Chocolat

Se non si fosse capito, ho visto 5 film con Johnny Depp in 5 giorni.
Ciò che stranamente mi mancava alla lista dei film già visti è Chocolat, un film piuttosto famoso del regista svedese Lasse Hallstrom, abilissimo a confezionare storie delicate, così delicate che in fondo non sanno un po’ di niente. Chocolat è ambientato in un piccolo paese della Francia (il film è stato girato in Borgogna) nel quale in una fredda giornata invernale giunge Vianne e sua figlia Anouk. Vianne è una cioccolataia figlia di una indios maya ed un povero farmacista, il quale non aveva mai visto una femmina (era un nerd, era sempre sui libri, farmacia è pesante) prima di recarsi per ampliare le sue conoscenze officinali in alcuni territori esotici, ove trova un pezzo di gnocca immediatamente disponibile, ma lui è così furbo da decidere di sposarla e portarsela a casa. Sfortunatamente per lui, la donna aveva uno spirito selvaggio e nomade, perciò una mattina il povero farmacista si ritrova di nuovo da solo con la sua mano, la moglie era partita ed aveva portato con sè la figlia, Vianne. Perciò Vianne, così come la madre aveva fatto con lei, si sposta di luogo in luogo con sua figlia Anouk, non rimanendo mai a lungo in uno stesso posto; la bambina, evidentemente, ne risulta un po’ danneggiata, tant’è vero che ogni volta che apre bocca parla del suo canguro immaginario con una zampa rotta (ma perchè proprio un canguro? che non salta, poi). Vianne, (che per rimanere in tema è un’attrice francese, Juliette Binoche, che non mi piace ma pazienza), porta sempre con sè l’allegra urna con le ceneri di sua madre, e stabilitasi nel paese, apre una piccola cioccolateria e sorprendentemente riesce a capire e a risolvere, con il cioccolato, i problemi degli abitanti del paese. Passano 40 minuti di film e purtroppo non c’è ombra di Johnny Depp, piuttosto si parla sempre di cioccolata, del paese, della chiesa e del sindaco del paese, il conte di Reynaud, il quale ritiene che Vianne ed il suo cioccolato siano immorali. Dopo un po’ approdano sulle sponde del fiume le navi di una comunità di nomadi, che come attività nella vita vendono collanine marroni. Anouk trova le collanine bellissime (sì, ma lei è schizofrenica, che vi aspettate), e il capo dei nomadi di fiume, RO’ (Roux), sembra intendersela con Vianne (ma se ha 40 anni…). In particolare alla festa di compleanno della signora diabetica che ha affittato il locale per la cioccolateria a Vianne, lei e Roux si ritirano in una piccola barca a fare cose che non si possono dire, nel frattempo succede di tutto, scoppia un’incendio, non si sa dov’è finita la bambina (magari è morta, ma giustamente Vianne aveva da fare, alla fine si rendono conto che sta bruciando qualcosa ma per fortuna Anouk è salva (e anche il canguro immaginario), Ro’ non ha più la barca ma va via lo stesso (come?!). In compenso il giorno dopo muore la signora (di diabete, ma no, con tutto quel cioccolato, perchè? erano molto amiche lei e Vianne, chissà come mai), poi succede qualcosa, insomma non vi racconto il finale (anche perchè secondo me questo film non l’avevo visto solo io). Se non si fosse capito RO’ è Johnny Depp. In sintesi: anche se l’ho distrutto Chocolat è un bel film. Non è una storia d’amore, è una di quelle storie un po’ così un po’ sottili etc etc. anche non si avvicina lontanamente ad essere un capolavoro come potrebbe esserlo un’Amelie, almeno per i miei gusti; per completezza vi dico che è tratto dall’omonimo libro di Joanne Harris; mi ha ricordato, anche senza averlo mai visto, "Il pranzo di Babette", ed ho infatti trovato per caso le stesse similitudini in alcuni articoli. Per quanto riguarda "Il Pranzo di Babette" lessi solamente il racconto di Karen Blixen qualche anno fa; anche qui attraverso una cena gli abitanti di un piccolo paese del Nord Europa ritrovavano la tranquillità. Molto bello. (Sempre per gli amanti del genere ‘storie delicate’). Per ritornare a Chocolat, è un bel film, per una serata tranquilla in casa, magari sorseggiando una tazza di cioccolata calda.

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2 thoughts on “Chocolat

  1. Chocolat è stupendo! Lo vidi al cineforum con la scuola quando uscì e ogni volta che lo rivedo è come se fosse la prima, ha un sapore così magico e denso, così… "cioccolatoso" che non si può non amarlo!E poi è tratto da un libro che è praticamente incantevole, per non parlare di tutto quel ben di dio in ciocolato che si vede ogni 5 minuti di film… mmmmhhh sconsigliatissimo a chi sta a dieta… Io lo riguardo spesso in streaming con quintali di cioccolato artigianale a disposizione, e mentre i personaggi mi deliziano con le loro vicende il mio palato si delizia con il cioccolato…

  2. Pingback: Vittoria e Abdul, l’amicizia più sorprendente della storia | … And Justice For All

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