Guida sentimentale della Campania: Napoli nelle pagine di Milo Manara – I Borgia

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Non tutti sapranno che in alcune pagine dei Borgia di Milo Manara la storia si svolge a Napoli.

La discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, forte oppositore dei Borgia (data di inizio: 3 settembre 1494) continuò infatti fino a Napoli, dove, tanto per cambiare, i soldati entrarono senza incontrare praticamente alcuna opposizione. Era il 22 febbraio 1495, l’allora re di Napoli, Ferdinando II di Napoli detto Ferrandino, abbandonò immediatamente la situazione bollente rifugiandosi a Ischia e poi a Messina.
Paradossalmente la vittoria a Napoli segnò la disfatta di Carlo VIII, perché la presa di Napoli suscitò nelle altre nazioni la necessità di ostacolare l’espansione francese.Già a maggio il re Ferrandino, aiutato da suo cugino Ferdinando II d’Aragona re di Spagna e di Sicilia, ebbe modo di riorganizzarsi e di riconquistare Napoli, risalendo da Messina a Reggio e da Reggio a Napoli. Entrato a febbraio, Carlo VIII, dopo neanche tre mesi, fu costretto a lasciare la città riconsegnandola al sovrano filo-spagnolo.

napoli capri ischia

Insomma, anche se per poche pagine, in questo volume ritroviamo Milo Manara a disegnare la città di Napoli.

Realizzato in quattro parti tra il 2004 e il 2011 e successivamente edito in volume unico, I Borgia è incentrato sugli efferati intrecci che ruotano intorno alla figura di papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia), osservati attraverso la fitta sceneggiatura del regista/scrittore/psicomago cileno Alejandro Jodorowsky, per il quale Milo Manara ha prestato la mano.

Il volume dei loro Borgia si conclude proprio così, dopo anni di attesa, con la discesa di Carlo VIII a Napoli che “chiude” la storia. Così la presa di Napoli non segna solo la disfatta del re francese, ma anche l’epilogo del volume in questione; i nuovi equilibri che si andranno a formare in seguito a questa sconfitta non fanno più parte dell’opera Manara/Jodorowsky, attualmente impegnati in altri lavori: Manara in una serie su Caravaggio (è uscito il primo volume Caravaggio – La tavolozza e la spada nel 2015) e Jodorowsky con le sue robe jodorowskiane, poco adatte alle masse.

Le pagine di “commiato”, in netto contrasto con quelle vivissime e veloci nella parte centrale del volume smorzano bene un finale che avrebbe potuto sembrarci per certi versi ripido. Ogni personaggio riceve la sua definitiva collocazione nel giro di qualche pagina, dopo uno sperpetuo di sangue e avvelenamenti durato un intero volume.
Per quanto precipitoso, un finale del genere è decisamente giustificato dal crescendo di eventi che portano ad un punto di non ritorno e lascia anche una sorta di malinconia polverosa: la storia (del volume) è finita, anche se la storia (quella vera) continua, con altri 500 anni di guerre e di intrighi assurdi prima di arrivare ad oggi.

Come ben sappiamo la storia non si ferma mai. Ad ogni guerra ne succede sempre un’altra, ad ogni regnante un successore, ed in particolare questo periodo storico mostra una notevole complessità degli intrecci familiari tra i vari sovrani delle potenze del tempo, senza i quali non si sarebbe mosso quasi niente.

È un fumetto che non consiglierei a tutti. È terribile. Penultimo uscito di Manara, era uno dei pochi che non avevo ancora letto, pur possedendo l’intera produzione.
Un’altra sua opera, molto recente, che mi ero procurata appena uscì, è X-Men – Ragazze in fuga (2009). Ma i Borgia ha raggiunto la sua conclusione solo dopo il 2009, e pur vedendolo da anni ed anni in libreria, mi ritrovo a leggerlo solo ora.

La sceneggiatura è di Jodorowsky ed è quindi terribile in un modo diverso: l’erotico si confonde nell’horror storico, degno appunto solo dei film di Jodorowsky.
Jodorowsky è un regista cileno che ho sempre molto apprezzato. Il suo film più famoso è sicuramente La montagna sacra (1973), un cult che vidi in una torrida estate del 2008, ma il primo suo film al quale mi avvicinai fu El Topo, un altro dei più famosi.
Il primo impatto con El Topo non fu semplice. El Topo ai tempi mi sembrava un film così disturbato che inizialmente non compresi perché avrei dovuto sottopormi alla tortura di una tale visione.

Ma alla fine i suoi film li ho visti tutti ed è diventato uno dei miei registi preferiti di sempre.

Anche se ricordo El Topo come il titolo più estremo, iniziare da The Holy Mountain non sarebbe stato meglio. E infatti, in The Holy Mountain/La montagna sacra, ci sono testicoli in barattolo come i peni raccolti dai Borgia. Ma se le immagini di un film si susseguono in modo rapido, nelle tavole di Manara esse sono fisse e immobili nella loro atrocità. Visiva e morale. Innocenti guardiani di cani squartati in quattro parti. Cadaveri di gatti usati per bagnare di sangue gli umani. Necrofilia. Incesti, incesti in continuazione. Anche le donne, non sono immuni alla crudeltà: oche ammazzate per gioco in convento. Ma la violenza è specialmente sugli umani. Dopo un primo impatto, il lettore, stordito, pensa: vabbè è Jodorowsky, che mi aspettavo? e prende l’opera per quello che è, senza lasciarsi scalfire, e l’opera è una visione della storia, vista da due talenti, Manara e Jodorowsky, vorticosa, cruda, coinvolgente, ricca di pathos, nuova. Una visione che riporta i fatti, una moltitudine, e di personaggi, ancora di più, senza mai renderli comparse, vuoti o immotivati. Nessuna crudeltà è fine se stessa. È come un frenetico gioco, ed in effetti così è la storia. E’ un frenetico gioco, proprio come la storia dell’umanità.

Attenzione, però. I Borgia di Manara/Jodorowsky non sono fedeli alla storia, anche se di certo i due non ci vanno tanto lontano: i due maestri ci hanno un po’ fantasticato su, con abbastanza coerenza, dopotutto. Se proprio volete, con le dovute correzioni, I Borgia non va così male per ripetere per le interrogazioni del liceo.

Il sesso non è molto, addirittura accessorio, non erotico, ancora meno di altre angosciose opere di Manara, ma spesso blasfemo. A partire dal primo incontro con Vannozza, futura amante di Rodrigo Borgia (papa Alessandro VI) e madre dei suoi figli, scoperta ad adorare sessualmente la statua di un santo. I due, Rodrigo e Vannozza, consumeranno l’atto sull’altare, così come Rodrigo farà, anni dopo, con la sua stessa figlia, ad un ballo in maschera senza averla riconosciuta.
Insomma sicuramente molte libere interpretazioni, ma non inverosimili per quegli anni bui: inutile scandalizzarsi.
Libera interpretazione tra l’altro proprio per la discesa di Carlo VIII a Napoli che Jodorowsky fa morire in cima al Vesuvio, sul quale era salito dopo aver richiesto la più bella puttana del regno. Distratto da questa, Carlo VIII non si accorge di un’improvvisa eruzione del Vesuvio, e così scompaiono entrambi nella lava.
Episodio storicamente scorretto: come abbiamo già detto all’inizio, Carlo VIII, fu scacciato dopo alcuni mesi dal precedente re di Napoli, e non morì a Napoli, anche se ebbe qualche discreto problema a tornare a casa (l’esercito italiano provò a sbarrargli la strada il 6 luglio 1495 a Fornovo, in provincia di Parma) ed ebbe anche vita breve: morì solo 3 anni dopo, nel 1498, a 27 anni a causa di un incidente a cavallo.
Nei Borgia ci sono bellissime vedute anche di altre città: Roma su tutte. Ogni dettaglio è curatissimo, non solo i luoghi. A chi Napoli non bastasse (in effetti, tutto questo parlare per tre pagine di fumetto) consiglio una passeggiata nei Musei Vaticani a Roma, che comprendono, tra le innumerevoli cose, anche gli appartamenti dei Borgia, decorati dal Pinturicchio.
Sottolineo ancora che il rapido epilogo della storia (in poco tutti sono morti, tutto è risolto, tutto è spiegato) non è forzato, mostrando un’ultima difficoltà superata che consacra I Borgia al capolavoro. Atroce, ma perfetto e capolavoro.

Libri consigliati:
La danza della realtà – Autobiografia di Alejandro Jodorowsky

Film consigliati di Alejandro Jodorowksy: Fando y Lis, El Topo, La montagna sacra, Santa Sangre

Altri fumetti con la sceneggiatura di Jodorowsky: L’Incal, illustrato da un altro fuoriclasse del fumetto europeo, Moebius.

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Gli appartamenti dei Borgia a Roma, decorati dal Pinturicchio (Musei Vaticani)

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Tornano i grandi concerti dell’estate all’Arena Flegrea di Napoli

Se la mia presenza sulla presente pagina è diminuita è perché parte del tempo che dedico alla scrittura di articoli “impersonali” è ora destinato a Bassa Irpinia News, quotidiano online registrato in tribunale. Poiché si tratta di argomenti che spesso davvero m’interessano e che vorrei arricchire a volte con dettagli e fotografie più personali del dovuto, finché la cosa non andrà in conflitto con il giornale, li proporrò anche qui (anche per tenerne traccia).

Questo ne è un esempio. Sperando possa essere utile a qualcuno! :)

(C’è un calendario di concerti rielaborato con i prezzi dei biglietti all’interno.)

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Forse una delle location più suggestive della nostra città, e sicuramente tra le più caratterizzanti, l’Arena Flegrea negli anni ha visto un quasi regolare alternarsi di grandi artisti, che era però di tanto in tanto intervallato da medi-lunghi periodi in cui Napoli giaceva addormentata. L’estate del 2016 ha un calendario ricco, ricco specialmente se lo relazioniamo a ciò che Napoli a volte rischia di diventare: una città del sud immobile e annodata nei suoi problemi, non un luogo d’incontro, di scambio e di manifestazioni.

Pubblichiamo qui di seguito le date e i prezzi dei principali concerti che si terranno quest’estate all’Arena Flegrea o più in generale in “zona flegrea”.

I grandi nomi del jazz ci sono tutti, quasi tutti quelli possibili al punto da chiedermi se per caso non mi sia svegliata per errore in un giorno di giugno del 2006 o del 2007, tante sono le somiglianze che vedo con quell’estate. Lo stesso luccichio strano di un giugno adombrato da qualche cirro, che si ripresenta ciclicamente negli anni che scorrono, non in tutti, solo in alcuni. Molti degli artisti nel programma sono già stati a Napoli e in particolare sui palchi flegrei, alla Mostra d’Oltremare. Saltano all’occhio i Massive Attack, tassello fondamentale per la comprensione della musica elettronica / trip hop e che erano già stati a Napoli nel 2008 portati dal Neapolis Festival. Ma anche Robert Plant, voce dei Led Zeppelin, all’Arena Flegrea questo 22 Luglio, era stato la ricercata scelta del Neapolis Festival 2006, che prevedeva nella stessa serata Iggy Pop, Carlos Santana e Robert Plant. Con un costo del biglietto che oggi considereremo irrisorio, in una delle migliori location di Napoli, la Mostra d’Oltremare, Robert Plant aveva cantato molto della sua produzione solista, dando la sensazione-convinzione che anche Napoli era capace di ospitare – di nuovo – qualcosa di fuori dalle righe. Sicuramente anche Iggy Pop aveva contribuito in larga misura a questo. Non tanto Santana, che già era stato qualche tempo prima a Piazza del Plebiscito, in un concerto gratuito, insieme a Pino Daniele, e che si era “limitato” a consacrare il Neapolis 2006 con la sua musica vera, solida, trasversale. Più trasversale di sicuro di una figura come Plant, da lì a poco sarebbe uscito il nuovo, per l’epoca, album Nine Lives (2006), a nome suo e della band che era con lui: si chiamavano Robert Plant & The Strange Sensations. A 10 anni da allora, Robert Plant è il 22 Luglio 2016 all’Arena Flegrea.

Molti sono i nomi del jazz, anche quelli riportano molto indietro la memoria di chi ha sempre ricercato concerti. Diana Krall, regina del piano e la cui immagine mi rimanda agli specchi del Teatro Bellini altri dieci anni fa, Pat Metheny e le immense distese del Missouri che ritrovo descritte nelle sue canzoni, che si perdevano come lucciole nella profondità del belvedere di San Leucio, sotto un grande cielo, tra le luci vibranti della città, come una pioggia solo immaginata, che non bagna, che cade da un cielo sgombro come la mente appena sveglia, detersa dopo un sogno estivo. E poi Chick Corea, il jazz, la fusion, un uomo del 1941, un pezzo di storia, e allora mi ritorna in mente come all’Arena Flegrea, sempre nel 2005 o 2006, ero stata a un concerto di Keith Jarrett, un’altra personalità intoccabile, inarrivabile, del jazz, del piano. Anche lì la notte, l’aria di luglio, vibravano insieme all’esibizione, come se fossimo stati tutti presenti ad un piccolo miracolo, un miracolo che piano piano si espandeva e conquistava uno spazio sempre più grande e non se ne vedevano più i confini, che in fondo erano liquidi e lontani, e s’infiltravano nella terra e tra le radici degli alberi, confini che poi ritrovavo anni dopo in un racconto di David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani, con la descrizione degli eventi che accadevano proprio dentro e fuori un concerto di Keith Jarrett.

Un ultimo concerto, che mi sento di segnalare, non all’Arena Flegrea ma all’Ippodromo di Agnano, con i Subsonica, 99 Posse e Jovine, sicuramente un evento giovane creato per i giovani, complice anche il prezzo del biglietto accessibile a tutti. (Valentina Guerriero)

In ordine di data, i concerti all’Arena Flegrea di quest’estate 2016:

25 Giugno – Subsonica – 99 Posse – Jovine – Ippodromo di Agnano
12€

1 Luglio – Sergio Cammeriere, Gino Paoli, Danilo Rea – Arena Flegrea

Cavea alta: 35€
Cavea bassa: 40€

5 Luglio – Jack Savoretti – Arena Flegrea

Definito da alcuni critici come il nuovo Bob Dylan, Jack Savoretti, classe 1983, origini anglo-italiane ma residente a Lugano. Ha 4 album all’attivo, l’ultimo è Written in Scars.

Cavea alta: 30€
Cavea bassa: 35€

11 Luglio – Diana Krall – Arena Flegrea

Cavea panoramica: 33€
Cavea alta: 55€
Cavea bassa: 88€

12 Luglio – Pat Metheny, Ron Carther – Arena Flegrea

Panoramica: 30€
Cavea Alta: 35€
Cavea Bassa: 45€

16 Luglio – Chick CoreaArena Flegrea

Cavea alta: 33€
Cavea bassa: 44€

19 Luglio – Stefano Bollani – Arena Flegrea

Cavea alta: 30€
Cavea bassa: 35€

22 Luglio – Robert Plant & The Sensational Space Shifters – Arena Flegrea

Le altre due date italiane sono ad Assago – Summer Arena (20 Luglio) e a Taormina, Teatro Antico (24 Luglio)

Panoramica: 65€
Cavea Alta: 75€
Cavea Bassa: 85€

27 Luglio – Massive Attack – Arena Flegrea

Solo tre date italiane, le altre due ad Assago – Summer Arena (23 Luglio) e Firenze – Ippodromo del Visarno (24 Luglio)

Cavea Panoramica: €44
Cavea Alta: €50
Cavea Bassa: €58

28 Luglio – Rufus Wainwright, Emma Marrone – Arena Flegrea

Cavea alta: 35
Cavea bassa: 45€

1 Agosto – Paolo Fresu, Omar Sosa, Jaques Morelenbaum – Arena Flegrea

Cavea alta: 30€
Cavea bassa: 38€

5 Agosto – Amore che vieni, amore che va, De André in Jazz – Arena Flegrea

30 Agosto – Vivaldi’s Four Season by Max Richter – Arena Flegrea

Dente presenta il suo nuovo disco “Io tra di noi” allo showcase Fnac di Napoli (e di un po’ di altre città)

Devo smetterla di recensire qualsiasi cosa, recensioni scarne poi… Ma ero in zona, alla Fnac c’era lo showcase di Dente e un amico doveva intervistarlo: Dente è un ragazzo simpatico e ha detto anche che il suo sogno è fare un disco per infanti, e allora lasciamoglielo fare. Ora però, dopo il primo album L’amore non è bello consacrato dal singolo Buon appetito, esce Io tra di noi, secondo lavoro con la Ghost Records del cantautore di Fidenza, vero nome Giuseppe Peveri. Alle domande del pubblico su quali fossero gli artisti che più l’avessero influenzato Dente cita Eugenio Finardi, Lucio Dalla, Alberto Camerini (!), Sergio Endrigo e qualcos’altro. E’ molto gentile con il suo pubblico e fa due chiacchiere con ciascuno di noi.

Per chi volesse fare un ascolto dell’album di Dente lo rimando a:

Il nuovo disco di Dente in streaming

Tra le varie tracce preferisco ascoltare Piccolo Destino Ridicolo e Da Varese A Quel Paese ma s’è perso quel presunto senso di profondità che si aveva nel precedente lavoro, che a essere sincera nemmeno m’emozionava tanto; ascoltavo però volentieri il brano Buon Appetito, dotato di una buona dose di ironia e coinvolgimento affettivo come non se ne vedeva tempo nella musica leggera.


(Non è un caso che Dente abbia una mano nell’occhio)

Da Varese a quel paeseDente (boh.)

Dal casello di Varese dritto nel tuo letto
Al tuo paese alle due della mattina non ci danno da bere
Ma tu hai una casa, una cucina e un po’ di vino
Io voglio starti vicino e da vicino sei diversa
Hai un maglione nuovo che ti fa freddo alla schiena
Appoggiamo le guance sullo stesso cuscino
E d’improvviso siamo ancora una persona sola
Dal castello dei fantasmi dritto nel mio letto
E nei colori delle sei della mattina l’odore della festa
Così mi perdo, non so più dov’è che sono
Dove ho lasciato la testa
Ma poi mi sveglio ed è diverso
Ho un messaggio nuovo che mi fa freddo alla schiena
Appoggio la mano sull’altro cuscino
E d’improvviso sono ancora una persona sola

Nel leggere il testo credo ancora di più che dovrei dedicarmi a qualche altro hobby piuttosto che a recensire musica live indie…

I Foja alla Festa dell’Unità di Avella

La totale gioventù presente alla Festa dell’Unità di Avella (contateli, quanti sono?)

Serata strana, quella della prima data del programma della Festa dell’Unità di Avella. Erano diversi anni che non partecipavo ad una Festa dell’Unità (ricordo con molto piacere l’estate a Vernio, in Toscana, tanti anni fa, oppure i Modena City Ramblers al Collana) ed alcuni mesi che i Foja mi capitavano nei paraggi, così che m’era da un po’ venuta voglia d’andarli a vedere. Solo che pareva caduta su di essi e su di me una maledizione: in un’estate 4 date perse, la prima perché pioveva, la seconda non mi ricordo, alla terza avevamo preferito il Pomigliano Jazz. Questa quarta possibilità era invece minacciata dalla SAGRA DELLA FOCACCIA, che provvidenzialmente per fortuna non esisteva, così alla ricerca della sagra in una frazione di un paese nei pressi di un cimitero, anziché trovare la focaccia abbiamo solo trovato felici non sposini impegnati ad amarsi al cimitero (anche fuori dall’auto, così, in mezzo alla strada). Insomma un cimitero molto affollato, e nessuna focaccia, ma non avevo nemmeno fame e credo neppure gli altri, così anche i non-convinti si sono rassegnati alla festa dell’unità. Mi è dispiaciuto non permettere alla scrutratrice di partecipare ad una sagra, dato che diceva seriamente che in 24 anni di vita non avesse mai partecipato ad una sagra (tutte storie, come quando diceva di non essere mai stata a un concerto e cantava emozionata a quello degli Zero Assoluto, per poi non ricordarsi di essere stata pochi mesi prima con me da Giorgio Canali). Giunti dunque ad Avella, la scrutratrice ha scrutato l’ambiente di sinistra ed insieme a suo fratello abbiamo atteso altre due persone sulle bellissime giostre della piazza del convento. Veniamo alla festa dell’unità: diciamo che abbiamo dato un grosso contributo alla sinistra locale, dato che eravamo in 5, e probabilmente in tutta la piazza c’erano 20 giovani e 3 signori, non esagero.


I Foja che suonano senza luci perché era complicato accenderle.

In ogni caso i Foja hanno fatto un bel concerto, e continuo a pensare che come voce emergente di Napoli ci rappresentino bene.

Li associo un po’ ai 24 Grana, che a me non piacciono e non mi sono mai piaciuti, e non mi spiego il loro successo: o meglio, me lo spiego, incarnano bene il disagio di Napoli degli ultimi anni, fanno presa tra i giovani. Ma continuano a non piacermi, e comparsi i Foja auguro a loro di avere almeno lo stesso successo dei 24 Grana, perché se lo meritano. Sono giovani, ma nel loro genere, sono bravi: O’sciore e o’ viento è un autentico gioiello, sia come musica che come testi, così come il videoclip che è stato realizzato per loro da Alessandro Rak.

‘Na storia nova, il loro secondo album, contiene anche altri pezzi belli, insomma per una volta voglio dire qualcosa di positivo su di un gruppo giovane e che canta in napoletano: di norma non apprezzo, ma di fronte a ‘o sciore e o’viento, mi dispiace che chi non è di Napoli forse non potrà provare lo stesso piacere nell’ascoltare.
E in italiano non m’avrebbe mai fatto lo stesso effetto.
In ‘astrigneme cchiù fforte’ c’è molto di più che in uno ‘stringimi più forte’, a’ ciorta non sarà mai la semplice sorte…

‘O Sciore e ‘o Viento

astrigneme cchiù fforte
e dimme ca nun ce perdimmo maje

ma chesta notte no
niente bugie
‘a chesta vocca mia
si nun sacce cchiù cuntà
coccose ca nun va’

e’ fforse perchè ‘o mare
te aspetta
e ‘ncuorpe a me è tempesta

‘e vvote ce cercamme pe’ ssempe
e ce perdimme dint’ ‘a nniente
a’ ciorta gira comme o’ viento
e nun ce lasse maje sta quiete
comme me ne jesse aret’

aspettame dint’ ‘e suonne doce
ca ce verimmo llà
vicino pe ‘na notte ‘e rena
luntano e chine ‘e pena
je provo a nun pensà
ma tu staje sempe ‘ccà

‘nu sciore s’ è purtato ‘stu viento
e a me nun resta niente

‘e vvote ce cercamme pe’ ssempe
e ce perdimm dint’ ‘a nniente
a’ ciorta gira comme o’ viento
e nun ce lasse maje sta quieto
comme me ne jesse aret’

se pò sbaglià

(D.Sansone)

(23/9/11)

Gianluca Capozzi in Piazza Duomo a Nola: concerto abbandonato prematuramente.

Ma adesso infanghiamo personalmente il nome della buona musica dopo uno sfogo crudele ed ingiusto sull’emo way of life, con una piccola lode alla serata di ieri: STRAORDINARIO CONCERTO in Piazza Duomo di Nola di GIANLUCA CAPOZZI.
Aprono il concerto i Piquadro (che onore aprire il concerto di Capozzi), delle vere celebrità qui a Nola direttamente dopo aver partecipato al festival di Sanremo, questo perchè Pietro e Piero (perciò Pi^2, ah-ah!) sono di origini mugnanesi e sono anche frat’cucini di Alessandra. Dopo questi due fenomeni (ho creduto di non sopravvivere durante il singolo Malinconicamente), ci aspettavamo di vedere sul palco un tizio basso e pelato, poi ci siamo resi conto che ad essere basso e pelato è Gigi Finizio, non Gianluca Capozzi, che invece è alto e ricciulillo ma l’atmosfera che ricrea è simile a quella del suo collega.
Quante dolci coppie ballare sulle note di Allora no! Io di problemi non ne ho! Non mi fermo neanche un po’, ho ancora voglia di amare e per caso farmi male!!
Inutile dire che dopo tre canzoni siamo andate via, e non ho nemmeno sentito "Lei" ç_ç, ma lontani dal concerto è stato ancora meglio. In mezzo al campo di Nola, cerchiamo una giostra sulla quale andare, punto il dito nel vuoto, non ci penso nemmeno un secondo e dico: ANDIAMO SU QUELLA!
C’è sempre una prima volta.Quella era una cosa mostruosa sulla quale mi ero rifiutata di andare fin da quando ero piccola. Molto bello discutere in maniera composta del più e del meno mentre sei ferma a testa in giù ad un’altezza spropositata e poi riscendi a tutta velocità. :D
Peccato l’assenza del Brucomela. Quello sì che sarebbe stato uno sballo. Lo dico sempre io, come il Brucomela non c’è niente.
Stupenda anche la presenza di Ubaldo e Ciro incastrati e annoiati nel polipo.