Guida sentimentale della Campania: Napoli nelle pagine di Milo Manara – I Borgia

In evidenza

napoli manara

Non tutti sapranno che in alcune pagine dei Borgia di Milo Manara la storia si svolge a Napoli.

La discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, forte oppositore dei Borgia (data di inizio: 3 settembre 1494) continuò infatti fino a Napoli, dove, tanto per cambiare, i soldati entrarono senza incontrare praticamente alcuna opposizione. Era il 22 febbraio 1495, l’allora re di Napoli, Ferdinando II di Napoli detto Ferrandino, abbandonò immediatamente la situazione bollente rifugiandosi a Ischia e poi a Messina.
Paradossalmente la vittoria a Napoli segnò la disfatta di Carlo VIII, perché la presa di Napoli suscitò nelle altre nazioni la necessità di ostacolare l’espansione francese.Già a maggio il re Ferrandino, aiutato da suo cugino Ferdinando II d’Aragona re di Spagna e di Sicilia, ebbe modo di riorganizzarsi e di riconquistare Napoli, risalendo da Messina a Reggio e da Reggio a Napoli. Entrato a febbraio, Carlo VIII, dopo neanche tre mesi, fu costretto a lasciare la città riconsegnandola al sovrano filo-spagnolo.

napoli capri ischia

Insomma, anche se per poche pagine, in questo volume ritroviamo Milo Manara a disegnare la città di Napoli.

Realizzato in quattro parti tra il 2004 e il 2011 e successivamente edito in volume unico, I Borgia è incentrato sugli efferati intrecci che ruotano intorno alla figura di papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia), osservati attraverso la fitta sceneggiatura del regista/scrittore/psicomago cileno Alejandro Jodorowsky, per il quale Milo Manara ha prestato la mano.

Il volume dei loro Borgia si conclude proprio così, dopo anni di attesa, con la discesa di Carlo VIII a Napoli che “chiude” la storia. Così la presa di Napoli non segna solo la disfatta del re francese, ma anche l’epilogo del volume in questione; i nuovi equilibri che si andranno a formare in seguito a questa sconfitta non fanno più parte dell’opera Manara/Jodorowsky, attualmente impegnati in altri lavori: Manara in una serie su Caravaggio (è uscito il primo volume Caravaggio – La tavolozza e la spada nel 2015) e Jodorowsky con le sue robe jodorowskiane, poco adatte alle masse.

Le pagine di “commiato”, in netto contrasto con quelle vivissime e veloci nella parte centrale del volume smorzano bene un finale che avrebbe potuto sembrarci per certi versi ripido. Ogni personaggio riceve la sua definitiva collocazione nel giro di qualche pagina, dopo uno sperpetuo di sangue e avvelenamenti durato un intero volume.
Per quanto precipitoso, un finale del genere è decisamente giustificato dal crescendo di eventi che portano ad un punto di non ritorno e lascia anche una sorta di malinconia polverosa: la storia (del volume) è finita, anche se la storia (quella vera) continua, con altri 500 anni di guerre e di intrighi assurdi prima di arrivare ad oggi.

Come ben sappiamo la storia non si ferma mai. Ad ogni guerra ne succede sempre un’altra, ad ogni regnante un successore, ed in particolare questo periodo storico mostra una notevole complessità degli intrecci familiari tra i vari sovrani delle potenze del tempo, senza i quali non si sarebbe mosso quasi niente.

È un fumetto che non consiglierei a tutti. È terribile. Penultimo uscito di Manara, era uno dei pochi che non avevo ancora letto, pur possedendo l’intera produzione.
Un’altra sua opera, molto recente, che mi ero procurata appena uscì, è X-Men – Ragazze in fuga (2009). Ma i Borgia ha raggiunto la sua conclusione solo dopo il 2009, e pur vedendolo da anni ed anni in libreria, mi ritrovo a leggerlo solo ora.

La sceneggiatura è di Jodorowsky ed è quindi terribile in un modo diverso: l’erotico si confonde nell’horror storico, degno appunto solo dei film di Jodorowsky.
Jodorowsky è un regista cileno che ho sempre molto apprezzato. Il suo film più famoso è sicuramente La montagna sacra (1973), un cult che vidi in una torrida estate del 2008, ma il primo suo film al quale mi avvicinai fu El Topo, un altro dei più famosi.
Il primo impatto con El Topo non fu semplice. El Topo ai tempi mi sembrava un film così disturbato che inizialmente non compresi perché avrei dovuto sottopormi alla tortura di una tale visione.

Ma alla fine i suoi film li ho visti tutti ed è diventato uno dei miei registi preferiti di sempre.

Anche se ricordo El Topo come il titolo più estremo, iniziare da The Holy Mountain non sarebbe stato meglio. E infatti, in The Holy Mountain/La montagna sacra, ci sono testicoli in barattolo come i peni raccolti dai Borgia. Ma se le immagini di un film si susseguono in modo rapido, nelle tavole di Manara esse sono fisse e immobili nella loro atrocità. Visiva e morale. Innocenti guardiani di cani squartati in quattro parti. Cadaveri di gatti usati per bagnare di sangue gli umani. Necrofilia. Incesti, incesti in continuazione. Anche le donne, non sono immuni alla crudeltà: oche ammazzate per gioco in convento. Ma la violenza è specialmente sugli umani. Dopo un primo impatto, il lettore, stordito, pensa: vabbè è Jodorowsky, che mi aspettavo? e prende l’opera per quello che è, senza lasciarsi scalfire, e l’opera è una visione della storia, vista da due talenti, Manara e Jodorowsky, vorticosa, cruda, coinvolgente, ricca di pathos, nuova. Una visione che riporta i fatti, una moltitudine, e di personaggi, ancora di più, senza mai renderli comparse, vuoti o immotivati. Nessuna crudeltà è fine se stessa. È come un frenetico gioco, ed in effetti così è la storia. E’ un frenetico gioco, proprio come la storia dell’umanità.

Attenzione, però. I Borgia di Manara/Jodorowsky non sono fedeli alla storia, anche se di certo i due non ci vanno tanto lontano: i due maestri ci hanno un po’ fantasticato su, con abbastanza coerenza, dopotutto. Se proprio volete, con le dovute correzioni, I Borgia non va così male per ripetere per le interrogazioni del liceo.

Il sesso non è molto, addirittura accessorio, non erotico, ancora meno di altre angosciose opere di Manara, ma spesso blasfemo. A partire dal primo incontro con Vannozza, futura amante di Rodrigo Borgia (papa Alessandro VI) e madre dei suoi figli, scoperta ad adorare sessualmente la statua di un santo. I due, Rodrigo e Vannozza, consumeranno l’atto sull’altare, così come Rodrigo farà, anni dopo, con la sua stessa figlia, ad un ballo in maschera senza averla riconosciuta.
Insomma sicuramente molte libere interpretazioni, ma non inverosimili per quegli anni bui: inutile scandalizzarsi.
Libera interpretazione tra l’altro proprio per la discesa di Carlo VIII a Napoli che Jodorowsky fa morire in cima al Vesuvio, sul quale era salito dopo aver richiesto la più bella puttana del regno. Distratto da questa, Carlo VIII non si accorge di un’improvvisa eruzione del Vesuvio, e così scompaiono entrambi nella lava.
Episodio storicamente scorretto: come abbiamo già detto all’inizio, Carlo VIII, fu scacciato dopo alcuni mesi dal precedente re di Napoli, e non morì a Napoli, anche se ebbe qualche discreto problema a tornare a casa (l’esercito italiano provò a sbarrargli la strada il 6 luglio 1495 a Fornovo, in provincia di Parma) ed ebbe anche vita breve: morì solo 3 anni dopo, nel 1498, a 27 anni a causa di un incidente a cavallo.
Nei Borgia ci sono bellissime vedute anche di altre città: Roma su tutte. Ogni dettaglio è curatissimo, non solo i luoghi. A chi Napoli non bastasse (in effetti, tutto questo parlare per tre pagine di fumetto) consiglio una passeggiata nei Musei Vaticani a Roma, che comprendono, tra le innumerevoli cose, anche gli appartamenti dei Borgia, decorati dal Pinturicchio.
Sottolineo ancora che il rapido epilogo della storia (in poco tutti sono morti, tutto è risolto, tutto è spiegato) non è forzato, mostrando un’ultima difficoltà superata che consacra I Borgia al capolavoro. Atroce, ma perfetto e capolavoro.

Libri consigliati:
La danza della realtà – Autobiografia di Alejandro Jodorowsky

Film consigliati di Alejandro Jodorowksy: Fando y Lis, El Topo, La montagna sacra, Santa Sangre

Altri fumetti con la sceneggiatura di Jodorowsky: L’Incal, illustrato da un altro fuoriclasse del fumetto europeo, Moebius.

Borgia
appartamento borgia

Gli appartamenti dei Borgia a Roma, decorati dal Pinturicchio (Musei Vaticani)

Annunci

Volumi unici

Il cane che guarda le stelle di Takashi Murakami

cane

Un’edizione molto bella per un’opera di pregio. Il cane che guarda le stelle, vi avverto, è triste all’incirca quanto Una tomba per le lucciole. La qualità si paga: il prezzo da pagare, per leggere un manga che si alzi un po’ dal livello medio, appunto è proprio quello di dover sopportare una storia irrimediabilmente triste. L’ho paragonato a Una tomba per le lucciole anche se Una tomba è un capolavoro indiscusso, mentre Il cane che guarda le stelle è un’opera molto triste e basta, in ogni caso difficilmente ci si imbatte in cose così gratuitamente tristi che però riescono nel loro intento: comunicare qualcosa al lettore. Consigliato a chi è alla ricerca di tristezze e voglia di spararsi o di bei volumi unici da collezione.
Riassunto della storia: un uomo, abbandonato dalla moglie e dai figli, muore da solo insieme al suo cane dopo aver perso tutto e aver cercato di aiutare un bambino orfano che lo deruba degli ultimi soldi.

 

Il giardino delle parole di Makoto Shinkai, disegni di Midori Motohashi

0f110f503da302ae695c839b4ad5533c1392562806_full

Makoto Shinkai è diventato uno dei miei registi preferiti così ogni manga collegato ad esso diventa subito mio appena viene reso disponibile in Italia. Il film è uno di quelli che meno ho preferito: immagini curatissime, ma nella parte finale vi è una risoluzione troppo rapida della storia.
In ogni caso, un bel volume unico da collezionare, con sovracopertina, Star Comics.

I bambini che inseguono le stelle – Viaggio verso Agharta di Makoto Shinkai.

i bambini che inseguono le stelle

Nella mia breve incursione al Comicon di Napoli di quest’anno (breve, ma ricchissima: in meno di 2 ore ho visto Milo Manara, Tanino Liberatore, Don Rosa, Silvia Ziche e molti altri, oltre ad un paio di concerti fortuiti di Corde Oblique e un paio di giapponesine) ho portato a casa poche cose, ma mirate: una di queste è Viaggio verso Agharta, 3 volumi di Makoto Shinkai, disegni di Tomoko Mitani. Anche questa è una edizione molto bella, con sovracoperta e pagine a colori. Si tratta della versione manga di un altro dei film di Makoto Shinkai, anche questo purtroppo non dei miei preferiti: non ho particolare attrazione per il fantasy, questo è un dato di fatto. Nel film i fondali sono come sempre meravigliosi e curatissimi, ma la storia non è coinvolgente. Questo manga ha un tratto molto bello, che ricorda quello degli anni ’80-’90, e la disegnatrice/adattatrice Tomoko Mitani che se n’è occupata ha ricevuto i complimenti da Makoto Shinkai per aver superato in alcuni punti il film (a mio parere, non ci voleva molto). Molto bello e da collezione

5 Cm per Second – Makoto Shinkai

Ok, mi sto tradendo: non mi allontano molto da ciò che amo. 5 Cm per Second è il film perfetto per definizione. Anche di 5 Cm per Second è stato pubblicato il manga. E non potevo non possederlo. 2 volumi, Star Comics.

Purtroppo non è stato ancora pubblicato il manga di un altro film di Shinkai che trovo sia uno dei più belli (dopo 5 Cm per Second, ovviamente): Beyond the Clouds.

Davvero stupendo invece il manga di Voices of Distant Star, che riveste con le sue pagine tutti gli errori del film aumentandone la comprensione, fondendosi ad esso, in un’opera unica, composta da due parti, film e manga.

5-centimeters-per-second-2199707

Anime e manga collegati:

Una tomba per le lucciole

Il giardino delle parole (film)

Voices of a Distant Star di Makoto Shinkai

5 cm per second (film)

X-Men: Apocalypse

X-Men_Apocalypse_International_Poster

Ennesimo film di una lunga serie, si conferma come al solito un prodotto di buona qualità in cui effetti speciali e profondità della storia raggiungono un discreto equilibrio. Continuando il discorso iniziato con X-Men – L’inizio (2011) e X-Men – Giorni di un futuro passato (2014), ritroviamo in questo capitolo gli X-Men della scuola del Professor Xavier, Magneto e l’eroina Raven Darkhölme/Mystica destinati a confrontarsi con un individuo che raccoglie in sé molti dei poteri degli X-Men e che, tanto per essere prevedibili, ha intenzione di distruggere la civiltà umana per dare spazio a una nuova era in cui i mutanti popoleranno il mondo. Se la scelta di basare X-Men – Apocalypse sulla distruzione della Terra non è del tutto originale, non manca in quest’ultimo capitolo Marvel il classico approfondimento psicologico, tipico dei film sugli X-Men e che li distingue dalle produzioni supereroistiche analoghe. E’ indagato ancora una volta ed esaurientemente il passato di Magneto, aggiungendo ancora un altro tassello alla sua storia; è esplorata poi l’iniziazione ai poteri di Ciclope, fratello di Havok. Parallelamente in Germania, fanno la loro comparsa altri due X-Men celebri, Nightcrawler e Angelo. Un altro importante personaggio che viene introdotto in X-Men – Apocalypse è quello di Phoenix, giovanissima telepate nella scuola del Professor Xavier. Interpretata da Sophie Turner, nota a chi segue le serie tv per essere Sansa Stark, principessa del regno di Grande Inverno in Game of Thrones. Si ha l’impressione con la comparsa di Phoenix di assistere ad un passaggio di testimone, esaurito infatti il controverso compito di Raven/Mystica di spiegare quanto c’è di complesso nell’universo degli X-Men, con temi come la diversità, l’accettazione, l’insicurezza, indagati a fondo con un personaggio intenso come quello di Mystica (anche in questo capitolo interpretata dalla splendida Jennifer Lawrence), è adesso il personaggio di Phoenix quello che ora più mostra il suo potenziale vergine e che nel futuro della saga cinematografica degli X-Men avrà qualcosa da aggiungere. Per quanto riguarda il resto del cast, è lo stesso dei precedenti film: l’ottimo Fassbender (Bastardi senza gloria, A Dangerous Method, Shame, Macbeth, Steve Jobs) nel ruolo di MagnetoJames McAvoy nei panni del Professor Xavier, ancora Nicholas Hoult ad interpretare Bestia. Nuovi il giovane Tye Sheridan / Ciclope (che aveva esordito nel 2011 nell’acclamato Tree of Life di Malick) e Kodi Smit-McPhee / Nightcrawler. Già era apparso invece in Giorni di un futuro passato Evan Peters – Pietro / Quicksilver, protagonista tra l’altro di una delle migliori scene di questo film, quella accompagnata da Sweet Dreams degli Eurythmics e che ha richiesto un notevole tempo di realizzazione, rivedremo sicuramente anche Pietro.

 Kodi Smit-McPhee / Nightcrawler

 Evan Peters – Pietro / Quicksilver

phoenix greg land

Phoenix in un’illustrazione di Greg Land. Il personaggio è stato creato da Jack Kirby nel 1963

x-men-apocalypse-image-jean-grey-sophie-turner-600x397

Jean Grey-Fenice/Sophie Turner. E’ famosa per aver interpretato Sansa Stark in Game of Thrones, Principessa del Regno di Grande Inverno o come si chiama.

 

 

 

phoenix wolverine 2

phoenix wolverine

A quanto pare Phoenix si fa le storie sia con Wolverine che con Magneto e in Apocalypse un po’ si nota.

phoenix-vs-magneto

Phoenix in un combattimento con Magneto.

cyclops phoenix 2

E la storia anche con Ciclope. Nel film sembra avviata a flirtare con lui, oltre che avere un po’ troppo feeling con Xavier. Con tutti insomma.

 

Avengers_vs._X-Men_Vol_1_6_Textless

Phoenix, Cyclops e altri X-Men.

james-mcavoy-as-professor-charles-xavier-in-x-men

Il solito Professor Xavier che anche se disabile e poi calvo rimane sempre uno dei personaggi più interessanti.

Ok, sembra Beautiful. Però molto più interessante perché sono tutti fighi e un po’ tristi a causa dei loro superpoteri.

Altri film sugli X-Men recensiti qui:

Mutante, e fiera di esserlo. X-Men: L’inizio (2011)

Wolverine – L’immortale – Ciò che mi hanno fatto, ciò che sono, non si può cambiare.

“Sono il migliore in quello che faccio. Ma quello che faccio non è piacevole.” (Wolverine)

Perchè la luna si sente così sola?

Manca, tra le recensioni, quella di X-Men – Giorni di un futuro passato, che è uno dei miei preferiti e anche migliore di Apocalisse.

In sintesi, gli X-Men sono veramente fighi. E per quanto i film di supereroi Marvel e DC abbiano nel tempo decisamente iniziato a rompere al punto anche di saltarne diversi, gli X-Men fanno eccezione. Vedeteli. (Se vi piace il genere)

 

 

 

Salva

L’adolescenza agrodolce di Citrus

citrus

Citrus è un manga in 2 volumi edito da Flashbook nel 2010. Flashbook è una casa editrice che solitamente seleziona prodotti di un “certo livello” e che per questo ho sempre apprezzato particolarmente.

Ad una prima occhiata potrebbe sembrare uno shoujo ad ambientazione scolastica, in realtà, episodio dopo episodio, vengono analizzati gli aspetti di vari personaggi con un occhio che va oltre quello che potrebbe essere il classico intreccio sentimentale.
I personaggi risiedono nel piccolo paesino di Kinoto, racchiuso tra le montagne e lontano chilometri e chilometri dalle grandi città.

Shiho è una studentessa delle medie che ha iniziato a suonare il piano da pochi anni, al club di musica. In un piccolo paese come Kinoto e in una piccola scuola come quella che frequenta, Shiho è l’unica a saper suonare il piano. Si trasferisce nella scuola Nanami, una ragazza proveniente da Tokyo, che pur non amando il piano, lo sa suonare molto meglio, avendo preso lezioni da piccolissima. Nanami non riesce a integrarsi tra i suoi coetanei e sembra odiare il piccolo paese di Kinoto al quale dà la colpa per come è cambiata all’improvviso la sua vita, i genitori di Nanami hanno divorziato e Nanami ha dovuto abbandonare la carriera di modella che aveva appena intrapreso a Tokyo, trovandosi costretta a seguire sua madre a Kinoto. Altri personaggi compaiono, uno alla volta, in Citrus.
L’autrice, Ayuko, analizza com’è essere adolescenti in un piccolo paese come Kinoto. Vivere in una grande città, però, non mette al riparo dalle insicurezze. Essere di “provincia” diminuisce le occasioni di confronto con il resto del mondo,  Shiho si ritroverà ad essere l’unica ad amare profondamente Kinoto e a non iscriversi ad un liceo molto distante.

Questo manga mi è stato regalato e si è rivelato un’ottima scelta. Di soli due volumi, in alcuni punti la storia scorre molto veloce, ma risulta, nel complesso, un bel prodotto, certamente superiore alla media. Risulta, quindi, un acquisto di cui non pentirsi per chiunque stia cercando uno shoujo, anche se, metto in guardia, è davvero triste e in alcuni punti può arrivare a disturbare a causa del comportamento dei personaggi, che spesso fanno errori guidati dalle loro insicurezze.
Bellissima edizione ed in particolare molto dolce la copertina del primo volume, in cui appare Shiho.

Consigliato.

Linus

linus
Dopo molti giorni di assenza, ritorno con diverse novità. Sono stati e sono ancora giorni molto caldi, che mi riportano alla mente l’estate del 2011 in cui stoicamente giravo per Ravenna determinata a visitare ogni monumento, cattedrale o mausoleo, anche se intorno a me c’erano 40 gradi calati da un cielo tremendamente azzurro dal sole splendente. Ecco, l’atmosfera adesso è più o meno quella: non si sa dove andare, non si sa cosa fare, si è irrequieti e dall’interno il mondo sembra così vivo da volerlo esplorare tutto. L’interno è ovviamente è il vostro luogo dotato di un condizionatore. Stamattina ad esempio, sono andata alla ricerca di un’interessante ristampa proposta da Repubblica: Linus, me ne ritorno con il numero 3, due cornetti in busta ed un caffè da portare via. E’ una fotografia del giugno 1965, la copertina rossa, Snoopy recante in bocca una mazza da baseball. 300 lire. I miei ricordi di Linus sono legati alle estati degli anni ’90, e ai viaggi in treno agli inizi del 2000. E’ un giornale, quello del 1965, piuttosto diverso da come è diventato poi. L’ho solamente sfogliato, ma è schietto, sincero, non pretenzioso, forse solo successivamente s’è giunti all’equazione “fumettisti = di sinistra”. Anche il tabaccaio sembrava emozionato. “Questo è speciale.” Eh, lo so, ho i brividi addosso. Pensando alle bancarelle nel paese del mare sul Gargano, negli anni ’90, al tramonto, la spiaggia era una striscia di sabbia fine lontana qualche decina di metri al di là di uno steccato di legno, sulla quale si appoggiava una striscia di mare e poi il sole rosso del tramonto, le collanine e i braccialetti. C’era un enorme discrezione in queste serate al mare. Non come oggi che mi appare tutto così rumoroso e volgare. C’era una dignità che nelle vacanze al mare non ho più ritrovato. C’erano i fuochi sul mare, le gonne bianche e i vestiti estivi, le biciclette, il caldo che non impediva niente. I pareo. Su queste bancarelle c’erano anche dei vecchi numeri di Linus, in copertina c’era quasi sempre Snoopy. Li leggevo la sera a casa, mentre dal soffitto mi guardavano i gechi. Fuori l’erba continuava ad essere verde anche di notte e le lumache arrivavano a centinaia dopo i giorni di pioggia, e con mio cugino le mettevano tutte in dei secchielli e poi dopo le liberavamo. Ma su Linus non c’erano solo i Peanuts, ma anche molti altri fumetti che non conoscevo: alcuni li leggevo quando non ero vista da nessuno, con la non totale comprensione di una bambina di 6 anni, ma da qui discende il mio grande amore per il fumetto erotico. Su Linus c’era Valentina di Crepax. Questa ragazza che portava il mio nome, che era quasi sempre nuda, (ricordo la scena in una doccia), con il suo pelo pubico fitto e nero, di quelle pagine caotiche in cui apparivano mani, seni, dialoghi onirici, non pretendevo di comprenderne a pieno il senso, ma io leggevo tutto quel giornale, dall’inizio alla fine. Valentina era una fotografa, aveva il mio stesso taglio di capelli, ma era grande, e io non ero ancora grande. Poi sono passati dieci anni.

Nei viaggi in treno, specialmente quelli lunghi, ho sempre comprato Linus. Per il semplice motivo che nelle edicole delle stazioni Linus si trova sempre, al contrario delle sfornite edicole di paese. Nel 2005 costa circa 5€, è mensile, è fortemente politicizzato. Lo leggevo andando e tornando da Roma, ma anche in altre occasioni. Non lo compravo sempre, mi ricordavo di comprarlo nelle stazioni. Mi piaceva, ma assumeva maggiore valore soltanto se ero in viaggio, non avrebbe avuto lo stesso fascino, temo, se l’avessi preso nell’edicola davanti casa e poi letto nella mia stanza. Linus riusciva a farmi compagnia anche per molte ore. Alternavo la lettura con gli sguardi dal finestrino, ricordo ogni dettaglio, ogni campo verde del tragitto Napoli-Firenze, ma anche moltissimo di ciò che si vede continuando fino a Milano, ricordo le strisce, gli articoli, i miei pensieri su un taccuino.
Devo averlo detto qui sicuramente almeno una volta, ma io amo e ho sempre amato i treni.

Dopo aver molto divagato su Linus, vi accenno a un’altra uscita. Comprare qualcosa in edicola è come un fidanzamento per qualche tempo. Appuntamenti settimanali per qualche mese, poi qualcuno tronca la relazione. Mi è capitato di nuovo prima di Natale, per l’appunto (dopo Manara a colori l’anno prima), c’era l’edizione di Crepax di Mondadori Comics, ancora in uscita, ora è arrivata al 30° volume. E’ l’opera integrale ed è un’edizione davvero fatta molto bene e allo stesso tempo economica. Le ristampe di opere come Justine, o Venere in Pelliccia, che in libreria o in fumetteria costerebbero un bel po’ di quattrini (sui 30€), Mondadori le propone a 9.90€, e si trovano facilmente adesso anche in libreria.
Non era la prima volta che compravo dei volumi interamente dedicati Valentina, girano qui, a pochi soldi (sempre le famose bancarelle), dei volumi che uscivano abbinati con qualche giornale in edicola.

crepax

Cambiando totalmente argomento, non ho avuto in questi ultimi dieci giorni occasione di vedere molti film di quelli che mi ero prefissata di vedere. Ma diversi in televisione. La televisione è per me qualcosa di mistico, affascinante e che non conosco, mi capita di vederla così raramente che ogni volta che la accendo me ne stupisco.

E poi sarà l’estate, sarà il fascino dei tardi anni ’80, ma la parte finale di “I Cammelli” (1988) mi ha emozionato: un giovane di Carpi (Paolo Rossi), nel viaggio di ritorno verso Milano, incontra una ragazza, Anna, che gli chiede di fingere di avere una relazione segreta davanti al fidanzato e ai genitori, determinata ad annullare il vicinissimo matrimonio. E come dicevo prima, il fascino dei treni. Dei dialoghi pazzeschi. Alla fine, anche un inaspettato Abatantuono. E io che mi chiedo: dov’ero, quand’ero a casa, perché mi ostino a voler vedere Jurassic Park 4 al cinema per noia, quando esistono cose così.

Ma la sera prima avevo già avuto occasione di vedere un’altra pellicola interessante: Labbra di lurido blu (il cui titolo non può che portarmi alla mente la canzone dei Diaframma), 1975, genere erotico, regia di Giulio Petroni, con Lisa Gastoni e Corrado Pani. La ninfomania di Elli e l’omosessualità di Marco li porta ad un punto di incontro, nel quale hanno la speranza, con il matrimonio, di mitigare i loro caratteri. Anche questo film è una fotografia dell’epoca, delle storie comuni degli anni ’70 (Marco ed i suoi compagni vengono iniziati al sesso da una laida vecchia), di ciò che era erotico: anche solo le gambe nude e le gonne corte delle ragazze della banda alla festa del paese. Musiche di Ennio Morricone.

Terzo film pescato a caso: Il sommergibile più pazzo del mondo, 1982, qui si ritorna alla commedia in un film decisamente imbarazzante, si ritorna al gioco degli equivoci che il cinema italiano non ha mai smesso di utilizzare per fare film da vendere, con Annamaria Rizzoli, Enzo Cannavale, BOMBOLO. Non c’è bisogno di aggiungere molto.

Quarto film pescato a caso: Dove vai tutta nuda? – 1969, produzione Mario Cecchi Gori, con Vittorio Gassman, Tomas Milian, Maria Grazia Buccella, Angela Luce.

Potrei parlare ancora, ma forse è meglio dare un’occhiata al mondo fuori, che purtroppo è alla temperatura di almeno 37 gradi. Buona estate a tutti.

i cammelli

I Cammelli

labbra di lurido blu

Quando studiavo Kant.

A parte il buongiorno che si vede dal mattino con un il computer fisso che non s’avvia (errori di compatibilità con il monitor, evidentemente i driver che avevo messo pensando di far meglio non gli sono piaciuti), il mio ragazzo lasciandomi a casa il suo fisheye mi ha sollevato un problema che volevo ignorare da tempo: non so davvero dove appoggiare le cose, se non a cataste per terra. Ma non mi sembrava neanche il caso di appoggiare il suo fisheye a terra, né i miei oggetti più amati a terra (portatile, Ipad, lettore cd, macchina fotografica) nel tentativo di interagire con il monitor spostandoli da scrivania ad un altro luogo che non esiste, così forzatamente ho deciso di eliminare un po’ di libri e dvd dalla libreria per fare spazio a oggetti più importanti che effettivamente non trovano posto.

Così ho deciso di mandare a fanculo un po’ di libri e di manga già letti o in fondo mai letti, o recuperati da non si sa dove, ma poiché voglio loro bene ho deciso di tenerne traccia qui.

Ovviamente non ho tempo e spazio di trascrivere tutti i titoli delle cose che sto portando via meritano una citazione.

Kant

TU TE NE VAI A FANCULO. TU.
Anche se ti citano i Baustelle e Maria Antonietta costretta allo studio quando in realtà aveva voglia di scopare.

Spoon River

E ANCHE TU. BASTA CON DE ANDRE’ E QUESTE COSE DEPRIMENTI E I CIMITERI E I SUOI FAN CHE SONO MORTI DAVVERO.

036
MA COME HO POTUTO COMPRARE POCAHONTAS? E provare a leggerlo pure. Ok, costava un euro ma. E’ pur vero che era l’anno di Avatar…

Poi…

Bakunin, biografia. Non ho più 14 anni e le borchie al collo. Il libro di riferimento della mia giovinezza.

Ossi di seppia, Montale. Elegante. Troppo.

Uno, nessuno e centomila. Bellissimo ma dopo 15 anni ha rotto il cazzo.

Il muro – Jean Paul Sartre. Non posso rimanere attaccata sempre agli stessi depressi di merda.

Niccolò Macchiavelli – Il Principe. Ma chi l’ha mai letto. Odio gli utilitaristi.

I racconti di Moravia. Basta Moravia.

Rimbaud - Il battello ebbro

Ho sempre amato Rimbaud ma quest’edizione è indecente solo a vederla.

Per quanto riguarda i manga da portar via:

Love me knight. No, mi sento in colpa. E’ bellissimo ç_ç Lo lancio in uno spazio tra I”s e Video Girl Ai e lo tengo vicino al mio cuore.

Mancano dei volumi solo perché erano da un'altra parte e mi scocciavo di rifare la foto.

Mancano dei volumi solo perché erano da un’altra parte e mi scocciavo di rifare la foto. In effetti non è neanche a fuoco.

Fushigi Yuugi. Non mi è mai piaciuto eppure non è mai stato neanche sufficientemente brutto da farmi prendere una posizione chiara nei suoi confronti. La verità è che odio il fantasy, ma ha dei bellissimi disegni e dei bei personaggi. E ho iniziato a comprarlo solo perché lo leggevano le mie amiche. E l’ho finito solo perché ero in un periodo in cui completavo tutte le serie che avevo. Ma non so se lo leggerò mai.

Rossana. Bellissimo. Dico davvero. Solo che è così bello che non l’ho mai letto perché aspettavo il momento perfetto.

Temi d’amore. Comprato all’ultima fiera in blocco. Per poi scoprire che manca un numero. Dopo anni, perché tanto non l’ho mai letto.

Nui! Molto carino, davvero. Recensito tempo fa.

Koudelka. 3 volumi, comprati nel 2003. Una miniserie che non è mai interessata a nessuno oltre a me. (Forse neanche a me…)

Lei, l’arma finale. Anche questo completato solo per non averlo a metà. Al numero 5 decisi che non mi piaceva, anzi, mi angosciava, per l’ingenuità dei personaggi. In realtà è molto bello, ma non ho mai finito di leggerlo.

Con questo la smetto perché mi rendo conto che sarebbe effettivamente una lista infinita e continuo un altro giorno. Nel frattempo ho fatto sufficiente spazio per appoggiare le cose importanti da qualche parte in modo che non ci crescano su piantine di basilico e siano al riparo da unghiette feline.

La leggenda continua

10462757_10203604967756495_3032135720283233028_n

Seconda settimana di PK, ritornato su Topolino dopo quasi 10 anni di assenza, quando si concluse la terza serie nel lontano 2005. Serie ben poco amata, in realtà. In tanti con il passare degli anni avevano infatti pensato di abbandonare PK, l’equilibrato fascino della prima serie (1996-2001) non s’era più visto da tempo.

Ma l’astinenza è dura da sopportare, un po’ come quella del Winner Taco (cit.), e quindi pur rinunciando alla testata interamente dedicata a PK che ai tempi era pubblicata in un formato simile a quello Marvel, ammettiamo che tutti noi Pkers degli anni ’90 in questi giorni siamo finiti in massa a comprare Topolino, godendoci così anche IL GIOCONE dell’estate, componibile in 5 pezzi in uscita in 5 settimane, che se fossimo stati bambini, avremmo iniziato a perdere e rompere già fin dalla prima uscita, in modo da non vederlo mai completato. (Oppure, un altro classico era riuscire a comporlo con enorme fatica e scoprire che non funzionava).

Da non perdere. Tra l’altro, prezzo onesto: solo 2.50€ compreso di laser anti-evroniani.

Devo dare quindi un giudizio estremamente positivo: con PK anche Topolino mi sembra più bello, io che le ultime volte che l’avevo comprato ero rimasta indignata per lo scadimento delle storie, ora ritrovo una gradevolezza che non m’aspettavo.

Altre esperienze mistiche dell’estate:

256

Magnum Edizione Limitata Marc De Champagne. Di colore METALLIZZATO e non oso chiedermi come sia stato reso così. Ignoro la presenza di “Marc De” a precedere la parola “Champagne” (che mi piace) e mi avvento nell’assaggio, per poi scoprire, a gelato completato, che Marc de Champagne vuol dire GRAPPA (che non mi piace), e quindi spiegandomi il perché di un certo retrogusto ambiguo, che sommato al sapore di vernice argento che ricopre il guscio di cioccolato, ha fatto di questo Magnum un’esperienza alquanto singolare e prossimamente da evitare.

Ma almeno così posso vantarmi con gli amici di aver mangiato un Magnum alla GRAPPA.

It’s fun. Come il ghiacciolo al mojito, il Calippo e tanti altri.

Che centra tutto questo con PK in effetti non si sa bene. Ah già, il Winner Taco.