Lei non mi conosce, io non sono buona.

Lei non mi conosce. Io non sono buona. Non mi lascio assoggettare, non permetto che mi si renda amara la vita, neppure per un’ora sola. Finché l’amerò, sarò sua, anche senza la benedizione di un sacerdote, ma quando cesserò di amarla non avrò pietà di lei, né come amante, né come sposa.

 

A lungo ho cercato questo titolo, un classico dell’erotismo, “Venere in Pelliccia” di Leopold Von Sacher-Masoch, che a quanto pare al momento è disponibile in Italia solo in una bell’edizione ES, che ha dedicato una intera collana al tema erotico.
La parola che ho utilizzato, disponibile, è piuttosto relativa; a differenza del noto e inflazionato De Sade, Sacher-Masoch non lo ha in giro nessuno. Rassegnata ad ordinarlo su internet, l’ho trovato alla fine per caso su di una bancarella di Arezzo, la quale aveva anche molti altri titoli erotici interessanti, ad esempio la stessa Venere in Pelliccia illustrata da Crepax.
Così, dopo qualche mese che chiedevo senza speranza nelle varie librerie, sono venuta in possesso di Venere in Pelliccia e finalmente sono riuscita leggerlo.

Lo stile di Sacher-Masoch è molto fluido, sentimentale, comunica per immagini, ed è arricchito qua e là di versi suoi e citazioni di altri autori.

Calca il bel piede sul tuo schiavo
Diabolica, mitica donna
Adagia il tuo corpo di marmo
Mollemente, tra le agavi e i mirti.

(Poesia dedicata a Wanda)

Il libro non ha praticamente nulla di osceno, se non il linguaggio crudele di Wanda e l’amore umiliante che il suo schiavo prova per lei. Molto interessante l’espediente letterario iniziale che attraverso una visita ad un amico ed un sogno permette all’autore di iniziare a raccontare la propria storia.

Il libro è chiaramente a carattere autobiografico: ci è nota la vita privata di Sacher-Masoch (non troppo privata, dato che i suoi giochi sessuali prevedevano anche dei contratti legali). Il libro, dopo lo splendido inizio, ricco di citazioni e romanticismo nel senso più rispettabile del termine, arriva poco prima della metà alla sua vera essenza: le frasi che tanto lasciano colpiti nelle prime pagine, le vivaci espressioni per definire la protagonista, si ripetono in continuazione senza fantasia; ciò che doveva essere un forte amore rivela che di amore non ha niente.

E’ un gioco (se vogliamo chiamarlo gioco), umiliante per il sottomesso e noioso e disturbante per il lettore (a meno che non abbia quelle stesse inclinazioni, immagino), in cui pellicce e ordini si ripetono stancamente. Wanda stessa, la “Venere in Pelliccia”, dà così poco rilievo a questo gioco da non curarsene affatto per mesi e anni. Così fa una vera dominatrice: inganna, non si cura per davvero del suo schiavo. Ammettere che si tratti di un gioco divertente vorrebbe dire dare importanza a colui che la ama e lei maltratta, e no, anche per Wanda questo è un gioco che alla lunga risulta noioso.

Venere in Pelliccia non è un libro sensuale, non è un libro accattivante: Venere in Pelliccia, esattamente come le opere di De Sade, scatena nel lettore una comune sensazione di fastidio. Il protagonista del libro di Sacher-Masoch (che altro non è che egli stesso) è quello che la maggiorparte delle donne detesta, uno zerbino. Anche Wanda, carnefice, preferirà essere dominata da chi ha la forza di carattere da poterla dominare piuttosto che continuare ad annoiarsi così.

In sintesi, splendido lo stile, meno la storia, ma interessantissima dal punto di vista socio-psicologico; di persone che tendono a Sacher-Masoch ce ne sono molte di più di quel che sembra, è un romanzo che appare estremo ma non lo è più di tanto. Non si tratta altro che una dimostrazione portata all’eccesso di ciò che accade spesso fra le persone. Siamo circondati da Sacher-Masoch e da Venere in Pelliccia, sono ovunque intorno a noi. Se non hanno lo stesso splendore dei protagonisti di questo romanzo è perché la dignità umana e le convenzioni lasciano mettere un punto agli sperpetui molto prima che accada tutto ciò che Sacher-Masoch descrive. Ma non solo. Forse è difficile trovare una Wanda abbastanza crudele, ma la parte più difficile è trovarne una che non s’annoi.

Da qui, le mie conclusioni: è molto più semplice essere vittime che dominare.

Altri libri a tematica sessuale: Lev Tolstoj, Sonata a Kreutzer

Restatevene pure fra le vostre brume nordiche e fra le nubi del vostro incenso cristiano, lasciate noi pagani in pace sotto le ceneri e la lava, non dissotterrateci, Pompei non fu certo costruita per voi, non per voi furon costruite le vostre ville, i nostri bagni, i nostri templi. Voi non avete bisogno di dei! E noi nel vostro mondo moriamo di freddo!

Le alucce sono una mentita spoglia
Le frecce nel turcasso sono artigli
La coroncina cela due cornetti
Anche cupido, senza dubbio alcuno
Con tutti gli altri dei belli e sereni
E’ un piccolo demonio travestito.
(Goethe, Faust)

Dio lo ha punito e lo ha dato in mano a una donna. (Giuditta)

Credi tu che la Dea dell’Amore si fermasse a riflettere, il dì che Anchise le piacque nel bosco sull’Ida? (Goethe, Elegie romane)

“Lei non mi conosce. Io non sono buona. Non mi lascio assoggettare, non permetto che mi si renda amara la vita, neppure per un’ora sola. Finché l’amerò, sarò sua, anche senza la benedizione di un sacerdote, ma quando cesserò di amarla non avrò pietà di lei, né come amante, né come sposa.” (Pag 38)

“Lo so, sopporterà ogni cosa, e soprattutto se indosserò una pelliccia!” (Pag 40)

“Io posso amare solo ciò che è al di sopra di me, una donna che mi soggioghi con la bellezza, con lo spirito, la forza di volontà, che diventi la mia despota.”

“Un matrimonio si può fondare solo sulla parità e sulla consonanza spirituale, ma è dai contrasti che nascono le più grandi passioni. Noi impersoniamo questi contrasti, ci fronteggiamo quasi come due nemici, e questo spiega il mio amore, che è anche odio, che è anche timore.” (Pag 49)

“Io non sono l’eroina di un romanzo tedesco, io sono il tuo ideale, Venere in pelliccia.” (Pag.52)

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2 thoughts on “Lei non mi conosce, io non sono buona.

  1. Pingback: Venere in Pelliccia di Roman Polanski | ... And Justice For All

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