Everest

Everest-film

Prima visione di Everest. Mi è difficile scrivere una recensione non banale su di un film come Everest, davvero buono e promosso a pieni voti, elemento di richiamo per gli appassionati del settore ma che allo stesso tempo non rimane relegato a film di nicchia.

Everest cerca di rispettare le logiche del commerciale, con un grande cast, sentimenti e immagini spettacolari che si susseguono in un’escalation molto simile a quella dei convenzionali film catastrofici, perciò Everest potrà soddisfare anche l’utente medio in sala in possesso di 10€ di popcorn.

Ho trovato questo film davvero buono sotto ogni aspetto, cast, fotografia, storia, dettagli. E’ tratto da una storia vera che cerca di riprodurre fedelmente. Ma ciò che fa la differenza in Everest è il fatto che ti cala nei campi base alle pendici dell’Everest, e dà un assaggio di quanto in fondo non vedremo mai, sebbene sia teoricamente alla portata di tutti.

Nel 1996 un gruppo di guide organizzano delle spedizioni (che avverranno poi tutte in contemporanea) per portare numerose persone in cima all’Everest, per diverse decine di migliaia di dollari. Non tutte le persone che partecipano alla spedizione sono scalatori esperti, ma più che quello, a dare il tragico epilogo al film, sarà il repentino cambiamento di clima mentre gli spedizionieri si trovavano in vetta.

Si tratta di un film del quale si potrebbe dire molto, in particolare sulla follia che caratterizza tali persone disposte a pagare per giungere in cima all’Everest.
Non so se sia giusto parlare di follia, anche se alla domanda che viene posta dal giornalista Krakauer: “Perché volete salire in vetta?” ognuno di loro espone diverse motivazioni, piuttosto vuote e in fondo banali se si pensa che il rischio di tale ascesa è la loro stessa vita. Un pericolo forse non percepito propriamente, nemmeno dalle guide stesse o dalle loro mogli (Keira Knightley interpreta la moglie della guida protagonista, Rob Hall, che aspetta a casa, incinta).

Ma Everest non è un film di cui l’obiettivo principale sia farne una morale, che è personale. Se ognuno può decidere di morire come vuole per poter godere dell’ascesa all’Everest, sicuramente lo spettatore potrà godere di immagini spettacolari senza rischiare un bel niente.
Anche se un giro in Nepal lo farei.

Molto bello.

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