Dark City

Non c’è nessun oceano, John. Non c’è niente oltre la città. L’unico posto in cui esiste casa è il tuo cervello.

 

Film di fantascienza un po’ andato e (penso) sconosciuto ai più.
Anno: 1998, Regia: Alex Proyas, lo stesso del Corvo, ecco perchè mi sono prestata a questa visione.
Un film di fantascienza che viene molto dopo le pietre miliari del genere e pochissimo prima di Matrix (un po’ come essere stati cristiani poco prima dell’avvento del Salvatore, non c’è speranza sulla loro utilità storica).
Dark City narra di una città dove il buio è lo stato perenne (problemi con l’Enel?), ed alcuni alieni (gli Stranieri) rigorosamente calvi, vestiti di nero e con un triste colorito ne comandano ogni evento (ma una disinfestazione da parte del comune?); essi sono capaci di fermare il tempo e modificare la materia, e nonostante questi svariati poteri, gli alieni non sono mai contenti, ed infatti sono dediti allo studio di ciò che gli uomini hanno in più di loro: l’anima. (OOOH non poteva mancare la predica sui sentimenti!)
Per i loro studi, essi continuano a fermare il tempo e a modificare i ricordi e le vite degli abitanti della città, come burattini nelle loro mani, fino a quando in un esperimento qualcosa va storto: il giovane John Mardok non risponde correttamente all’imprinting (l’impianto di una nuova memoria nel cervello umano) e creerà loro molti problemi, scoprendo la vera natura della città oscura.
Film dalle ambientazioni cupe (ovvio, non c’è luce, se ne vedrà uno sprazzo solo negli ultimi 10 secondi) ed in parte ispirato agli scenari di Tim Burton; per quanto riguarda la città gotica, i cieli neri, il grande orologio (qualsiasi orologio ormai mi ricorda l’orologio di Praga), il film risulta molto carino e divertente; gli effetti speciali di natura aliena, invece, hanno un che di pietoso e fumettoso; gli attori (Rufus Sewell, William Hurt, nomi a me prima di ora sconosciuti) non presentano particolare verve, molto carina Jennifer Connelly (Hulk, A Beautiful Mind, Requiem for a Dream), anche se non basta una bella gnocca a salvare le cose.
Dopo un lungo e buio proseguimento della storia in maniera figo-polpettosa, e i numerosi spunti presi dai grandi film di fantascienza, il finale mi emoziona e sento che mi ha dato qualcosa.
John Mardok, distrutti gli Stranieri con un potere simile al loro, ridà vita a questa città galleggiante nello spazio, lascia che il tempo riprenda a scorrere e aggiunge allo scenario la luce del sole e del mare; infine si reca nella baia dei suoi ricordi fittizi per incontrare la donna che ama e farla innamorare di sè per l’ultima volta.
Come un nuovo dio della città, la riforgia ad immagine del mondo terrestre, e questo rettangolo di terra nello spazio fa fantasticare lo spettatore sulla nascita di una nuova era, su una colonia di umani che vivono ed amano come noi in un remoto angolo dello spazio.

Solo per i cultori del genere.

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5 thoughts on “Dark City

  1. Hola….ho dato un\’okkiata al tuo blog e le foto dei gatti sono meravigliose…ke carini!!!
    poi noto con piacere ke sei stata a Praga…stupenda!!!
    see you :) simo

  2. Pingback: Io, robot « … And Justice For All

  3. Pingback: Requiem For A Dream | … And Justice For All

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