Manga misteriosi che non leggerebbe mai nessuno

Titolo fittizio perché se sono editi, sicuramente qualcuno li leggerà. Più che altro ciò che sarebbe lecito chiedersi è: perché scegliere questi titoli anziché altri fra migliaia di shoujo in circolazione? Letto uno, letti tutti, si sa. La risposta a questo quesito non è fornita, in quanto i seguenti titoli li ho ricevuti in regalo. Li recensisco per non dimenticarmi di averli letti.

Orange Kiss

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Si tratta di un volume unico, edito da Flashbook e risalente al 2003. In quel periodo Flashbook pubblicava titoli ricercati e al Lucca Comics presi “Cuori Colpiti”, un manga che mi riporta alla mente una fiera piovosa di tredici anni fa. Cuori Colpiti è infatti pubblicizzato nelle ultime pagine di Orange Kiss. Si tratta di una casa editrice che ho sempre trovato degna di una certa stima. Questo volume ha sovraccopertina, una bellissima carta, e per essere quello che è, non è male. Ma… cos’è?
E’ il solito manga a più episodi, delicati e ingenui, che parlano di amore adolescenziale. Insomma è uno di quei volumi che ogni ragazza che legge manga da un po’ di anni, ne ha letti almeno altri 70 tutti uguali. Resta che questo volume unico è molto gradevole e varrebbe la pena di preferirlo ad altri, ma è difficile che accada vista la sua scarsa diffusione.

Gli episodi al suo interno:

Orange Kiss: dà il titolo al volume. Storia: Aki sogna di baciare il suo compagno di classe Shimizu al tramonto. Al risveglio risulta turbata, perché i due si sono sempre volontariamente ignorati, senza conoscere il motivo di quest’antipatia reciproca. Sono i capelli arancio di Shimizu a dare il titolo alla storia; nel giro di poche pagine i due si metteranno insieme, rendendo realtà il sogno di Aki.

Parole di felicità: secondo episodio. Saiko è una modella ed è più alta della maggior parte delle sue coetanee, attirando molte invidie. Un giorno, per sviare le avances di un compagno di scuola che non le piaceva, dice di essere attratta da Hajime, un ragazzo che conosce solo di vista e che suona il violoncello nell’orchestra della scuola. Dopo essersi presentati, fra i due nasce una bella amicizia. Hajime insegna a Saiko un rito che lui svolge con i suoi compagni dell’orchestra prima di ogni esibizione, in modo da scaricare la tensione: consiste nell’elencare ciò che li rende felici. Prima di un provino importante che la renderà una modella ufficiale per una rivista, Saiko farà lo stesso: la parola che dirà è proprio “Hajime”, riconoscendo che è Hajime che la rende felice. Hajime è la sua parola di felicità.
Mi sono annoiata a morte a raccontarlo, ditemi se a voi è venuta voglia di leggerlo. Io penso proprio di no, roba da sputarci su.

L’ultimo treno: una corsa nel cielo notturno. Un ragazzo e una ragazza si conoscono alla fermata del treno. I due frequentano scuole differenti, il liceo di lui <nomeacaso> è più prestigioso e frequentato da ragazzi che andranno all’università, mentre quello di Sae non è così buono. Sae si sente sciocca e stupida in confronto al tipo che ha rimorchiato alla fermata del treno. Quando lei gli chiede, dopo poco tempo, se vogliono mettersi insieme, lui accetta, ma le insicurezze di Sae restano, alimentate anche dalle amiche di Sae che le mettono in testa che presto si lasceranno. In effetti lui parla poco ed è sfuggente, così un giorno Sae si presenta all’uscita del doposcuola per stare con lui. Come spesso capita, lui cerca di evitarla. La ragazza, ostinata, lo segue sul treno, pur non sapendo quale sia la destinazione del ragazzo. In questo viaggio i due, che erano già fidanzati, finalmente si conosceranno meglio, e Sae scoprirà che lui era turbato a causa di alcuni problemi familiari e dell’esistenza di una sorella che neanche sapeva di avere.

Verso Orange Kiss, poco prima di Orange Kiss: ultimo episodio. Alcune pagine che mostrano la storia di Orange Kiss (il primo episodio del volume) attraverso gli occhi del protagonista maschile. Onestamente queste pagine non sanno di niente, sono troppo poche e messe alla fine del volume perdono di senso.

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Dillo alla luna

Anche questo si tratta di un volume unico edito da Flashbook Edizioni nel 2003. Stesso discorso fatto per Orange Kiss: ogni ragazza che legge manga è abituata a questo genere di storie.

Dillo alla luna è comunque un bel volume con una storia piacevole da leggere e non fatta male, come tanti altri manga che si trovano sui banconi delle fumetterie, ma tra gli ultimi volumi ho preferito Orange Kiss.

I disegni dell’autrice di Dillo alla luna sono un po’ acerbi e la storia segue il destino di tre amici d’infanzia ai quali si è aggiunta una nuova ragazza. E’ difficile appassionarsi a questa storia proprio a causa di questa protagonista femminile che è la classica ragazza che “attende” un amore non ricambiato, stereotipo che non amo. Neanche gli altri personaggi sono un granché: una che fa l’amante di un uomo già impegnato e più grande; un potenziale playboy e un cretino che non capisce niente.
Bel finale buonista con tutti che si sposano.

Consigliato a chi ama le storie tristi.

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Ragione e sentimento

Si tratta di Ragione e sentimento di Jane Austen versione manga. Quando l’ho visto, in dono insieme a Dillo alla luna e Orange Kiss, sono rimasta un po’ così, anche perché i disegni lasciano piuttosto a desiderare.
Dopo diversi mesi l’ho però rivisto in fumetteria, e dimenticando di possederlo, ne sono rimasta attratta.

Mi piace molto Jane Austen e ho letto molti suoi libri, è quello il problema.

Il manga è di categoria josei, un tipo di manga romantici per donne adulte. Per riuscire a condensare Ragione e sentimento in un solo volume gli eventi accadono molto in fretta e non è esattamente il massimo, ma i fan di Jane Austen una cosa del genere se la procurano lo stesso. Esiste anche un altro Ragione e sentimento versione manga, ma non ricalca il libro. It’s the only one.

Godetevelo, se ne avete il coraggio.

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REX

Volume unico delle CLAMP comprato per 1 euro a un mercatino dei libri nel chiostro di un convento. Sono sempre stata attratta dalle CLAMP le quali purtroppo mi hanno praticamente quasi sempre deluso (fatta eccezione per Chobits). A legarmi alle CLAMP è ovviamente il ricordo degli anni ’90 e di serie che seguivo alle elementari, come Rayearth, ma esse, nonostante i disegni vistosi (dico vistosi, non necessariamente di livello) purtroppo producono quasi sempre storie senza spessore, pur partendo da trame estremamente elaborate. Tutto sommato credo che continuerò a comprare volumi delle CLAMP e Rex probabilmente è uno dei migliori loro che abbia letto perché almeno è un po’ più originale e mette allegria, con questa storia incentrata su di un piccolo dinosauro.

Va bene se avete tipo 6 anni.

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Sarà perché mi piaci

Dall’autrice di Piccoli Problemi di Cuore (Wataru Yoshizumi), miniserie in due volumi.

Dopo i precedenti manga elencati, mi è sembrata un capolavoro.
Pubblicata da Planet Manga nel 2005, adesso non è più facilmente reperibile in fumetteria, ma ho acquistato entrambi i volumi per 4€ su Ebay, dopo aver trovato solo il volume 1 nel convento di cui vi dicevo sopra.

La storia è interessantissima. La protagonista è innamorata di un ragazzo che è capace di legarsi solo a ragazze già fidanzate, e lei non lo è, anche se in un momento trae in inganno tutti mostrandosi in compagnia del fratello, che viene scambiato per il suo fidanzato.

Sarà perché mi piaci riesce a coinvolgere (cosa che non fanno altri shoujo) ed è molto dolce, inoltre, i due si conoscono in biblioteca scambiandosi un libro sui Preraffaelliti, quindi i due teoricamente sono anche raffinati, forse, e offrono al lettore la possibilità di acculturarsi..

Ok, non aspettatevi troppo.

Inizio a capire meglio, però, perché Wataru Yoshizumi sia considerata una principessa degli shoujo manga: in confronto alle sue concorrenti, almeno è in grado di coinvolgere.

Credo mi procurerò altri suoi manga prossimamente. Non l’ho mai amata molto, anzi, la disprezzavo leggermente, ma oltre a questo possiedo Piccoli problemi di cuore (di cui non mi disferei mai per motivi affettivi) e la one shot Cappuccino.

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The Valkyrie’s Vigil (1906) di Edward Robert Hughes

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Volumi unici

Il cane che guarda le stelle di Takashi Murakami

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Un’edizione molto bella per un’opera di pregio. Il cane che guarda le stelle, vi avverto, è triste all’incirca quanto Una tomba per le lucciole. La qualità si paga: il prezzo da pagare, per leggere un manga che si alzi un po’ dal livello medio, appunto è proprio quello di dover sopportare una storia irrimediabilmente triste. L’ho paragonato a Una tomba per le lucciole anche se Una tomba è un capolavoro indiscusso, mentre Il cane che guarda le stelle è un’opera molto triste e basta, in ogni caso difficilmente ci si imbatte in cose così gratuitamente tristi che però riescono nel loro intento: comunicare qualcosa al lettore. Consigliato a chi è alla ricerca di tristezze e voglia di spararsi o di bei volumi unici da collezione.
Riassunto della storia: un uomo, abbandonato dalla moglie e dai figli, muore da solo insieme al suo cane dopo aver perso tutto e aver cercato di aiutare un bambino orfano che lo deruba degli ultimi soldi.

 

Il giardino delle parole di Makoto Shinkai, disegni di Midori Motohashi

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Makoto Shinkai è diventato uno dei miei registi preferiti così ogni manga collegato ad esso diventa subito mio appena viene reso disponibile in Italia. Il film è uno di quelli che meno ho preferito: immagini curatissime, ma nella parte finale vi è una risoluzione troppo rapida della storia.
In ogni caso, un bel volume unico da collezionare, con sovracopertina, Star Comics.

I bambini che inseguono le stelle – Viaggio verso Agharta di Makoto Shinkai.

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Nella mia breve incursione al Comicon di Napoli di quest’anno (breve, ma ricchissima: in meno di 2 ore ho visto Milo Manara, Tanino Liberatore, Don Rosa, Silvia Ziche e molti altri, oltre ad un paio di concerti fortuiti di Corde Oblique e un paio di giapponesine) ho portato a casa poche cose, ma mirate: una di queste è Viaggio verso Agharta, 3 volumi di Makoto Shinkai, disegni di Tomoko Mitani. Anche questa è una edizione molto bella, con sovracoperta e pagine a colori. Si tratta della versione manga di un altro dei film di Makoto Shinkai, anche questo purtroppo non dei miei preferiti: non ho particolare attrazione per il fantasy, questo è un dato di fatto. Nel film i fondali sono come sempre meravigliosi e curatissimi, ma la storia non è coinvolgente. Questo manga ha un tratto molto bello, che ricorda quello degli anni ’80-’90, e la disegnatrice/adattatrice Tomoko Mitani che se n’è occupata ha ricevuto i complimenti da Makoto Shinkai per aver superato in alcuni punti il film (a mio parere, non ci voleva molto). Molto bello e da collezione

5 Cm per Second – Makoto Shinkai

Ok, mi sto tradendo: non mi allontano molto da ciò che amo. 5 Cm per Second è il film perfetto per definizione. Anche di 5 Cm per Second è stato pubblicato il manga. E non potevo non possederlo. 2 volumi, Star Comics.

Purtroppo non è stato ancora pubblicato il manga di un altro film di Shinkai che trovo sia uno dei più belli (dopo 5 Cm per Second, ovviamente): Beyond the Clouds.

Davvero stupendo invece il manga di Voices of Distant Star, che riveste con le sue pagine tutti gli errori del film aumentandone la comprensione, fondendosi ad esso, in un’opera unica, composta da due parti, film e manga.

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Anime e manga collegati:

Una tomba per le lucciole

Il giardino delle parole (film)

Voices of a Distant Star di Makoto Shinkai

5 cm per second (film)

Shoujo e dintorni

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Sakamichi no Apollon – Kids on the Slope

Vorrei parlarvi di questo anime prima che finisca nel dimenticatoio per sempre.
Sakamichi no apollon – Kids On The Slope è una serie di 12 episodi, leggera, ambientata nel Giappone degli anni ’60, che potrà far felici i cultori del jazz. Ciò che non ho apprezzato, nonostante il tentativo di dare alla storia particolare profondità, è la banalità della trama e i risvolti implicitamente gay che nel finale mettono al primo posto l’amicizia uomo-uomo in senso romantico. Come in molti sappiamo, nei manga e negli anime si ama spessissimo giocare su queste cose in modo più o meno nascosto e in Sakamichi no Apollon a mio parere se ne ritrova un classico esempio.

Gradevole la OST, ed in particolare la versione di My favourite things.

La serie, del 2012, è tratta dall’omonimo manga del 2007 in 10 volumi edito da Panini Comics. Il tutto è sconsigliato a meno che non siate gay o filogay.

My Favourite Things – Sakamichi no Apollon

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Shigatsu wa kimi no uso – La tua menzogna nel mese di Aprile

Un altro anime dedicato agli amanti della musica. La serie ruota intorno alla musica classica. In realtà, chi studia musica per davvero non apprezzerà questa serie a causa della superficialità di cui è intrisa, sia per quanto riguarda le questioni tecniche che per quanto riguarda la storia. La trama è incentrata su di un protagonista represso e obbligato fin da piccolo a suonare il piano da una madre severa, solito cliché di quando si parla di danza o di pianoforte. La protagonista femminile vale la serie, che risulta relativamente coinvolgente e che troverei comunque nel complesso adatta a ragazze under 15. La cosa veramente bella è il titolo, che tradotto vuol dire “La tua menzogna nel mese di aprile”. E’ costituita da 22 episodi tratti dal’omonimo manga di 11 volumi ancora inedito in Italia. Non lo consiglio, tant’è che nemmeno io ho retto fino alla fine della serie.

Fushigi Yuugi – Il gioco misterioso – Serie OAV

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Questo invece non è affatto un prodotto nuovo, ma del 1996, si tratta di alcuni OAV che si collocano dopo la prima serie tv di Fushigi Yugi (di 52 episodi)
Quando mi approcciai ai manga, ero ansiosa di comprare altri manga oltre a quei 2-3 che già leggevo (Inuyasha, Ranma e qualche serie breve) e alcune ragazze mi consigliarono Fushigi Yuugi. Fin da subito il manga mi colpì per i bei disegni e per l’innumerevole quantità di uomini che si contendevano solo un paio di ragazze, tant’è che su Animeclick è classificato come un reverse harem. Fushigi Yuugi è uno di quegli shoujo squisitamente destinati ad un pubblico solo femminile, fatto di ragazze indecise fra molti cavalieri tutti equivalentemente belli e devoti a loro. Mi annoiò presto al punto da abbandonarlo, e completai il manga solo molti anni dopo, riconoscendo a Fushigi Yuugi di essere comunque un’opera lunga e complessa, superiore a molti altri shoujo in circolazione sia per la storia che per i disegni e che sicuramente, trasformato in anime, non sarebbe stato poi così diverso da altri anime che avevo amato da bambina. Mi ricordava per certi versi le storie fantasy delle Clamp, come Rayearth, o altri loro manga. Tutto perfetto, disegni, storia, intreccio, eppure, nessun coinvolgimento: Fushigi Yuugi è piatto.
Ritrovando oggi su VVVVD questi OAV di Fushigi Yuugi, li vedo con piacere, eppure non ne consiglio a nessuno la visione senza aver letto il manga o visto i 52 episodi precedenti visto che si collocano a valle di tutti gli eventi.
La nota positiva è il fascino anni ’90 della serie, adatta ai nostalgici, a chi è alla ricerca di qualcosa di leggero, vintage ma non troppo. Sconsigliato.
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Toradora!

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Premetto: non è il mio genere. Eppure, merita attenzione e la notorietà che ha. I personaggi sono originali, ben caratterizzati, e la storia, pur rimescolando le solite carte (non c’è nessun elemento fantastico all’interno, è un semplice shoujo/shounen scolastico), si differenzia da quella degli altri anime del suo genere. 2008, 26 episodi.
Davvero consigliato. Ryuuji e Taiga sono fantastici.

Kiseiju – L’ospite indesiderato – Parasyte

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Che anime bellissimo. Kiseiju – L’ospite indesiderato mi ha dapprima attratto con la sua estetica di dubbio gusto per poi rivelarsi più profondo di quanto non sembrasse. Kiseiju non è uno shonen splatter pieno d’azione e di combattimenti come potrebbe sembrare, è una riflessione profonda sulla vita, sull’esistenza, sul pianeta. E’ incredibile come riesca a collocarsi ad un livello così elevato nonostante queste sue caratteristiche grottesche, inoltre, e forse è questo che lo rende assolutamente differente dagli altri anime del suo genere, nonostante sia una serie del 2014, è tratto da un manga degli anni ’90. Questo stile anni ’90, anche se il charachter design è rinnovato, si avverte distintamente nella storia, che ha un sapore diverso.
E’ difficile che mi appassioni ad un anime: ne ho visti così tanti che da tempo mi sembrano perlopiù tutti uguali. Kiseiju mi ha conquistato. Shinichi, e Migi, il parassita che vive nella sua mano destra, mi piacciono moltissimo. E’ incredibile riuscire ad affezionarsi così tanto a un parassita. Kiseiju è una visione inquietante e appassionante come poche. Un incubo che prende forma. Eppure, così ricco, sfaccettato e rassenerante allo stesso tempo.

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I personaggi, tutti ben confezionati. OST perfetta. Sigle di apertura e chiusura molto belle. Ah, in quest’anime così sanguinolento non mancano le storie d’amore.

Disponibile su VVVVD.

Stupendo.

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OST

Ma la mia preferita è questa, che si sente, in una versione un po’ più rapida, quando Kana guarda per la prima volta negli occhi di Shinichi e ci vede una sorta di universo:

https://www.youtube.com/watch?v=dezLzzu9QCE

Altri dei miei anime preferiti:

Higurashi No Naku Koro Ni

Elfen Lied

Per chi volesse recuperare il manga: la pubblicazione di Kiseiju in Italia è stata piuttosto travagliata, pubblicato incompleto da Magic Press (8 volumi di 10) ai tempi, è adesso edito in una perfect edition da Goen.

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Narutaru – Shadow Star

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Adocchiai questa serie già molti anni fa, per le similitudini che aveva con Elfen Lied e Higurashi no naku koro ni. Disponibile solo fansub, Narutaru è un anime del 2003 tratto dall’omonimo manga di Mohiro Kito del 1998. Mohiro Kitoh non è un autore noto quanto potrebbe, è uno di quei ricordi degli anni ’90 messi da parte da tempo, complice anche il fatto che le sue opere a causa di contenuti violenti e a volte sessualmente espliciti non sono proprio fruibili a tutti. Quest’autore infatti combina un’estetica delicata e lineare a delle storie dotate di una gravosità non indifferente; le sue opere più famose sono Narutaru (1998) e Bokurano – Il nostro gioco  (2004), ma lo stesso dualismo si ritrova anche ne Le Ali di Vendemiaire (1996), un manga ibrido, raffinato e orrorifico al tempo stesso, dal tratto tenue che accompagna una lettura decisamente non leggera e non scorrevole. Incentrato su bambole meccaniche, Le ali di Vendemiaire è purtroppo velocemente scivolato nell’oblio perché adombrato da produzioni sci-fi tanto più vistose quanto inconsistenti. Delle due serie lunghe di Kitoh, Narutaru e Bokurano, è forse più nota la seconda. Bokurano è un manga del 2004 in 11 volumi, dal quale è stato tratto un anime nel 2007, di 24 episodi, disponibili fansub, e che credo prossimamente di vedere. Narutaru infatti, a quanto pare, si tratta di una versione più acerba di Bokurano. L’anime di Narutaru (2003), tratto dal fumetto del 1998 (12 volumi), presenta gli stessi temi di Bokurano, temi che purtroppo in soli 13 episodi non riesce a snodare e spiegare correttamente, rendendo evidente il collasso su se stessa di una trama decisamente troppo complessa e impegnativa. Ci si rende conto, nella visione dell’anime di Narutaru, di trovarsi di fronte ad un’opera vasta non adeguatamente sviluppata, in cui gli eventi dopo la prima metà della serie vengono sbrigati in modo approssimativo, riportando lo spettatore necessariamente alla ricerca del manga. Narutaru rischiava di essere inserito in quella lista di anime che non ricordo nemmeno più di aver visto, pur avendo dei personaggi assolutamente strepitosi, come Hoshimaru (la stella marina).

In sostanza, quindi, un anime che consiglio sicuramente se siete amanti del genere, ma senza il quale potete ugualmente vivere, così come potevo vivere anche io (e lo scrivo a malincuore, perché con un po’ di cura in più poteva essere l’anime perfetto).

Nota per chi volesse vederlo: io lo trovai disponibile solo sub eng, non so se ci sia in italiano.

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Bokurano – Il nostro gioco

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Piccole storie di Mohiro Kitoh, volume unico, 2004 (Star Comics)

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Le memorie di Emanon

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Uno dei migliori volumi unici che mi siano capitati fra le mani. Probabilmente per il tratto, ma anche la storia non è da meno, che fa parte di quel filone di fantascienza romantica che amo in particolar modo. Il prezzo è di 12.90€, ma per l’edizione e il pregio del prodotto, li vale sicuramente. Questo one shot, del 2008, nasconde un’insidia, che è in realtà una fortuna: il manga di Shinji Kajio prosegue con I viaggi di Emanon, altri 3 volumi che saranno pubblicati a breve sempre da Panini Comics.

Molto molto bello.

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L’adolescenza agrodolce di Citrus

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Citrus è un manga in 2 volumi edito da Flashbook nel 2010. Flashbook è una casa editrice che solitamente seleziona prodotti di un “certo livello” e che per questo ho sempre apprezzato particolarmente.

Ad una prima occhiata potrebbe sembrare uno shoujo ad ambientazione scolastica, in realtà, episodio dopo episodio, vengono analizzati gli aspetti di vari personaggi con un occhio che va oltre quello che potrebbe essere il classico intreccio sentimentale.
I personaggi risiedono nel piccolo paesino di Kinoto, racchiuso tra le montagne e lontano chilometri e chilometri dalle grandi città.

Shiho è una studentessa delle medie che ha iniziato a suonare il piano da pochi anni, al club di musica. In un piccolo paese come Kinoto e in una piccola scuola come quella che frequenta, Shiho è l’unica a saper suonare il piano. Si trasferisce nella scuola Nanami, una ragazza proveniente da Tokyo, che pur non amando il piano, lo sa suonare molto meglio, avendo preso lezioni da piccolissima. Nanami non riesce a integrarsi tra i suoi coetanei e sembra odiare il piccolo paese di Kinoto al quale dà la colpa per come è cambiata all’improvviso la sua vita, i genitori di Nanami hanno divorziato e Nanami ha dovuto abbandonare la carriera di modella che aveva appena intrapreso a Tokyo, trovandosi costretta a seguire sua madre a Kinoto. Altri personaggi compaiono, uno alla volta, in Citrus.
L’autrice, Ayuko, analizza com’è essere adolescenti in un piccolo paese come Kinoto. Vivere in una grande città, però, non mette al riparo dalle insicurezze. Essere di “provincia” diminuisce le occasioni di confronto con il resto del mondo,  Shiho si ritroverà ad essere l’unica ad amare profondamente Kinoto e a non iscriversi ad un liceo molto distante.

Questo manga mi è stato regalato e si è rivelato un’ottima scelta. Di soli due volumi, in alcuni punti la storia scorre molto veloce, ma risulta, nel complesso, un bel prodotto, certamente superiore alla media. Risulta, quindi, un acquisto di cui non pentirsi per chiunque stia cercando uno shoujo, anche se, metto in guardia, è davvero triste e in alcuni punti può arrivare a disturbare a causa del comportamento dei personaggi, che spesso fanno errori guidati dalle loro insicurezze.
Bellissima edizione ed in particolare molto dolce la copertina del primo volume, in cui appare Shiho.

Consigliato.

Elfen Lied

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Finalmente è giunta alla conclusione anche in Italia la serie “Elfen Lied”, 12 volumi editi da Panini Comics che sin dalla prima uscita avevano destato non poca attenzione per le bustine colorate nei quali sono confezionati, al fine di preservare i più piccoli (almeno finché sono in fumetteria) dai contenuti “non adatti ai minori”. Eppure Elfen Lied non è di certo osceno: è solo che il fanservice è una costante in tutti e 12 i volumi del manga, un fanservice che in fondo è parte integrante della storia e dello stile del fumetto, che a me personalmente non ha mai dato fastidio e che in qualche modo credo abbia avvalorato la serie, già di per sé molto bella. Più che imbarazzare le nudità contribuiscono a mettere in risalto l’umanità dei personaggi. Anche se non si può propriamente parlare di capolavoro, Elfen Lied riassume in sé tutte quegli aspetti positivi e negativi dell’universo manga da far sì che esso risulti una chiara e rara gemma discostandosi nettamente dal commerciale. Il valore di Elfen Lied è dovuto sia al fatto d’esser stato uno dei primi anime diffusi in Italia ad affiancare con completa disinvoluta splatter e kawaii, sia perché, al di là di tutto, si tratta di una storia che riesce a reggere ben 12 volumi senza mai cadere in fallo né annoiare il lettore o semplicemente scadere nel banale. E’ vero, dopo i primi volumi risulta chiaro con quale andamento procederà la serie e lo stile che manterrà, ma l’autore riesce in continuazione ad introdurre nuovi elementi e nuovi personaggi sempre ben caratterizzati, utilizzando idee diverse che mantengono viva l’attenzione.

Credo senza dubbio che Elfen Lied sia una serie che meriti di essere posseduta e di essere letta, ovviamente io scrivo ciò in quanto Elfen Lied incarna da anni la mia personale idea di “storia che mi piace”, dove si uniscono tenerezza, splatter, fantascienza, genetica, scene di sesso, horror ed una cascata di buoni sentimenti come solo nei manga si possono trovare.
Tra l’altro Elfen Lied porta con sé contenuti niente affatto leggeri o d’evasione (anche se nel complesso risulta come uno shonen d’evasione) e affrontati in maniera accurata: la paura del diverso, l’emarginazione, l’amore incondizionato tra genitore e figlio; alcuni di questi temi sono gli stessi che incontriamo nelle storie degli X-Men Marvel: d’altronde in Elfen Lied il tema centrale è l’esistenza dei Diclonius, una mutazione spontanea degli esseri umani. Tale esistenza sembra minacciare il genere umano, ed è per questo che vengono istituiti due centri di ricerca nei quali i Diclonius sono rinchiusi e soggetti a studi.

(Spoiler.)

Inoltre ho molto apprezzato che Elfen Lied sia costellato da rapporti affettivi non convenzionali: il legame Kota/Yuka, che risale all’infanzia, il legame Kota/Nyu, profondo ma molto più complesso per essere gestito da Kota, lo straordinario rapporto Nana/Kurama, ma anche molti altri legami che crescono con il proseguire della storia, come quello tra Mayu e il signor Bando. Ogni personaggio di Elfen Lied è perfettamente caratterizzato e – purtroppo – dotato di una personalità e un passato difficile, essi maturano e cambiano con realismo fino alla fine. Elfen Lied riesce ad avere una gestione coerente di tanti personaggi in un prodotto che con ogni probabilità avrebbe venduto anche con meno cura, una cura che rivela quanto Lynn Okamoto abbia davvero amore per la propria storia e i propri personaggi, i quali, lo ammetto, ho temuto potessero scomparire uno ad uno da un momento all’altro, così come le prime violente pagine e i primi minuti dell’anime mi avevano insegnato a non credere nella sopravvivenza di nessuno di loro.
Ma Lynn Okamoto salva ogni personaggio al quale tiene e che nel corso della storia ha pazientemente fatto maturare e crescere.
Elfen Lied si risolve in un finale che, non so se potesse essere il migliore possibile, ma sicuramente non è stato il peggiore possibile, ed è ben strutturato in modo tale da accrescere al massimo il pathos. Un finale dove ogni cosa si risolve al bene per tutti, tranne che per Nyu/Lucy, a dimostrazione che essa era l’unica a non poter avere un posto sulla terra.
Un finale “felice”, anche troppo, dove ogni persona che abbiamo seguito – tranne Nyu – ritrova una sua dimensione ideale dove poter vivere e realizzare i propri desideri.
Un finale felice tranne che per una persona (tra l’altro proprio quella che caratterizza tutto il manga e gli dà origine) nasconde un’ingiustizia di fondo che ho apprezzato per aver reso la storia ancora più amara di quanto non fosse.
Eppure, in questo finale dolce e triste, nell’ultima tavola trovano spazio anche le due personalità di Nyu/Lucy, reincarnate in due gemelle amiche della figlia di Kota. Per quanto riguarda gli altri personaggi, vi è una risoluzione degli eventi quasi totale (anche se ognuno di loro porta con sé le ferite del proprio passato, ed è anche l’intera terra a portarle): vi è felicità per Mayu ed il signor Bando, per Nana e suo padre, si intuisce che Kota sposerà Yuka, addirittura il mostro Anna (visto poco, a dire il vero) sopravvive e ritrova il suo corpo umano.
Il mondo di Elfen Lied è un mondo dove si continua a sperare, vivere ed amare, nonostante le mutilazioni e le sevizie a lungo inflitte. Un mondo dove i personaggi non sono “puri” e sono spesso travolti da sentimenti ed eventi negativi, ma nonostante questo hanno in sé delle qualità positive che esternano lasciando fortemente colpito il lettore.

Ma chiariamo ulteriormente alcuni punti:

Per quanto riguarda le differenze tra manga ed anime, l’anime è composto da solo 12 episodi e si ferma a circa metà del manga, lasciando irrisolti buona parte degli interrogativi della storia (Nyu troverà il suo posto affianco a Kota? Che ne sarà dei Diclonius?), tutto sommato l’anime si rivela davvero un ottimo prodotto anche se incompleto.
Indubbiamente, chi ha amato l’anime, come conseguenza naturale ha quella di leggere il manga, in cui troverà molto di più.

Ritornando al fanservice, c’è da osservare che Elfen Lied è ricco di stereotipi anche per quanto riguarda le perversioni degli otaku, che forse non sono presenti tutte (anche perché di perversioni ve ne sono molte…), ma ce ne sono veramente TANTE, e che potrebbero infastidire il lettore: a me personalmente, trovando Elfen Lied un’espressione della realtà fumettistica giapponese, non hanno dato fastidio, anche se, davvero, qui di sconcerie giapponesi ce ne sono proprio tante, pannolini compresi.

In conclusione, Elfen Lied è l’unico manga che volessi davvero leggere da anni, e posso dire che mi ha pienamente soddisfatto: sapevo che cosa mi aspettavo e non mi ha deluso. Ovviamente ognuno di noi cerca qualcosa in delle storie, Elfen Lied aveva in sé tutto quello che aspettavo da anni.

[Spoiler nelle didascalie]

Yuka, rompipalle gelosona, ma in fondo una gran brava ragazza.

Yuka, rompipalle gelosona, ma in fondo una gran brava ragazza.

Mayu, la adoro. E Wanta è carinissimo.

Mayu, la adoro. E Wanta è carinissimo.

Nana, inizialmente insopportabile, poi mutilata e disabile, dopo inizio ad apprezzarla davvero molto.

Nana, inizialmente insopportabile, poi mutilata e disabile, dopo inizio ad apprezzarla davvero molto.

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Nozumi, molto graziosa, peccato che porta i pannolini. Una delle copertine più belle, bustina compresa.

Mariko, l'unica che sia riuscita ad essermi antipatica.

Mariko, l’unica che sia riuscita ad essermi sul serio antipatica. Non vedevo l’ora che morisse.

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Anna, che appare in 5-6 pagine ma vabbé. Lasciamo stare le altre copertine.

Un'allegra scena dell'anime.

Un’allegra scena dell’anime.

Quando studiavo Kant.

A parte il buongiorno che si vede dal mattino con un il computer fisso che non s’avvia (errori di compatibilità con il monitor, evidentemente i driver che avevo messo pensando di far meglio non gli sono piaciuti), il mio ragazzo lasciandomi a casa il suo fisheye mi ha sollevato un problema che volevo ignorare da tempo: non so davvero dove appoggiare le cose, se non a cataste per terra. Ma non mi sembrava neanche il caso di appoggiare il suo fisheye a terra, né i miei oggetti più amati a terra (portatile, Ipad, lettore cd, macchina fotografica) nel tentativo di interagire con il monitor spostandoli da scrivania ad un altro luogo che non esiste, così forzatamente ho deciso di eliminare un po’ di libri e dvd dalla libreria per fare spazio a oggetti più importanti che effettivamente non trovano posto.

Così ho deciso di mandare a fanculo un po’ di libri e di manga già letti o in fondo mai letti, o recuperati da non si sa dove, ma poiché voglio loro bene ho deciso di tenerne traccia qui.

Ovviamente non ho tempo e spazio di trascrivere tutti i titoli delle cose che sto portando via meritano una citazione.

Kant

TU TE NE VAI A FANCULO. TU.
Anche se ti citano i Baustelle e Maria Antonietta costretta allo studio quando in realtà aveva voglia di scopare.

Spoon River

E ANCHE TU. BASTA CON DE ANDRE’ E QUESTE COSE DEPRIMENTI E I CIMITERI E I SUOI FAN CHE SONO MORTI DAVVERO.

036
MA COME HO POTUTO COMPRARE POCAHONTAS? E provare a leggerlo pure. Ok, costava un euro ma. E’ pur vero che era l’anno di Avatar…

Poi…

Bakunin, biografia. Non ho più 14 anni e le borchie al collo. Il libro di riferimento della mia giovinezza.

Ossi di seppia, Montale. Elegante. Troppo.

Uno, nessuno e centomila. Bellissimo ma dopo 15 anni ha rotto il cazzo.

Il muro – Jean Paul Sartre. Non posso rimanere attaccata sempre agli stessi depressi di merda.

Niccolò Macchiavelli – Il Principe. Ma chi l’ha mai letto. Odio gli utilitaristi.

I racconti di Moravia. Basta Moravia.

Rimbaud - Il battello ebbro

Ho sempre amato Rimbaud ma quest’edizione è indecente solo a vederla.

Per quanto riguarda i manga da portar via:

Love me knight. No, mi sento in colpa. E’ bellissimo ç_ç Lo lancio in uno spazio tra I”s e Video Girl Ai e lo tengo vicino al mio cuore.

Mancano dei volumi solo perché erano da un'altra parte e mi scocciavo di rifare la foto.

Mancano dei volumi solo perché erano da un’altra parte e mi scocciavo di rifare la foto. In effetti non è neanche a fuoco.

Fushigi Yuugi. Non mi è mai piaciuto eppure non è mai stato neanche sufficientemente brutto da farmi prendere una posizione chiara nei suoi confronti. La verità è che odio il fantasy, ma ha dei bellissimi disegni e dei bei personaggi. E ho iniziato a comprarlo solo perché lo leggevano le mie amiche. E l’ho finito solo perché ero in un periodo in cui completavo tutte le serie che avevo. Ma non so se lo leggerò mai.

Rossana. Bellissimo. Dico davvero. Solo che è così bello che non l’ho mai letto perché aspettavo il momento perfetto.

Temi d’amore. Comprato all’ultima fiera in blocco. Per poi scoprire che manca un numero. Dopo anni, perché tanto non l’ho mai letto.

Nui! Molto carino, davvero. Recensito tempo fa.

Koudelka. 3 volumi, comprati nel 2003. Una miniserie che non è mai interessata a nessuno oltre a me. (Forse neanche a me…)

Lei, l’arma finale. Anche questo completato solo per non averlo a metà. Al numero 5 decisi che non mi piaceva, anzi, mi angosciava, per l’ingenuità dei personaggi. In realtà è molto bello, ma non ho mai finito di leggerlo.

Con questo la smetto perché mi rendo conto che sarebbe effettivamente una lista infinita e continuo un altro giorno. Nel frattempo ho fatto sufficiente spazio per appoggiare le cose importanti da qualche parte in modo che non ci crescano su piantine di basilico e siano al riparo da unghiette feline.

Inferno Blu

Inferno Blu Manga

Se Inferno Blu ha destato la mia attenzione tra le tante nuove uscite che adornano i ripiani centrali delle fumetterie, è per i seguenti motivi:

1) Innanzitutto l’editore ha presentato Inferno Blu come uno shoujo non convenzionale, dalle tinte cupe e dalla forte presenza di scene di sesso, che in effetti, a lettura conclusa, posso dire che sono piuttosto numerose.

2) L’ambientazione: il triangolo Mana-Akihiro-Kakeru si sviluppa su di un’isola. Qui i tre ragazzi abitano in modo apparentemente tranquillo, la vita scorre lenta com’è tipico delle località di mare. Questo scenario caldo e rassicurante non è sufficiente a contenere malumori e passioni. E’ lo stesso scenario in cui si sviluppa il triangolo un po’ meno cupo di Marine Blue, opera prima di Ai Yazawa edita di recente anch’essa da Panini Comics.

3) Il triangolo è da sempre un’ottima soluzione per costruire una storia che appassioni anche senza avere nessuna idea di partenza. Ma in questo caso due vertici del triangolo, Mana e Kakeru, sono fratello e sorella, e vivono sotto lo stesso tetto da quando Mana è stata adottata dalla famiglia di Kakeru. I due, quindi, non hanno tra loro un vero legame di sangue. Osservare le sorti di un rapporto incestuoso è un’idea che intriga molti, e anche se non si tratta proprio di un’idea nuova (uno shoujo su tutti Marmalade Boy, ma potremmo citare anche Angel Sanctuary), in questo caso aggiunge “peccato” al manga che di per sé è già abbastanza esplicito.

4) Il fatto che fosse composto solo da 3 volumi mi ha sicuramente spinto di più ad interessarmi ad Inferno Blu.

L’autrice è Chika Shiina, l’edizione è abbastanza valida e il fumetto si rivela più maturo della media degli shoujo in circolazione. E’ sicuramente destinato ad un pubblico adulto sia per le scene più o meno esplicite che per la storia, la quale non risulta leggera di contenuti ma è comunque narrata in modo semplice e scorrevole. Insomma, di facile lettura. Sicuramente non è un manga da consigliare a chi è in cerca di spensieratezza: non solo le ripetute violenze sessuali subite da Mana rabbuiano la storia, ma anche il suo passato in cui rimane orfana a causa di un incidente stradale. Se inizialmente Inferno Blu può risultare interessante nella speranza di seguire l’evoluzione di un triangolo tra scene di sesso più o meno gratuite, con il procedere della storia il lettore si rende conto che in Inferno Blu a farla da padrone non sono né il sesso né i sentimenti di un classico triangolo shoujo ma la tristezza che Mana porta dentro a causa dell’amaro legame che la lega al fratello Kakeru.

In conclusione Inferno Blu è relativamente valido, ma non spicca tra gli altri shoujo come credevo avrebbe potuto, e alla fine della lettura non lascia particolari emozioni ma solo la consapevolezza di essere stati messi di fronte ad una storia gratuitamente triste narrata con la leggerezza di uno shoujo manga medio.

Per chi cerca uno shoujo diverso, breve e intenso, Inferno Blu è una buona lettura, che forse non gli cambierà la vita, ma che ha comunque diversi aspetti interessanti che ne giustificano l’acquisto.

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