Dio esiste e vive a Bruxelles

dio esiste e vive a bruxelles

In una stagione in cui l’offerta cinematografica risulta tutto sommato pacata, i titoli migliori peccano di una distribuzione non efficiente. Titoli come The Lobster, o Dio esiste e vive a Bruxelles sono in poche sale e più che altro solo nelle grandi città. D’altronde, chi vedrebbe mai Dio esiste e vive a Bruxelles, pellicola etichettata come una commedia, di Jaco Van Dormael, regista belga il cui titolo migliore, Mr.Nobody, non è mai stato tradotto in Italia? Altri suoi titoli, altrettanto pregevoli, come Toto le héros o L’ottavo giorno che ha per tema la sindrome di down, non sono più noti di Mr.Nobody, e ti lasciano la sensazione di aver incontrato, forse per puro caso, dei piccoli gioielli di un regista singolare e specialmente fuori dagli schemi, con molto da dire, tante idee, e che a volte le mette insieme in modo confusionario ma assolutamente efficace.
Dio esiste e vive a Bruxelles non è confuso, è un film molto ordinato e angoscioso, che parla di morte e di religione combinandola con la fantascienza, e di commedia ha ben poco. Fonde questi elementi con l’epicità di una storia suddivisa in capitoli, ciascuno dedicato ad un nuovo apostolo della religione cristiana, e alcuni di essi si rivelano personaggi straordinari. Potrebbe far rabbrividire qualcuno l’idea di un dio crudele che lavora al computer nel suo appartamento a Bruxelles (guarda caso, il film esce in un periodo poco felice per la capitale belga), di una sua figlia segregata in casa intenzionata a costituire un “nuovo Nuovo Testamento”, raccogliendo a sé sei nuovi apostoli sulla terra, sotto consiglio del fratello JC. La bambina, figlia di Dio, giunge a Bruxelles attraverso una lavanderia automatica, trovo incredibile come il gusto di Jaco Van Dormael mi sia affine (da anni quando sono all’estero rimango affascinata dalle lavanderie automatiche, da quando mi colpì una che fotografai nel 2008 al nord della Francia).
Un film blasfemo e cupo, ma originale ed intelligente come se ne vedono pochi, e dotato di un’estetica e di una cura per le fotografia che lo rendono nel finale un po’ simile a quei film francesi dall’estetica romantica e buffa che o si amano o si odiano (vedi Jean-Pierre Jeunet o Gondry).

Molto bello.

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