I’m a cyborg but that’s OK.

Regia di Park Chan-Wook (Mr.Vendetta, Old Boy, Lady Vendetta), coreano, 2006, presentato e premiato al Festival di Berlino.

La storia d’amore, se vogliamo così chiamarla, tra due reclusi in un istituto psichiatrico. Più che storia d’amore, forse una corrispondenza delicata, come se i tasselli delle loro due follie s’incastrassero perfettamente.

Young-goon, durante il suo orario di lavoro, si taglia le vene dei polsi e prova a collegare ad esse dei fili scoperti. E’ convinta di essere un cyborg, ma non deve dirlo a nessuno. Nell’istituto dov’è immediatamente ricoverata si rifiuta di mangiare, ha bisogno dell’energia elettrica e non del cibo per ricaricarsi. Sua nonna era convinta di essere un topo e si cibava di soli rafani, Young-goon conserva la sua dentiera e vorrebbe riportargliela, solo così la nonna potrà ancora mangiare rafani.

Young-goon parla con i distributori automatici del caffè e con altre macchine, nel suo regolamento di cyborg ci sono sette regole alle quali non può disobbedire: non essere tristi, non emozionarsi, non provare riconoscenza, non provare sensi di colpa, non provare compassione, non esitare, non fantasticare.

Il-soon
è cleptomane e crede di essere invisibile agli altri, Young-goon chiede a lui di rubarle la compassione.

“Ebbi una valutazione psichica e dissero che ero uno schizofrenico e un antisociale, perché rubo e litigo senza motivo.
E perché non mi sento mai in colpa o in compassione. Ma non capisco perché dicono che sono antisociale. Ho le mie ragioni per rubare, ho paura di scomparire.
E’ un-antiscomparire.”

“Dicono che non si può guarire dall’essere antisociali. Ma la dottoressa dice che c’è una speranza. A volte si guarisce da soli in 30 o 40 anni. Anche se quei 30-40 solitamente si passano in prigione.

La vita di Young-goon è in pericolo a causa della sua malnutrizione, e Il-soon entra in contatto con lei portandola grazie alle ali di una coccinella, sulle Alpi Svizzere, dove incontrerà la nonna. Young-goon non conosce lo scopo della sua esistenza e che la nonna non fa in tempo a rivelargli prima di scomparire. Una miriade di personaggi altrettanto ricchi di gravi squilibri incorniciano questa storia.

Sarà solo il riso-convertitore installato da Il-soon sulla schiena di Young-goon a salvarla, il riso-convertitore trasforma le calorie del cibo vero nell’energia elettrica che permette ad un cyborg di funzionare. Il-soon finge o forse crede davvero di essere un tecnico esperto in riso-convertitori. Garanzia a vita, le dice, per rassicurarla.

Young-goon si fida di Il-soon, ed Il-soon ha cura di Young-goon.
Forse è qualcosa di malato, ma è ancora amore.

“Il distributore del caffè ti manda i suoi saluti.”

Da vedere.


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