Quando c’era Marnie

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Alla fine non avevo parlato di “Quando c’era Marnie”, lungometraggio dello studio Ghibli che ci ha atteso al ritorno delle vacanze, alla fine dell’estate.

“Quando c’era Marnie” è bellissimo, e non finiremo mai di ripeterlo.
Studio Ghibli, regia di Hirosama Yonebayashi (lo stesso di Arrietty), animatore di Princess Mononoke, Ponyo e molti altri validi film dello Studio Ghibli.
Narra di Anna, problematica ragazzina di 12 anni alla soglia dell’adolescenza.
Il film si apre con Anna che disegna, dicendo, se la memoria non mi tradisce:

“Le persone sono dentro un cerchio. Io sono al di fuori.”

Anna si sente diversa, è orfana, non riesce ad accettare se stessa e il rapporto con sua madre adottiva, che dopo molti anni chiama ancora “zietta”.
Sarà durante le vacanze estive in un paese dell’Hokkaido in visita da alcuni zii che Anna farà pace con se stessa e con il suo modo di essere, che percepisce irrazionalmente come brutto e sgradevole.

Al di là dei dettagli della storia che è raccontata in Marnie, che si prestano a più interpretazioni, si tratta d’un film bellissimo perché, come tipico dello studio Ghibli, racconta di un viaggio. Un viaggio che è la crescita (come ne La città incantata, ad esempio) rappresentato per mezzo di figure soprannaturali attraverso le quali i personaggi Ghibli prendono consapevolezza di sé. Ed è un grande film anche perché al di là di questo presenta un intreccio adatto alle famiglie, adatto anche ad interpretazioni più leggere in cui semplicemente vi sono dei personaggi, uno spazio e un luogo dove si tesse una storia.

[Pericolosi spoiler che però potrebbero indurvi a vederlo]

Per me “Quando c’era Marnie” è un chiaro manifesto gay ed un viaggio d’introduzione ad  un’omosessualità, che insieme all’essere adottata rendono Anna diversa, ai suoi occhi, dalle altre bambine, scatenando così l’irrazionale rifiuto di se stessa e dei rapporti con gli altri. Eppure il film, come dicevo, lascia la scappatoia per le famiglie. E’ un film che si presta a molte interpretazioni, e ognuna di esse è giusta, e questo fa di “Quando c’era Marnie” un film bellissimo. Oltre che ad essere animato magistralmente, non presenta buchi nella sceneggiatura, è delicato, non annoia ed è ricco di eventi per tutta la sua durata. Ho sentito in giro per questo film utilizzare il termine “criptolesbiche“, e direi che è giusto. Ma anche qui, per quanto riguarda l’omosessualità, non è necessario banalizzare, non importa veramente quale sia l’orientamento sessuale di Anna, non più del fatto che essa in un’estate, quella dei 12 anni, compie un primo piccolo passo verso la maturità e verso la consapevolezza del suo modo di essere, e ciò è bellissimo. Se poi sia Anna veramente sia lesbica, non deve importare così tanto allo spettatore. Anche se io preferisco che lo sia, e il suo modo di essere non lascia dubbi.

Per quanto riguarda la mia interpretazione, appunto, è molto precisa: Anna incontra Marnie, che è frutto della sua mente, che Marnie si tratti di una persona “non reale” è evidentemente simboleggiato dal fatto che spesso prima o dopo averla incontrata, Anna si addormenta. Nei suoi sogni Anna fantastica su quest’amiciza con una bellissima ragazzina che vive nella casa abbandonata sulla laguna, circondata dagli agi ma in realtà molto sola.
E’ evidente da come è descritto il rapporto (e non tanto dal doppiaggio, che all’improvviso recita tra le due un “Ti amo”, forse un abuso di traduzione, ma in fondo non così errato), che le due provano un’attrazione romantica l’una verso l’altra che va al di là di una semplice amicizia tra bambine.

Esse si corteggiano, sono a volte intimidite, si sfiorano remando insieme in barca e hanno degli appuntamenti come una vera coppia di fidanzate. Si aggiunge a questo un momento di gelosia che Anna prova nei confronti di un pretendente di Marnie, che balla con lei alla festa rubandola ad Anna.

Nella parte successiva del film il motivo dell’esistenza del “fantasma di Marnie” si svela. Marnie, così si scopre da un diario ritrovato nella casa sulla laguna (che è in realtà disabitata, e abitata solo nei sogni di Anna) vi abitava molti anni prima e davvero conduceva la vita così come Marnie la descrive ad Anna.
Anna fa amicizia con la nuova bambina che si è trasferita con la sua famiglia nella casa sulla laguna, una bambina normalissima, molto incuriosita dalla storia del diario, che ha trovato nella sua stanza.

Nel diario non si parla mai di Anna: si scopre successivamente che Marnie era in realtà la nonna di Anna, che aveva vissuto nella casa sulla laguna e aveva condotto una vita molto triste, tra le altre cose, anche a causa della morte della figlia, che è proprio la madre di Anna, con la quale non aveva mai avuto un buon rapporto.

Negli ultimi anni della sua vita, Marnie si era occupata della piccola Anna, in fasce, oramai rimasta orfana, e cullandola le aveva raccontato spesso delle storie, in particolare di quando viveva nella casa della laguna e molti altri dettagli del tempo, come di quando conobbe il nonno. Anna così, avrebbe memorizzato le informazioni e avrebbe ricreato quei sogni e quegli appuntamenti con Marnie per sfuggire alla solitudine, in quel luogo che era lo stesso descritto dalla nonna.

E’ qui proprio la sottigliezza che tanto amo di “Quando c’era Marnie”. Anna utilizza le storie che ha ascoltato e le riforgia a sua somiglianza, è così che in quello scenario legato al suo passato crea un amore immaginario con Marnie, la bambina che abita al di là della laguna (e da una scena si evince che Marnie assomiglia ad una bambola che Anna stringeva da piccola, scena che mi ha spezzato il cuore). Marnie è la sua amica, e finalmente con lei Anna è meno sola, e con questa prima fantasia omosessuale probabilmente trova una spiegazione al perché si sentisse al di fuori del cerchio.

E’ messo spesso in risalto infatti anche come lei sia scortese con le altre ragazze, in generale, ma dopo aver conosciuto Marnie non ha più problemi a instaurare un’amicizia con la nuova bambina che abita nella casa, un’amicizia normalissima.

Il problema dell’amore/amicizia tra Anna e Marnie sorge specialmente nel momento in cui viene trovato il diario, infatti di Anna non c’è traccia in quel diario, perché Marnie sposò poi il nonno di Anna. Più volte Marnie prova a lasciare Anna, probabilmente perché è solo una fantasia e raggiunto il suo scopo deve andare via, e la vera Marnie in realtà non aveva incontrato Anna.
E’ un momento complesso di cui non ricordo esattamente i dettagli perché ho visto oramai il film un mese fa, ma è evidente che le Marnie siano due, la vera, che ama Anna e che l’ha cullata quando era in fasce, e la Marnie delle fantasie di Anna, che l’ha aiutata nel percorso di crescita e che non la dimenticherà mai (così, come la nonna). Le due Marnie si sovrappongono in maniera sottile.

Se così non fosse, d’altronde, Anna si sarebbe fatta la storia con la nonna, e questo forse non è proprio elegante.

Bellissimo.

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Vorrei aggiungere, tra le altre cose, alcune mie foto di quest’agosto di un luogo che s’è rivelato incredibilmente simile agli scenari di “Quando c’era Marnie”.

Quando ci siamo stati non avevamo ancora visto il film, che ci aspettava dopo pochi giorni al cinema al nostro ritorno, ed è stato veramente bello pensare di essere stati lì, dove c’erano Anna e Marnie. E’ il nostro modo di fantasticare.

Quando c'era Marnie

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Il posto, che è in realtà molto diverso, è Lorica, in provincia di Cosenza, in Calabria, e il bacino d’acqua nelle foto non è mare ma è dato dal lago Arvo. L’edificio sullo sfondo, che ricorda una chiesa, o una villa di strana fattura, è un famoso (così perlomeno dicevano) centro di canottaggio. E’ stato un posto strano dove io e il mio fidanzato siamo rimasti due giorni, per la curiosità di scoprire che cosa ci fosse sulle montagne della Sila, la verità è che abbiamo scoperto un posto strano poco diverso – ma in versione “montana” – di ciò che la Calabria offre sulla costa. Poco rispetto per la natura e molto cibo pesantissimo e strane feste in cui i giovani si divertono con niente (fondamentalmente anche solo con pane e salsiccia).

Una veduta del Lago Cecita

Una veduta del Lago Cecita

La gioventù sulla Sila è ferma agli anni '90

La gioventù sulla Sila è ferma agli anni ’90

Lago Cecita

Un’altra vista del lago Cecita

Sila

Un rapace in volo sul lago

Una festa giovane a Camigliatello Silano, ben diversa dalla festa a casa di Marnie

Una festa giovane a Camigliatello Silano, ben diversa dalla festa a casa di Marnie

Il battello sul lago

Il battello sul lago

Due sposi si fanno fare le foto di nozze sul lago di Lorica (lago Arvo)

Due sposi si fanno fare le foto di nozze sul lago di Lorica (lago Arvo)

Un veloce giro per Cosenza

Un veloce giro per Cosenza

Un veloce giro per Cosenza

Ciò che ci resta di Cosenza

Ciò che ci resta di Cosenza

Ciò che ci resta di Cosenza.

Ok, lo so, voi stavate leggendo una recensione di Marnie e all’improvviso vi trovate le foto delle vacanze di una, lo so, non è bello, è un po’ come quando vi invitavano a cena negli anni ’90 e all’improvviso partiva la proiezione forzata delle diapositive delle vacanze che nessuno voleva vedere. Vi sarà capitato, credo. E’ che stasera, dopo aver risposto a dei commenti di 5 anni fa (sì, c’è da dire che curo molto i miei ospiti), e ad alcuni commenti più recenti, ho rivisto un intervento che avevo scritto per Stealin’Beauty in cui c’erano dei collegamenti per ritrovare i luoghi del film, e le mie foto lì. (L’articolo potete trovarlo qui: Bernardo Bertolucci – Stealin’ Beauty)

E poi, c’è un progetto in partenza, anche se non ancora rifinito del tutto, di cui sicuramente inserirò qui l’indirizzo appena sarà pronto, di un blog fotografico in cui inserire le foto scattate insieme al mio fidanzato, che sono davvero moltissime e che ritraggono luoghi molto diversi da loro, e quest’insieme di foto ne è un assaggio. Una sorta di pagina molto più personale di un sito di recensioni di anime/film, ma allo stesso tempo lontana dalla banalizzazione dei social network come Facebook o anche di piattaforme fotografiche come Flickr.
E poi, alla fine di tutto, queste foto ce le possiamo anche guardare solo noi, un po’ com’è la filosofia anche di questa pagina che continuo a curare sebbene non abbia nessuno scopo.

Ciao a tutti!

5 thoughts on “Quando c’era Marnie

  1. Pingback: Ho dormito una notte all’Emporio di Minnie | … And Justice For All

  2. Davvero molto bello, ho finito giusto ora di vederlo… Ma non mi trovo affatto d’accordo con la tua teoria sull’omosessualità di Anna. Proprio per nulla. Il suo essere “fuori dal cerchio” è dato dalla sua fragilità fisica ed emotiva, dal suo essere semplicemente diversa dalle altre persone, cosa che ho sperimentato anche io pur senza essere lesbica. Non capisco il dover obbligatoriamente inserire la sessualità in un cartone che vuole essere dolcemente malinconico e raccontare semplicemente una storia…

    • Ovviamente la cosa è soggetta ad interpretazioni personali, non è che ci sia una via unica di lettura. Io credo che la presenza di quest’altra chiave di lettura sia un valore aggiunto al film, ma ognuno può vederci quello che vuole. Spesso negli anime giapponesi “giocano” con queste ambiguità. Ma chiunque (ed è fatto apposta) può riconoscersi, non importa il motivo di diversità, quanto la storia e i sentimenti che vi nascono intorno. Grazie per aver commentato :)

    • Sono pienamente d’accordo con te, Moonthatneversets, su tutto. Film bellissimo e commovente, ma anch’io non ritengo giusta la teoria dell’omosessualità. L’amicizia a quell’età é molto possessiva ed esclusiva, ci può stare la gelosia, anche senza un secondo fine sessuale.

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