Guida sentimentale della Campania: Napoli nelle pagine di Milo Manara – I Borgia

napoli manara

Non tutti sapranno che in alcune pagine dei Borgia di Milo Manara la storia si svolge a Napoli.

La discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, forte oppositore dei Borgia (data di inizio: 3 settembre 1494) continuò infatti fino a Napoli, dove, tanto per cambiare, i soldati entrarono senza incontrare praticamente alcuna opposizione. Era il 22 febbraio 1495, l’allora re di Napoli, Ferdinando II di Napoli detto Ferrandino, abbandonò immediatamente la situazione bollente rifugiandosi a Ischia e poi a Messina.
Paradossalmente la vittoria a Napoli segnò la disfatta di Carlo VIII, perché la presa di Napoli suscitò nelle altre nazioni la necessità di ostacolare l’espansione francese.Già a maggio il re Ferrandino, aiutato da suo cugino Ferdinando II d’Aragona re di Spagna e di Sicilia, ebbe modo di riorganizzarsi e di riconquistare Napoli, risalendo da Messina a Reggio e da Reggio a Napoli. Entrato a febbraio, Carlo VIII, dopo neanche tre mesi, fu costretto a lasciare la città riconsegnandola al sovrano filo-spagnolo.

napoli capri ischia

Insomma, anche se per poche pagine, in questo volume ritroviamo Milo Manara a disegnare la città di Napoli.

Realizzato in quattro parti tra il 2004 e il 2011 e successivamente edito in volume unico, I Borgia è incentrato sugli efferati intrecci che ruotano intorno alla figura di papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia), osservati attraverso la fitta sceneggiatura del regista/scrittore/psicomago cileno Alejandro Jodorowsky, per il quale Milo Manara ha prestato la mano.

Il volume dei loro Borgia si conclude proprio così, dopo anni di attesa, con la discesa di Carlo VIII a Napoli che “chiude” la storia. Così la presa di Napoli non segna solo la disfatta del re francese, ma anche l’epilogo del volume in questione; i nuovi equilibri che si andranno a formare in seguito a questa sconfitta non fanno più parte dell’opera Manara/Jodorowsky, attualmente impegnati in altri lavori: Manara in una serie su Caravaggio (è uscito il primo volume Caravaggio – La tavolozza e la spada nel 2015) e Jodorowsky con le sue robe jodorowskiane, poco adatte alle masse.

Le pagine di “commiato”, in netto contrasto con quelle vivissime e veloci nella parte centrale del volume smorzano bene un finale che avrebbe potuto sembrarci per certi versi ripido. Ogni personaggio riceve la sua definitiva collocazione nel giro di qualche pagina, dopo uno sperpetuo di sangue e avvelenamenti durato un intero volume.
Per quanto precipitoso, un finale del genere è decisamente giustificato dal crescendo di eventi che portano ad un punto di non ritorno e lascia anche una sorta di malinconia polverosa: la storia (del volume) è finita, anche se la storia (quella vera) continua, con altri 500 anni di guerre e di intrighi assurdi prima di arrivare ad oggi.

Come ben sappiamo la storia non si ferma mai. Ad ogni guerra ne succede sempre un’altra, ad ogni regnante un successore, ed in particolare questo periodo storico mostra una notevole complessità degli intrecci familiari tra i vari sovrani delle potenze del tempo, senza i quali non si sarebbe mosso quasi niente.

È un fumetto che non consiglierei a tutti. È terribile. Penultimo uscito di Manara, era uno dei pochi che non avevo ancora letto, pur possedendo l’intera produzione.
Un’altra sua opera, molto recente, che mi ero procurata appena uscì, è X-Men – Ragazze in fuga (2009). Ma i Borgia ha raggiunto la sua conclusione solo dopo il 2009, e pur vedendolo da anni ed anni in libreria, mi ritrovo a leggerlo solo ora.

La sceneggiatura è di Jodorowsky ed è quindi terribile in un modo diverso: l’erotico si confonde nell’horror storico, degno appunto solo dei film di Jodorowsky.
Jodorowsky è un regista cileno che ho sempre molto apprezzato. Il suo film più famoso è sicuramente La montagna sacra (1973), un cult che vidi in una torrida estate del 2008, ma il primo suo film al quale mi avvicinai fu El Topo, un altro dei più famosi.
Il primo impatto con El Topo non fu semplice. El Topo ai tempi mi sembrava un film così disturbato che inizialmente non compresi perché avrei dovuto sottopormi alla tortura di una tale visione.

Ma alla fine i suoi film li ho visti tutti ed è diventato uno dei miei registi preferiti di sempre.

Anche se ricordo El Topo come il titolo più estremo, iniziare da The Holy Mountain non sarebbe stato meglio. E infatti, in The Holy Mountain/La montagna sacra, ci sono testicoli in barattolo come i peni raccolti dai Borgia. Ma se le immagini di un film si susseguono in modo rapido, nelle tavole di Manara esse sono fisse e immobili nella loro atrocità. Visiva e morale. Innocenti guardiani di cani squartati in quattro parti. Cadaveri di gatti usati per bagnare di sangue gli umani. Necrofilia. Incesti, incesti in continuazione. Anche le donne, non sono immuni alla crudeltà: oche ammazzate per gioco in convento. Ma la violenza è specialmente sugli umani. Dopo un primo impatto, il lettore, stordito, pensa: vabbè è Jodorowsky, che mi aspettavo? e prende l’opera per quello che è, senza lasciarsi scalfire, e l’opera è una visione della storia, vista da due talenti, Manara e Jodorowsky, vorticosa, cruda, coinvolgente, ricca di pathos, nuova. Una visione che riporta i fatti, una moltitudine, e di personaggi, ancora di più, senza mai renderli comparse, vuoti o immotivati. Nessuna crudeltà è fine se stessa. È come un frenetico gioco, ed in effetti così è la storia. E’ un frenetico gioco, proprio come la storia dell’umanità.

Attenzione, però. I Borgia di Manara/Jodorowsky non sono fedeli alla storia, anche se di certo i due non ci vanno tanto lontano: i due maestri ci hanno un po’ fantasticato su, con abbastanza coerenza, dopotutto. Se proprio volete, con le dovute correzioni, I Borgia non va così male per ripetere per le interrogazioni del liceo.

Il sesso non è molto, addirittura accessorio, non erotico, ancora meno di altre angosciose opere di Manara, ma spesso blasfemo. A partire dal primo incontro con Vannozza, futura amante di Rodrigo Borgia (papa Alessandro VI) e madre dei suoi figli, scoperta ad adorare sessualmente la statua di un santo. I due, Rodrigo e Vannozza, consumeranno l’atto sull’altare, così come Rodrigo farà, anni dopo, con la sua stessa figlia, ad un ballo in maschera senza averla riconosciuta.
Insomma sicuramente molte libere interpretazioni, ma non inverosimili per quegli anni bui: inutile scandalizzarsi.
Libera interpretazione tra l’altro proprio per la discesa di Carlo VIII a Napoli che Jodorowsky fa morire in cima al Vesuvio, sul quale era salito dopo aver richiesto la più bella puttana del regno. Distratto da questa, Carlo VIII non si accorge di un’improvvisa eruzione del Vesuvio, e così scompaiono entrambi nella lava.
Episodio storicamente scorretto: come abbiamo già detto all’inizio, Carlo VIII, fu scacciato dopo alcuni mesi dal precedente re di Napoli, e non morì a Napoli, anche se ebbe qualche discreto problema a tornare a casa (l’esercito italiano provò a sbarrargli la strada il 6 luglio 1495 a Fornovo, in provincia di Parma) ed ebbe anche vita breve: morì solo 3 anni dopo, nel 1498, a 27 anni a causa di un incidente a cavallo.
Nei Borgia ci sono bellissime vedute anche di altre città: Roma su tutte. Ogni dettaglio è curatissimo, non solo i luoghi. A chi Napoli non bastasse (in effetti, tutto questo parlare per tre pagine di fumetto) consiglio una passeggiata nei Musei Vaticani a Roma, che comprendono, tra le innumerevoli cose, anche gli appartamenti dei Borgia, decorati dal Pinturicchio.
Sottolineo ancora che il rapido epilogo della storia (in poco tutti sono morti, tutto è risolto, tutto è spiegato) non è forzato, mostrando un’ultima difficoltà superata che consacra I Borgia al capolavoro. Atroce, ma perfetto e capolavoro.

Libri consigliati:
La danza della realtà – Autobiografia di Alejandro Jodorowsky

Film consigliati di Alejandro Jodorowksy: Fando y Lis, El Topo, La montagna sacra, Santa Sangre

Altri fumetti con la sceneggiatura di Jodorowsky: L’Incal, illustrato da un altro fuoriclasse del fumetto europeo, Moebius.

Borgia
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Gli appartamenti dei Borgia a Roma, decorati dal Pinturicchio (Musei Vaticani)

La Montagna Sacra di Alejandro Jodorowsky e altri film strafighi

Alejandro Jodorowsky (Tocopilla, 17 febbraio 1929) è un regista, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore cileno che lavora per teatro, cinema e fumetto.

La Montagna Sacra, regia di Alejandro Jodorowsky, 1976.

Filmone. Desidero spendere qualche riga in omaggio di Alejandro Jodorowsky, che si gode un posto d’eccezione tra i registi che in assoluto preferisco. Ci sarebbe da parlare per ore delle sue pellicole, ma come al solito sono dell’idea che certi film non vadano spiegati, ma solo visti. Se ogni fotogramma risulta uno spettacolo e scatena in noi delle sensazioni fortemente diverse (che siano di orrore, angoscia oppure di esaltazione per l’incredibile numero di sfaccettature che l’esistenza offre), il regista ha centrato.
E questo è il caso de La Montagna Sacra.

Meno noto di The Holy Mountain (1973) ed El Topo (1970), diventati film di culto, è Fando y Lis (1968), in italiano tradotto come Il paese incantato.
Un film quasi d’amore, strano e morboso, ambientato in un mondo onirico rigorosamente in bianco e nero, fatto di lapidi e deserti. Un film delicato ed orrido allo stesso tempo. Fando y Lis lo porto nel cuore, così come il cimitero al quale porterò il mio cuore stesso.

Fando y Lis, 1968

Santa Sangre (1989)

Di una bellezza inaudita e terrificante.
Santa Sangre è il film più lineare di Jodorowsky, lo si potrebbe reputare addirittura commerciale. Per quanto possa essere considerato commerciale un film che contiene scene del calibro di quella in cui frotte di bambini down assaltano un cimitero di elefanti con l’intento di spolparne le carcasse. Splendida anche la colonna sonora.

Bizzarro e romantico anche La Cravate, prima opera di Alejandro Jodorowsky, corto del 1957.

La Cravate, 1957

Non ho invece apprezzato Il Ladro dell’Arcobaleno (1990), ultimo lungometraggio. E’ insensato quanto i precedenti, ma senza motivo. Da non vedere. In realtà mi piacerebbe scambiare opinioni con chi ha trovato questo film interessante, perché io non ci ho colto niente di interessante.

E in ultimo, El Topo (1970), il più cult.

Stavo notando adesso che c’è ancora un film di Jodorowsky che non ho visto: Tusk (1980). Mi è sfuggito.
Considerando che è a cavallo fra La Montagna Sacra e Santa Sangre, dovrebbe essere una figata.

Provvederò.


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“Questa è la cerimonia della morte, la tomba vi accoglierà con amore.
Arrendetevi alla morte, restituite ciò che vi è stato prestato, rinunciate ai vostri piaceri, ai vostri dolori, ai vostri amici, agli amanti, rinunciate alla famiglia, al passato. Abbandonate ciò che odiate, ciò che desiderate. Voi conoscerete il nulla, è l’unica realtà. Non abbiate paura, è così facile dare, non siete soli: avete una tomba. E’ la vostra prima madre, la tomba è la porta della vostra rinascita. Ora abbandonerete il fedele animale che una volta chiamavate il vostro corpo, non tentate di tenervelo, ricordate che era un prestito. Rinunciate alle vostre gambe, abbandonate il vostro sesso, la vostra testa, il vostro sangue, i vostri organi, le vostra ossa. Non vogliate più possedere. Il possesso è il vostro ultimo dolore, la terra cade sul vostro cadavere, viene a ricoprirvi d’amore perchè è la vostra prima carne.
Ora voi siete un cuore vuoto, pronto a ricevere la vostra vera essenza, la vostra propria perfezione, il vostro nuovo corpo, che è l’universo, l’opera di Dio.
Voi rinascerete, sarete reali, sarete vostro padre, vostra madre, vostro figlio, la vostra perfezione. Aprite gli occhi. Siete la terra, il verde, siete l’azzurro, siete gli alberi, siete… l’essenza. Guardate i fiori! Per la prima volta guardate i fiori!
Adesso siamo un gruppo.”

(La Montagna Sacra, Cerimonia della morte)
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