The Tree of Life

Ma chi fa vincere ‘sti cazzo di film al Festival di Cannes?
Perchè, come diceva un amico, forse il nome del festival non è solo un caso.

Non posso fare a meno di dire di quanto un film del genere faccia INNERVOSIRE.
Sean Penn, Brad Pitt. Cristianità. Se Dio c’è e ha visto questo film – che è evidentemente un omaggio di fede – si sarà fatto di sicuro una palla tropicale.

Al ragazzo che strappa i biglietti all’ingresso:

–   Come sta andando questo film?
–   In genere, quando entrano 10 persone, 8 ne escono dopo un quarto d’ora. Voi come avete fatto a resistere così tanto?

Dai, non è per cattiveria. Non è anticlericalismo. E’ il contrario. Stimo troppo Dio (che esista oppure no) per credere che possa essergli piaciuto un film simile. Ma non è questo il problema. Veniamo alla storia.

Riassumendo. All’inizio del film, una normale famiglia americana di cinquant’anni fa. Una lettera. Muore uno dei figli. NON SI CAPISCE BENE QUALE.
Dolore dei genitori, mi sembra normale. Perchè la morte? Perchè tutto questo? E inizia a una serie interminabile di immagini ripetitive (la cosa migliore del film) sulle nuvole e sull’universo. Tipo quei video su youtube che parlano di meditazione yoga, per intenderci. Niente di speciale. Immagini qualsiasi, messe a casaccio. Stelle. Saturno. La crosta terrestre in fiamme. Dal nulla LE MEDUSE. POI I DINOSAURI. Ma cioè. Meglio Superquark che almeno tra un passaggio e l’altro mi spiega qualcosa sul brodo primordiale. Scusatemi, eh.
Dopo 30 minuti di dinosauri zen, abbiamo Sean Penn in ascensore. Sale sale. Palazzo altissimo. Dio dov’è, Dio dov’è. Qual’è il senso della vita? Dio ti cerco!!! (voce triste e ansimante della madre)
E così inizia una parte dove viene raccontata l’infanzia di questi bambini, riassumibile nel seguente modo: non fanno un cazzo dal mattino alla sera. O meglio, fanno l’inferno, ma niente di intelligente o utile. Si trovano in una situazione così noiosa che non sanno più cosa fare per trovarsi qualcosa da fare. E allora catturano lucertole, giocano al fiume, fanno i discoli, rompono i lampioni, piantano la lattuga. Però si annoiano a morte. La mamma lava e stende i panni. Cucina. Si sciacqua i piedi in giardino con la pompa dell’acqua un milione di volte.
Sequenza tipica: il padre sgrida i bambini – la mamma si sciacqua i piedi – inquadratura di un albero di 5 secondi con la luce del sole che filtra tra i rami – i bambini mangiano due bocconi per cena e poi si rotolano fuori.
Mi sono chiesta più volte, ok che la mamma sta in casa e quindi non ha niente da fare oltre che pregare e pulire, ma i bambini a scuola non ci vanno? Non fanno i compiti?? Non leggono un libro? Non si allontanano mai da quello stupido vialetto dove abitano col fiume? Da qualche parte nessuno ce li porta?? (che non sia un funerale, possibilmente)
Brad Pitt ridotto come una scarpa vecchia cerca di fare il padre austero, eppure non si riesce a capire che cazzo di rapporto avesse con la moglie, con i figli, con la lattuga, no, non si capisce.
Ma non per una cripticità del film. Il film non è per niente criptico, ed è anche questo il problema. Un film “impegnato” dovrebbe, sono convinta nella mia ingenuità, trasmettere un messaggio ma senza spiattellarlo facile davanti alla telecamera, dovrebbe portare a riflettere a partire da tanti piccoli dettagli, e possibilmente aprire un discorso più ampio di quello che non sia presentato effettivamente nella trama. Il regista dovrebbe inserire qua e là particolari insoliti e portare ad un risultato ben definito: non far capire un cazzo all’occhio disattento della massa ma voler dare tra le righe qualcosa di più. Un messaggio possibilmente originale. E invece nell’Albero della Vita è tutto troppo semplice. Musica sacra, l’origine della vita, il bambino morto, le piccole cose di ogni giorno. Voce di fondo ogni cinque minuti che ripete agli spettatori: DIO DIO DIO TI CERCO TUTTO CIO’ STA AVVENENDO GRAZIE A DIO. DIO PERCHE’ CI FAI MORIRE. DIO PERCHE’ CI FAI VIVERE. TUTTA QUESTA BELLEZZA E’ DI DIO ETC.
Sì ok. Posso darvi ragione volendo, però potevate ripeterlo un po’ meno. E magari concentrarvi sulla trama. Che, ripeto, è sconclusionata.
Dopo un’ora e mezza di lucertole noiose e sciacquatura di piedi, ritorna Sean Penn in ascensore (stava ancora salendo), varca una porta nel nulla e finisce in una spiaggia paradiso dove ci sono i tre bambini che erano nel passato (di cui uno era lui), il papà, la mamma, altri simpatici amici. Nuvole. Piedi. Acqua.
La mamma con vicino un’altra donna a cui dice “Ora ti consegno mio figlio!!” (la NUORA?!?!)
Immagini zen.
Altro dettaglio, ad un certo punto nel film dicono di dover cambiare casa, ma poi quando arriva il telegramma del figlio morto la casa pare sempre la stessa. Mah.
Comunque, in sintesi, se mi sentivo la messa di Pasqua con da un lato un auricolare con un podcast di Superquark sarebbe stato circa uguale/meglio.

Consigliato a: suore.

Annunci

One thought on “The Tree of Life

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...