Bustina blu petrolio.
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Serie che finalmente ho completato!

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Dato che non ho molte speranze sul fatto che Nana 22 Collection vedrà mai la luce (o meglio, non so fra quanti anni) reputo questa collezione – per il momento – conclusa.
E ne sono molto felice!

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Con il secondo numero di Sailor V ho finalmente concluso un’altra serie alla quale tenevo tanto, Pretty Guardian Sailor Moon, composta da 12 volumi + 2 volumi di storie brevi + 2 volumi dedicati a Sailor V (Sailor Venus) per un totale di 16 volumetti.

Serie decisamente “No”.

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Mi sono fidata di Arina Tanemura (possiedo Kamikaze Katou Jeanne e Full Moon, e ne sono soddisfatta) e ho preso quasi istintivamente anche Time Stranger Kyoko, opera in 3 volumi della stessa autrice. Purtroppo Time Stranger Kyoko è troppo anche per me. E’ la storia di una principessa che desidera trascorrere una vita normale e così intraprende un’avventura molto fantasy per far sì che a regnare sulla Terra non sia lei ma sua sorella. Non può mancare il triangolo amoroso. Non credo lo continuerò, odio il fantasy. :\

Ringrazio il mio ragazzo che oltre ad avermi regalato quasi tutto Elfen Lied, mi ha portato anche Inferno Blu e i numeri di Sailor V e Nana che mi mancavano, dimostrandosi un corriere eccezionale! ♥

Film da due soldi reperiti al Mambo: Constantine

Altro film che dovevo vedere nonostante le scarse pretese, poiché basato sulla serie a fumetti Hellblazer edita da Vertigo. Il personaggio che dà il nome al film, John Constantine, è stato creato da Alan Moore nell’85 e apparso per la prima volta in Swamp Thing, in pratica si trattava dell’ultimo film ispirato ad un’opera di Alan Moore che mi mancava di vedere.

Gli altri infatti sono:

La vera storia di Jack lo Squartatore
(2001, con Johnny Depp, visto al cinema alle MEDIE)

La leggenda degli uomini straordinari (2003, con Sean Connery, pessimo)

V per Vendetta
(2005, di James McTeigue, molto bello)

Watchmen
(2009, visivamente eccellente, ma riduttivo nello sviluppo della complessa trama, regia di Zack Snyder)

Per quanto riguarda Constantine, fighettissimo, darkissimo, trashissimo, fotografia strepitosa per una trama stupida.

Consigliato a: … non so. Mettetelo di sottofondo mentre pulite le cozze e ogni tanto guardate un paio di fotogrammi.

Fumetti BRUTTI

Ieri avevo voglia di leggere qualcosa di poco impegnativo e di romantico, e la prima cosa che è saltata fuori dalla mia libreria BESTA IKEA è stata:

Romeo X Juliet, miniserie in due volumi edito da JPOP nel 2010 ma risalente al 2007, anno in cui uscì l’omonimo anime di 24 episodi in quel periodo piuttosto seguito in Italia come fansub. E dato che ultimamente m’ero trovata a risfogliare le pagine di Shakespeare, cosa meglio di leggere una rivisitazione di Romeo e Giulietta come questa, ambientata nella futuristica città di Neo Verona? Cosa meglio? Tutto.
Inutile dire che fa rivoltare il fegato fin dalle prime 4 pagine. Non si capisce niente, tratto banale spazzatura, noiosissimo e allo stesso tempo disturbante. Shojo fantasy. Ho detto tutto. Non ce l’ho fatta a leggerlo, disgustoso.

Opening: http://www.youtube.com/watch?v=7Mwe-3V0bSQ&feature=related
Ending: http://www.youtube.com/watch?v=eoRDWapiBQ4&feature=fvst