Inside Out

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Ne è passato di tempo dall’ultima recensione di film e in particolare il film che ha segnato il mese di settembre e il ritorno dalle vacanze è stato “Quando c’era Marnie”, studio Ghibli, un capolavoro rimasto al cinema per pochi giorni e che non tutti – a parte gli appassionati del settore – avranno notato.

Una storia tutta diversa per Inside Out, che è invece il film dell’anno della Pixar, acclamato dalla critica, ampiamente pubblicizzato e atteso da ragazzi e famiglie. Ma, a parte l’ingiustizia della logica commerciale, che lascia parlare sempre dei soliti film senza lasciar spazio a qualcosa di diverso, Inside Out viene promosso su tutti i fronti.

Sì, non c’è la profondità che si può ritrovare in altri film (ma è un film per bambini, suvvia, che volete!), ma i tentativi di raggiungerla ci sono, infatti i protagonisti di Inside Out sono le emozioni di una ragazzina di 11 anni, Riley, che si trovano a dover gestire per la prima volta una difficile situazione, cioè il trasloco di Riley e della sua famiglia a San Francisco.

Un’idea originale e interessante, quella di personificare il mondo delle emozioni e dei pensieri e la Pixar in questo non ne sbaglia una, creando scenari e personaggi azzeccati che persistono nell’immaginario delle persone per decenni: basti pensare a Monsters & Co. o a Toy Story per rendersi conto di come i film Pixar non finiscano mai nel dimenticatoio, che in Inside Out è rappresentato come la discarica dei ricordi. Mi sembra abbastanza evidente che Inside Out potrebbe essere, fra molti anni, come un Monsters & Co: uno di quelli che fanno la differenza.

Per quanto mi riguarda, ciò che più apprezzato è stato il mondo creato, le immagini, l’ambientazione, che sono davvero belle e “fedeli” alla realtà (fedeli perlomeno a come funzionano le cose), facendo di Inside Out un capolavoro pop. In alcuni articoli che avevo letto si parlava di “insegnamenti” e di “morale”, che invece non ho trovato: sì, ci sono degli insegnamenti, ma sono più che altro scontati, come il fatto che anche le emozioni negative hanno la loro utilità in determinate occasioni.

La cosa più interessante di Inside Out è invece proprio la sua base, cioè la rappresentazione delle emozioni, che ci mostra che in fondo esse sono solo dei tasselli da gestire e non qualcosa di dipendente dagli eventi e non modificabili. Un’attenzione particolare anche al mondo dei sogni, che in Inside Out diventa “Cineproduzione Sogni”, luogo dove i sogni vengono girati come se fossero un film, con attori, registi, e così via, e a Imaginationland, il luogo dell’immaginazione.

D’altronde tutto Inside Out ha l’atmosfera di un lungo sogno, con personaggi surreali, su tutti l’amico immaginario di Riley, un animale nato dall’unione di un elefante, un gatto e un delfino.

A precederlo, il corto “Lava”, storia d’amore cantata tra due vulcani.

Molto bello. Consigliato.

Pixar Post Inside Out Latin America Trailer 01
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