L’altra metà dell’amore

Qui ci sono le lesbiche. 3×2 da Saturn e avevo preso: L’altra metà dell’amore, Piccolo dizionario amoroso e Buon compleanno Mr.Grape. Buon compleanno Mr.Grape ovviamente già visto da tempo, ma mi piaceva averlo in dvd. Veniamo all’altra metà dell’amore. Un film di cui si parlò molto quando uscì nel 2001, presentato al Sundance Film Festival di quello stesso anno e distribuito nelle sale italiane nel 2002. Come ho più volte accennato guardo volentieri i film a tematica omosessuale, e questo film lo è apertamente. Tratto dal libro The Wives of Bath di Susan Swan e diretto da Lèa Pool, L’altra metà dell’amore ha il fascino di un telefilm americano di fine anni ’90 e la freddezza della natura canadese, ambientato in un collegio femminile, mi sembrava di ritornare all’immaginario di dieci anni fa. Forse un po’ stereotipato, ma stereotipato di stereotipi veri, L’altra metà dell’amore ha nella prima parte qualcosa che non va. E’ superficiale nell’approccio, oltre che dimentica di dare un ruolo definito a Mouse/Mary B. (Mischa Barton), inerte spettatrice dell’amore tra Pauline (Piper Perabo, Le ragazze del Coyote Ugly) e Tori (Jessica Parè). Il film, per buona parte leggero, prende una piega tragica nel finale. Solo questo, forse, gli conferisce un po’ di intensità.
Consigliato.

Gioco di donna – Head in the Clouds

Film del 2004 con Charlize Theron e Penelope Cruz. Il protagonista maschile, Stuart Townsend, è un fiore che viene colto giovane dalla libertina Gilda, amante di un professore del suo college. Il film è ambientato tra l‘Inghilterra e la Francia degli anni ’30, prima e nel corso della seconda guerra. Un cast stellare, una fotografia eccelsa ed una trama impegnata per un film nel quale è stato inserito ogni ingrediente senza però essere riusciti ad ottenere il giusto risultato. Non mancano scene ad alto contenuto erotico: Gilda, una donna sopra le righe, apre il film con l’iniziazione al sesso del più giovane Guy, su di un tavolo di biliardo, e senza timori si fa servire la colazione al mattino dopo proprio lì, sul tavolo da biliardo, entrambi avvolti solo da un lenzuolo. Dopo qualche settimana dall’accaduto Gilda lascia l’Inghilterra e si trasferisce in Francia, dove si dedica alla fotografia e trova un nuovo amante che può aiutarla a coltivare la sua passione, nel frattempo continua a scrivere a Guy chiedendogli dopo qualche anno, proprio quando lui la stava dimenticando e s’era trovato una nuova fidanzata, di raggiungerla a Parigi. Qui Gilda, Guy e Mia, una modella spagnola che Gilda aveva preso con sè, iniziano a vivere insieme. E’ per tutti e tre un periodo splendido.
La trama dotata di un certo impegno storico, i lutti, la guerra, le performance eccellenti come quella della brava Charlize Theron o la particolarità di espressione di Penelope Cruz, le strade di Parigi e i giardini inglesi, avrebbero potuto fare, sulla carta, di questo film un capolavoro. Nel concreto non è così: il film è poco più di un minestrone. Certo, non è stucchevole e le scene di eros sono molte per un melodramma di questo tipo, ma non è neanche commovente o impegnato come vorrebbe far credere. Il non puntare su niente porta ad un minestrone ricco ma non squisito, qualcosa non va nella trama e nei personaggi: perché Gilda scrive proprio a Guy, che era solo un giovane e inesperto studente con il quale aveva fatto l’amore ad una festa? E perché lo invita a stare con lui e Mia, che era già anche lei amante di Gilda? Come possono convivere tre persone felicemente, quando due di queste tre sono entrambe innamorate della terza? Il personaggio di Guy è forse quello più vero, ma Mia e Gilda come sono? Mia, santa quanto amorfa, eppure lesbica e con una grande apertura, debole e forte allo stesso tempo, muore e nel film poco cambia, nonostante Guy e Gilda sembrino dispiacersi. Ma Mia era di troppo, e non sono solo Gilda e Guy a pensarlo ma anche gli spettatori. Mia aveva un amante con inclinazioni sadomasochistiche (o così sembra, dal film), e quando Gilda s’accorge che Mia aveva sopportato troppo, gli dà un appuntamento mostrando falso interesse ed è lei a frustarlo. Di Gilda ciò che si evince è solo che sia una donna senza sentimenti: il suo personaggio, non si sa bene dove porti. E’ algida, come una bambola, ama il sesso e oltre a questo non si sa chi o che cosa ami veramente. Alla fine il suo bene – perché ne aveva fatto di bene, lavorando come spia per gli Alleati, e in ciò il film mi ricorda Lussuria – non viene pagato. Il personaggio forse più tenero e vero è solo quello di Guy: un gentile ed onesto ragazzo inglese, innamorato, con il senso del dovere e del giusto. Forse, un ragazzo troppo onesto e troppo giusto: come regge tutti i tradimenti di Gilda senza battere ciglio? Un cerbiatto, dall’inizio alla fine.
Un altro paragone che trovo a fare è quello con The Dreamers: anche qui c’è un triangolo, mentre fuori il mondo sta cambiando. Solo che mentre in The Dreamers per l’intero film nessuno fa caso al mondo che sta cambiando e si continua ad oziare nel letto, qui a metà pellicola due dei tre protagonisti alzano la testa e lasciano l’appartamento nel quale la loro vita scorreva tranquilla, andando in Spagna a prestare aiuto ai feriti come medico e come infermiera. Gilda, da sola, è l’unica che sembra volersi rifiutare di preoccuparsi degli eventi.
Ancora, confermo, un film che sarebbe potuto andare ben oltre, e che sarebbe stato meno scialbo con un po’ più di sale, mentre s’è abbondato solo di spezie piccanti (annullate dallo stampo mélo dell’intero film).