Voices of a Distant Star

Mondo.

Fino a qualche tempo fa ero convinta che questa parola significasse l’area di copertura del mio cellulare.

Siamo proprio come due innamorati separati tra di loro, uno sulla terra, l’altra nello spazio.

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La Voce delle Stelle – Voices of a Distant Star

OAV

Makoto Shinkai

Anno 2002

Due compagni di scuola, un ragazzo e una ragazza.
Sarà breve il tempo che potranno trascorrere insieme. In un futuro non troppo lontano, anno 2046, gli esseri umani sono impegnati in spedizioni spaziali volte a conoscere e difendere la Terra da degli sconosciuti alieni, i Tharsiani. Le rovine della civiltà tharsiana rinvenute su Marte hanno permesso alla tecnologia umana di progredire acceleratamente e di esplorare la galassia.
Mikako Nagamine è tra le persone che sono state selezionate attraverso dei test attitudinali per partecipare alla prima spedizione spaziale che andrà oltre Marte. Vedrà di persona rovine aliene prima osservate sulle pagine dei libri di storia. La sua normale vita di ragazza comune, che fino ad allora trovava noiosa, viene sconvolta. Non si iscriverà al liceo, non indosserà mai la divisa da liceale che aveva tante volte visto indosso ad altre ragazze. La relazione con il suo compagno di classe Noboru diventa un continuo e nostalgico scambio di email, le quali con il passare del tempo e con l’allontanarsi di Mikako dalla Terra diventano sempre più rade. Ii tempi di ricezione e di invio sono molto lunghi. Quando Mikako giungerà su Plutone le email impiegheranno un anno per raggiungere la Terra. I mesi che erano necessari da Marte sembrano, al confronto, pochi. La notizia che la flotta spaziale nella quale Mikako si trova giungerà presto su Sirio, oltre i confini del nostro sistema solare, segna la fine del rapporto tra i due. Da Sirio le email impiegheranno otto anni e mezzo per raggiungere la Terra.
Il ragazzo, da parte sua, si chiude in se stesso, continuando a osservare l’assenza della compagna che avrebbe dovuto iscriversi al suo stesso liceo. Dei sentimenti mai dichiarati, ma oramai evidenti da parte dell’uno e dell’altra. Quando l’amico gli fa notare che persone come Mikako non avevano oramai più niente a che fare con loro perchè lontane milioni di chilometri, e che avrebbe dovuto pensare ad una ragazza vera, egli sembra indifferente di fronte alla banalità della cosa.
Finali diversi nel manga e nell’anime.
Quando Noboru riceve la notizia che la nave di Mikako è salpata verso Sirio e che la prossima email sarà distante dalla precedente di otto anni, comprende che non può attendere per sempre.
Nonostante questa consapevolezza, i pensieri di Mikako e Noboru continuano ad essere uniti a discapito del tempo e dello spazio che li divide. E’ indelebile il ricordo l’uno nell’altra e viceversa. Se entrambi penseranno alla stessa cosa nello stesso momento, non saranno allora così tanto lontani.
Vite così diverse, eppure che cercano costantemente un contatto l’una con l’altra. Si aprono nell’animo dei protagonisti delle ferite insanabili.

La distruzione degli anni che passano e non riportano l’uno all’altra.

La cosa strabiliante di quest’opera è che si tratta di una realizzazione amatoriale.

Makoto Shinkai, con un computer e indubbiamente del talento, ha creato da solo ciò che un normale studio realizza con una manodopera di 100-200 persone. Grazie alla diffusione del filmato su internet, il regista è stato notato per l’accuratezza dei fondali. In origine l’anime fu doppiato in casa da lui e dalla sua ragazza.
In effetti chi vede quest’oav di circa trenta minuti, si accorge che si tratta di una produzione “casalinga”. A me è sembrato molto spartano per il modo in cui erano rappresentati i personaggi, anche se le immagini dell’universo e le animazioni delle flotte spaziali erano tutto sommato soddisfacenti.
L’anime data 2002, in seguito alla scoperta di esso Makoto Shinkai è considerato come uno dei più promettenti registi d’animazione attuali, e alcune riviste del settore lo identificano addirittura come erede artistico di Miyazaki. Mi sembra una definizione avventata, anche se i suoi successivi lungometraggi, 5 Cm Per Second e Beyond the Clouds, sono tutt’altro che ordinari. La bellezza delle immagini e delle animazioni, oltre che la delicatezza delle storie, sempre incentrate sul tema della lontananza e della solitudine, lasciano effettivamente colpiti.

Ritornando a Voices of a Distant Star, la brevità dell’opera non coinvolge appieno anche se la trama è sicuramente interessante e ricca di spunti, i quali vengono approfonditi ampiamente nelle successive opere.

Ciò che invece ci tengo a segnalare è il manga che ne è stato tratto, il quale forse rappresenta la maggiore perfezione che si poteva dare alla storia, esaurendone ogni complessità ma mantenendo allo stesso tempo i toni delicati e malinconici che la caratterizzano.

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Voices of a Distant Star

La Voce delle Stelle – d/books

Makoto Shinkai, Mizu Sahara

Volume unico

2005

Innanzitutto, vorrei elogiare l’edizione, assolutamente perfetta. Carta eccelsa, sovraccoperta, lettering privo di errori, cosa oramai rara anche per le migliori edizioni. Due set di pagine a colori, meravigliosamente colorate. Toni pastello, sfumature molto dolci. Il tratto di Mizu Sahara combacia magistralmente con la nostalgia della storia. Uno stile delicato ma allo stesso tempo adulto, fondali semplici ma sempre privi di difetti. Trasmettono bene l’idea, e con questo non voglio dire che si tratti di una bozza da completare con l’immaginazione. La fine della storia appare più chiara: Noboru accetta la compagnia di un’altra ragazza, sapendo che Mikako è oramai irraggiungibile, ma al momento di dover decidere a quale università iscriversi, sceglie di studiare ingegneria spaziale, con l’intento di poter imbarcarsi anche lui, un giorno. Mentre Mikako sogna di tornare a terra, per poter ricongiungersi con lui, o di incontrarlo almeno nello spazio, la nuova ragazza di Noboru capisce di non essere nulla in confronto all’amore che lega i due, se così vogliamo definirlo. Io lo definirei più che altro “contatto”, perchè è ciò che avevano instaurato, una sorta di fissazione “interna”, quando sarebbe stato molto più semplice dimenticarsi.
Il finale fa rendere conto che si tratta proprio di una favola, mi sembra statisticamente impossibile che dopo otto anni due persone non si siano ancora dimenticate, che almeno una delle due non abbia cercato di andare avanti e ci sia riuscita. Abbastanza stucchevole, ammettiamolo. Fa sorridere come i cellulari siano datatissimi (quelli contemporanei all’opera, del 2002, appunto) rispetto al progresso scientifico del 2046. Insomma, qualcosa non va, devo dirlo.
Vi rimando a 5 Cm Per Second dello stesso autore, opera che mi è sicuramente piaciuta di più.

2 thoughts on “Voices of a Distant Star

  1. Pingback: Beyond The Clouds – The Promised Place « … And Justice For All

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