Manga misteriosi che non leggerebbe mai nessuno

Titolo fittizio perché se sono editi, sicuramente qualcuno li leggerà. Più che altro ciò che sarebbe lecito chiedersi è: perché scegliere questi titoli anziché altri fra migliaia di shoujo in circolazione? Letto uno, letti tutti, si sa. La risposta a questo quesito non è fornita, in quanto i seguenti titoli li ho ricevuti in regalo. Li recensisco per non dimenticarmi di averli letti.

Orange Kiss

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Si tratta di un volume unico, edito da Flashbook e risalente al 2003. In quel periodo Flashbook pubblicava titoli ricercati e al Lucca Comics presi “Cuori Colpiti”, un manga che mi riporta alla mente una fiera piovosa di tredici anni fa. Cuori Colpiti è infatti pubblicizzato nelle ultime pagine di Orange Kiss. Si tratta di una casa editrice che ho sempre trovato degna di una certa stima. Questo volume ha sovraccopertina, una bellissima carta, e per essere quello che è, non è male. Ma… cos’è?
E’ il solito manga a più episodi, delicati e ingenui, che parlano di amore adolescenziale. Insomma è uno di quei volumi che ogni ragazza che legge manga da un po’ di anni, ne ha letti almeno altri 70 tutti uguali. Resta che questo volume unico è molto gradevole e varrebbe la pena di preferirlo ad altri, ma è difficile che accada vista la sua scarsa diffusione.

Gli episodi al suo interno:

Orange Kiss: dà il titolo al volume. Storia: Aki sogna di baciare il suo compagno di classe Shimizu al tramonto. Al risveglio risulta turbata, perché i due si sono sempre volontariamente ignorati, senza conoscere il motivo di quest’antipatia reciproca. Sono i capelli arancio di Shimizu a dare il titolo alla storia; nel giro di poche pagine i due si metteranno insieme, rendendo realtà il sogno di Aki.

Parole di felicità: secondo episodio. Saiko è una modella ed è più alta della maggior parte delle sue coetanee, attirando molte invidie. Un giorno, per sviare le avances di un compagno di scuola che non le piaceva, dice di essere attratta da Hajime, un ragazzo che conosce solo di vista e che suona il violoncello nell’orchestra della scuola. Dopo essersi presentati, fra i due nasce una bella amicizia. Hajime insegna a Saiko un rito che lui svolge con i suoi compagni dell’orchestra prima di ogni esibizione, in modo da scaricare la tensione: consiste nell’elencare ciò che li rende felici. Prima di un provino importante che la renderà una modella ufficiale per una rivista, Saiko farà lo stesso: la parola che dirà è proprio “Hajime”, riconoscendo che è Hajime che la rende felice. Hajime è la sua parola di felicità.
Mi sono annoiata a morte a raccontarlo, ditemi se a voi è venuta voglia di leggerlo. Io penso proprio di no, roba da sputarci su.

L’ultimo treno: una corsa nel cielo notturno. Un ragazzo e una ragazza si conoscono alla fermata del treno. I due frequentano scuole differenti, il liceo di lui <nomeacaso> è più prestigioso e frequentato da ragazzi che andranno all’università, mentre quello di Sae non è così buono. Sae si sente sciocca e stupida in confronto al tipo che ha rimorchiato alla fermata del treno. Quando lei gli chiede, dopo poco tempo, se vogliono mettersi insieme, lui accetta, ma le insicurezze di Sae restano, alimentate anche dalle amiche di Sae che le mettono in testa che presto si lasceranno. In effetti lui parla poco ed è sfuggente, così un giorno Sae si presenta all’uscita del doposcuola per stare con lui. Come spesso capita, lui cerca di evitarla. La ragazza, ostinata, lo segue sul treno, pur non sapendo quale sia la destinazione del ragazzo. In questo viaggio i due, che erano già fidanzati, finalmente si conosceranno meglio, e Sae scoprirà che lui era turbato a causa di alcuni problemi familiari e dell’esistenza di una sorella che neanche sapeva di avere.

Verso Orange Kiss, poco prima di Orange Kiss: ultimo episodio. Alcune pagine che mostrano la storia di Orange Kiss (il primo episodio del volume) attraverso gli occhi del protagonista maschile. Onestamente queste pagine non sanno di niente, sono troppo poche e messe alla fine del volume perdono di senso.

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Dillo alla luna

Anche questo si tratta di un volume unico edito da Flashbook Edizioni nel 2003. Stesso discorso fatto per Orange Kiss: ogni ragazza che legge manga è abituata a questo genere di storie.

Dillo alla luna è comunque un bel volume con una storia piacevole da leggere e non fatta male, come tanti altri manga che si trovano sui banconi delle fumetterie, ma tra gli ultimi volumi ho preferito Orange Kiss.

I disegni dell’autrice di Dillo alla luna sono un po’ acerbi e la storia segue il destino di tre amici d’infanzia ai quali si è aggiunta una nuova ragazza. E’ difficile appassionarsi a questa storia proprio a causa di questa protagonista femminile che è la classica ragazza che “attende” un amore non ricambiato, stereotipo che non amo. Neanche gli altri personaggi sono un granché: una che fa l’amante di un uomo già impegnato e più grande; un potenziale playboy e un cretino che non capisce niente.
Bel finale buonista con tutti che si sposano.

Consigliato a chi ama le storie tristi.

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Ragione e sentimento

Si tratta di Ragione e sentimento di Jane Austen versione manga. Quando l’ho visto, in dono insieme a Dillo alla luna e Orange Kiss, sono rimasta un po’ così, anche perché i disegni lasciano piuttosto a desiderare.
Dopo diversi mesi l’ho però rivisto in fumetteria, e dimenticando di possederlo, ne sono rimasta attratta.

Mi piace molto Jane Austen e ho letto molti suoi libri, è quello il problema.

Il manga è di categoria josei, un tipo di manga romantici per donne adulte. Per riuscire a condensare Ragione e sentimento in un solo volume gli eventi accadono molto in fretta e non è esattamente il massimo, ma i fan di Jane Austen una cosa del genere se la procurano lo stesso. Esiste anche un altro Ragione e sentimento versione manga, ma non ricalca il libro. It’s the only one.

Godetevelo, se ne avete il coraggio.

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REX

Volume unico delle CLAMP comprato per 1 euro a un mercatino dei libri nel chiostro di un convento. Sono sempre stata attratta dalle CLAMP le quali purtroppo mi hanno praticamente quasi sempre deluso (fatta eccezione per Chobits). A legarmi alle CLAMP è ovviamente il ricordo degli anni ’90 e di serie che seguivo alle elementari, come Rayearth, ma esse, nonostante i disegni vistosi (dico vistosi, non necessariamente di livello) purtroppo producono quasi sempre storie senza spessore, pur partendo da trame estremamente elaborate. Tutto sommato credo che continuerò a comprare volumi delle CLAMP e Rex probabilmente è uno dei migliori loro che abbia letto perché almeno è un po’ più originale e mette allegria, con questa storia incentrata su di un piccolo dinosauro.

Va bene se avete tipo 6 anni.

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Sarà perché mi piaci

Dall’autrice di Piccoli Problemi di Cuore (Wataru Yoshizumi), miniserie in due volumi.

Dopo i precedenti manga elencati, mi è sembrata un capolavoro.
Pubblicata da Planet Manga nel 2005, adesso non è più facilmente reperibile in fumetteria, ma ho acquistato entrambi i volumi per 4€ su Ebay, dopo aver trovato solo il volume 1 nel convento di cui vi dicevo sopra.

La storia è interessantissima. La protagonista è innamorata di un ragazzo che è capace di legarsi solo a ragazze già fidanzate, e lei non lo è, anche se in un momento trae in inganno tutti mostrandosi in compagnia del fratello, che viene scambiato per il suo fidanzato.

Sarà perché mi piaci riesce a coinvolgere (cosa che non fanno altri shoujo) ed è molto dolce, inoltre, i due si conoscono in biblioteca scambiandosi un libro sui Preraffaelliti, quindi i due teoricamente sono anche raffinati, forse, e offrono al lettore la possibilità di acculturarsi..

Ok, non aspettatevi troppo.

Inizio a capire meglio, però, perché Wataru Yoshizumi sia considerata una principessa degli shoujo manga: in confronto alle sue concorrenti, almeno è in grado di coinvolgere.

Credo mi procurerò altri suoi manga prossimamente. Non l’ho mai amata molto, anzi, la disprezzavo leggermente, ma oltre a questo possiedo Piccoli problemi di cuore (di cui non mi disferei mai per motivi affettivi) e la one shot Cappuccino.

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The Valkyrie’s Vigil (1906) di Edward Robert Hughes

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Shoujo e dintorni

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Sakamichi no Apollon – Kids on the Slope

Vorrei parlarvi di questo anime prima che finisca nel dimenticatoio per sempre.
Sakamichi no apollon – Kids On The Slope è una serie di 12 episodi, leggera, ambientata nel Giappone degli anni ’60, che potrà far felici i cultori del jazz. Ciò che non ho apprezzato, nonostante il tentativo di dare alla storia particolare profondità, è la banalità della trama e i risvolti implicitamente gay che nel finale mettono al primo posto l’amicizia uomo-uomo in senso romantico. Come in molti sappiamo, nei manga e negli anime si ama spessissimo giocare su queste cose in modo più o meno nascosto e in Sakamichi no Apollon a mio parere se ne ritrova un classico esempio.

Gradevole la OST, ed in particolare la versione di My favourite things.

La serie, del 2012, è tratta dall’omonimo manga del 2007 in 10 volumi edito da Panini Comics. Il tutto è sconsigliato a meno che non siate gay o filogay.

My Favourite Things – Sakamichi no Apollon

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Shigatsu wa kimi no uso – La tua menzogna nel mese di Aprile

Un altro anime dedicato agli amanti della musica. La serie ruota intorno alla musica classica. In realtà, chi studia musica per davvero non apprezzerà questa serie a causa della superficialità di cui è intrisa, sia per quanto riguarda le questioni tecniche che per quanto riguarda la storia. La trama è incentrata su di un protagonista represso e obbligato fin da piccolo a suonare il piano da una madre severa, solito cliché di quando si parla di danza o di pianoforte. La protagonista femminile vale la serie, che risulta relativamente coinvolgente e che troverei comunque nel complesso adatta a ragazze under 15. La cosa veramente bella è il titolo, che tradotto vuol dire “La tua menzogna nel mese di aprile”. E’ costituita da 22 episodi tratti dal’omonimo manga di 11 volumi ancora inedito in Italia. Non lo consiglio, tant’è che nemmeno io ho retto fino alla fine della serie.

Fushigi Yuugi – Il gioco misterioso – Serie OAV

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Questo invece non è affatto un prodotto nuovo, ma del 1996, si tratta di alcuni OAV che si collocano dopo la prima serie tv di Fushigi Yugi (di 52 episodi)
Quando mi approcciai ai manga, ero ansiosa di comprare altri manga oltre a quei 2-3 che già leggevo (Inuyasha, Ranma e qualche serie breve) e alcune ragazze mi consigliarono Fushigi Yuugi. Fin da subito il manga mi colpì per i bei disegni e per l’innumerevole quantità di uomini che si contendevano solo un paio di ragazze, tant’è che su Animeclick è classificato come un reverse harem. Fushigi Yuugi è uno di quegli shoujo squisitamente destinati ad un pubblico solo femminile, fatto di ragazze indecise fra molti cavalieri tutti equivalentemente belli e devoti a loro. Mi annoiò presto al punto da abbandonarlo, e completai il manga solo molti anni dopo, riconoscendo a Fushigi Yuugi di essere comunque un’opera lunga e complessa, superiore a molti altri shoujo in circolazione sia per la storia che per i disegni e che sicuramente, trasformato in anime, non sarebbe stato poi così diverso da altri anime che avevo amato da bambina. Mi ricordava per certi versi le storie fantasy delle Clamp, come Rayearth, o altri loro manga. Tutto perfetto, disegni, storia, intreccio, eppure, nessun coinvolgimento: Fushigi Yuugi è piatto.
Ritrovando oggi su VVVVD questi OAV di Fushigi Yuugi, li vedo con piacere, eppure non ne consiglio a nessuno la visione senza aver letto il manga o visto i 52 episodi precedenti visto che si collocano a valle di tutti gli eventi.
La nota positiva è il fascino anni ’90 della serie, adatta ai nostalgici, a chi è alla ricerca di qualcosa di leggero, vintage ma non troppo. Sconsigliato.
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Toradora!

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Premetto: non è il mio genere. Eppure, merita attenzione e la notorietà che ha. I personaggi sono originali, ben caratterizzati, e la storia, pur rimescolando le solite carte (non c’è nessun elemento fantastico all’interno, è un semplice shoujo/shounen scolastico), si differenzia da quella degli altri anime del suo genere. 2008, 26 episodi.
Davvero consigliato. Ryuuji e Taiga sono fantastici.

L’adolescenza agrodolce di Citrus

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Citrus è un manga in 2 volumi edito da Flashbook nel 2010. Flashbook è una casa editrice che solitamente seleziona prodotti di un “certo livello” e che per questo ho sempre apprezzato particolarmente.

Ad una prima occhiata potrebbe sembrare uno shoujo ad ambientazione scolastica, in realtà, episodio dopo episodio, vengono analizzati gli aspetti di vari personaggi con un occhio che va oltre quello che potrebbe essere il classico intreccio sentimentale.
I personaggi risiedono nel piccolo paesino di Kinoto, racchiuso tra le montagne e lontano chilometri e chilometri dalle grandi città.

Shiho è una studentessa delle medie che ha iniziato a suonare il piano da pochi anni, al club di musica. In un piccolo paese come Kinoto e in una piccola scuola come quella che frequenta, Shiho è l’unica a saper suonare il piano. Si trasferisce nella scuola Nanami, una ragazza proveniente da Tokyo, che pur non amando il piano, lo sa suonare molto meglio, avendo preso lezioni da piccolissima. Nanami non riesce a integrarsi tra i suoi coetanei e sembra odiare il piccolo paese di Kinoto al quale dà la colpa per come è cambiata all’improvviso la sua vita, i genitori di Nanami hanno divorziato e Nanami ha dovuto abbandonare la carriera di modella che aveva appena intrapreso a Tokyo, trovandosi costretta a seguire sua madre a Kinoto. Altri personaggi compaiono, uno alla volta, in Citrus.
L’autrice, Ayuko, analizza com’è essere adolescenti in un piccolo paese come Kinoto. Vivere in una grande città, però, non mette al riparo dalle insicurezze. Essere di “provincia” diminuisce le occasioni di confronto con il resto del mondo,  Shiho si ritroverà ad essere l’unica ad amare profondamente Kinoto e a non iscriversi ad un liceo molto distante.

Questo manga mi è stato regalato e si è rivelato un’ottima scelta. Di soli due volumi, in alcuni punti la storia scorre molto veloce, ma risulta, nel complesso, un bel prodotto, certamente superiore alla media. Risulta, quindi, un acquisto di cui non pentirsi per chiunque stia cercando uno shoujo, anche se, metto in guardia, è davvero triste e in alcuni punti può arrivare a disturbare a causa del comportamento dei personaggi, che spesso fanno errori guidati dalle loro insicurezze.
Bellissima edizione ed in particolare molto dolce la copertina del primo volume, in cui appare Shiho.

Consigliato.

Marine Blue e altri manga di Ai Yazawa

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Una dolce coincidenza uscire in una sera di nebbia e trovare in edicola, per puro caso, un inaspettato manga di Ai Yazawa di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza: Marine Blue No Kaze Ni Dakarete, in italiano “Marine Blue, Accarezzati dal vento marino”. E’ la prima serie in assoluto di una delle autrici shoujo di maggiore pregio, una delle poche che riesce a conferire alle proprie storie e ai propri personaggi sentimenti autentici e non patinati, a non scadere in cliché privi di spessore. Ai Yazawa è sempre un passo più avanti delle altre (mi riferisco alla media degli shoujo, ovvio) e raggiunge la sua massima espressività artistica in quella che è la più nota e anche la più lunga delle sue opere, Nana, complice la trasmissione in tv dell’anime che ne è stato tratto. Seppur Nana sia forse la migliore, non è l’unica opera di Ai Yazawa alla quale sono fortemente legata. Non dimenticherò mai Gokinjo Monogatari con il suo tratto acerbo e l’omonimo anime (in Italia fu chiamato Cortili del Cuore) che mi ha accompagnato in una tarda estate delle elementari, in cui il mondo dei “ragazzi grandi” degli anni ’90 sembrava così vicino e così lontano. E Paradise Kiss, visto fansub ai tempi, nel 2005, 12 episodi, seguito di Cortili del Cuore. Non dimenticherò mai la opening di Tommy Heavenly6, il personaggio di Joji ispirato a David Bowie e la frangetta di Yukari. Il tratto di Ai Yazawa era diventato molto più raffinato, già simile a quello di Nana. Ma ovviamente a catena, oltre a questi due, ho successivamente letto anche “Non sono un angelo” (altra opera giovanile di Ai Yazawa, 1992) e “Ultimi raggi di luna“. Dal secondo ne è stato tratto anche un film, che ho recensito molti anni fa: Last Quarter.

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Ma ritornando a Marine Blue, ad un primo impatto avevo giudicato questa serie in 4 volumi come una delicata opera giovanile che ancora molto si conformava ai classici stereotipi di shoujo manga. Una Ai Yazawa non ancora libera di esprimere sé stessa come ha fatto poi dopo. Ecco, in parte mi sbagliavo. In Marine Blue l’essenza di Ai Yazawa si sente tutta, e nonostante il tratto non sia ancora molto personale come è diventato poi in seguito, ma risponda piuttosto a dei canoni estetici più classici, e la storia parta da un classico triangolo, essa evolve con profondità e delicatezza rara, un risultato incredibile per una mangaka che nelle note laterali si giudica “inesperta”, chiedendo perdono per la variabilità con cui vengono disegnati i personaggi, a volte più adulti, altre volte più ragazzini. E’ vero, volendo muovere delle critiche, queste si potrebbero fare, ma trovo che sarebbero in fondo inutili. A volte l’evoluzione della storia potrebbe risultare forzata, o i gesti dei personaggi incomprensibili ad un occhio adulto. Invece no, non voglio criticare questo: i personaggi sono adolescenti ed insicuri, non conoscono ancora le direzioni giuste da prendere e le scopriranno solo crescendo. Dietro Marine Blue vi è molto delle tradizioni di un Giappone che affaccia verso l’Occidente, un modo di intendere l’amore che è così ricco e pieno come solo in un manga riesce ad essere descritto. Marine Blue è una storia d’amore in cui ancora esistono i giuramenti: quelli che nella nostra realtà cerchiamo, a volte così rari per credere che esistano davvero.
Marine Blue porta in sé molto, ed è per questo che perdono ad Haruka, Ippei ed Harikawa le loro incertezze. L’ambientazione è stupenda, è così dolce da fare male. Quegli attimi mi sembra di averli vissuti anch’io. Forse perché sono attimi che si ripetono in molte storie e in molti anni. Dolphin, un cane bianco come Soichiro di Maison Ikkoku e come Spank di Hello Spank, un amore lontano, l’estate degli anni ’90, il surf, quella spiaggia delle estati della mia infanzia. Il Tropicana, i Beach Boys, le palme, l’indecisione, gli eventi ed i baci che accadono e non lasciano nulla, perché i sentimenti ancora devono diventare adulti. Gli orecchini di Haruka, le feste, e il mare.
Il mare. E ancora il mare. Così immenso, così, da sempre, catalizzatore di emozioni.

Inferno Blu

Inferno Blu Manga

Se Inferno Blu ha destato la mia attenzione tra le tante nuove uscite che adornano i ripiani centrali delle fumetterie, è per i seguenti motivi:

1) Innanzitutto l’editore ha presentato Inferno Blu come uno shoujo non convenzionale, dalle tinte cupe e dalla forte presenza di scene di sesso, che in effetti, a lettura conclusa, posso dire che sono piuttosto numerose.

2) L’ambientazione: il triangolo Mana-Akihiro-Kakeru si sviluppa su di un’isola. Qui i tre ragazzi abitano in modo apparentemente tranquillo, la vita scorre lenta com’è tipico delle località di mare. Questo scenario caldo e rassicurante non è sufficiente a contenere malumori e passioni. E’ lo stesso scenario in cui si sviluppa il triangolo un po’ meno cupo di Marine Blue, opera prima di Ai Yazawa edita di recente anch’essa da Panini Comics.

3) Il triangolo è da sempre un’ottima soluzione per costruire una storia che appassioni anche senza avere nessuna idea di partenza. Ma in questo caso due vertici del triangolo, Mana e Kakeru, sono fratello e sorella, e vivono sotto lo stesso tetto da quando Mana è stata adottata dalla famiglia di Kakeru. I due, quindi, non hanno tra loro un vero legame di sangue. Osservare le sorti di un rapporto incestuoso è un’idea che intriga molti, e anche se non si tratta proprio di un’idea nuova (uno shoujo su tutti Marmalade Boy, ma potremmo citare anche Angel Sanctuary), in questo caso aggiunge “peccato” al manga che di per sé è già abbastanza esplicito.

4) Il fatto che fosse composto solo da 3 volumi mi ha sicuramente spinto di più ad interessarmi ad Inferno Blu.

L’autrice è Chika Shiina, l’edizione è abbastanza valida e il fumetto si rivela più maturo della media degli shoujo in circolazione. E’ sicuramente destinato ad un pubblico adulto sia per le scene più o meno esplicite che per la storia, la quale non risulta leggera di contenuti ma è comunque narrata in modo semplice e scorrevole. Insomma, di facile lettura. Sicuramente non è un manga da consigliare a chi è in cerca di spensieratezza: non solo le ripetute violenze sessuali subite da Mana rabbuiano la storia, ma anche il suo passato in cui rimane orfana a causa di un incidente stradale. Se inizialmente Inferno Blu può risultare interessante nella speranza di seguire l’evoluzione di un triangolo tra scene di sesso più o meno gratuite, con il procedere della storia il lettore si rende conto che in Inferno Blu a farla da padrone non sono né il sesso né i sentimenti di un classico triangolo shoujo ma la tristezza che Mana porta dentro a causa dell’amaro legame che la lega al fratello Kakeru.

In conclusione Inferno Blu è relativamente valido, ma non spicca tra gli altri shoujo come credevo avrebbe potuto, e alla fine della lettura non lascia particolari emozioni ma solo la consapevolezza di essere stati messi di fronte ad una storia gratuitamente triste narrata con la leggerezza di uno shoujo manga medio.

Per chi cerca uno shoujo diverso, breve e intenso, Inferno Blu è una buona lettura, che forse non gli cambierà la vita, ma che ha comunque diversi aspetti interessanti che ne giustificano l’acquisto.

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Marine Blue, accarezzati dal vento marino

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Delicata storia d’amore estiva di Ai Yazawa (autrice di Nana, Cortili del Cuore, Ultimi raggi di luna, Non sono un angelo). Edito da Planet Manga, costo 4.50.
Si tratta di una delle prime opere della Yazawa nelle quali è assente la profondità che contraddistingue altre sue opere, come Nana. Quando ho avuto fra le mani Marine Blue, sapevo che stavo per leggere uno shoujo semplice, niente di più. Nonostante questo, Marine Blue è molto più delicato e commovente di uno shoujo medio. I personaggi di Ai Yazawa riescono a comportarsi in modi davvero sciocchi senza sembrare totalmente ridicoli. I disegni sono molto belli nonostante l’inesperienza dell’autrice (molto più belli di alcuni dei suoi manga successivi).
4 volumi, bimestrale. Da avere, molto bello.

Consigliato a:- Chi ama il mare
– Coloro che seguono Ai Yazawa
– Chi cerca uno storia romantica

Trama: Haruka rincontra sulla spiaggia Arikawa, suo amico d’infanzia, che non vedeva da 4 anni e che prima di partire per l’America le aveva regalato un cagnolino di nome Dolphin. Haruka è innamorata di Arikawa, ma anni prima si era allontanato da lui poiché piaceva ad una sua amica. Arikawa ricambia i sentimenti di Haruka, ma anche Ippei, cugino di Haruka, è innamorato di lei. A complicare le cose ci sono i sentimenti di Tomoyo, amica di Haruka, anche lei innamorata di Arikawa…

Zero

Una storia breve di Kaori Yuki, one shot. Ovvero volume unico. Il titolo completo, degno di vergogna, è Zero – Il Maestro dei Profumi. Pubblicato l’autunno scorso come sempre da Planet Manga, è già abbastanza raro ma in una fumetteria fornita si può ancora trovare. Raccoglie tre storie il cui protagonista è Kanade, un talentuoso creatore di profumi, insieme con la bella e violenta sua cugina Anais, francese. Come sempre, un volume noir sulla scia delle avventure del Conte Cain, per la somma di 5.50 euro nel solito formato della collana Kaori Yuki presenta.
Ho apprezzato la storia anche se personalmente non amo i profumi, mi permetto dunque di raccontarvi la trama. Ovviamente Zero, Il Maestro dei Profumi non è niente di paragonabile alla serie Angel Sanctuary (ma và), ma si tratta comunque di una storia di più che piacevole lettura e lontana anni luce da tutti gli altri shoujo manga a sfondo dark-gothic di infimo livello in circolazione negli ultimi anni. Come già accennato, abbiamo il classico protagonista fascinoso, un po’ introverso e un po’ delicato, ma che questa volta anzichè giocare con i veleni gioca con il Profumio (ve lo ricordate?). E’ capace di creare essenze per ogni occasione, anche sul momento, adatte ad ogni persona. Ha un olfatto così sviluppato da riuscire ad intuire solamente dagli odori cosa una persona possa aver fatto nell’intera giornata. Immancabile flashback sull’infanzia del protagonista: Kanade regala alla dolce cugina Anais, ricoperta da bolle da irritazione causate dal profumo, un ciondolo all’interno del quale porre del cotone imbevuto di essenza in modo da poter avere un buon odore anche senza applicare direttamente il profumo sulla pelle (ma farne a meno, no?). Anais chiede a Kanade di creare in futuro, soltanto per lei, un profumo all’essenza di giglio per il giorno in cui si sposerà. Fine flashback.
Invece al tempo della storia Kanade sembra molto più gay e incurante della cugina figacciona dagli arti lunghi e affusolati e preferisce dedicarsi al mixage di fragranze a tempo pieno. Il primo dei tre episodi del volume è incentrato sul caso di una ragazza scomparsa dopo aver acquistato un profumo realizzato da Kanade. L’intenso odore di rose porta i due protagonisti a scoprire che la ragazza era nascosta con il fidanzato in una casa abbandonata nella quale era stato occultato un cadavere tra i petali di rosa.
Il secondo episodio è il più pastoso del volume, qui Anais viene perseguitata da un fotografo che vuole fare di lei una modella per bambine stupide con la passione per il travestimento da gothic lolita. In realtà il fotografo vuole approcciarsi con Anais e basta, e ci riprova presentando a lei e Kanade la redattrice di un giornale per ragazze dark. Il giornale è interessato ad un servizio sull’essenza Felicia N.8 – Rose in Rovina , soprannonimato anche "profumo di morte", poichè legato a dei misteriosi incidenti mai provati secondo i quali chi lo indossava giungeva dopo poco alla morte. Tale profumo fu creato proprio da Kanade, e grazie al quale egli era giunto al successo, ma  Rose in Rovina fu ritirato dalle vendite poco dopo la sua uscita per evitare scandali legati agli incidenti. Accade, dopo due anni, che una dipendente del giornale per dark acquista una boccetta di Rose in Rovina su internet e muore misteriosamente dopo averlo annusato. Così Kanade ritiene necessario raccontare ad Anais dei tempi in cui studiava come profumiere a Versailles, ed era l’unico studente giapponese oltre al suo compagno/rivale Kureishi, che seppur molto meticoloso, non era dotato di talento. Kureishi era fidanzato con una ragazza francese, Lilian, che un bel dì, rendendosi conto di stare con una persona mediocre, chiese a Kanade di diventare "il suo profumiere personale" (adesso si dice così…) e di preparare soltanto per lei un profumo all’essenza di giglio. Il nostro protagonista, che in realtà si sentiva inferiore al suo rivale Kureishi, rispose che aveva già promesso un simile profumo ad una ragazza in Giappone, scatenando così le ire di Lilian che pensò bene di andarsi a lamentare dell’accaduto con Kureishi (e ovviamente se prendi il palo da uno con cui ci provi anche se sei già fidanzata, da chi vai a lamentarti se non dal fidanzato?). Dopo poco Kanade vinse il premio per Felicia N.8 Rose in Rovina e Kureishi lo accusò di plagio, se non fosse che poco dopo sia lui che Lilian morirono avvolti dalle fiamme in un incidente d’auto, auto che poi rotolò giù da una scogliera (insomma, peggio di così…). Alla fine di questo simpatico raccontino, Anais sospetta del fotografo inutile come un pidocchio, e decide di andare a posare per lui nel suo studio, per l’occasione vestita da lolita (con tanto di orsacchiotto). Nel giro di due pagine si scopre che il colpevole dell’assassinio non era il fotografo, ma la redattrice del giornale, che era in realtà Kureishi che aveva cambiato sesso (?!), aveva spinto la vera redattice a suicidarsi per prendere il suo posto, aveva assunto lo stile dark per non dare nell’occhio il suo essere trans, aveva ucciso di sua spontanea volontà Lilian che l’aveva tradito durante l’incidente d’auto nel quale aveva ricevuto delle piacevoli ustioni di quarto grado, e adesso desiderava di vendicarsi di Kanade portandolo alla rovina e uccidendo la ragazza per la quale Kanade aveva rifiutato Lilian, tutto questo davanti ai suoi occhi. Gran finale con Anais vestita da prostituta gothic sado-masochisticamente legata al letto e pronta a morire tra i petali di rosa tra le fiamme provocate da una candela che a breve avrebbe incendiato della benzina, purtroppo giunge Kanade e si risolve tutto. L’ultimo episodio è invece incentrato su di una ragazza che odia i profumi (come me!) poichè le ricordano il giorno in cui, tra i fiori di lillà, il padre si ferì e finì in coma.
Insomma, in sostanza, come già detto, un volume unico più che piacevole e di cui non dispiacerebbe affatto il seguito (invece di Fairy Cube ne ho avuto abbastanza).

"Quello è il profumo di una magia seducente che non potrà mai nascere da alcuna miscela creata dall’uomo…"
(Al di sotto di un’immagine di Anais.)

Proteggi la mia terra – Please save my earth

Qualcuno mi aveva già chiesto di che cosa si trattasse,
altri hanno più che altro subito il mio entusiasmo verso di esso.
Proteggi la mia terra (In inglese: Please save my earth) è
un manga di Saki Hiwatari pubblicato in Giappone tra la fine degli anni ’80 e
l’inizio dei ’90, giunto in Italia tramite Planet Manga solo tra il 1998 e il
2000. Il successo di questo fumetto in Italia si è avuto più che altro solo
qualche anno dopo la pubblicazione. In fumetteria è introvabile, e vi
chiederanno prezzi improponibili (a me sono arrivati a chiedere fino a 150
euro), su Ebay invece le serie complete di PSME 
si gettano e io sono riuscita ad avere tutti e 32 i numeri al prezzo di
80 euro, ma finchè riuscirete ad averlo a meno di 100 euro farete un buon
acquisto.

La storia.
La storia è una delle più valide che abbia incontrato finora
nel mondo dei manga. Colloco Proteggi un gradino sotto Angel Sanctuary (Angel
Sanctuary ha un tratto ed un’ambientazione molto più vistosa, e forse anche più
occidentale) ed uno sopra Video Girl Ai (coinvolgente ma non dotato dello
spessore di PSME); Proteggi si tratta di un’opera umana e delicata, del genere
shoujo ma che non dispiacerà assolutamente ai ragazzi, infatti Saki Hiwatari
riesce a tenere tutti i lettori con il fiato sospeso fino all’ultimo numero.
Tutti i personaggi sono estremamente ben caratterizzati e diversi dagli
stereotipi dei personaggi manga ai quali siamo abituati, ma (ed in senso
positivo) in ogni pagina ci si ricorda fortemente di star leggendo un manga di
fine anni ’80. Reincarnazione, sentimenti, scene di ambientazione scolastica,
gatti giganti, disegni tipici dello stile di quegli anni (ma che con l’andare
avanti dei volumi diventano più che eccellenti), si tratta tutti di elementi
molto apprezzati dai più nostalgici del periodo.

Entrando nei dettagli della storia, essa si può suddividere
in almeno due parti.
Viene inizialmente presentata e sviluppata la vita dei
personaggi principali (sette studenti del liceo, due femmine e cinque maschi,
tra cui un bambino di soli otto anni), ma ben presto essi scoprono di avere dei
ricordi comuni, che riguardano nient’altro che le loro vite precedenti a quella
che stanno vivendo. Nati in un sistema solare diverso dal nostro, i sette
avevano partecipato ad una missione di osservazione della terra (da loro
chiamata “pianeta KK”) che prevedeva il trasferimento sulla luna; da qui, poi,
non sarebbero più tornati sul pianeta natio, e sarebbero morti uno dopo l’altro
a causa di un’epidemia.
Ciò lascia già capire che in Proteggi la mia terra si svolgono
due storie in parallelo: una ambientata sulla terra, ed un’altra, che
lentamente affiora dai ricordi dei protagonisti, inerente gli avvenimenti sulla
luna.
Dopo il decimo volume la narrazione si sposta integralmente
sulla luna: viene raccontata la vita di Shion (incarnazione del più piccolo dei
sette, Rin), a partire dalla sua infanzia fino al fidanzamento con Mokuren, per
poi chiudere la lunga parentesi e ritornare a raccontare gli eventi sulla
terra.

Fino a qua il manga sembrerebbe già ben orchestrato ed
interessante, ma si è solo a due terzi della storia. Il lettore viene
successivamente introdotto ad una terza parte dove la stessa storia viene completamente
riesplorata sotto un altro punto di vista, quello della kicie sarjarian Mokuren
(un kicie sarjarian è qualcosa di simile ad un santo cristiano), incarnatasi
sulla terra in Arisu, una ragazza capace di comprendere i sentimenti delle
piante e degli animali.
Questa dualità del racconto (visto prima dagli occhi di
Shion, e poi da quelli di Mokuren) mi ha ricordato alcuni libri che avevo letto
quando ero bambina: si trattava di storie d’amore, analizzate prima dal punto
di vista di lui e poi dal punto di vista di lei. Era molto divertente notare i
fraintendimenti e le singole impressioni personali sulle stesse esperienze.
Però, in PSME, questo stratagemma ha uno scopo meno frivolo dei libri di allora.
Mokuren vive una vita molto diversa dal resto dei personaggi (così com’è
diversa la vita di Shion da quella di tutti gli altri), e che merita pienamente
l’attenzione dell’autrice. Tra i temi esplorati vi è ovviamente anche la
religione. Inoltre la sua incarnazione, Arisu, è l’unico dei personaggi che non
ricorda, per gran parte della lunghezza del fumetto, della sua vita passata, e
i cui sentimenti sono un’incognita fino alla fine. Insomma, la terza parte
della storia è forse di quanto più gradito il lettore potesse ricevere.

PSME lascia
riflettere su molti argomenti, forse troppi per essere riassunti in una
recensione di questo tipo. Nei personaggi di Saki Hiwatari non vi è il male o
il bene assoluto: tutti sono colpevoli sotto qualche aspetto, e tremendamente
umani; anche i meno esplorati avrebbero tanto da dire e da fare.
Il “cattivo”
della storia, Shion, è probabilmente anche il più amato, se ci si immedesima nei
sentimenti della sua compagna Mokuren. Gli strani sentimenti tra i due possono
indurci a pensare che i modi di amare possono essere molto diversi a seconda
delle persone: l’amore non ha un unico modo di essere espresso. Essere capaci
di comprendere ed accettare ciò che le persone sono disposte a darci, è forse
il vero modo di amare. Ma è giusto avere un personale modo di esprimere
l’amore, se discusso e incompreso dagli altri? A causa della durezza di Shion e
del carattere estremamente mite di Mokuren, la loro relazione è un punto
interrogativo per tutti anche a serie conclusa. Per non parlare del rapporto
tra le loro incarnazioni, Rin e Arisu, rispettivamente un bambino di 8 anni e
una ragazza di 16… Un amore al limite della pedofilia non può che lasciare
perplessi.

Inusuale è inoltre la presenza di un sentimento omosessuale,
quello tra Issei (che nella sua vita precedente era una donna, Enjiu) e
Jinpachi (incarnazione di Gyokuran, l’uomo amato da Enjiu), la quale può essere
vista sia come un’apertura al diverso (infatti l’essere umano, tra le sue mille
sfumature, può essere fatto anche di omosessualità), che come una
manifestazione di universalità dell’amore.

La religione, le credenze, l’amore, la famiglia, la
disperazione, l’abbandono, la solitudine, il rifiuto. Il bene ed il male, il
passato ed il presente. PSME è una miniera di temi che portano alla
riflessione, conditi da un po’ di azione.

L’anime.
Dall’opera di Saki Hiwatari sono stati tratti 6 OAV da 30
minuti l’uno (per un totale di 3 ore di animazioni) nei quali la prima parte
della storia viene seguita fedelmente, per poi collassare nel finale, che
lascia non pochi dubbi e non è del tutto comprensibile a chi non ha letto il
manga. Nonostante ciò, gli episodi sono ben fatti e capaci di trasportare il pubblico,
e lasciano intendere perfettamente le potenzialità non sfruttate della storia.
Immediatamente ci si rende conto con che tipo di opera si sta avendo a che
fare.

Successivamente, dall’unione di questi episodi e l’aggiunta
di altre scene inedite, il finale dell’anime viene chiarito in un film, intitolato "Arisu kara Rin kun"
("Per Rin da Arisu"), il quale sfortunatamente in Italia non è stato
mai portato, e che è molto difficile da reperire anche in altre lingue. Adesso
ne sto scaricando una versione in cinese, sperando che si tratti effettivamente
di quello che cerco. Nel film vi sono molte scene anche di Rin cresciuto e
dell’infanzia di Mokuren, quindi ho qualche aspettativa (aspettativa ottima se
sono disposta a vedere un film in cinese).

L’autrice.
Saki Hiwatari è conosciuta principalmente per Proteggi la
mia terra
.
Successivamente in Italia è stato pubblicato Global Garden (7
volumi), storia che tratta temi simili (amore per la natura, fantascienza,
reincarnazione), dove tra i personaggi c’è addirittura Einstein. (Oh mio dio.) Sembra che si tratti di un buon fumetto, ma non paragonabile
per profondità ed eleganza a Proteggi. Inoltre lo stile di disegno dell’autrice
è fortemente cambiato rispetto a Proteggi, e risulta molto più simile a quello
di uno shoujo qualsiasi del terzo millennio.
Al momento In Italia è anche in pubblicazione La luce
della luna – Proteggi la mia terra seconda generazione
, un seguito di
Proteggi nel quale i personaggi sono cresciuti e hanno avuto dei figli (i
protagonisti sono infatti Ren, il figlio di Arisu e Rin, e Kachiko, figlia di
Mikuro). Questo fumetto, come tutti i seguiti, ha scatenato opinioni molto
contrastanti, ma nonostante lo stile di disegno completamente cambiato con gli
anni, credo sia capace lo stesso di suscitare una buona dose di nostalgia in
tutti coloro che hanno letto Proteggi.

In conclusione… Tramite PSME si viene catapultati sia nel
Giappone anni ’80 che in un sistema solare alternativo, shoujo e fantascienza
vengono uniti e l’animo umano sviscerato fin dove la Hiwatari riesce. E la
Hiwatari riesce a fondo…

RIASSUNTINO PER CHI SI E’ ADDORMENTATO AL TERZO RIGO: non
crucciatevi, non vi siete persi niente, tanto in fumetteria non si trova e
costa troppo, su Emule non riuscirete a scaricarlo se non con pazienza divina,
andate in edicola e comprate un’altra merda qualunque, tipo KISS OF VOICE ma
anche un Harmony o il Sorrisi e Canzoni, oppure accendete la tv e
intrattenetevi in un altro modo, per esempio alle 4 forse c’è Heidi.
.

***

…Se ci avessi riflettuto, sarei arrivato a una conclusione
spiacevole.
Forse inconsciamente già lo sapevo, ma avevo paura di giungere alla
verità, perché è una verità avvilente. Pensavo che il disprezzo mi appagasse,
ma in fondo al cuore speravo di raccogliere le briciole della loro felicità.
Volevo che quelle persone felici mi guardassero. Speravo di prendere un bacio.
In verità di Sarjarim non poteva importarmene di meno. Volevo soltanto qualcuno
che facesse almeno finta di essere la mia famiglia. Ma il mio orgoglio non me
lo permetteva. Non volevo pensare a una cosa così triste. Non volevo pensare
che desideravo un bacio come quando ero bambino.
Credevo che il violentarti significasse disprezzare
Sarjarim. Ma non era vero.
Avevo soltanto bisogno di un pretesto per fare
l’amore.


*Sarjarim: Dio
(Shion a Mokuren, Proteggi la mia terra, Volume 19)

***

Proteggi la mia terra

Il mio regalo di compleanno comprato su Ebay è arrivato. Ora devo solo leggere 32 numeri di Proteggi la mia terra e poi ve ne parlerò…

Full Moon, canto d’amore

E’ la storia di una bambina di dodici anni che sogna di
diventare una cantante. C’è solo un insignificante problema: Mitsuki, oltre ad
essere orfana di entrambi i genitori ed essere stata mollata due anni prima dal
ragazzo che amava (a dieci anni già di queste storie), ha anche un tumore alla
gola! :D
Imperterrita, continua a desiderare di cantare, avendo
promesso all’amato Eichi-kun che avrebbero entrambi realizzato i loro sogni
prima di ritrovarsi.
Di salute cagionevole e costretta in casa dalla nonna severa,
come se non bastasse, Mitsuki riceve la visita di due shinigami, un maschio e
una femmina, capaci di trasformarsi rispettivamente in un gatto ed un coniglio
di pezza.
I due dicono a Mitsuki che morirà entro due anni (…) e commossi
dalla determinazione e dai sentimenti della ragazza, decidono di aiutarla a
realizzare il suo sogno, trasformandola in una sedicenne (bellissima!) e
permettendole così di partecipare a un’audizione… Che Mitsuki vince! Da quel
momento Mitsuki "Full Moon" lotterà per diventare una cantante e far
arrivare i suoi sentimenti sotto forma di canzoni all’amato Eichi-kun (che in
realtà è morto ma lei non lo sa… Mitsuki = sfighy).
Cosa dire di Full Moon? Vi sono alcuni elementi classici degli shoujo anime
(una bambina che grazie a poteri magici si trasforma in un pezzo di gnocca) ed
altri più innovativi (gli shinigami sembra proprio vadano di moda in questo
periodo); la trama di fondo come avrete potuto notare è molto triste,
nonostante ciò la serie animata è divertente e spensierata: gli episodi non
sono concatenati tra loro (anche se lentamente vengono aggiunti nuovi tasselli
alla storia), e in ogni puntata vediamo Mitsuki affrontare con determinazione
(ma anche con molte paure) la sua nascente carriera di idol; l’anime cerca di
ricavare il più possibile elementi comici grazie agli shinigami che si prestano
spesso a battibecchi o equivoci, o ad altre situazioni buffe, Mitsuki è invece
un personaggio di una tenerezza sconsiderata a cui non ci si può non affezionare;
insomma nel complesso si tratta di una serie animata piena di tanti buoni
sentimenti e personaggi kawaii *^^* ._. =^_^= (Scusate le faccine, ma sono
necessarie a farvi capire il livello dell’anime.)
Gli episodi sono 52+1 oav, e sono stati realizzati per un pubblico
relativamente giovane (ma non esclusivamente per i più piccoli, credo che il
target sia per i bambini da 10 a 15-16 anni); una caratteristica positiva di
questo anime è sicuramente la cura per le canzoni e le sigle che sono cantate
dalla stessa doppiatrice di Mitsuki (ovviamente musica e testi sono
assolutamente dolcissimi).
Questo anime si procura facilmente tramite il sito di fansub www.hiumi.it, quindi se siete in
vena di smielodolcezze, Full Moon è un anime di ottima fattura (e di grande
successo in Giappone) che consiglio tranquillamente.
Dimenticavo, il manga da cui è tratto è di Arina Tanemura (famosa anche per
Jeanne la Ladra del Vento Divino) e consta di 7 volumi (che purtroppo non mi
sono ancora procurata…), è un po’ diverso nella storia e pare sia più
triste/profondo.