I principali festival estivi in Campania

Un promemoria con gli eventi dell’estate. C’è anche roba orrenda, non fateci caso.

1-2-3 Giugno – Meeting del Mare @ Marina di Camerota

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21°esima edizione per il Meeting del Mare di Marina di Camerota, ad ingresso gratuito. Tre giorni di mare e musica, free camping in spiaggia, gelati e atmosfere molto indie. Quest’anno i nomi di “punta” sono Bombino, Diodato, Fabrizio Moro, Erri de Luca & CGS Greco Salentino. Da segnalare per il terzo giorno i nostrani Molotov d’Irpinia.

Programma completo:

1 Giugno: Bombino + Diodato
blueMonday * NoRetro * L’ultima fila * Diversamente Rossi * PORTNOY * Aria * Nestor’s Hound * So Does Your Mother * Younger and Better * Andrea Nabel * Luci di Wood * Il BellaVista

2 Giugno: Fabrizio Moro
The Budda’s Palace * Il Rimorso Di Eva * Le Cose Importanti * Damash * Francesca Fariello * Marat * Out Of Place Artifacts * Le Fasi * Infelici * San De Villa * Blindur * amarcord

3 Giugno: Erri De Luca & CGS Canzoniere Grecanico Salentino
Murjana * Emian PaganFolk * Coma Berenices * The Mother * Il Branco * Maleizappa * Lou Tapage* Est-Egò * Random Clockwork * Molotov d’Irpinia

 1-2-3 giugno – Mates Festival – Parco Ippodromo di Agnano

Un festival di tutt’altro genere, ma che segnaliamo per completezza, e che si tiene negli stessi giorni del Meeting del Mare. Molto pubblicizzato nell’ambiente universitario (ha una partnership con la Federico II e con la Luiss di Roma), il Mates Festival vede come nome principale Bob Sinclar, famosissimo dj e produttore discografico francese. Sono previste aree gaming, benessere e intrattenimento di vario tipo.

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Dal sito ufficiale:

L’evento si terrà dall’1 al 3 giugno al Parco dell’Ippodromo di Agnano il quale sarà allestito per tre giorni con aree tematiche all’insegna dell’entertainment: Food & Drinks, Wellness, Relax & Detox e Gaming.

Le “giornate Mates” saranno accompagnate da Panel a cura delle Università Federico II di Napoli e Luiss di Roma, sui temi di attualità come Cyberbullismo e Startup.

Organizzato da Wonder Manage, Nmk e Med Music Corporate, il “Mates Festival” favorirà l’accesso agli studenti tutti, e si propone come il raduno annuale dei giovani nella capitale del mediterraneo.

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5 Giugno – Napoli Teatro Festival – X Edizione – Franco Battiato & Ensemble Symphony Orchestra

Il Napoli Teatro Festival si apre con uno straordinario evento gratuito: a Piazza del Plebiscito, il 5 giugno alle ore 21.30, in concerto Franco Battiato. I suoi ultimi concerti in Campania, quasi sempre in teatro, avevano prezzi decisamente elevati: il cantatore non ritornava gratuitamente in zona in un evento di questa portata, almeno dal Capodanno 2008 a Salerno. Il Napoli Teatro Festival continuerà poi con un ricco programma di spettacoli e concerti da consultare sul sito ufficiale www.napoliteatrofestival.it

Sabato 10 Giugno – Campania ECO Festival @ Nocera Inferiore

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Il Campania Eco Festival quest’anno ospita i campani Foja, Almamegretta & Raiz. Il Festival si tiene come sempre all’interno dell’isola ecologica Fosso Imperatore di Nocera. Come gli altri anni, ha un costo di 10€ e i biglietti sono acquistabili in prevendita su Musicraiser.com, le prenotazioni servono ad assicurarsi i gadget del festival e a sostenere il festival.

Suoneranno:

– Foja
– Almamegretta & RAIZ Official Page
– The Valium
– Joe Petrosino & Rockammorra & Piervito Grisu’
– Ephimera (vincitori del CEF DifferenziaRock Contest 2017)

23 Giugno – ModaMusica @ Outlet La Reggia Marcianise- J-Ax in concerto

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dalle ore 21:00

Di nuovo saltiamo da un genere all’altro, da un’isola ecologica al maggiore outlet della Campania. Probabilmente questo sarà solo il primo di un più ricco programma di eventi, ma per ora è l’unica data confermata: J-Ax il 23 Giugno in Piazza delle Palme dalle ore 21.00.

22 Giugno – Anteprima Luglio in Jazz – Centro Commerciale Campania

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Ormai la musica si fa nei centri commerciali: una prima data confermata all’interno della rassegna Luglio in Jazz del Centro Campania, Al McKay’s Earth Wind & Fire Experience, dalle ore 20.45, ingresso gratuito.

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23-25 Giugno – Newroz Festival – Mostra d’Oltremare

Un festival giovane, solo alla terza edizione, con molti nomi locali e qualcosa da fuori, organizzato con la collaborazione di Ufficio K Eventi.

23 Giugno – Ciccio Merolla – 99 Posse – James Senese Napoli Centrale
24 Giugno – Foja
25 Giugno – Gazzelle – Lo Stato Sociale

7-8-9 Luglio – Farcisentire @ Scisciano

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12°esima edizione per il Farcisentire, rigorosamente ad ingresso gratuito (al massimo, potete fare un’offerta a piacere all’ingresso). Quest’anno i giorni sono tre, con The Zen Circus, Fast Animals and Slow Kids e Canova.

12a Edizione | 7-8-9 Luglio 2017
Farcisentire Festival – INGRESSO GRATUITO

7 luglio The Zen Circus
8 luglio Fast Animals and Slow Kids
9 luglio Canova

Parcheggio Circumvesuviana – Scisciano NA

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7-8 luglio – Evil Fest – Alvignano

Cambiamo di nuovo totalmente genere nell’elencarvi l’Evil Fest di Alvignano, dedicato agli amanti del metal. Il festival ha un costo tra i 18 e i 22€ per i singoli giorni e 30€ per l’abbonamento, acquistabile solo in prevendita. Come spesso capita per eventi di nicchia di questo tipo, il prezzo del biglietto è più vantaggioso in prevendita e più alto alla porta, in modo da assicurare un certo numero di presenze.

Il calendario:

Day One | Venerdì 7 Luglio

● INFERNO (CZE)
● CARONTE (Parma – IT)
● VIOLENTOR (Lucca – IT)
● PROFANAL (Livorno – IT)
● EVIL SPELL (Milano – IT)
● NAUDIZ (Roma – IT)
● THE RADSTER (Napoli – IT)

In prevendita prezzo ridotto
– € 15 (Dal 28/04 al 28/06)
– € 18 (Alla cassa il giorno dell’evento)

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Day Two | Sabato 8 Luglio

● SKELETAL FAMILY (UK)
● INCA BABIES (UK)
● BELGRADO (Spain/Poland)
● ASH CODE (Napoli, IT)
● HAPAX (Napoli, IT)

In prevendita prezzo ridotto
– € 18 (Dal 28/04 al 28/06)
– € 22 (Alla cassa il giorno dell’evento)

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Abbonamento Venerdì + Sabato

– € 30 (Dal 28/04 al 28/06)

– Non sara’ possibile acquistare l’abbonamento in cassa la sera dell’evento.

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Campania Blues Festival – Salerno

Un festival dedicato al blues. Per ora solo un paio di nomi confermati, Frankie Chavez (10 Luglio) e Luke Winslow King (9 Luglio).

Noisy Naples Fest – dal 2 Giugno al 24 Settembre

Più che un festival vero e proprio, una lunga lista di concerti estivi che si terranno all’Arena Felegrea. Jarabe de Palo, Il Volo, Justice e molti altri, a prezzi variabili, da giugno a settembre.

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Melaena Cadiz, folksinger di Los Angeles al Godot di Avellino

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E’ una sera d’ottobre ma l’aria fredda ad Avellino ricorda già dicembre, un dicembre più puro, spogliato dalle decorazioni di fine anno. Al Godot di via Mazas domenica 23 ottobre alle 22-22.30 c’è il concerto di Melaena Cadiz. Alle mie spalle, giovedì sera, nello stesso posto, un’alta pila bianca di carta sembra il profilo di un libro. “Sono i concerti da quando abbiamo aperto fino ad oggi.”, dice Luca. Sono locandine.
Il prossimo è quello di Melaena Cadiz, cantautrice americana residente a Los Angeles, California. Melaena ha vissuto molto a New York, ma anche a Seattle, Parigi, Michigan e Singapore da bambina, così decidiamo che è il caso di provare davvero un concerto del Godot. Quando arriviamo non c’è ancora nessuno, così parlo un po’ con Melaena prima del concerto. E’ felicissima, vivace, gli occhi sono quelli di chi non potrebbe desiderare nient’altro. A terra, sta giocando una piccola bambina, dai capelli sottilissimi e biondi, piccola ed elegante, come una cantautrice indie bonsai. Si chiama Mila ed è sotto lo sguardo vigile di Mikael Kennedy, marito di Melaena, fotografo, che più volte incrociamo con la bimba in braccio come un padre esemplare. Sono in tour in Italia tutti e 3, tour iniziato a Pescara il 20 Ottobre e Melaena mi parla di come sia stato emozionante guidare per la discesa in Campania, tra le montagne, nel verde ed il cielo azzurro che si stagliava sugli alberi (le prime date: 20 e 21 ottobre a Pescara ed Ascoli Piceno), di come le era piaciuto il paesaggio anche lungo la strada da Vitulazio, dove erano il giorno prima, ad Avellino. Melaena è straordinariamente entusiasta di essere in Italia, non fa mistero di essere un’amante dei viaggi “on the road”, di poter essere in tanti posti che diversamente non potrebbe scoprire, motel compresi. Ed infatti il giorno successivo sono saliti a Milano in auto, per essere in serata in concerto al Gattò, uno di quei locali un po’ indie della vita milanese, dove si ascolta ottima musica.

Melaena Cadiz, folksinger di Los Angeles al Godot di Avellino

I suoi punti di riferimento sono cantautrici come Joanna Newsom, ma anche artisti classici, come Joni Mitchell o Bruce Springsteen, di cui infila con oculatezza un brano nel live. Le chiedo se le piace Tori Amos, e mi risponde sempre con i suoi occhi entusiasti che la ascoltava moltissimo alle high school. Le origini di Melaena sono filippine e inglesi (la madre è un’americana di origini inglesi, il padre filippino), origini tradite da una moltitudine di lentiggini che le ricoprono il volto, occhi orientali, capelli lisci e neri che ricordano un’indiana d’america, e allo stesso tempo un corpo longilineo e affusolato. Da lontano mi colpiscono le sue ciglia corte e affilate come quelle di bambola, l’eleganza di una donna adulta e madre accostata alla sua stessa vivacità di bambina. La voce Melaena è straordinaria, il suo genere cantautorale ricorda fin da subito proprio Joanna Newsom, quella semplicità strumentale e stilistica di canzoni come “Peach, plum, pear”, ma la voce di Melaena non è infantile, né graffiante né acerba ma femminile come quella delle cantanti che solitamente amo e che, spesso mi viene fatto notare con ironia, hanno tutte i capelli rossi.

Melaena ci propone le canzoni dai suoi tre album: l’ultimo, Sunfair, uscito a marzo per Misra Records, composto ispirandosi al Joshua Tree National Park della California, si apre con la monumentale At The Symphony, saltano all’occhio anche The Shape of Things e The Fight, ma tutte le canzoni dell’album sono intense e tremule, di una bellezza così nitida da fare un po’ male, ricche di un atmosfera che viene da lontano, dai deserti d’America. Dal vivo queste canzoni ci fanno rendere conto di essere di fronte ad una fuoriclasse che inseguendo un sogno on the road è finita ora per caso ad Avellino, con un pubblico di una cinquantina di persone che alla fine del concerto sono tutte in fila a comprare i suoi dischi. Oltre a Sunfair, gli altri due suoi lavori sono il primo “Rattle the Windows” (2010) e “Deep Below Heaven” (2014). Questi tre dischi sono un unico lungo continuum, da poter ascoltare per tre o quattro volte di seguito senza mai smettere. Lo stile di Melaena è dolce, i suoi vocalizzi a volte sembrano ironici, mai inappropriati o boriosamente eccessivi, l’intero concerto è lei da sola con una chitarra, senza una sbavatura, tra le luci soffuse, le teiere e un gatto di pezza al palco. Al di là dei dischi, che le incisioni non è detto che vogliano dire per forza tutto, è dal vivo che ci rendiamo conto di come a tratti sia strano che una cantante come Melaena sia ancora inosservata, di come si infili in piccoli locali senza fare rumore e con la stessa delicatezza si allontani, come quando scompaiono piccoli astri luminosissimi all’alba. Melaena è capace di riempire così lo spazio in una stanza, solo con se stessa, con la sua singolarissima persona, con la rappresentazione di un sogno lontano, di un sogno americano, desertico e sconfinato, vistoso, patinato, serigrafato con assoluta precisione, ma ancora autentico, ancora aderente alla realtà.

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Farcisentire Report @Scisciano, Stazione Circumvesuviana

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Il Farcisentire è un festival al quale sono profondamente affezionata. Forse perché mi ricorda l’estate dopo la maturità in cui uscì a sorpresa un canale televisivo sconosciuto di nome Flux, che poi cambiò nome in Qoob e velocemente venne oscurato. Mi ricorda Il Teatro degli Orrori, The Veils, The Spinto Band. Certi video di Bat for Lashes. Mi ricorda com’è essere indie in degli anni in cui la parola indie è rimasta indietro. Mi ricorda Berlino prima ancora che diventasse di moda fare le vacanze a Berlino, gli scioperi del liceo, i mercatini di orecchini fatti con materiale riciclato, le prime volte che si prendeva il treno, mi ricorda com’è densa la notte di mezza estate, con l’inceneritore di Acerra che come un mecha nel buio brilla più di tutte le altre cose. Ricorda com’è uscire la sera quand’è ancora giorno e come può essere spoglio un festival senza prato, eppure allo stesso tempo perfetto per più motivi, nel suo crescere negli anni. Un miracolo genuino nella periferia della periferia. Farcisentire risulta, secondo il mio personale parere, migliore di molti suoi corrispettivi lontani o a pagamento, perché autentico, intriso di un fascino di transizione post-adolescenziale, che mai straripa al punto da diventare farlocco, né cade come altre manifestazioni “di paese” che risultano essere solo una sfilata di band giovanissime locali che non sanno suonare. Senza niente togliere a chi s’impegna nel far fiorire festival ed eventi di questo tipo, che è sempre meglio che ci siano piuttosto che non ci siano, però il Farcisentire, che è sempre stato gratuito, nel 2014 ha portato a Scisciano, che per chi è della zona è praticamente dietro casa, artisti stranoti come i Marlene Kuntz, che possono piacere o non piacere, ma che per un piccolo festival indipendente sono sempre un gran risultato. Negli anni precedenti, tra i tanti che sono saliti sul palco del Farcisentire, ricordo Perturbazione, Il Teatro degli Orrori, A Toys Orchestra.

Però sicuramente, ciò che conferisce al Farcisentire un fascino suo, è la location. I treni, la stazione della Vesuviana. La campagna mista alla disarmonia metropolitana. Quella di un interland napoletano, di una serie di fermate che molti di noi sono, o sono stati costretti, a vedere ogni santissimo giorno con rassegnazione, con odio, con insofferenza. Ma anche con un certo amore per ciò che siamo. La location del Farcisentire rappresenta più che mai la nostra identità. Rappresenta la possibilità della crescita, ed è una veduta su di una terra che da sempre è più che prolifica sotto aspetti diversissimi. E’ una fermata della Vesuviana, quella di Scisciano, per molti sconosciuta, tra gli alberi. Dal finestrino di quei treni, è un nastro che abbiamo visto riavvolgersi mille volte, noi studenti, lavoratori, con i suoi pregi, i suoi difetti. Non rinneghiamo niente. La stazione della Vesuviana di Scisciano è come un disco di Vasco Brondi prima che decidessimo di buttare Vasco Brondi nella spazzatura pur ammettendo fosse un prodotto dei nostri tempi, prima ancora che uscissero un po’ di dischi a descrivere quelle stesse sensazioni. Farcisentire è ancora una fotografia di quel tempo. Sa di internet 56k, di fumetti d’annata, quando il cielo rosso avvolge la provincia, quando ci sembra di essere in quel futuro che credevamo fosse dei film ed invece è vero, sappiamo che anche questo è parte di noi.

La sera dell’8 Luglio, così come nelle precedenti edizioni, quando arriviamo la notte è buia e le macchine sono parcheggiate. C’è molto verde e molto niente. E’ un festival che spesso ha proposto artisti che in Campania solo col tempo si sono inflazionati. Il Teatro degli Orrori nel 2008, quando certe cose bisognava “andarsele a cercare”, Gino Fastidio prima di Made in Sud, le magliette e gli orecchini con gli uccellini e le gabbie prima che Bershka e H&M ne riempissero i centri commerciali. E’ quella capacità di annusare influenze estere lontane che non tutti hanno, in una Campania dove non sempre è semplice, dove internet a tutti è arrivato tardi, dove il torpore estivo rallenta ogni cosa, dove la musica, il cinema d’autore, le cose buone, alcuni anni fa sembravano riservate (ma non lo sono mai state, attenzione) solo a chi aveva la verve di non accontentarsi. Allora un piccolo festival come Farcisentire, a Scisciano, è sempre stato un piccolo miracolo ma di quelli fatti bene, dove non c’è niente che non va, dove anche le persone nel pubblico, poche o molte che siano, sembrano comportarsi con un’onestà non indifferente, con un rigore quasi eccessivo. E’ un festival in cui sembra giusto dare considerazione alle band, che sono selezionate con attenzione, e che sono in quest’edizione 2016, a parte gli headliner, tutte campane.

Per venerdì 8 Luglio prima del toscano Francesco Motta ci sono Bludiklein, BluDiMetilene, La Rue Catalana. Sabato 9 Luglio 7Parsec, i salernitani Terzo Piano, i vivaci Kafka sulla Spiaggia e sul tardi il sardo Jacopo Incani, in arte Iosonouncane, originario di Buggerru. Il festival inizia tardi, tra le 22 e le 22.30. Per quanto non fossi particolare fan né di Motta né di Iosonouncane, il festival in quanto a programma fin da subito non mi sembra male.

Così venerdì, verso le 22.30, raggiungiamo in auto la stazione della Vesuviana di Scisciano.

In primis una persona, che non centrava moltissimo con il festival, ma la cui presenza in fondo va ancora va bene, ci chiede se vogliamo un braccialetto, di quelli luminosi da discoteca. Poi all’ingresso, a offerta libera, ci viene chiesto cosa vogliamo. Ci sono dei braccialetti verdi di gomma del Farcisentire, accendini del Farcisentire, magliette e tutte queste cose tipiche dei festival, quindi la raccolta braccialetti da festival continua.

Come dicevo prima, La rue catalana, Bludimetilene, Bludiklein “aprono” il concerto di Francesco Motta. Sono tutti bravi. La qualità del suono è ottima. I Bludiklein a fine esibizione distribuiscono materialmente il loro disco al pubblico. E’ un gesto gentile, onesto, questo di offrire il loro disco, sarò stata fortunata, ma tutti i dischi che ho ricevuto regalati a dei concerti da artisti “sconosciuti” che volevano pubblicizzarsi, erano belli. Quando non c’è la pretesa di vendere, ma la sicurezza di essere apprezzati anche senza essere noti, beh, di solito è qualcosa di positivo.

Sul tardi, l’esibizione di Francesco Motta. Motta, ammettiamolo, è il nome del momento. Si presenta come un ragazzino ma ha 30 anni. Prima de “La fine dei vent’anni“, prodotto da Riccardo Sinigallia, ha pubblicato due album con la sua band livorno-pisana, i Criminal Jokers. Dotato di una grande forza e di una voce tagliente (graffiante è la parola più abusata ma anche la prima che viene inevitabilmente in mente, Motta potrebbe farne da esempio sul dizionario), ha all’attivo diverse collaborazioni, come quelle con Nada, Giovanni Truppi, Zen Circus. E’ dotato di una bravura che segna un distacco dagli altri artisti giovani con la quale teoricamente condivide il mercato. Sembra qualcosa a metà fra tuo cugino più piccolo e un vero artista. Si atteggia a star senza darlo un po’ a vedere, un po’ come tuo cugino, quando alle domande dei genitori sulla ragazza rispondeva “fatti miei”. L’ego, la bravura di Francesco Motta, non danno fastidio, ma sono giusti come quelli di chi ci sa fare. E’ la prima volta che suona al di sotto di Roma, ma s’incarta sul palco contraddicendosi più di una volta. La sua inesperienza sembra essere solo quella di parlare sul palco, cosa che gli conferisce tenerezza. Alla fine, dedica un momento a quelli che nel pubblico “non si sono avvicinati”. A palco spento, sembra di essere tornati ai momenti di occupazione del liceo, ricreando un’atmosfera non male. L’unico neo che posso osservare in Motta, live, è quello di rappresentare un’Italia che recepisce influenze forse perdendo qualcosa di sé per la strada, non mantenendo la propria integrità. In questo recepire, riuscendoci con talento, ricreando alla perfezione, il rock italiano sfrutta ogni sua arma, rincorre un sogno senza innovazioni.

2° giorno. Il festival sembra molto più tranquillo del giorno prima. Questo, prima di Iosonouncane. E’ un festival strano, un festival astemio, nonostante la presenza del birrificio Okorei, è un pubblico che non beve, non fuma, non sorride. Iniziano i 7Parsec, molto bravi, che cullano il Farcisentire in quest’atmosfera di nichilismo. Poi i Terzo Piano da Salerno, i Kafka Sulla Spiaggia riescono a smuovere un pubblico tranquillo e forse un po’ freddo, sfoderando delle capacità di intrattenimento vere, le prime che osserviamo dall’inizio del Farcisentire. Prima di Iosonouncane vi sono i vari ringraziamenti, agli sponsor, al sindaco, alle associazioni coinvolte.
Dopo, con l’arrivo di Iosonouncane si sente finalmente forte la sensazione che sia sabato. E’ qui che il Farcisentire cambia veste, sfoderando la sua carta più attiva. Viene trascinato in una nuova dimensione, si affolla, la musica pervade ogni cosa, diventa adulto. E io forse solo adesso ne rimango delusa, perché ciò che amo, del Farcisentire, è quella vena romantica del 2000 che rimpiange gli anni 90 che a sua volta ha nostalgia degli ’80.

Quell’essere ingabbiati in una storia di Brizzi e non riuscire a uscirne più fuori.

(Valentina Guerriero)

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Tornano i grandi concerti dell’estate all’Arena Flegrea di Napoli

Se la mia presenza sulla presente pagina è diminuita è perché parte del tempo che dedico alla scrittura di articoli “impersonali” è ora destinato a Bassa Irpinia News, quotidiano online registrato in tribunale. Poiché si tratta di argomenti che spesso davvero m’interessano e che vorrei arricchire a volte con dettagli e fotografie più personali del dovuto, finché la cosa non andrà in conflitto con il giornale, li proporrò anche qui (anche per tenerne traccia).

Questo ne è un esempio. Sperando possa essere utile a qualcuno! :)

(C’è un calendario di concerti rielaborato con i prezzi dei biglietti all’interno.)

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Forse una delle location più suggestive della nostra città, e sicuramente tra le più caratterizzanti, l’Arena Flegrea negli anni ha visto un quasi regolare alternarsi di grandi artisti, che era però di tanto in tanto intervallato da medi-lunghi periodi in cui Napoli giaceva addormentata. L’estate del 2016 ha un calendario ricco, ricco specialmente se lo relazioniamo a ciò che Napoli a volte rischia di diventare: una città del sud immobile e annodata nei suoi problemi, non un luogo d’incontro, di scambio e di manifestazioni.

Pubblichiamo qui di seguito le date e i prezzi dei principali concerti che si terranno quest’estate all’Arena Flegrea o più in generale in “zona flegrea”.

I grandi nomi del jazz ci sono tutti, quasi tutti quelli possibili al punto da chiedermi se per caso non mi sia svegliata per errore in un giorno di giugno del 2006 o del 2007, tante sono le somiglianze che vedo con quell’estate. Lo stesso luccichio strano di un giugno adombrato da qualche cirro, che si ripresenta ciclicamente negli anni che scorrono, non in tutti, solo in alcuni. Molti degli artisti nel programma sono già stati a Napoli e in particolare sui palchi flegrei, alla Mostra d’Oltremare. Saltano all’occhio i Massive Attack, tassello fondamentale per la comprensione della musica elettronica / trip hop e che erano già stati a Napoli nel 2008 portati dal Neapolis Festival. Ma anche Robert Plant, voce dei Led Zeppelin, all’Arena Flegrea questo 22 Luglio, era stato la ricercata scelta del Neapolis Festival 2006, che prevedeva nella stessa serata Iggy Pop, Carlos Santana e Robert Plant. Con un costo del biglietto che oggi considereremo irrisorio, in una delle migliori location di Napoli, la Mostra d’Oltremare, Robert Plant aveva cantato molto della sua produzione solista, dando la sensazione-convinzione che anche Napoli era capace di ospitare – di nuovo – qualcosa di fuori dalle righe. Sicuramente anche Iggy Pop aveva contribuito in larga misura a questo. Non tanto Santana, che già era stato qualche tempo prima a Piazza del Plebiscito, in un concerto gratuito, insieme a Pino Daniele, e che si era “limitato” a consacrare il Neapolis 2006 con la sua musica vera, solida, trasversale. Più trasversale di sicuro di una figura come Plant, da lì a poco sarebbe uscito il nuovo, per l’epoca, album Nine Lives (2006), a nome suo e della band che era con lui: si chiamavano Robert Plant & The Strange Sensations. A 10 anni da allora, Robert Plant è il 22 Luglio 2016 all’Arena Flegrea.

Molti sono i nomi del jazz, anche quelli riportano molto indietro la memoria di chi ha sempre ricercato concerti. Diana Krall, regina del piano e la cui immagine mi rimanda agli specchi del Teatro Bellini altri dieci anni fa, Pat Metheny e le immense distese del Missouri che ritrovo descritte nelle sue canzoni, che si perdevano come lucciole nella profondità del belvedere di San Leucio, sotto un grande cielo, tra le luci vibranti della città, come una pioggia solo immaginata, che non bagna, che cade da un cielo sgombro come la mente appena sveglia, detersa dopo un sogno estivo. E poi Chick Corea, il jazz, la fusion, un uomo del 1941, un pezzo di storia, e allora mi ritorna in mente come all’Arena Flegrea, sempre nel 2005 o 2006, ero stata a un concerto di Keith Jarrett, un’altra personalità intoccabile, inarrivabile, del jazz, del piano. Anche lì la notte, l’aria di luglio, vibravano insieme all’esibizione, come se fossimo stati tutti presenti ad un piccolo miracolo, un miracolo che piano piano si espandeva e conquistava uno spazio sempre più grande e non se ne vedevano più i confini, che in fondo erano liquidi e lontani, e s’infiltravano nella terra e tra le radici degli alberi, confini che poi ritrovavo anni dopo in un racconto di David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani, con la descrizione degli eventi che accadevano proprio dentro e fuori un concerto di Keith Jarrett.

Un ultimo concerto, che mi sento di segnalare, non all’Arena Flegrea ma all’Ippodromo di Agnano, con i Subsonica, 99 Posse e Jovine, sicuramente un evento giovane creato per i giovani, complice anche il prezzo del biglietto accessibile a tutti. (Valentina Guerriero)

In ordine di data, i concerti all’Arena Flegrea di quest’estate 2016:

25 Giugno – Subsonica – 99 Posse – Jovine – Ippodromo di Agnano
12€

1 Luglio – Sergio Cammeriere, Gino Paoli, Danilo Rea – Arena Flegrea

Cavea alta: 35€
Cavea bassa: 40€

5 Luglio – Jack Savoretti – Arena Flegrea

Definito da alcuni critici come il nuovo Bob Dylan, Jack Savoretti, classe 1983, origini anglo-italiane ma residente a Lugano. Ha 4 album all’attivo, l’ultimo è Written in Scars.

Cavea alta: 30€
Cavea bassa: 35€

11 Luglio – Diana Krall – Arena Flegrea

Cavea panoramica: 33€
Cavea alta: 55€
Cavea bassa: 88€

12 Luglio – Pat Metheny, Ron Carther – Arena Flegrea

Panoramica: 30€
Cavea Alta: 35€
Cavea Bassa: 45€

16 Luglio – Chick CoreaArena Flegrea

Cavea alta: 33€
Cavea bassa: 44€

19 Luglio – Stefano Bollani – Arena Flegrea

Cavea alta: 30€
Cavea bassa: 35€

22 Luglio – Robert Plant & The Sensational Space Shifters – Arena Flegrea

Le altre due date italiane sono ad Assago – Summer Arena (20 Luglio) e a Taormina, Teatro Antico (24 Luglio)

Panoramica: 65€
Cavea Alta: 75€
Cavea Bassa: 85€

27 Luglio – Massive Attack – Arena Flegrea

Solo tre date italiane, le altre due ad Assago – Summer Arena (23 Luglio) e Firenze – Ippodromo del Visarno (24 Luglio)

Cavea Panoramica: €44
Cavea Alta: €50
Cavea Bassa: €58

28 Luglio – Rufus Wainwright, Emma Marrone – Arena Flegrea

Cavea alta: 35
Cavea bassa: 45€

1 Agosto – Paolo Fresu, Omar Sosa, Jaques Morelenbaum – Arena Flegrea

Cavea alta: 30€
Cavea bassa: 38€

5 Agosto – Amore che vieni, amore che va, De André in Jazz – Arena Flegrea

30 Agosto – Vivaldi’s Four Season by Max Richter – Arena Flegrea

E poi ci sono i nati nell’87.

I nati nell’89 hanno reflex digitali e mettono su Flickr belle foto in bianco e nero. I nati nel ’69 fanno i camerieri al centro e scrivono racconti, ne hanno pubblicati due.

Le velleità ti aiutano a dormire quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero.

I nati nel ’79 suonano in almeno due o tre gruppi e fanno musica datata. I nati nel ’59 tengono corsi di teatro e quando va bene si rimorchiano le allieve.

Le velleità ti aiutano a scopare quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero.

I critici musicali ora hanno il blog. Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti. I falsi nerd con gli occhiali da nerd. I radical chic senza radical. Nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi, che appoggiato sul muro parla con la ragazza di qualcuno. Anoressiche alla moda, anoressiche fuori moda, bulimiche si occupano di moda. Mentre aspiranti DJ aspirano coca aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip. I falliti, i delusi, i depressi, i frustrati. Gli emo riciclati.
I gruppi hipster, indie, hardcore, punk, electro-pop. I Cani.
I gruppi hipster, indie, hardcore, punk, electro-pop. I Cani.
I gruppi hipster, indie, hardcore.

Le velleità ti aiutano a scopare quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero.

Le velleità ti aiutano a campare quando mancano sei giorni all’analista ed è tutto così facile, o così difficile, nell’altro divanetto che non paghi per intero.

(I Cani, Velleità)

Capire Spotify e Settembre

Diciamo che stamattina stavo ascoltando musica su Spotify e la pubblicità mi suggeriva di pubblicare brani e playlist sulla mia pagina. Quindi pubblico questa playlist perché voglio provare. Questa playlist l’avevo intitolata “Capire settembre” ed era privata perché in fondo non mi piace condividere playlist. In fondo non mi piace condividere niente. Non si direbbe, vero? Ovviamente la playlist era relativa al mese di settembre, e adesso siamo ad ottobre. Anzi, quasi novembre.

Vorrei sottolineare che non mi piace Dente. Ma per una volta ci stava.

Se l’esperimento mi soddisfa credo che pubblicherò qualche playlist qui, anche se di playlist e consigli di musica ne è già pieno il mondo…

Estate.

http://www.magmusic.it/2014/07/16/il-tempo-di-raccogliere-intervista-a-maria-antonietta/

Magmusic è una webzine musicale con la quale a volte collaboro.
E devo dire che Sassi non è per niente male.

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Ultimamente, di mio c’erano anche:
L’intervista a Levante
L’intervista a I Cani (che ahimé, mi piacciono davvero tanto)

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Questa è una nave per la pesca di tonno che ho incontrato in un porto.

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It’s the month of July, it’s violent here.

Dente presenta il suo nuovo disco “Io tra di noi” allo showcase Fnac di Napoli (e di un po’ di altre città)

Devo smetterla di recensire qualsiasi cosa, recensioni scarne poi… Ma ero in zona, alla Fnac c’era lo showcase di Dente e un amico doveva intervistarlo: Dente è un ragazzo simpatico e ha detto anche che il suo sogno è fare un disco per infanti, e allora lasciamoglielo fare. Ora però, dopo il primo album L’amore non è bello consacrato dal singolo Buon appetito, esce Io tra di noi, secondo lavoro con la Ghost Records del cantautore di Fidenza, vero nome Giuseppe Peveri. Alle domande del pubblico su quali fossero gli artisti che più l’avessero influenzato Dente cita Eugenio Finardi, Lucio Dalla, Alberto Camerini (!), Sergio Endrigo e qualcos’altro. E’ molto gentile con il suo pubblico e fa due chiacchiere con ciascuno di noi.

Per chi volesse fare un ascolto dell’album di Dente lo rimando a:

Il nuovo disco di Dente in streaming

Tra le varie tracce preferisco ascoltare Piccolo Destino Ridicolo e Da Varese A Quel Paese ma s’è perso quel presunto senso di profondità che si aveva nel precedente lavoro, che a essere sincera nemmeno m’emozionava tanto; ascoltavo però volentieri il brano Buon Appetito, dotato di una buona dose di ironia e coinvolgimento affettivo come non se ne vedeva tempo nella musica leggera.


(Non è un caso che Dente abbia una mano nell’occhio)

Da Varese a quel paeseDente (boh.)

Dal casello di Varese dritto nel tuo letto
Al tuo paese alle due della mattina non ci danno da bere
Ma tu hai una casa, una cucina e un po’ di vino
Io voglio starti vicino e da vicino sei diversa
Hai un maglione nuovo che ti fa freddo alla schiena
Appoggiamo le guance sullo stesso cuscino
E d’improvviso siamo ancora una persona sola
Dal castello dei fantasmi dritto nel mio letto
E nei colori delle sei della mattina l’odore della festa
Così mi perdo, non so più dov’è che sono
Dove ho lasciato la testa
Ma poi mi sveglio ed è diverso
Ho un messaggio nuovo che mi fa freddo alla schiena
Appoggio la mano sull’altro cuscino
E d’improvviso sono ancora una persona sola

Nel leggere il testo credo ancora di più che dovrei dedicarmi a qualche altro hobby piuttosto che a recensire musica live indie…

I Foja alla Festa dell’Unità di Avella

La totale gioventù presente alla Festa dell’Unità di Avella (contateli, quanti sono?)

Serata strana, quella della prima data del programma della Festa dell’Unità di Avella. Erano diversi anni che non partecipavo ad una Festa dell’Unità (ricordo con molto piacere l’estate a Vernio, in Toscana, tanti anni fa, oppure i Modena City Ramblers al Collana) ed alcuni mesi che i Foja mi capitavano nei paraggi, così che m’era da un po’ venuta voglia d’andarli a vedere. Solo che pareva caduta su di essi e su di me una maledizione: in un’estate 4 date perse, la prima perché pioveva, la seconda non mi ricordo, alla terza avevamo preferito il Pomigliano Jazz. Questa quarta possibilità era invece minacciata dalla SAGRA DELLA FOCACCIA, che provvidenzialmente per fortuna non esisteva, così alla ricerca della sagra in una frazione di un paese nei pressi di un cimitero, anziché trovare la focaccia abbiamo solo trovato felici non sposini impegnati ad amarsi al cimitero (anche fuori dall’auto, così, in mezzo alla strada). Insomma un cimitero molto affollato, e nessuna focaccia, ma non avevo nemmeno fame e credo neppure gli altri, così anche i non-convinti si sono rassegnati alla festa dell’unità. Mi è dispiaciuto non permettere alla scrutratrice di partecipare ad una sagra, dato che diceva seriamente che in 24 anni di vita non avesse mai partecipato ad una sagra (tutte storie, come quando diceva di non essere mai stata a un concerto e cantava emozionata a quello degli Zero Assoluto, per poi non ricordarsi di essere stata pochi mesi prima con me da Giorgio Canali). Giunti dunque ad Avella, la scrutratrice ha scrutato l’ambiente di sinistra ed insieme a suo fratello abbiamo atteso altre due persone sulle bellissime giostre della piazza del convento. Veniamo alla festa dell’unità: diciamo che abbiamo dato un grosso contributo alla sinistra locale, dato che eravamo in 5, e probabilmente in tutta la piazza c’erano 20 giovani e 3 signori, non esagero.


I Foja che suonano senza luci perché era complicato accenderle.

In ogni caso i Foja hanno fatto un bel concerto, e continuo a pensare che come voce emergente di Napoli ci rappresentino bene.

Li associo un po’ ai 24 Grana, che a me non piacciono e non mi sono mai piaciuti, e non mi spiego il loro successo: o meglio, me lo spiego, incarnano bene il disagio di Napoli degli ultimi anni, fanno presa tra i giovani. Ma continuano a non piacermi, e comparsi i Foja auguro a loro di avere almeno lo stesso successo dei 24 Grana, perché se lo meritano. Sono giovani, ma nel loro genere, sono bravi: O’sciore e o’ viento è un autentico gioiello, sia come musica che come testi, così come il videoclip che è stato realizzato per loro da Alessandro Rak.

‘Na storia nova, il loro secondo album, contiene anche altri pezzi belli, insomma per una volta voglio dire qualcosa di positivo su di un gruppo giovane e che canta in napoletano: di norma non apprezzo, ma di fronte a ‘o sciore e o’viento, mi dispiace che chi non è di Napoli forse non potrà provare lo stesso piacere nell’ascoltare.
E in italiano non m’avrebbe mai fatto lo stesso effetto.
In ‘astrigneme cchiù fforte’ c’è molto di più che in uno ‘stringimi più forte’, a’ ciorta non sarà mai la semplice sorte…

‘O Sciore e ‘o Viento

astrigneme cchiù fforte
e dimme ca nun ce perdimmo maje

ma chesta notte no
niente bugie
‘a chesta vocca mia
si nun sacce cchiù cuntà
coccose ca nun va’

e’ fforse perchè ‘o mare
te aspetta
e ‘ncuorpe a me è tempesta

‘e vvote ce cercamme pe’ ssempe
e ce perdimme dint’ ‘a nniente
a’ ciorta gira comme o’ viento
e nun ce lasse maje sta quiete
comme me ne jesse aret’

aspettame dint’ ‘e suonne doce
ca ce verimmo llà
vicino pe ‘na notte ‘e rena
luntano e chine ‘e pena
je provo a nun pensà
ma tu staje sempe ‘ccà

‘nu sciore s’ è purtato ‘stu viento
e a me nun resta niente

‘e vvote ce cercamme pe’ ssempe
e ce perdimm dint’ ‘a nniente
a’ ciorta gira comme o’ viento
e nun ce lasse maje sta quieto
comme me ne jesse aret’

se pò sbaglià

(D.Sansone)

(23/9/11)

Canzoni d’estate

  1. Summer on a solitary beach – Franco Battiato
    “Passammo l’estate  su una spiaggia solitaria e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto e sulla sabbia un caldo tropicale dal mare. E nel pomeriggio quando il sole ci nutriva di tanto in tanto un grido copriva le distanze e l’aria delle cose diventava irreale.
    Mare, mare, mare, voglio annegare, portami lontano a naufragare, via, via, via da queste sponde, portami lontano sulle onde.
    A wonderful summer on a solitary beach against the sea “le grand hotel Sea-Gull Magique” mentre lontano un minatore bruno tornava.”

  2. E la chiamano estate – Bruno Martino (“E la chiamano estate, questa estate senza te…”)

  3. Estate – Bruno Martino (“Odio l’estate, il sole che ogni giorno ci scaldava, che splendidi tramonti dipingeva…”)

  4. The Rythm of the Night – cover Ex-Otago (“You could put some joy upon my face / Oh sunshine in an empty place / Take me to turn to and babe I’ll make you stay.”)

  5. Sapore di Sale – Gino Paoli

    “Sapore di sale,
    sapore di mare,
    un gusto un po’ amaro
    di cose perdute,
    di cose lasciate
    lontano da noi
    dove il mondo è diverso,
    diverso da qui

  6. Caldo – Diaframma

    “Non basta tenere soltanto gli occhi aperti per buttare giu’ un sorso di caffe’.
    Fuori fa caldo e chissa se dietro le serrande abbassate c’e’ qualcuno che ha coraggio da vendere e fa l’amore.”

  7. Sfiorivano le viole – Rino Gaetano

    “Fiorivi, sfiorivano le viole
    e il sole batteva su di me
    e tu prendevi la mia mano
    mentre io aspettavo
    i passi delle onde che danzavano sul mare a piedi nudi”

  8. La dolce estate – Sergio Endrigo

    “Quando questa dolce estate sarà finita, quando tu sarai tornata tra le case grigie della tua città
    Io vorrei poter restare nel fondo dei tuoi occhi ogni volta che tu parlerai di me
    Quando questa dolce estate sarà finita, quando io sarò tornato a questa mia vuota solita routine
    Non avrò fotografie che mi parlino di te, ma i tuoi occhi perduti nei miei”

  9. L’estate sta finendo – Righeira

    (“L’estate sta finendo e un anno se ne va / sto diventando grande / lo sai che non mi va /
    Languidi brividi come il ghiaccio bruciano quando sto con te.”)

  10. A Summer Song – Chad & Jeremy

    “They say that all good things must end some day
    Autumn leaves must fall but don’t you know
    That it hurts me so to say goodbye to you
    Wish you didn’t have to go
    No, no, no, no
    And when the rain
    Beats against my window pane
    I’ll think of summer days again
    And dream of you
    And dream of you…”

  11. La distanza – Northpole (Tu sai sentire i miei mille respiri anche se siamo a chilometri, e allora portami al mare, anche a dicembre se ti pare, allora fammi sentire tutto quello che hai da dire…)

  12. Summer Breeze – Seals & Crofts (“Summer breeze, makes me feel fine / Blowing through the jasmine in my mind / Summer breeze, makes me feel fine / Blowing through the jasmine in my mind”)

  13. Wicked Game – Chris Isaak

    “I never dreamed that I’d lose somebody like you
    No I don’t wanna fall in love
    This love is only gonna break your heart”

  14. Agosto – Perturbazione
    (
    Agosto è il mese più freddo dell’anno…)

  15. Summer ’68 – Pink Floyd

    “Would you like to say something before you leave
    Perhaps you’d care to state exactly how you feel
    We said goodbye before we’ve said hello
    I hardly even like you, I shouldn’t care at all
    We met just six hours ago, the music was too loud
    From your bed I gained a day and lost a bloody year
    And I would like to know

    How do you feel? How do you feel, how?
    How do you feel? How do you feel, how?”

  16. Lugano Addio – Ivan Graziani

    Le scarpe da tennis bianche e blu
    seni pesanti e labbra rosse e la giacca a vento

    Oh Marta io ti ricordo così
    il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago
    Lugano addio cantavi
    mentre la mano mi tenevi
    “Canta con me”
    Tu mi dicevi ed io cantavo
    di un posto che
    non avevo visto mai

  17. Baby Building – Dente

    “Quando finirai gli esami
    Andremo in mare con la macchina
    E si parlerà di quando ti dicevo
    Ma che begl’occhi che hai
    Chissà come mi vedi bene”

  18. Rimini – Fabrizio De Andrè (Teresa parla poco, ha labbra screpolate
    mi indica un amore perso a Rimini d’estate.)

  19. Un’estate fa – Delta V

    Un’estate fa la storia di noi due, era un po’ come una favola.
    Ma l’estate va e porta via con sé anche il meglio delle favole…

  20. Guardia ’82 – Brunori Sas

    “E poi, di colpo fra le sue braccia
    Noi due, stretti sotto la doccia
    La paura e la voglia di fare l’amore
    Il 31 d’Agosto c’è una storia che nasce e un’estate che muore…”

(Ringrazio chi mi ha fatto ascoltare quest’estate la maggiorparte di queste canzoni)